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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Nessuno ha amore più grande di chi da la propria vita per gli amici. Amicizia. Amore. Vita. Sembrano tre realtà diverse, importanti tutti e tre, ma in ambiti diversi. Pasqua li unisce e propone agli uomini un modo di relazionarsi: quello dell’amicizia.
L’amicizia è una realtà preziosa, visto che si può essere anche fratelli e rivali, anche concittadini e distanti; ma, si sa, gli amici possono essere anche interessati, e l’amicizia durare quanto la buona sorte, quanto la reciproca soddisfazione, quanto la reciproca condivisione.
Il vero amico è chi è capace di amarti per quello che sei, condivide la tua esistenza concreta e desidera il tuo bene reale, e te lo dimostra non manipolandoti, ma giocandosi il meglio di sé: la sua propria esistenza fino a essere disposto a dare la sua vita per la tua.
In un mondo dove il commercio è entrato dentro le pieghe più intime dei sentimenti, dei pensieri e delle azioni, la verità dell’evento pasquale ci dice che c’è molta vita in chi dà la sua vita, mentre non ce ne in chi pensa a se stesso e non ha amore capace di aprirlo agli altri e di farlo vivere per gli altri.


Quando Dio si avvicina all’uomo, diventando egli stesso uomo, diventa palese il suo modo di essere e dalle cose che fa, che sceglie, che vive, sconvolge il nostro modo di essere, la nostra scala di valori, ciò per cui viviamo e lottiamo nella vita.
Egli sceglie di nascere da una famiglia comune, che si guadagna il pane lavorando, che non vive nel lusso, che non è famosa e non ha privilegi di casta. Egli scelse di nascere, certo, perché non c’era posto altrove, in una mangiatoia, non in una casa, ma dove alloggiano quelli che noi chiamiamo animali. Sceglie di nascere nel più piccolo paese della Galilea e andrà a vivere a Nazareth da dove, a detta dei suoi contemporanei: “non viene niente di buono”. Egli scelse di nascere, e dunque di presentarsi piccolo, debole, indifeso, in una regione dove i potenti lo avrebbero subito perseguitato e cercato per ucciderlo. Egli scelse l’esperienza del rifugiato, dello straniero, dell’emarginato in terra straniera. Egli, pur non disdegnando nessuno, scelse di avvisare la classe sociale dei pastori di gregge.
Non è per commuovere i cuori e strapparci qualche lacrima, che ha fatto queste scelte, che difatti, anche crescendo, conferma non solo nel suo comportamento: sceglie gente comune per apostoli, mangia con i peccatori, si fa toccare dai malati ed emarginati, si intrattiene con bambini e donne ritenuti non socialmente importanti. Lo conferma anche nell’insegnamento: non incita alla violenza, ma soccorre i deboli; condanna la ricchezza che non diventa condivisione, toglie la maschera a tutti quelli che, ipocritamente, vogliono essere onorati e rispettati, mentre sono solo imbroglioni, ingiusti, egoisti. Non è venuto a fare lotte di classe di nessun tipo, ma a invitare chiaramente a non rispondere al male col male, alla violenza con la violenza, ai giudizi con altri giudizi, ma a vincere il male col bene, le tenebre con la luce, l’insensatezza con la giustizia, l’emarginazione con la fratellanza.
E’ bene sottolinearlo in un mondo dove il guadagno è il primo valore sia per le nazioni che per ogni individuo, dove ognuno cerca più di apparire che di essere, cerca di essere qualcuno più che di essere se stesso, pensa insensatamente di costruirsi il futuro, discriminando gli altri e inquinando l’ambiente.
Con il suo Natale, il Dio della Vita ci mostra cosa fare e da dove cominciare, mentre noi continuiamo a curare le apparenze, con addobbi di luci, abiti da festa, pranzi speciali e regali per abitudine. Un solo pensiero:
DIO SI FA UOMO e noi? Facciamoci l’altro, mettendoci nei suoi panni! AUGURI!

Molti si interrogano se Gesù sia nato veramente il 25 dicembre. I Vangeli, come è noto, non precisano in che giorno è nato il fondatore del cristianesimo. E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? Alcuni pensano che questa festa cristiana è stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Gesù. In realtà il solstizio d’inverno – data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus - cade il 21 dicembre e non il 25.
E’ bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d’Oriente, aveva fissato la data di nascita di Gesù al 25 dicembre già nei primissimi anni successivi alla sua morte. Dato che è stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana - risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei - e che ha avuto origine dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina.
E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di Gesù, abbiamo oggi prove documentali e archeologiche che possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? La risposta è si. ... Continua a leggere...

L’INVOCAZIONE: “Padre nostro”. L’invito è quello di rivolgersi a Dio, non come estranei ma come figli: “voi siete figli del padre vostro celeste”, “il Padre vi ama e vi concederà ogni cosa”, “chiedete e vi sarà dato”…
LE RICHIESTE: Dacci Il cibo, dacci il perdono, cancella i nostri debiti, non metterci alla prova, liberaci dal male.
LA CONDIZIONE: “Date e vi sarà dato, perdonate e vi sarà perdonato, non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati”… E’ come dire a Dio: trattami come io tratto gli altri, fammi del bene come io faccio del bene agli altri, aiutami come io aiuto gli altri, difendimi come io difendo gli altri.
In questa logica di coerenza hanno senso le invocazioni iniziali: SIA FATTA LA TUA VOLONTA’: “Siate perfetti come il Padre vostro… che fa sorgere il sole su buoni e cattivi…” “Voi trascurate la giustizia e la misericordia per rispettare i vostri precetti…”.
SIA SANTIFICATO IL TUO NOME: Il nome, nell’antichità, descriveva la persona, il suo essere, le sue qualità. Santificare il suo Nome vuol dire riconoscere, accettare, apprezzare, elogiare, ciò che Dio è.
VENGA IL TUO REGNO: Il regno è la vita sociale dei cittadini, regolata dalle norme del regnante. La cittadinanza viene concessa a chi ama il Regnante a tal punto da voler condividere il suo modo di essere e di agire. Dio è amore. Chi ama dimora in Dio e può dire che il Regno di Dio è già dentro di sé.

Prima di citare alcuni insegnamenti di Gesù, mi piace riportare la Fede di Maria, sua madre, così come lei stessa lo racconta a sua cugina Elisabetta. Per Maria, Dio è Colui che fa grandi cose, che è misericordioso e potente. Dio è Colui che distrugge i superbi ed i loro progetti, Colui che rovescia dal trono i potenti e che rialza da terra gli oppressi, è Colui che ricolma di beni i poveri e che rimanda i ricchi a mani vuote, è Colui che mantiene la sua promessa. (Lc. 1,46-54)
Giovanni Battista, preparando la gente a ricevere il Messia, diceva: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino”. Cambiare vita significava riconoscere che si stava vivendo in modo sbagliato. Agli ipocriti Giovanni diceva: ”Razza di vipere, fate vedere con i fatti che avete cambiato vita e non fatevi illusioni, poiché ogni albero che non dà frutti buoni sarà tagliato e bruciato”. A chi gli chiedeva, in pratica, cosa doveva fare, Giovanni diceva: “Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, chi ha dei viveri pensi a chi ha fame”; agli esattori delle tasse: “Non pretendete più di quanto stabilito per legge”, e ai soldati: “Non portate via i soldi a nessuno, né con la violenza né con false accuse, ma accontentatevi con la vostra paga”. (Lc.3,10.14)
Anche Gesù cominciò a predicare il suo messaggio dicendo: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino!”. Cambiare vita, per scelta, per convinzione, senza mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, ma facendo si che tutto il vestito sia nuovo. Il vestito è la vita di ognuno, la quale deve cambiare dal di dentro e non solo di facciata, come appunto fanno gli ipocriti. La vita è frutto della mentalità ed è questa che deve cambiare.
Cosa ha detto e cosa ha fatto Gesù per essere considerato un pericolo sociale e religioso a tal punto da essere condannato e giustiziato? La scusa dei sommi sacerdoti per farlo condannare dai romani era che Gesù si riteneva “Re dei giudei”, dunque una sfida all’autorità di Cesare. La scusa della condanna religiosa era la dichiarazione di Gesù di essere il “figlio di Dio”, ma il vero motivo che ispirava la sua eliminazione era ben altro. Con le sue scelte ed i suoi insegnamenti egli ha messo in risalto le ipocrisie degli scribi, dei farisei e dei sommi sacerdoti.
Questi “maestri” erano benestanti e molti vivevano nel lusso, avevano piscine personali dove purificarsi e percorsi privati per andare al tempio senza il pericolo di “infettarsi” con i peccatori; questi ultimi erano tenuti a distanza non solo fisica, ma morale, come rivela la preghiera del fariseo che ringrazia Dio di non essere un pubblicano. Le donne e i bambini, come in altre società, erano considerati inferiori, non parliamo dei poveri e soprattutto dei malati che erano messi al margine. Un buon fedele non doveva stare a contatto con i peccatori, né con le donne quando avevano le mestruazioni, né toccare un morto, ecc. altrimenti doveva purificarsi… e la vita diventava un continuo bagno purificatore per le persone e per gli oggetti.
Il fatto che Gesù stesse con i pubblicani, i poveri, gli ammalati; li toccasse per guarirli anche il giorno dedicato al riposo, che andasse a casa dei “peccatori”, parlasse e mangiasse con loro, che non escludesse i nemici: romani e samaritani, né le donne e si facesse toccare da prostitute; il fatto che Gesù dichiarasse che il regno di Dio è dei poveri e non dei ricchi, dei semplici e umili e non degli arroganti e boriosi, dei bambini e non dei sapienti senza opere, tutto ciò era una realtà che scuoteva quel sistema fatto di privilegiati “puri” e benestanti da un lato ed esclusi, poveri, malati, peccatori dall’altra. Quando poi Gesù li attacca direttamente con un “guai a voi scribi e farisei ipocriti”, chiamandoli “guide cieche” , andando al Tempio e rovesciando i tavoli dei cambiavalute, diventa un rompiscatole, un sobillatore, uno da eliminare. Eppure si era messo al servizio della dignità di ogni essere umano, anche piccolo, anche donna, anche peccatore, anche povero, anche malato, anche carcerato, anche infetto da lebbra o da malattie psichiche, anche nemico. Questa fu la sua sovversione! Eppure proponeva la non violenza, la sincerità, l’amore concreto che diventa servizio. ... Continua a leggere...

“Quanto mi date perché io ve lo consegni” Questo il proposito di Giuda, uno dei 12. Tradimento per soldi? Ammesso che c’erano altri motivi, il guadagno era al primo posto, anche se il Tradito, come lo stesso Giuda ammette, era innocente.
Per chi fa della vita un commercio finalizzato al guadagno, tutto ha un prezzo, anche la vita dell’uomo, anche Dio. Per interessi economici si fanno le guerre e si discriminano le razze. Per interessi economici non si condannano Nazioni come la Cina quando viola i diritti umani, non solo dei Tibetani. Si tace o ci si trincera dietro semplici parole di risentimento, quando, per amore della tranquillità e del salvare le apparenze l’ordine è: “A morte i dissidenti”.
Evviva il commercio, abbasso la vita umana! Oggi più che mai è così. A Gesù toccò cacciare i mercanti anche dal tempio, ridotto a una spelonca di ladri, col benestare delle autorità religiose che ci speculavano sopra. Si pretendeva purificare la propria vita sacrificando gli animali, quando già i Profeti avevano detto chiaramente che il vero sacrificio gradito a Dio era la giustizia e la misericordia. Giustizia per chi ha dei diritti sacrosanti e misericordia per chi ha sbagliato.
Dio cerca veri adoratori, in spirito e verità, non nel commercio che è idolatria, né nell’inganno. Giustizia, cioè rispettare i diritti di ogni essere umano e misericordia , cioè soccorrere le necessità di ogni essere umano. Questo è il vero culto a Dio. La fede che non si vede, si traduce in azioni concrete.
La Settimana Santa comincia con un tradimento per soldi da parte dell’amico che mangiava alla stessa mensa. Gli Scribi e i Farisei ipocriti, come pure il sommo Sacerdote, avevano i loro motivi per eliminare Gesù, a cominciare dall’invidia.
Per celebrare in spirito e verità quegli avvenimenti dobbiamo rinnegare l’idolatria del guadagno e impegnarci per la giustizia e la misericordia.
COSI’ LA BIBBIA
Chi offre a Dio ciò che ha rubato ai poveri, è come chi uccide un ragazzo sotto gli occhi di suo padre… Chi rifiuta il salario all’operaio è un assassino. ( Sir. 34,24-27 ) Sia egli un vostro connazionale o uno straniero, ogni giorno gli darete la sua paga prima che tramonti il sole. ( Dt. 24,14-15 ). Non tenerti fino all’indomani la paga di quelli che hanno lavorato per te. Non far aspettare a nessuno i suoi soldi. ( Tb. 4,14 ) Il Signore dell’universo annunzia: Verrò in mezzo a voi per il giudizio, a testimoniare contro quelli che diminuiscono ingiustamente il salario del lavoratore. ( Ml. 3,5 ) Se presti denaro al povero, non devi fare l’usuraio: non puoi imporgli interesse. ( Es. 22,24-25. Dt. 24,13 ) Perché ad alcuni di voi non basta pascolare nel pascolo migliore? Perché calpestate l’erba che ancora rimane? Non vi basta bere un’acqua limpida? Perché sporcate con le vostre zampe quella rimasta? Il resto del gregge è costretto a mangiare l’erba calpestata da voi e a bere l’acqua che avete sporcato. ( Ez. 34,18-20 ) Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu presti denaro a qualcu-no del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo. ( Es. 22,20-26)
"Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete… Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; per-donate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono… Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuo-re”. ( Lc. 6, 20-49)
“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Siate voi dunque come il Padre vostro celeste”. (Mt. 5, 43-48)
“Alcuni farisei gli dissero: "Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione de-gli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!". Ed egli rispose loro: "Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: Onora il padre e la madre. Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti!” (Mt. 15, 1-7)
"Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pie-no di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore. Queste cose bisognava cu-rare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo". Uno dei dottori della legge intervenne: "Maestro, dicendo questo, offendi anche noi". Egli rispose: "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! … Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scien-za. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito". (Lc. 11, 39-52)
"La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio". (Lc. 12, 15-31) “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richie-sto molto di più”. (Lc. 12, 48) “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella iniqua ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? “. (Lc. 16,10-12)
“Un re volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo suppli-cava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". (Mt. 18, 23-35)
"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiu-no due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro”. (Lc. 18, 9-14)
“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli sepa-rerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli posti alla sua si-nistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". (Mt. 25 ,31-46)
MANDAMI QUALCUNO DA AMARE Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce è pesante, fammi condividere la croce di un altro; quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare; quando sono umiliato, fa che io abbia qualcuno da lodare; quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare; quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi; quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona. Madre Teresa di Calcutta
Il perché di un comportamento!: Siate così, perche io, il Signore, sono così. Io sono il Signore e sono così. Siate così, siate come me!
Il Signore disse a Mosè: «Parla a tutta la comunità degli Israeliti e ordina loro: Siate santi, perché io, il Signore, Dio vostro, sono santo.
Cioè?
Non ruberete né userete inganno o menzogna gli uni a danno degli altri. Non giurerete il falso servendovi del mio nome, Non commetterete ingiustizia in giudizio. Io sono il Signore.
Non opprimerai il tuo prossimo, né lo spoglierai di ciò che è suo; il salario del bracciante al tuo servizio non resti la notte presso di te fino al mattino dopo. Non disprezzerai il sordo, né metterai inciampo davanti al cieco, ma temerai il tuo Dio. Io sono il Signore.
Non tratterai con parzialità il povero, né userai preferenze verso il potente; ma giudicherai il tuo prossimo con giustizia. Non andrai in giro a spargere calunnie fra il tuo popolo né coopererai alla morte del tuo prossimo. Io sono il Signore.
Non coverai nel tuo cuore odio contro il tuo fratello; rimprovera apertamente il tuo prossimo, così non ti caricherai d'un peccato per lui. Non ti vendicherai e non serberai rancore, ma amerai il tuo prossimo come te stesso. Io sono il Signore. Dal libro del Levitico (Lv 19, 1-2. 11-18).
Io, il Signore, sono così. Fate questo per essere come me. Siate come me!

Se ti ami, osservati. Veglia durante una parte della notte.
Prima di mostrare il cammino ad altri consolidalo in te, se vuoi evitare la sofferenza.
Pratica ciò che predichi. Prima di cercare di correggere gli altri fa una cosa più difficile: correggi te stesso.
Tu sei il tuo solo maestro. Chi altro può guidarti? Diventa padrone di te stesso e scopri il tuo maestro interno.
L'inconsapevole è spezzato dal male che lui stesso fa, come una pietra è spezzata da un diamante.
È soffocato dal male che lui stesso fa come un albero è soffocato da un rampicante Da sé si riduce in uno stato che solo il suo peggior nemico potrebbe augurargli.
È difficile fare ciò che ci è veramente d'aiuto. È facile fare del male, fare ciò che ci nuoce.
L'inconsapevole si fa beffe della saggezza, deride coloro che seguono la via della consapevolezza e si perde in false dottrine. Il frutto delle sue azioni è la sua rovina, come avviene per la canna di khattaka, che muore dopo aver fruttificato.
Facendo del male, tu stesso ti corrompi. Ma facendo del bene, tu stesso ti purifichi. Tu sei la fonte di ogni purezza e di ogni impurità. Nessuno può purificare un'altra persona.
Non trascurare il tuo compito per intraprenderne un altro, per quanto grande possa essere. Scopri i1 tuo compito e dedicati a esso con tutto il cuore
(Passi scelti dal Dhammapada)
Intruglio di osservazioni...
Se ti ami osservati…..
La vita è legata ad un filo così sottile da non permettere, anche volendo, il distanziarsi da se stessi.
Spinti dalla frenesia del mondo moderno, sempre di più l’essere umano si lascia travolgere dal male del secolo: l’apparenza.
Non è importante capire ciò che si prova ma è essenziale mostrare agli altri che ciò che si prova è giusto… perfetto per la società in cui si vive.
Non importa se si dovrà vestire una maschera rinchiusi nella prigione dell’opportunismo.
Si rincorre il tempo trattenendolo con forza per non lasciarlo sfuggire.
Forse in quest’epoca di materiale superficialità abbiamo paura di noi stessi?
Scorrono avanti ai miei occhi centinaia di persone inseguite da quello che intravedono come acerrimo nemico: il tempo.
Così affaccendate ad impegnare ogni singolo istante della propria vita in qualsivoglia insulsa attività da dimenticare che attorno a loro ci sono altri esseri umani, e con essi una molteplicità di emozioni e sentimenti, sofferenza… gioia… disperazione…amicizia... si perfino quell’”odiato” amore.
Il dubbio…
Non è che questo rincorrere il tempo, sia una fuga dai propri pensieri, perché essi sarebbero così spaventosi da catapultare l’uomo nel vuoto più assoluto.
Pensare significa riflettere.
Riflessione è introspezione.
Introspezione è inoltrarsi nel profondo dell’anima cercando di noi stessi l’essenza.
Infine…
L’ozio spaventa non perché simbolo del dolce far niente, ma molto più perché apre la strada all’analisi del pensiero…
Questo inconsciamente terrorizza l’uomo moderno?!?
Osservo con i tuoi occhi
la mia anima
ricercando l’essenza
di me stessa
.Eleonora.
E’ più facile sopportare la morte senza pensarci
Che pensarci senza averne paura.
Le belle parole di chi non mette in pratica ciò che predica sono come fiori colorati, ma senza profumo.
Ma le parole sincere di chi vive la propria verità sono come fiori colorati e profumati.

E’ degno di ammirazione chi per fedeltà al suo pensiero, ai suoi valori, alla sua fede, è disposto a tutto: incomprensioni, persecuzioni, emarginazione, carcere, tortura, morte, ma sulla sua pelle. Quando invece si vuole convincere gli altri a pensare diversamente, e, con la scusa che quello che si propone è giusto, lo si impone con la forza fino al punto che, chi non lo accetta, lo si punisce anche con la morte, allora questo è fanatismo e dittatura.
In nome di Dio si sono fatte crociate, si sono torturati e uccisi i propri simili, chiamati “infedeli” e “barbari”, ma anche oggi si continuano a fare “guerre sante” e si continuano a torturare ed uccidere coloro che la pensano diversamente. Chi in nome del suo Dio, chi in nome di una Ideologia, chi in nome di nuovi Valori o Diritti o di una nuova Cultura, sono tanti i singoli, i movimenti e le nazioni che si muovono alla “conquista”.
A volte è più facile eliminare i diversi, piuttosto che convincerli. E' quello che succede nei molti focolai di guerre sparsi per il mondo, fomentati da generali dittatori che hanno soldati al loro seguito. Mettono in atto l’odio razziale, lo scontro di culture, le guerre di interesse strategico.
Ma ci sono anche coloro che vanno di casa in casa annunciando un messaggio; vanno per annunciare più che per dialogare, per dire quello che hanno imparato più che per ascoltare, per invitare alle loro riunioni più che per partecipare a quelle degli altri… Fanno e dicono quello che “è scritto”. Una fede regolata da parole, frasi, sermoni, precetti… dentro i quali sentirsi protetti e sicuri di appartenere agli “eletti”, è una fede che facilmente può trasformarsi in fanatismo ed arrivare anche ad uccidere, qualora fosse “scritto”. Tutto questo mi fa pensare a quei soldati o comandanti che sono stati capaci di sterminare un’intera popolazione, semplicemente per “obbedire a un ordine superiore”.
Le persone che mi fanno più paura sono quelle che non dubitano mai, che non si interrogano mai, che non sono aperte al nuovo, che sono incapaci di guardare fuori del loro ghetto, partito, gruppo, squadra, movimento, religione, scuola di pensiero… ... Continua a leggere...
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settembre 2010
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10/09/2010 @ 5.25.01
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