L'acqua bagna, disseta, lava, scorre, perchè è acqua e non per simpatia o per tornaconto.
Il sole scalda, illumina, sostiene il suo sistema perchè è sole e non perchè è stipendiato o adorato da qualcuno.
Amico d’infanzia, era il tempo delle elementari, anche se dopo un anno sei partito ti ricordo come amico, piuttosto che tanti altri con cui giocavo; stavo bene con te e tu con me.
Amico di adolescenza, era il tempo delle prime classi di geometra, quando la personalità voleva venir fuori, senza saper come né come era, avvertendo solo le differenze. Io ascoltavo te e tu ascoltavi me: ci apprezzavamo. Poi anche tu sei andato lontano.
Amico di gioventù, era il tempo in cui frequentavamo dei gruppi, condividendo la nostra fede. Si stava tanto tempo insieme e si parlava di noi, dei genitori, della gente. Mi fa piacere che continui a vivere la tua fede, anche se non ci siamo più fermati a parlare.
Amica di cui mi ero innamorato, il tuo viso mi ammaliava, poi un altro prese tutte le tue attenzioni e posso dirgli solo grazie, perché con il tempo ho capito che la tua personalità non aveva nulla a che fare con la tua bellezza e il tuo modo di essere nulla a che fare con il mio.
Tanti compagni si ricordano di me con simpatia, eppure io no; viceversa, di tanti mi ricordo io, mentre loro no. Spesso ci considerano meglio quelle persone che noi non consideriamo.
Prima che ti fidanzassi, ricordo la tua vivacità, la tua libertà di dialogo, di curiosare, di prendermi sotto il braccio per passeggiare o per mostrarmi qualcosa, di guardarmi negli occhi e scambiarci la gioia. Dopo, eri sua e vivevi per lui, eri più riguardata, inaccessibile, meno spontanea.
Grazie, amore mio, per avermi fatto sentire amato: con i tuoi occhi innamorati che mi cercavano fra tanta gente; erano così vivaci, così complici, così pieni di tutto l’indescrivibile mondo dell’anima, che non mi stancavo mai di guardarli! con la tua voce piena di gioia… non importava quello che diceva, per entrambi l’importante era stare insieme e dissetarci da quella sorgente che ci rendeva vivi e felici.
Non capiremmo mai nulla della vita, senza sperimentare la vera amicizia, il vero amore, la vera famiglia, rapporti veramente disinteressati.
Ebbi il coraggio d’essere me stesso perché deciso, come altre volte, a perdere la faccia. Quando la scelta si fece difficile e tra le mani il mio futuro, ascoltai tutti ma seguii me stesso.
Oggi, come ieri e gli anni passati, sono sempre io, ma gli “amici” migliori e le confidenze vissute sono già delusioni di un rapporto banale.
VERO AMICO, CHI E'? Quante idee fasulle son finite in macerie! Poi scoprire incantato che là sotto, con me, c’era chi non pensavo, chi io stesso non valutavo.
Le cose vere rimangono. Ma quanti se ne sono andati, portati dal vento! Quanti diventarono “sciacalli”, quando un terremoto fece crollare le mie mura!
Solo e senza niente da mostrare, rimasi con l’essenziale: il cuore, la mente, l’anima, l’esistenza che vuole realizzarsi. AMICO E' CHI VEDE TE OLTRE LE APPARENZE!
(Chiedo scusa per la frase finale, so che la vita non si definisce e non si offre come un cibo precotto. Ognuno mangia ciò che si cucina e capisce quello che vive nella sua pelle. Prendetela come un fiore, che vi offre il suo profumo finché è fresco).
Ti osservo sovrastare il cielo d’immensi fiori immacolati apparsi non per caso ove prima regnava il vuoto un piccolo ramoscello privo di ogni beltà apparentemente insignificante custodiva nel suo interno un fremere di vita che pazientemente attendeva il suo momento per esporre il suo splendore al tiepido sole.
Ti osservo curiosa come una piccola bimba incantata dal tuo dominare in quell’efluvio di petali che un domani daranno il loro dolce frutto per poi ritornare nel gelo dell’inverno quel mite ramoscello spoglio di ogni candido fiore ma testimone di un miracolo a noi incompreso…. … La vita!
A pochi passi dalla mia finestra questo dolce osservare mi riempie lo spirito di serenità... Molte sono le cose che scorrono avanti ai nostri occchi senza che ci si soffermi ad osservare... Perdendosi, così, quei piccoli miracoli che forse a molti sembrano insignificanti, ma ad alcuni riempiono gli occhi di serena beatitudine... Io faccio parte degli "alcuni".
Come è spontaneo accettare che un seme piantato o caduto in terra, germogli e, bucando il suolo, cerchi la luce e, crescendo, prenda forma, modellandosi in rami e foglie capaci di riempirsi di fiori e di frutti, così per me è altrettanto spontaneo riconoscere come VERI, quegli aneliti che, dal profondo dell’essere, si manifestano con potenza.
Sono desideri di vivere ancora, di rivedere le persone amate. Sono desideri di giustizia, di pace, di felicità, di realizzazione. E’ il desiderio di stare nel giusto, di non vivere invano. E’ il desiderio che si manifesti tutto il senso che ha la vita.
E’ il desiderio di non restare escluso dal futuro del mondo. E’ il desiderio di non rimanere condizionato dalle esperienze negative. E’ il desiderio di vedersi liberato dalle idee e dai sentimenti sbagliati.
Non penserò che tutti questi desideri siano chimere o illusioni, così come non penso che sia banale il fatto che ogni esistenza sviluppa se stessa in un preciso modo e non in un altro, modificandosi, adattandosi, evolvendosi fin nei minimi particolari, per seguire il futuro del cosmo e il destino di tutto quello che continuerà a vivere.
I miei desideri fanno parte del mio progetto uomo, come i miei occhi, i miei polmoni, il mio cervello… e, come è sensato quello che questi organi fanno, quando funzionano, altrettanto sensato è quello che lo spirito umano sente , quando funziona.
Sono andato a trovare una ex vicina di casa che ora sta con la figlia. Compiva 102 anni, portati bene fino ad alcuni mesi fa, da quando, come si dice, le “arterie” la fanno sparlare.
Fra le tante persone che chiama spesso ci sono io, cosa insolita, se si tiene conto che in questi ultimi venti anni ci siamo visti poche volte e che negli anni precedenti io abitavo a Roma e andavo in Sicilia 3 volte l’anno. Le chiedevano: “Ma cosa ti deve fare Franco”. “Lui lo sa” era la risposta.
Lei aveva 60 anni quando io ne avevo 12, eppure sono rimasto nel cuore di questa signora, e ciò ha commosso me quanto ha stupito le figlie. Quando la visitavo, negli anni scorsi, lei mi diceva che non si dimenticava del fatto che io andassi al negozio di alimentari per comprarle ciò di cui aveva bisogno, anche se quando mi chiedeva se dovevo andarci, c’ero già stato e le dicevo che dovevo ancora andare.
Penso che non sono stati i servizi, ma la delicatezza e un modo di trattarsi che mi hanno permesso di entrare nella vita di una persona a tal punto che quando la testa non ragiona più, il cuore è ancora pieno della tua presenza, sentita e chiamata per istinto, come quella della madre.
Questa esperienza non è la prima volta che la faccio, e non solo nei miei riguardi; mi ha fatto pensare che i veri rapporti durano per sempre. Il rapporto con una persona che ti capisce prima che tu parli, che è al tuo servizio senza fartelo pesare, che ti tratta con il cuore piuttosto che usarti, è un rapporto che incide positivamente nella tua vita, poiché più che la quantità del tempo condiviso è la qualità: istanti in cui si è dono reciproco disinteressato,e quel dono, silenziosamente rimane dentro per sempre e produce frutto per sempre.
Ho visto il mondo con gli occhi di bambino, tutto era grande: le montagne, gli alberi, le strade, i luoghi in cui giocavo… Sono tornato anni dopo e tutto mi è sembrato più piccolo.
Ho visto padri e madri severi, ho visto uomini virili e forti… Li ho rivisti anni dopo: erano come agnellini e deboli sotto il peso degli anni.
Ho visto la varietà delle età umane e le persone passare da un gioco all’altro, da un intrattenimento all’altro, da un fanatismo all’altro. Ho visto poveri non chiedere niente, ho visto famiglie vivere con poco, dai loro occhi traspariva la semplicità e l’innocenza dei bambini.
Ho visto compagni della mia infanzia morire nel fiore della loro età, i loro volti sono ancora davanti a me. Ho visto un vedovo sposarsi più volte, ne ho visto un altro morire di dolore e seguire la moglie.
Ho visto persone che hanno vissuto dolori fortissimi, senza disperarsi. Ho visto persone incuranti degli altri e capaci solo di pensare a se stessi.
Ho visto persone aver paura del sesso, ed ho visto quelle che se n’erano fatto un idolo: entrambe non erano felici. Ho visto persone parlare molto bene e poi in pratica non fare niente, ho visto quelle che in silenzio e nell’ombra erano al servizio della vita.
Ho visto persone fanatiche di perfezione, di moralismi, di leggi più giuste, fanatiche della loro religione e del loro Dio, fino ad odiare gli altri.
Ho visto persone uccidere e maledire, imbrogliare e rubare, fare della vita un commercio e un guadagno, anche se la merce era un bambino, una donna, un lavoratore, un anziano.
Ho visto persone dare il loro tempo per stare con gli altri, dare il loro sapere per venire incontro agli altri, sacrificare la loro vita per salvare dal pericolo quella degli altri.
Sono andato al matrimonio di un’amica, una bellissima cerimonia, la chiesa capiente e raccolta, il celebrante con voce chiara ai microfoni che funzionavano perfettamente. Una bella omelia non difficile su Dio Amore. Eppure avevo la sensazione che quelle parole vere e profonde non entravano nel cuore e non fossero capaci né di rivelare né di interpellare.
Sentivo che mancava l’aggancio alla vita di quei giovani che si accingevano a sposarsi. Mi chiedevo, basta dire che Dio è padre, per rivelare qualcosa di positivo? Ma se chi ho davanti, per esempio, avesse un’esperienza negativa di paternità, sentendo la parola “padre”, non può far altro che rifarsi alla sua esperienza. E’ vero che le parole hanno un significato, ma esso sarà di difficile comprensione senza un riferimento alla vita e all’esperienza personale.
Tornando al matrimonio, ci sono due giovani che hanno deciso di sposarsi perché si amano. Ecco l’aggancio: il loro stesso amore. “Cari giovani, voi non sareste qui oggi se Dio non fosse Amore, non sareste qui semplicemente perché non avreste avuto la capacità di amarvi. Invece voi siete la dimostrazione vivente che l’amore esiste, e voi lo sapete, perché lo avete sentito nelle vostre viscere.
Avete sperimentato l’amore per l’altro, la felicità con l’altro a tal punto che avete deciso che sia sempre così. La buona notizia che vi do è che l’amore in voi ha potuto nascere, perché Dio ha inventato l’amore, perché DIO E’ AMORE.
Se Dio fosse stato un padre padrone, un essere violento o menefreghista, non sarebbe esistito l’amore, e voi, ripeto, non sareste qui. L’amore che è in voi è la strada per giungere a Lui. L’amore che c’e tra voi è il libro che vi rivelerà la Trinità. L’amore, che Dio ha inventato, è già all’opera in voi, sappiate riflettere su questo dono che avete ricevuto”.
Non voglio fare la predica. Ho voluto solo dare l’aggancio con la vita reale, illuminare questa, partire da questa, far scoprire come Dio è già presente ed è già all’opera, prima di chiarire come Egli vuole invitarci ad imitarlo.
Ci hai cercato, sei venuto a visitarci in ogni nazione e in ogni città. Per anni ci hai parlato, spronato, consigliato. Per anni hai pregato per noi, hai sofferto per noi, hai avuto fiducia in noi. Hai vissuto per noi e non ti sei mai stancato, tornando a visitarci e a cercarci.
Quando ci hanno detto che eri tornato alla Casa del Padre, ci ha preso una profonda tristezza unita ad una strana sensazione: quella di sentire la tua presenza in noi. Dovevamo sentire la tua assenza, sentirci soli, e invece percepivamo, tutti noi sparsi per il mondo intero, la tua presenza. Eri con noi, eri ancora lì che visitavi ciascuno di noi, senza più limiti temporali né spaziali.
Ora siamo noi che veniamo da te, per dirti: Grazie. Siamo noi che ti cerchiamo, per dirti che abbiamo bisogno ancora di te: della tua parola, della tua preghiera, della tua fiducia. Fa che continuiamo a sentirti vicino, poiché la tua presenza ci affratella e ci fa camminare uniti.
Noi tutti, che abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, abbiamo l’arduo compito di costruire la civiltà dell’amore, affinché ci sia pace e giustizia per tutti i popoli. E tu, Papa Giovanni Paolo, continua a condurci e a camminare con noi.
(Vuoi mettere in comune la tua esperienza? Condividere momenti importanti della tua vita? Farci partecipi di quello che ti ha aiutato. Lo puoi fare e sarà pubblicato in questa sezione).
Quando capii che l’amore era l’anima del cristianesimo, prendevo nota di tutte quelle parole che lo descrivevano; erano frasi molto pratiche, facili da ricordare e con un certo effetto, tuttavia constatavo la loro inefficacia a cambiare la mia vita.
Poi un giorno vidi e capii. Quella comprensione fu come la luce di un lampo nella notte che in un istante illumina tutto quello che prima non si vedeva, ma soprattutto, quella comprensione, portava con sé un’anima, una vitalità e una convinzione che erano capaci di dare l’energia necessaria per vivere ciò che prima era solamente una frase.
Vidi una persona accogliermi con gioia e ascoltarmi con attenzione, come se le cose che dicevo fossero molto importanti, come se io fossi, per lui, importante. Vidi e capii. Vidi una persona servirmi a tavola; no, non per galateo o gentilezza, era gioioso servizio, un modo spontaneo di pensare a me. Vidi e capii. Vidi una persona prendersi cura dei miei pensieri, delle mie esperienze, senza darmi le sue risposte, ma insegnandomi a prendere sul serio la vita, quello che avevo dentro, quello che sentivo. Vidi e capii.
E con tante altre persone capii che l’amore, è estremamente concreto, perché ha sempre come obiettivo il bene dell’altro, vicino o lontano. Perciò, chi ama, se non fuma è perché sa che all’altro da fastidio; se va in bagno, pulisce pensando a chi viene dopo; se fa il letto, lava i piatti o mette in ordine anche se non è un tipo ordinato, è perché pensa a diminuire la fatica della mamma; se, andando in macchina, si mostra comprensivo degli errori altrui, è perché pensa che anch’essi hanno i loro limiti o i loro problemi.
Vidi e capii allorché mi sentii amato nelle diverse circostanze; sperimentai su di me l’amore degli altri e l’amore vero illuminò il mio vivere. Fu come avvicinarsi a un fuoco e sentirsi fiaccola. Accesi la mia fiaccola e la riaccesi ogni volta che si spegneva, compresi che la sua luce era l’amore, compresi che quando si ama si accende la luce sia in colui che ama che in colui che è amato. Quella luce da senso alla vita, fa capire le difficoltà, risolve i problemi, abbatte le barriere, unisce le persone.
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Avevo venti anni e da tre seguivo una voce interiore che dialogava con Dio. Il mio essere, che esprimeva le mie più profonde aspirazioni, era alla ricerca di un come e un dove realizzarle. Mai mi sarei aspettato l’invito ad un campeggio nelle dolomiti.
Vallada Agordina, a 1300 metri d’altitudine, tra abeti e larici che cedevano il passo alle vette che volevamo scalare. Esperienza di un camminare a lungo, di un salire cadenzato per non cedere alla fatica, di un incoraggiarci a procedere uniti in cordata, per condividere, infine, la gioia di essere in cima, a godere per poco tempo l’esteso panorama, il cielo limpidissimo, la voce della natura non sopraffatta da nulla.
Valllada, esperienza di gente montanara, semplice e dignitosa, cordiale e sorridente, ospitale e laboriosa: mietendo l’erba, mungendo vacche, spaccando legna… E noi tra di loro a condividere il buon latte, l’aria e l’acqua freschissime, regalando la nostra voglia di aiutarli, di trasmettere amicizia e far vedere giovani di tutta Italia che stavano insieme per dirsi e cantare che credevano nell’amore, nella fraternità, nel servizio, nella condivisione, nello spirito di famiglia, che credevano in Gesù e nel suo messaggio.
Ospitati nella casa di Barba Berto Andrich ed aiutati in cucina da Scolastica e Caterina, a permetterci di vivere quest’esperienza illuminante, profonda e concreta sono stati gli Oblati di Maria Immacolata: P. Marcellino Sgarbossa, P. Angelo dal Bello, P. Marino Merlo, P. Ettore Andrich, P.Giorgio dal Col. Sui loro volti, nel modo di essere e di fare, si rifletteva quello che dicevano.
Tra noi giovani ventenni c’erano quelli che consideravamo “convinti” e radicati in quello che ritenevamo il nostro Ideale: Giorgetto, Bortolo, Biagio e altri che avevano cominciato questa esperienza pochi anni prima: Celso, Fabio, Rino… Il dialogare tra noi era molto costruttivo e le testimonianze convincevano più di tanti discorsi.
Il tempo è passato da quel 1968-75, ognuno di noi ha preso la sua strada, quella che sentiva di dover percorrere e nella quale realizzare l’ideale che avevamo fatto nostro. Il mondo d’amore e d’unità che avevamo cantato e sognato, dovevamo costruirlo con pazienza e attenzione, cucendo rapporti, dialogando con tutti, prendendo iniziative, lavorando con professionalità, disponibilità e sensibilità.
Oggi mi chiedo cosa vuole Dio da noi, da ciascuno nel suo ambiente, e da tutti in questa società Italiana. Vorrei che con me se lo chiedessero anche gli Oblati di Maria Immacolata, che tanto hanno seminato in questi anni. Io invito loro a coltivare le pianticelle che sono cresciute bene; a scoprirne le varietà, molto più di quelle che si immaginavano; a raccoglierne i frutti, poiché molti alberi già sono carichi e pronti per la raccolta; invito loro ad assaggiare i frutti che hanno seminato, e, se li trovano gustosi, a farli mangiare a chi ha fame.
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