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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Anna: 16 anni: Amo un ragazzo, quando mi guarda con i suoi occhi verdi mi sento felice.
Marco, 22 anni: Io e Maria ci conosciamo da due anni e stiamo molto bene insieme. Non faccio che pensare a lei. Sento che lei è in ogni parte di me. Per me l’amore è vivere in funzione dell’altro.
Giulio, 50 anni: Per me l’amore non esiste, ma solo i bisogni: mangiare, bere, fare sesso, stare in compagnia, avere soddisfazioni in quello che si fa, sentirsi apprezzati o desiderati. Rosa, 38 anni: L’amore e3siste, tanto è che non solo lo cerchiamo, ma riusciamo a viverlo veramente e ci sentiamo realizzati. Rimaniamo delusi quando nel rapporto entra la routine e allora, per sentirci utili o realizzati, ci dedichiamo ad altro.
Luca, 44 anni: Ciò che hanno detto Giulio e Rosa mi ha fatto riflettere. Nonostante il mio divorzio sogno ancora il vero amore; eppure ho visto tramutarsi l’amore in indifferenza e questa in cattiveria. Se a stimolarci sono i “bisogni”, c’è una vena di egoismo in tutte le azioni che facciamo e che riceviamo: Stare con l’altro, fare l’amore, condividere progetti e anni di vita… funziona finché c’è un dare e un ricevere, un godere e un far godere, una gratificazione reciproca. Quando questa reciprocità si interrompe, si va avanti ancora un poco per inerzia, poi prende piede una non vita che l’istinto di sopravvivenza non fa accettare. Chi non ha il coraggio né di mettersi in discussione per riprendere in mano la situazione, né di rompere la relazione, la continua, costruendosi i suoi spazi privati dove sopravvivere.
Giuseppe, 30 anni: Forse vi complicate la vita perché esigete un amore per sempre. Io dico che anche l’amore ha le sue stagioni e quando si esaurisce, come tutte le cose, è normale che finisca e dia spazio a una nuova primavera con un’altra persona o circostanze. ... Continua a leggere...

Leggevo in un sito il titolo del libro di una scrittrice americana: “Cercasi uomo comprensivo, il marito già ce l’ho”. E mi domandavo: quando lo trovi, che ci fai; ci passi un po’ di tempo ogni tanto o ti piacerà a tal punto da preferirlo a tuo marito?
Certo il titolo voleva intendere: “cerco un amico non per fare sesso, poiché per quello ho il marito, non per fare sesso poiché alla fine tutti cercano quello o vanno a finire in quello”; cerco un amico perché è difficile trovarne di veri, anche se il primo amico dovrebbe essere il coniuge, ma…” Ma non sempre è così, avvolte il marito tutto è tranne che un amico che ha la pazienza di ascoltarti e di capirti; ma si sa che, a 20 o a 40 anni, il “meglio” esiste e allora potremmo stare sempre a cambiare: di bene in meglio, tanto più se il coniuge ci sta deludendo.
Ognuno ha diritto d’essere se stesso, ha diritto di realizzarsi e di essere felice. La comprensione, la delicatezza, il condividere, la stima, sostengono le giornate meglio dell’apatia, della routine, della distrazione… Ma tutto quello che si fa, lo si decide per ottenere che cosa?
Coppie realizzate nel matrimonio ne esistono poche, ciò non vuol dire che sono un disastro. In realtà i motivi della mediocrità o della delusione sono da ricercare nel fatto che ognuno, chi più chi meno, pensa ad autorealizzarsi, quindi senza l’altro. I gusti diversi, i temperamenti, le diversità in genere, piano piano finiscono per creare distanze ed alibi affinché ognuno si costruisca il suo mondo ed i suoi spazi ove realizzarsi: sport, arte, religione, politica, mestiere a tempo pieno… ... Continua a leggere...

Ogni giorno ci sono mille motivi per inveire, gridare, mandare a quel paese molte persone, perché sporcano la casa, mettono in disordine, sono lenti, non fanno il loro dovere… Molte volte abbiamo i nervi a fior di pelle, perché le cose vanno storte, cioè non vanno come noi vorremmo. Ci affanniamo e ci inquietiamo per molte cose, ma veramente ne vale la pena?
Dentro di noi abbiamo una scala di valori dove collochiamo le cose e le persone in ordine di importanza. Nessuno si arrabbia, lotta e si sacrifica per cose a cui non ci tiene. Se ai primi posti mettiamo valori e realtà secondarie, non solo rischiamo di vivere e lottare per quello che non ne vale la pena, ma ci arrabbiamo e buttiamo il sangue per molte sciocchezze.
Per chi viviamo? Per le persone o per le cose? Per i bisogni di coloro che abbiamo davanti o per le idee ed i programmi? Dobbiamo capire che le persone valgono più di tutto il resto e che arrabbiarsi per il resto significa perdere non solo le staffe, ma anche il senso della vita. A ragione, dopo aver vissuto per tutt’altro, ci sentiamo svuotati, avviliti, delusi, stressati, scontenti… Mentre gli altri continuano con il loro modo di essere, e si sentono, a ragione, più lontani da noi.
Ogni persona, anche se ci manda a quel paese, vale più dei motivi che ci fanno andare in bestia. Se, prima di parlare, sintonizzassimo il nostro animo su questa verità, metteremmo a fuoco i giusti sentimenti e, con il tono, cambierebbero le parole con cui ci dirigiamo agli altri.
Se poi questi altri sono le persone a noi più care, abbiamo un motivo in più per non dimenticare che viviamo per loro, per non tradirli, abbassandoli di rango e mettendoli dopo molte cose. Per non arrabbiarci non basta munirci di pazienza, prima di tutto bisogna sgombrare il terreno dai falsi valori: ordine, precisione, programmi, velocità, bellezza, perfezione, uniformità… e mettere al loro posto quello che vale di più: le persone, a cominciare da quelle con cui viviamo ogni giorno, soprattutto quelle a cui siamo uniti da promesse d’amore e da doveri profondi quali l’essere genitori o l’essere figli.
Quando l’amore diventa possessivo a farne le spese è la libertà. La libertà di pensiero, di sentimento, di scelta, di azione, la libertà di essere se stesso e di essere come si vuole: è il primo valore assoluto; è il primo diritto di un essere umano.
L’unico che rispetta questo diritto è Dio, fino alle estreme conseguenze di lasciare persino che uccidessero suo Figlio, di lasciar commettere crimini crudeli, senza che Egli intervenga a “fermare” quelle mani o a “distruggere” l’esistenza di quel reo.
Anche nell’ambiente particolare che chiamiamo “famiglia”, il rapporto tra amore e libertà spesso diventa conflittuale. Lo è quando esiste il padre-padrone, che pretende obbedienza e servizio; lo è quando l’amore è gelosia e possesso, da parte del coniuge o da parte di un fratello nei riguardi dell’altro; lo è quando un figlio tratta i genitori come affettuosi soggetti che devono essere sempre al suo servizio, a qualunque età. ... Continua a leggere...

Quando ci si innamora, viene spontaneo dichiararsi amore totale e per sempre. Si afferma con convinzione di voler vivere per l’altro e si ritiene l’altro così importante da non sapere o voler vivere senza di lui. “Io ricevo te… e prometto esserti fedele nella buona e nella cattiva sorte…” Proprio perché si amano reciprocamente, si decide di condividere la sorte, di non essere felici da soli e di non lasciare l’altro da solo nella sua tristezza. Si pensa al matrimonio per fare vita comune e costruire insieme il loro futuro.
Quando ci si sposa si prende in consegna la vita dell’altro e la responsabilità di realizzare la sua vita, oltre che la propria. E’ un progetto impegnativo e a lungo termine, per questo c’è bisogno di costanza e fedeltà nel tempo. Ma quanto dialogo, quanta attenzione, quanta comprensione, nella verità, quanta complicità, quanta dedizione, quanta pazienza, quanta umiltà, ci vogliono, per raggiungere l’obbiettivo di far si che ciascuno sia se stesso, maturi fino alla realizzazione e sia felice, però mai da solo, sempre reciprocamente e sempre insieme!
Se invece uno vuole realizzare se stesso, vuole vivere i propri talenti, vuole dedicarsi a tempo pieno a una vocazione, un’arte, un mestiere, una missione e dunque non ha tempo da dedicare a chi ne condivide la sorte, o a chi, messo al mondo, ha bisogno di lui come genitore, allora non è giusto che si prenda un impegno che non può assolvere. ... Continua a leggere...
“Sei la persona più importante della mia vita. Per stare con te farei qualsiasi cosa. Dove andrai tu verrò anch’io. Non importa dove, non importa come, l’importante è stare insieme. Sei la mia vita, la mia gioia, la mia pace, il mio tesoro, il senso della mia vita. Sento che sono nato per te e voglio vivere per te. Ti penso sempre e quando non sto con te non vedo l’ora di vederti, di sentirti, di parlarti, di abbracciarti.. Mi piace il tuo viso, i tuoi occhi, le tue labbra. Mi piace il tuo modo di fare: quando ridi e quando ti arrabbi. Mi piaci tu e tutto quello che fai, pensi e dici…” .
L’innamorato fa della persona amata l’idolo della sua vita, stravede per lei e ruota attorno a lei come un pianeta lo fa con il sole. Il suo desiderio è di vivere insieme il più possibile, di condividere tutto e di darsi tutto… finché insieme decidono di sposarsi per realizzare il loro sogno. Ora finalmente vivono il loro amore nella vita di tutti i giorni. Ogni giorno manifestano e conoscono il loro modo di rapportarsi alle varie situazioni: Il lavoro con le sue soddisfazioni e frustrazioni, la casa da accudire e portare avanti, i vari impegni con i loro stress, gli amici con la loro compagnia e le loro delusioni, i genitori a volte invadenti a volte di aiuto, i figli con le loro malattie e il loro carattere diverso da come lo si aspettava… ... Continua a leggere...
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08/09/2010 @ 2.57.13
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