Come nessuno nasce da sé ma da altri, allo stesso modo nessuno è chiamato a vivere per sé ma per gli altri.
In realtà siamo fatti gli uni per gli altri!
Dopo un gran terremoto, anche come quello in Indonesia dei giorni scorsi, c’è chi rischia la sua vita per cercare e salvare quella degli altri, rimasti sotto le macerie. Viene definito “volontario”, visto che nessuno gli ha imposto di fare ciò, ma solo la sua libera scelta. C’è chi non fa niente, magari perché chiuso nel suo dolore o perché ha paura. C’è chi approfitta della situazione e va di macerie in macerie cercando oggetti di valore e denaro. Chiamati “sciacalli” queste persone sono più diffuse di quel che si pensa.
Sono coloro che considerano una opportunità la debolezza altrui, poco importa se a generarla sia la fiducia, l’ingenuità, l’inesperienza, i limiti dovuti alla vecchiaia, a un handicap, a una malattia, a una situazione difficile o a una necessità , per loro poco importa: è una occasione da sfruttare e una persona da spolpare. Questo accade tutti i giorni nei vari ambiti lavorativi, nella vita di quartiere, nei rapporti con gli altri, professionali, cercati o fortuiti.
C’è chi usa l’inganno, chi il saperci fare, chi la violenza… l’obiettivo è spremere l’altro a proprio vantaggio. Questa mentalità, usa gli altri come fossero oggetti e li si dissangua come fossero prede. Chi vende una cosa più di quello che vale, chi si fa pagare una prestazione più del dovuto, chi paga gli operai meno di ciò che la legge stabilisce e meno ancora di ciò che una coscienza libera ritiene giusto, chi ruba, chi usa violenza, chi ricatta… altro non fa che “usare” l’altro, spesso fino ad abusare di lui, della sua libertà, del suo tempo, del suo corpo, della sua salute fisica e psichica. Non sono necessarie lunghe analisi per rendersi conto che oggi la dignità umana è sacrificata sull’altare del guadagno, qualunque sia la professione, l’incarico o la carica pubblica che ognuno possiede.
Come l’albero si riconosce dai frutti, la persona si riconosce da quello che fa, specialmente se i fatti si ripetono sistematicamente, ma bisogna stare attenti alle definizioni se non si vuole finire in tribunale, poiché tutti sono persone rispettabili e stando alle dichiarazioni degli avvocati difensori, in questo mondo non esistono né cattivi né colpevoli. Quando Gesù si riferiva a certe persone e alle loro opere li definiva ipocrite, volpi, vipere, sepolcri imbiancati, e pagò caro questo chiamare le persone con il loro vero nome interiore, poiché fu liquidato dopo neanche tre anni di vita pubblica. Ai nostri tempi anche Trilussa già nel 1939 diceva nei suoi versi romaneschi: “Mentre mi leggo il solito giornale, spaparacchiato all'ombra di un pagliaio, vedo un porco e gli dico: Addio, maiale! vedo un ciuccio e gli dico: Addio, somaro! Forse queste bestie non mi capiranno, ma provo almeno la soddisfazione di poter dire le cose come stanno senza paura di finire in prigione”.
L’ESSERE UMANO È SOCIALE, è fatto per gli altri e per stare con gli altri. Aldilà del carattere, nessuno è fatto per stare solo, eppure quanta solitudine sperimenta il nostro cuore! anche se è attorniato da tanta gente. In realtà una persona rimane sola finché non trova posto nel cuore di un’altra, poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso.
Mi spiego il disagio e l’insoddisfazione che provo stando con alcune persone. Per esempio, parlando o stando con alcune, ho l’impressione che la loro casa è troppo piccola per stare in due: sono egoiste e pensano solo a loro stesse.
Con altre è come se la loro casa ha porte e finestre ben chiuse, o è circondata da un alto muro: sanno già tutto e non si mettono mai in discussione.
Altre persone si presentano bene e mi ricevono con un sorriso, ma è come se mi fanno restare alla porta senza dirmi “entra”: si parla di tutto tranne che di noi.
Altre ancora mi fanno entrare, sembra che stanno parlando con me, ma poi ho l’impressione d'essere lasciato solo, perché loro, più che a me, pensano all’argomento di cui si parla.
Infine ci sono quelle che pensano solo ad apparire bene in se stesse e nei miei riguardi, facendo notare in mille modi che valgono, che sono disponibili o che sono amici fidati, quando in realtà è tutto fumo che si dilegua.
Solo l’amore da la capacità di saper essere presente e attento, e far fare l’esperienza di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.
LA CIVILTÀ SI COSTRUISCE TRATTANDO GLI ALTRI COME SE STESSI E GOVERNANDO PER SERVIRE. Chi usa questa logica VIVE LA PROPRIA VITA TENENDO CONTO ANCHE DI QUELLA DEGLI ALTRI.
”Vivere la propria vita tenendo conto anche di quella degli altri” mi fa pensare alla regola “occhio per occhio, dente per dente”; essa mi sembra simile a quella che dice “non fare all’altro ciò che non vuoi che egli faccia a te”, come dire, altrimenti egli ti tratterà allo stesso modo. Occhio per occhio, dente per dente, non era una regola che fomentava l’odio, ma al contrario cercava di frenarlo, se pur nell’ansia di giustizia. Se uno, dando un pugno, faceva cadere un dente, il mal capitato aveva diritto a fargli cadere un dente al suo aggressore, ma non due, ma non provocargli un danno maggiore. In qualche modo, anche nel danno, si imponeva di trattare l’altro come si era stati trattati.
E se si uccideva? Vita per vita! Pur nella sua crudezza questa norma è migliore di tante pene di morte date per altri motivi, basti pensare alle uccisioni per le idee politiche o per le convinzioni religiose, basti pensare alla lapidazione delle adultere o all’uccisione per futili motivi. I morti non tornano indietro e il danno fatto a chi è privato di un genitore, di un figlio, di un coniuge, di un presidente, è incalcolabile. Pena di morte, dunque? Se la vita è sacra e la regola suddetta si deve fermare di fronte al dare la morte, questo vale anche per lo Stato. Resta, però, la gravità del danno, cui deve corrispondere la gravità della pena.
Mentre alcuni Stati adottano ancora la pena di morte, vantandosi di essere civili, altri mettono in libertà chi ha provocato la morte, come se il morire per colpa di un ubriaco al volante fosse diverso dal morire per colpa di un omicidio premeditato. In natura, l’intenzione non conta e il risultato è sempre un cadavere. Qualunque sia l’intenzione quando ci si butta giù da un palazzo, il risultato è sempre lo stesso.
Ci sono fabbriche e luoghi di lavoro dove la sicurezza degli operai è trascurata, per risparmiare. Anche queste morti non sono volute, e per chi è stato responsabile erano solo probabilità; tanto la macchina della giustizia è lenta e i diritti dei vivi, specialmente quando hanno soldi, si fanno sentire meglio di quelli delle vittime.
E le innumerevoli morti per mala sanità? Dovuta all’incuria, alla superficialità e spesso anche all’ignoranza, nonostante le lauree. Rientrano nelle statistiche! La Medicina ha salvato tante vite da morte sicura, ma Dio solo sa quanti muoiono per mala sanità. Temo che i casi che fanno scalpore siano solo la punta di un iceberg. Ma a chi interessa indagare? Chi vuol sapere la verità, per migliorare la situazione? Basterebbe un questionario da inviare a tutte la famiglie, per tastare il polso alla realtà. Basterebbe un numero verde che rispetti l’anonimato. La finalità non è quella di raccogliere denunce, ma di avere una idea di com’è la realtà delle cose, se la si vuole migliorare.
Non fare all’altro ciò che non vuoi che egli faccia a te è la regola per evitare l’occhio per occhio, ma la civiltà non va avanti semplicemente perché si evita il negativo, serve seminare per raccogliere. TRATTA L’ALTRO COME VORRESTI ESSERE TRATTATO! FAI! O prefersici filtrare il moscerino quando si trattta della vita degli altri e ingoiare il rospo quando si tratta della tua!
"LA BRUTTA NOTIZA E’ CHE DIO NON ESISTE LA BUONA E’ CHE TU NON NE HAI BISOGNO: GODITI LA VITA!". Questa è la scritta pubblicitaria che gira su alcuni autobus in Inghilterra, in Spagna e anche in Italia. Come ogni pubblicità anche questa sarà a pagamento e mi fa piacere che nell’Europa che sta passando la sua crisi economica ci sia chi è disposto a dare soldi per diffondere un’idea più che a investirli o a giocarli al lotto.
Alcune considerazioni terra terra: Quando una cosa è dimostrata non è consentito dissentire, a meno che il bianco non lo si voglia chiamare nero, ma è questione di linguaggio. Su ciò che non si può dimostrare, né tanto meno studiare e analizzare, nessuno può imporre a un altro le sue opinioni, ed è per questo che esiste (almeno sulla carta) la libertà di coscienza, di credo religioso e di scelta politica. I sacerdoti ed i religiosi sanno bene che la fede non si impone e parlano appunto di fede e non di dimostrazioni. Dunque nessuno può spavaldamente dire “Dio non esiste!” come nessuno può con altrettanta baldanza dire “Dio esiste!”.
Chi afferma che non esiste forse sperava di trovarlo dietro la luna o qualche galassia? Dovrebbe semplicemente affermare che non è disposto ad ammettere l’esistenza di un Essere che non ha nulla a che fare con le cose che in qualche modo hanno materia o energia misurabile, poiché il Dio dei credenti di ogni religione è definito aldilà della pura materia e al di sopra di una qualunque energia vitale. In quanto alla “religione come oppio dei popoli”, non è quella teorica, ma quella incarnata da certe persone che predicavano bene e razzolavano male, come d’altronde certi leader politici che in nome di libertà, fraternità, uguaglianza, o in nome di una giustizia sociale socialista hanno sterminato milioni di dissidenti.
Se conosciamo poco noi stessi e le possibilità del nostro cervello, forse neanche il cinque per cento, come possiamo sentirci spavaldi (parlo sia dei credenti che degli atei) a parlare di Colui che nessuno ha visto? Non siamo capaci di accettare il “diverso” nella stessa razza umana, come possiamo essere capaci di essere disponibili e aperti verso il totalmente DIVERSO?
Questo dire “Dio NON esiste”, mi ha fatto venire in mente altre affermazioni: “ Gli indigeni NON hanno anima” perciò si potevano uccidere senza commettere omicidio né genocidio. “i neri NON hanno la stessa dignità né gli stessi diritti dei bianchi” perciò si potevano usare come schiavi. Questi “NON” mi sembrano scuse infantili per giustificare qualcos’altro. Quanto poi alla buona notizia che non abbiamo bisogno di Dio, è un fatto che DIO non sta in mezzo ai piedi, anzi molti si lamentano che se ne sta per i fatti suoi e non interviene nelle ingiustizie del mondo. In quanto a libertà ce ne da fin troppa.
Credo però che l’intenzione non fosse di affermare che non abbiamo bisogno di Dio, quanto ciò che segue: “Goditi la vita!”. Come a dire: Dio, la religione, la morale, sono guastafeste rompiscatole. Il Tema, insomma, non è l’esistenza o no di Dio, che non ha mai dato fastidio a nessuno, anzi “fa sorgere il sole e fa piovere sia per i buoni che per i cattivi”, il tema è la religione e la sua morale nella società.
Per godersi la vita ci vuole un po’ più del necessario, ECONOMICAMENTE. Chi invece i soldi ce l’ha, ha bisogno di meno regole per goderseli alla faccia degli altri. Per farla breve io direi:
“ LA BRUTTA NOTIZIA E’ CHE I RICCHI DICONO CHE SONO ONESTI, LA BUONA E’ CHE POSSIAMO GODERCI LA VITA ANCHE MEGLIO DI LORO”
Grazie al contributo dato dalla genetica, la biologia considera ormai un dato assodato il fatto che tutti i componenti della specie Homo sapiens costituiscano una sola razza. Anzi, se c'è un aspetto che caratterizza l'Homo sapiens al paragone con le razze animali, è la straordinaria omogeneità genetica, causata dal fatto che tutti gli esseri umani discendono da un numero ristretto di antenati, evolutisi di recente.
Questa premessa non era e non è condivisa dal razzismo. Secondo l'ideologia razzista, le differenze di aspetto rispecchiano la divisione effettiva in razze della specie umana. Il razzismo professa sempre la superiorità di una razza rispetto ad altre, sostenendo che la razza superiore è quella a cui appartiene il sostenitore del razzismo, e giustificando così un'eventuale discriminazione o oppressione delle altre. Usate durante il XIX secolo a sostegno del colonialismo e del diritto alla schiavitù, l'esito politico più vistoso di queste teorie pseudoscientifiche furono le leggi razziali in molte parti del mondo, (USA, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Sudafrica, Svezia, Portogallo, Belgio, Canada) le leggi razziali fasciste in Italia, e infine lo sterminio nazista delle razze "inferiori".
La società antica preferiva stratificare l'umanità in base a concetti di casta più che razziali: il nobile è superiore al plebeo, il plebeo libero è superiore allo schiavo. Inoltre non va dimenticato che la gran parte delle società di ieri e di oggi sono sessiste, ritenendo cioè che tutti i maschi della razza umana siano biologicamente superiori: più forti, più intelligenti, più morali, a tutte le femmine. Per giustificare il genocidio delle popolazioni pellerossa e poter sottrarre le loro terre, gli indiani non erano considerati esseri umani. La conquista del continente americano portò ad un totale di morti indigeni che secondo le stime più recenti oscilla tra i sessanta ed i cento milioni, di cui venti milioni durante le guerre indiane nel Nord America. Queste cifre lo eleggono tristemente come il più grande genocidio nella storia dell'umanità. L'efficienza dello sterminio indiano americano portò Adolf Hitler a citarlo come esempio pratico per la soluzione finale fin nella prima edizione del Mein Kampf (la mia battaglia), manuale e base dell'ideologia Nazionalsocialista.
Nell'America coloniale, ancor prima che la schiavitù coloniale divenisse completamente basata su basi razziali, gli schiavi di origine africana erano usati a fianco degli schiavi bianchi, di solito vincolati alla condizione servile da contratti con una scadenza determinata, in gran parte firmati per pagare le spese di trasferimento nel Nuovo Mondo. Alla scadenza di tali contratti gli europei che erano sopravvissuti recuperavano la libertà, gli africani no. A seguito di una serie di rivolte si arrivò a fare a meno degli schiavi bianchi già nel XVIII secolo, riservando la schiavitù alle persone di origine africana. Subito dopo l'indipendenza, avvenuta nel 1776, le leggi statunitensi del 1790 sulla naturalizzazione garantivano la cittadinanza solo alle "persone bianche libere", cioè solo a chi era di origine anglosassone. Il 1 gennaio 1863 il presidente repubblicano Abraham Lincoln abolì la schiavitù con la Proclamazione di Emancipazione; nonostante ciò, a partire dal 1870, con l'affermarsi delle teorie del «razzismo scientifico», moltissimi stati americani introdussero leggi discriminatorie, dando inizio al fenomeno della segregazione razziale.
Nella maggior parte degli stati segregazionisti le persone che immigravano da Portogallo, Spagna, da una piccola parte della Francia meridionale, dalla Liguria, dall'Italia meridionale, dalla Grecia, dal Nord Africa e dal Medio Oriente, furono classificati diversamente dai «bianchi». «Bianchi» erano principalmente gli anglosassoni, i germanici e gli scandinavi. Ma erano soprattutto gli europei del sud, appartenenti alla presunta razza mediterranea, a sottostare alle condizioni peggiori, e in molti stati essi erano legalmente equiparati ai neri. Gli europei, invece, usavano l'ideologia razzista per conquistare e sottomettere quasi esclusivamente popolazioni non europee.
Qualunque operaio che sia alle dipendenze di un “padrone” ha modo di valutare sulla sua pelle la mentalità e le relative azioni per ciò che riguarda la gestione dell’azienda. Quando una azienda comincia a decollare, facendo buoni profitti, si può notare un cambio comportamentale ne titolare dell’impresa e sorprende che sia verso il peggio: più austero, più tirchio, più preoccupato, più ansioso di far soldi.
Avevo notato che più soldi hanno, i ricchi, e più avari sono, risparmiando sul centesimo e studiandole tutte per pagare meno tasse, meno contributi, meno stipendi. Pensavo che fosse per avarizia, anche nel caso che i soldi siano così tanti che è difficile farsene un’idea, tranne per quelli che bisogna dare. E’ per questo che chi guadagna un mare di soldi è tristissimo, pensando ai molti soldi che deve pagare di tasse: pensa più a questi che non a quelli che gli restano. Strano senso del valore dei soldi che bisogna spendere e strana incapacità di valutare, godere, e far fruttificare quei soldi che sono a giacere in molte banche. Ma ho capito che oltre l’avarizia, incapacità di vedere i problemi degli altri, c’è anche molta invidia.
Ho toccato con mano anche questo! Il “padrone” teme che il suo dipendente migliori le sue condizioni sociali. Conosco casi in cui dei dipendenti capaci offrivano le loro conoscenze, chiedendo una percentuale sugli introiti in più che la ditta avrebbe avuto. Risultato? Io rinuncio a guadagnare un miliardo in più per non farti guadagnare cento milioni in più! Quasi a manifestare quel desiderio che il “dipendente” resti tale il più possibile, così da dare risalto a chi dipendente non è, ma appartiene alla crema della società.
E poi si viene a dire che gli operai, con gli straordinari, possono aumentare la loro busta paga. Il padrone gli straordinari li pretende gratis! Uno perché è padrone, due per il motivo che dicevo prima. Di quali padroni parlo? Della maggior parte. Bisogna essere ciechi per non vederli.
Nel primo Quaderno: “OSSERVA, lezioni della Natura” ho fatto notare come molti dei diritti fondamentali derivino dal modo di essere della natura e, quindi, dalla stessa natura dell’essere umano; non sono una concessione di questo o quel governo o una rivelazione di questa o quella religione. Bisogna essere ciechi per non vedere od ottusi per non capire l’uguaglianza creaturale, la libertà, la semplicità, la collaborazione, l’unità, eppure si è arrivati ad affermare che gli indiani d’America erano senza anima, per poterli uccidere ed im-possessarsi delle loro terre, senza infrangere le norme.
Contraddittoriamente, lungo la storia umana assistiamo ad affermazioni chiare di molti diritti e ciò nonostante al loro misconoscimento pratico, se non alla loro negazione. Ciò dimostra che non bastano le leggi scritte a cambiare la mentalità dei cittadini! Un esempio per tutti: la Costituzione degli Stati Uniti d’America, del 17 settembre 1787, pur recitando nel suo “preambolo” le belle parole: “Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all'interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà”, non eliminava l'istituto della schiavitù, la quale fu la principale causa di contrasto tra le regioni industriali del nord e quelle agricole meridionali che annoveravano al loro interno oltre quattro milioni di schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero. ...
Vien da domandarsi, se il progresso rende la vita umana «più umana», cioè più «degna dell'uomo», se l'uomo diventi veramente migliore, più responsabile, più aperto agli altri, più disponibile a dare e portare aiuto a tutti. Se crescono davvero negli uomini e fra gli uomini, l'amore sociale, il rispetto dei diritti altrui o, al contrario, crescono gli egoismi di varie dimensioni, i nazionalismi esagerati ed anche la tendenza a dominare gli altri al di là dei propri legittimi diritti e la tendenza a sfruttare tutto il progresso materiale e tecnico produttivo esclusivamente allo scopo di dominare sugli altri.
Il progresso odierno non può prescindere dallo sviluppo delle persone. Si tratta non tanto di «avere di più», quanto di «essere di più». L'uomo non può rinunciare a se stesso, né al posto che gli spetta nel mondo visibile; non può diventare schiavo delle cose, schiavo dei sistemi economici, schiavo della produzione, schiavo dei suoi propri prodotti. E’ bene chiedersi che senso hanno le varie iniziative della vita quotidiana e i numerosi programmi di civilizzazione, i programmi politici, economici, sociali, statali.
L'ampiezza del fenomeno chiama in causa i meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali, che, poggiando su diverse pressioni politiche, reggono l'economia mondiale. Dilapidando ad un ritmo accelerato le risorse materiali ed energetiche, queste strutture fanno estendere incessantemente le zone di miseria e, con questa, l'angoscia, la frustrazione e l'amarezza. La febbre dell'inflazione e la piaga della disoccupazione sono altri sintomi che richiedono risoluzioni audaci e creative, conformi all'autentica dignità dell'uomo.
Un tale compito non è impossibile da realizzare se il principio di solidarietà, in senso largo, ispirerà la ricerca efficace di istituzioni e di meccanismi appropriati: sia nel settore degli scambi, attraverso una sana competizione, sia nel piano di una più ampia ridistribuzione delle ricchezze e dei controlli su di esse, affinché i popoli che sono in via di sviluppo economico possano appagare le loro esigenze essenziali e progredire.
Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici, politici e delle complesse interazioni su scala mondiale. In campo economico la globalizzazione denota la forte integrazione nel commercio mondiale e la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Secondo i fautori della globalizzazione, questa rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo. ...
Conterò poco, è vero: - diceva l'Uno ar Zero - ma tu che vali? Gnente: propio gnente. Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso vôto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso. (Trilussa: Numeri. Da “tutte le poesie”, Ediz. Mondatori, 2004)
I DIRITTI UMANI SONO I DIRITTI DI OGNI ESSERE UMANO, essi sono fondamentali, in quanto corrispondono ai bisogni vitali, spirituali e materiali di cui nessun essere umano può essere privato e a cui nessuno può rinunciare, neppure volontariamente; appartengono ad ogni essere umano, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di nazionalità, di condizione sociale, di nascita o di altra condizione.
Già migliaia di anni fa, molti testi religiosi di diverse civiltà hanno sottolineato l’importanza dell’eguaglianza, della dignità, della responsabilità di aiutare gli altri. Probabilmente, essendo testi religiosi, allora come oggi si pensava che non dovessero avere ingerenze nella vita sociale e politica di tutti i giorni. Alcune categorie di persone, come i Conti, i Nobili, gli Arcivescovi, i Prelati, hanno dovuto spettare fino al 1215 per avere, con la Magna Charta di Enrico III, garantito il diritto alla giustizia e a non essere arrestati senza motivo. Gli altri dovettero accontentarsi delle enunciazioni filosofiche di John Locke del 1690, nelle quali finalmente si arriva all’idea che l’uomo in quanto tale, e non l’uomo in quanto appartenente a certi gruppi o a certi ceti, ha dei diritti naturali, innati, che nessuno, neppure lo Stato, può sottrarre e a cui non è possibile rinunciare.
Per Locke il VERO STATO DELL’UOMO È LO STATO DI NATURA in cui gli uomini sono liberi ed eguali; lo stato civile è solo una creazione artificiale che deve essere finalizzata a permettere la più ampia esplicazione della libertà e della uguaglianza naturali. Successivamente Voltaire, Rousseau, Kant e tutta la corrente dei filosofi illuministi contribuirono in maniera determinante alla elaborazione delle idee di libertà, eguaglianza e fratellanza. Si passò, dunque, dalle idee filosofiche alle prime Costituzioni nazionali, nelle quali però veniva ancora mantenuta la distinzione tra diritti dell’uomo e diritti del cittadino. I diritti riconosciuti nelle Dichiarazioni della fine del 1700 erano diritti dell’uomo solo in quanto erano diritti del cittadino di questo o di quello Stato particolare e valevano solo nell’ambito dello Stato che li riconosceva. Non erano ancora diritti dell’uomo in quanto uomo. ...
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