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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

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10° Lezione
Con la natura non mi ero mai posto nell’atteggiamento di chi si aspetta nozioni o chiarimenti. Quel giorno però avevo un gran desiderio, come quando si ha molta sete, perciò le chiesi risolutamente:
“di Dio non mi dici niente?”.
Tremavo all’idea di una qualunque risposta, fosse stata anche il silenzio.
“Io non l’ho mai visto!”.
Stetti col fiato sospeso, come quando si aspetta una notizia di vitale importanza.
“Come una madre non sa il lavoro che io faccio dentro di lei, ma è piena di gioia quando può prendere tra le braccia il figlio appena nato, allo stesso modo io non so come sono nata e dove sono diretta. Conosco solo le leggi che mi muovono e la logica delle cose che da me nascono. Come un giovane si sente pieno di vita e di iniziative, allo stesso modo una Potenza dà energia a tutto ciò che faccio. Di novità in novità, la prima ad essere meravigliata sono io. ... Continua a leggere...

Da piccoli e adolescenti la mamma era considerata tale per il suo ruolo, per essere colei che ci ha portati in grembo e fatti nascere ne seguiva l’impegno di pulire, cucinare, stirare…
Imparai ad amare mia madre, quando la considerai come una creatura umana come me, ed oltre ad apprezzare tutte le cose che lei sentiva e faceva per me, imparai anch’io a sentire e a fare delle cose per lei; per fortuna lo imparai da giovane. Siamo abituati a farci servire da nostra madre, e ci sembra normale che sia così… ma è normale che siamo noi pure ad aiutarla e servirla, non solo quando è anziana.
Nel giorno dedicato alla Mamma, voglio mettere in risalto ciò che da lei ho imparato, ricordando assieme a lei tutte quelle persone che mi hanno aiutato ad essere migliore. Perciò, oggi, voglio parlare dell’amore che vuole il bene dell’altro, la fortuna dell’altro, la fama dell’altro, dell’amore che è contento quando tutto va bene all’altro, così come può esserlo una madre quando tutto va bene al proprio figlio; poiché questo amore è quello vero!
Questo amore sa condividere con gli altri quello che uno è ed ha, sa mettere al servizio delle altrui necessità se stesso ed i suoi mezzi per essere:
la vista di chi è cieco; l’udito di chi è sordo; la parola di chi è muto; l’esperienza di chi non sa; la speranza di chi è disperato; la pace di chi è travagliato; la calma di chi è agitato; il consiglio di chi è confuso; la compagnia di chi è solo; l’aiuto di chi è ammalato; le gambe di chi non può muoversi; le mani di chi non sa fare; il padre di chi è orfano; la casa di chi è senza tetto; la tavola imbandita di chi è affamato; il punto fermo di chi è insicuro; la presenza amica di chi è angosciato; il gesto gratuito di chi non crede; il perdono per chi ha offeso; la pazienza per chi diventa molesto; la compassione per chi sta passando male; la comprensione per chi è debole; la fiducia per chi è indeciso; la mansuetudine per chi è irritato; la gioia per chi è nella festa; il pianto per chi è nel dolore; il silenzio per chi stenta a capire; il rispetto per il mistero altrui.
Colui che vive d’Amore vive le necessità degli altri come proprie, si immedesima con loro, ne comprende le pene, le ansie e la disperazione, si china sulle loro piaghe materiali e spirituali, e, senza averne orrore, cura le loro ferite con scienza e sapienza, donando lo splendore che si addice all’essere umano.
Questo amore è la vocazione di ogni essere umano. Questo amore ci fa “madri” della vita e del bene, poiché la vita ha bisogno di chi la genera e di chi la difende.

Questo Blog è nato assieme al libro: “GRATUITA': un modo di essere e di vivere”, entrambi nati dal fascino di un'idea semplice dopo un'esperienza illuminante della gratuità dell'aria, del sole, della natura, non può non trovarsi in sintonia, con immensa gioia, con quanto insegnato da Benedetto XVI nella sua Enciclica “Caritas in Veritate”, del 29 giugno 2009. Nel terzo capitolo, dal titolo “Fraternità, sviluppo economico e società civile”, vi si legge:
"La carità nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza. L'essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta l'uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. È questa una presunzione.
Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l'eccedenza. ... Continua a leggere...

Passeggiando col mio cane passavo molto tempo ad osservare il suo modo di fare e spesso a rifletterci sopra. Ammiravo il suo fisico, la bellezza dei suoi contorni, le espressioni del suo volto ed il suo movimento. La festa che ogni volta fa il mio cane quando mi vede mi ha fatto pensare al valore della presenza.
Esistere è il Dono di essere presente e ogni cosa, esistendo, fa un solo regalo, quello della propria Presenza. Mi piace osservare i bambini di pochi mesi quando appare la mamma che stava nell’altra stanza o il papà che torna dal lavoro, essi manifestano la loro allegria con tutto il corpo; non sanno parlare, ma sanno riconoscere un volto, una presenza che rappresenta tutta la loro sicurezza, la loro vita, la loro felicità. Peccato che questo dono della presenza degli altri non lo valutiamo e non lo gustiamo abbastanza durante la nostra vita, se non in rari casi, come per esempio quando una persona cara ci viene a mancare perché se ne va a vivere lontano o perché muore, oppure quando, innamorati, si ha nostalgia della persona amata.
Presenza per mezzo dei sensi. Al mio cane piacciono le coccole, vuole essere toccato e accarezzato e a sua volta ricambia questo desiderio leccandomi con cura. Se a volte sono sbrigativo e me ne vado, egli mi chiama. Il tatto. Il calore del contatto, fa sentire veramente vicini, fa assaporare la condivisione dell’esistenza. Attraverso il contatto, mentre diamo, riceviamo e ci apriamo alla reciprocità. Quando mancano gli altri sensi, esso non ci fa sentire soli e abbandonati: penso ai neonati che possono riconoscere la mamma solo da come vengono presi e toccati e penso ai malati incapaci di parlare anche con gli occhi, cui non resta che il contatto con le mani per sentirsi in compagnia e aiutati. Fa parte del tatto, lavare e pulire il bambino o l’ammalato, stringere la mano, abbracciare, accarezzare, baciare senza per forza doverlo collocare dentro un contesto di piacere o di unione sessuale.
L’odorato. Guardando il mio cane annusare, non solo ne ammiravo le capacità olfattive, ma pensavo che anche noi da piccoli, come tanti altri animali, riconosciamo la mamma più dall’odore che per mezzo della vista o del ragionamento. Già, ogni esistenza, ogni presenza ha un suo odore come ha una sua fisionomia, ma anche se non abbiamo le capacità naturali del cane, trascuriamo questo aspetto, almeno volontariamente, tranne nella scelta di un profumo con cui spruzzarci. Disprezziamo l’odore naturale al pari di preferire all’acqua le bibite gasate, eppure ogni esistenza ha il suo odore come pure ogni stato patologico ed ogni malattia. Anche se la percezione della presenza dell’altro tramite l’odorato sembra trascurata, ciò nonostante esso muove non solo gli animali, ma anche noi verso ciò che chiamiamo simpatico, attraente, piacevole.
L’udito. Il mio cane percepisce la mia presenza prima ancora di vedermi, avvolte credo che “annusi” la mia vicinanza, altre volte che “oda” il mio passo o la mia voce o il rumore della mia macchina in lontananza. Ognuno ha il suo modo di camminare, una sua “rumorosità” che non è solo timbro vocale ma anche modo di parlare e di esprimere idee e sentimenti. La presenza si fa suono e questo diventa dolce melodia per l’amico o per l’amato.
La vista non è tutto! Vedere, senza la capacità di distinguere e riconoscere, diventa un insipido folklore. Quando la presenza dell’altro diventa per noi importante perché stiamo vivendo una “adozione” reciproca che ci fa prendere cura l’uno dell’altro, in un’esperienza che ci fa famiglia, compagni, amici, innamorati, allora vedere l’altro diventa gioia. Ognuno ha un suo gesticolare, un suo modo di porsi nello spazio ed il corpo parla il suo linguaggio dicendo più di mille parole, riuscendo ad esprimere anche quello che nessun dialogo riuscirebbe ad esprimere.
Ogni creatura, per il fatto che esiste, è un dono. Ogni creatura è dono anzitutto per se stessa, per questo finché esiste ha diritto di essere e di realizzare se stessa altrimenti è un progetto fallito. D’altra parte una persona non ha nulla da dare se non è se stessa, e non potrà fare l’esperienza di donarsi se quello che dà non è farina del suo sacco. Questo dono si materializza nella presenza, cioè in una determinata forma, un colore, un suono, un movimento, un odore che sono suoi caratteristici, cui vanno aggiunti le aspirazioni, i talenti e soprattutto quella unicità che è propria di ciascuno. Ciò che esiste è presente e ogni presenza ha una sua peculiarità. Noi parliamo di grandezza e piccolezza, di visibile e invisibile, di materia ed energia, di elettricità e magnetismo, ecc. quanto basta per dire che essendo diverse le frequenze dei suoni, come quelle della luce, come quelle dell’energia, non bastano gli occhi per vedere tutto, non bastano le orecchie per udire tutto, non basta il tatto per entrare in contatto con tutto, ecc.
Per conoscere una creatura, ciò che essa è, bisogna conoscere tutto ciò che essa manifesta con la sua presenza e tutto ciò che essa fa per il solo fatto di esistere. Dobbiamo farla essere se stessa, dobbiamo farla esprimere. L’atteggiamento di scartare e disprezzare molte creature per il semplice fatto che non le comprendiamo, non ci piacciono o ci sono antipatiche, ci fa perdere il dono che ognuno di loro è per tutto il resto del creato.

Abbiamo sicuramente sentito parlare del bene e del male e a volte anche noi li pensiamo come concetti astratti, ma se scendiamo nel concreto delle cose vissute o che sentiamo e vediamo, allora quelle classificazione diventano realtà tangibili. Pensare, per esempio, alla Cina che per decenni non solo nega il diritto di essere se stesso al popolo Tibetano, ma lo circonda con le forze militari, ne arresta i dissidenti cioè quelli che non vogliono essere cinesi, li tortura, li fa sparire e ai pochi sopravvissuti al carcere, quando escono viene loro impedito di avere una identità e di ricedere aiuti dai loro stessi cari… e descrivere “male” queste realtà è spontaneo, è un fatto e lo si chiama male perché fa molto male ad ogni cellula di cui è fatto un essere che si meriti ancora il nome di umano.
E’ naturale chiamare “bene” tutto ciò che fa bene a se stessi e all’altro, all’altro come a se stessi; è altrettanto naturale chiamare “male” ciò che fa soffrire e morire, ciò che opprime, calpesta, sfrutta la dignità, la personalità, la libertà, l’identità propria e dell’altro. Opprimere l’altro e godere delle sue disgrazie è cosa che solo gli uomini sanno fare. Infliggere sofferenza fisica o morale è una cosa insensata e contraddittoria, eppure è ciò che vediamo nelle varie realtà che viviamo ogni giorno: a casa, per strada, a scuola, negli uffici, nelle pubbliche amministrazioni.
Vediamo chi si vanta dell’incarico che ha e umilia l’altro, lo usa, gli complica la vita, non si preoccupa di capirlo o di venirgli incontro, ma lo tratta come un numero o una cosa burocratica e vediamo chi mette a disposizione dell’altro ciò che sa e sa fare, cerca e propone soluzioni, da una mano, un consiglio, una presenza amica. Vediamo chi sfrutta gli altri per ricavarne un utile; qualunque sia la sua professione si serve degli altri e vediamo chi si mette al servizio degli altri con semplicità e competenza. Anche tra amici, tra parenti, nel nucleo familiare, le relazioni più sacrosante possono puzzare di egoismo, di invidia, di gelosia, e le persone amate sono “usate” per realizzare o soddisfare se stessi.
Il male è tale perché usa e distrugge gli altri e non gliene frega niente; logicamente a chiamarlo tale sono quelli che soffrono le conseguenze di quel modo di fare. Il bene è tale perché genera cose buone non solo per sé ma anche per gli altri e le genera soprattutto a livello personale.

Al banchetto dell’esistenza siamo presenti vari invitati, con uguale invito e diritto, tutti generati da altri. Siamo in tanti ad esistere, ma non si può pensare che dobbiamo essere in competizione, quasi una lotta per la sopravvivenza o uno scontro per la supremazia richiedesse l’eliminazione di alcuni. Se alcuni possono sparire dalla circolazione ciò significa che la loro esistenza era inutile. Forse essi erano un errore, o una brutta copia da buttare via?
D'altronde la vita è stata possibile solo con la presenza e la collaborazione di diversi elementi e diverse condizioni indispensabili. E’ facile pensare che ad essere importanti siamo solo noi e sottovalutare ciò che non conosciamo. Quando ci si rinchiude in se stessi e nella propria ignoranza viene a mancare il contatto con la natura, con tutto quello che esiste, con le sfide che ogni cosa, per il solo fatto di esserci, lancia ad ogni altra esistenza, specialmente a noi che ci vantiamo di essere intelligenti e ragionevoli. Piuttosto che prendere le scorciatoie del disinteresse occorre sviluppare il senso del VALORE DELL'ALTRO e capire perché esiste, cioè quale caratteristica peculiare ha in sé per l’equilibrio e il funzionamento del resto dell’universo. Vale per ogni cosa che esiste al mondo, dagli elementi chimici a ciò che l’evoluzione ha prodotto, ma vale soprattutto per ogni essere umano.
Il senso dell’altro dovrebbe essere il primo valore da insegnare ed il primo atteggiamento da imparare in una società, altrimenti la vita sociale diventa un perenne conflitto di interesse, generando privilegiati da una parte ed esclusi dall’altra. Che società è quella in cui manca il senso dell’altro? L’altro, inteso come un valore e non come un oggetto senza senso; come un valore unico e irripetibile, per cui in nessun altro essere si può trovare quel modo di essere, di interpretare la realtà, di farsi domande e di dare risposte e non come un “umano generico”.
I dittatori di destra e di sinistra, di ieri e di oggi, gli integralisti di un pensiero o di una religione, i fautori delle diverse rivoluzioni, hanno preso la scorciatoia dell’eliminazione del “diverso”. Uccidendo chi la pensava diversamente hanno voluto seppellire quello che temevano, derubando il mondo intero di quelle idee, di quella scienza, di quell’impegno. Oggi è molto sviluppato il senso di sé e dei propri interessi, mentre gli altri sono considerati come rivali da superare, nemici da sconfiggere, prede da conquistare, colpevoli da condannare, oggetti da sfruttare: come forza lavoro, come piacere sessuale, come pedine per raggiungere uno scopo, come gradini per la propria ascesa sociale.
Il senso dell’altro è l’unico antidoto naturale capace di impedire il proliferare delle ingiustizie.
“Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca” (Milan Kundera, “la lentezza”)
Oggi mentre per qualche ora OZIAVO dedicandomi alle attività da me preferite: osservare, percepire ed elaborare, pensavo al significato di questa parola e a quanto sia cambiato nel corso degli anni.
Aristotele sosteneva che dobbiamo lavorare per poter poi oziare, e quindi dedicarci alle cose che più ci gratificano nella mente e nello spirito.
Less is more.
Per un attimo rallentare.
Chiedere di meno alle nostre forze.
O forse chiedere di meglio. In questa società di concorrenza sleale, falso moralismo, iperattività.
Potersi ritagliare uno spicchio di tempo in cui niente possa interferire; ascoltarsi e valutare la nostra esistenza magari per scoprire che si sta barattando la vita e il tempo con il denaro. Il correre occupa gran parte del tempo a disposizione, ma davvero vorremmo poter ritagliare dei momenti di pura libertà?
O forse vorremmo occupare ad ogni costo quelli che abbiamo, per non trovarci a dover riflettere sulla precarietà della vita e su ciò che popola il pensiero. In movimento perpetuo per non sentire quell’abisso di depressione che guardare l’involuzione- evoluzione della nostra società ci procura. E il circolo diventa vizioso… come si dice “stando con lo zoppo s’impara a zoppicare”.
Vorremmo poterci riprendere il tempo ma il sistema in cui viviamo, ove le scelte sociali influenzano quelle personali non ci lascia sbocco per poter riprendere i fili che ci guidano come burattini di una collettività omologata. Si cerca di riconquistare la libertà attraverso soluzioni materiali quali la tecnologia, le macchine , l’automazzione, senza pensare che la soluzione è semplicemente mentale.
PRIORITA’.
Per chi è essenziale il denaro , gli affari, l’apparire; il riflettere è una perdita di tempo.
Il prendere coscienza di sé e riflettere sulle cose semplici ma preziose che ci circondano, ascoltarsi per poter ascoltare gli altri, il condividere le nostre ricchezze interiori e scoprire quelle degli altri è forse una perdita di tempo?
Perché aver paura di fermarsi ad osservare un tramonto, a guardare le onde del mare, una rondine volare tra le nuvole, a sentire il respiro di chi amiamo se dov’è il nostro cuore c’è il nostro tesoro.
Un istante vale quanto una vita , mi scrisse un giorno un anima, e la vita è solo un viale sterrato ove noi siamo solo ospiti di passaggio, aggiunsi io.
Io vivo.
"Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l’abitudine riempie quello che rimane". (Marcel Proust)
Felicità
C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
(Trilussa )

LE COSE CHE HO LETTE: “Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l`altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall`uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame per preparare una vivanda al viaggiatore, portò via la pecora dell`uomo povero e ne preparò una vivanda per l`ospite venuto da lui”.
“Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto dell’erba; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le altre pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle”.
”La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”.
“C`era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe”.
LE COSE CHE HO UDITE: “Ho fatto un lavoro ( montare zanzariere e tende ) a uno che mi conosceva sin da piccolo, si era fatta una casa nuova e mi ha fatto fare le finestre. Finito il lavoro,non mi paga, mi dice di aver pazienza e di aspettare un mese, alla scadenza del quale ancora un poco e poi ancora, quasi seccato per le richieste. Infine l’assegno postdatato”.
“Dove lavoro sono messo in regola, ma lavoriamo più ore di quelle che risultano in busta paga. Se si lavora meno ore esse vengono detratte, se si fanno ore in più esse non vengono pagate. Ferie poche e quelle non godute non sono pagate”. Noi non arriviamo a fine mese, ma loro costruiscono case e le vendono. Si sentono benedetti da Dio o dalla sorte”.
Pagare male, pagare tardi, non pagare affatto, truffare… tanto, il sole sorge anche per loro ogni mattina, anzi, soprattutto per loro, e se piove, l’acqua non bagna le loro teste. Tanto, la benedizione la ricevono anche loro in Chiesa, assieme agli altri. Tanto, leggi dello Stato e Comandamenti religiosi sono tutte lettere morte, la pratica e tutt’altra cosa. La vera storia è questa!
Scrivo questo un Venerdì Santo, nel giorno dedicato all’unico Essere che ha dato la sua vita ( non pochi spiccioli, non il superfluo, neppure tutti i suoi beni ) PER GLI ALTRI.
La sua è tutta un’altra logica rispetto a quella che da sempre, i furbi ed i ricchi, sono orgogliosi di seguire. Le due logiche non hanno niente in comune!
PASQUA: VITA NUOVA. Se c’è si vede! Nel pascolare insieme e bere la stessa acqua, nel condividere fortune e sfortune, nel condividere il viaggio della vita… IL SENSO DELLA VITA. BUONA PASQUA!!!
9° Lezione
“Osserva: CHI VUOLE IMPARA DA CIÒ CHE SUCCEDE. E’ nella pratica di un lavoro o di una manualità che scoprite come evitare errori, come risparmiare fatica, come fare prima e, infine, come farlo meglio. La vita di tutti i giorni ti propone sfide e tu sei spronato a cercare soluzioni, ma le une e le altre nascono astretto contatto. L’esperienza si fa sul campo. La saggezza si costruisce a poco a poco, ed è composta dall’esperienza e dalla riflessione, cioè dalla capacità di saper mettere insieme i vari aspetti della realtà.”
Più analizzavo la mia vita e più mi rendevo conto che davvero si impara solo da ciò che succede. Ecco perché ci vuole sempre attenzione e apertura mentale verso quello che sta succedendo e la capacità di staccarsi, se fosse necessario, da ciò che è acquisito, poiché la realtà ha vari aspetti e molti di essi sono in evoluzione. Sono molte le persone che, nell’esercizio della loro professione e nei giudizi, si basano solo sull’esperienza passata, senza farsi interpellare dalle nuove istanze. E’ necessario verificare personalmente, quando si può, se le cose dette e sperimentate dagli altri siano o no rispondenti alla realtà. E’ necessario confrontare l’esperienza propria con quella degli altri e l’esperienza acquisita con le novità.
OGNUNO IMPARA CIÒ CHE VUOLE, IMPARA PERCHÉ VUOLE; se vuole, impara da tutti e da tutto, anche dagli errori, anche dai nemici, da un bambino o da un anziano, da chi ha studiato e da chi parla solamente di quello che gli è successo nella sua vita. Conosco medici che ritengono verità scientifica solo quello che hanno studiato e solo quello che leggono nelle loro riviste specializzate. Conosco uomini di fede che ritengono vere solo le affermazioni che trovano nei loro testi sacri e nei libri approvati dalla loro religione. Conosco tante persone che ritengono vere solo le cose che leggono nel giornale di partito. Anche gli adolescenti prendono per vero quello che si discute tra amici piuttosto che quello udito o affermato in casa, dai genitori.
Aldilà della simpatia e della fiducia posta in una persona o una scienza o un partito politico o una religione, o un gruppo, che fanno accettare con facilità quello che essi dicono, è più facile assolutizzare quello che si sa, piuttosto che uscire allo sco-perto. Eppure è molto di più quello che non si conosce!
Da sempre si riteneva che il sole girasse intorno alla terra, poi dal 1543, grazie a Nicolò Copernico, si capì che era la terra che girava intorno al sole. Prima di quella data, anche se qualcuno aveva ipotizzato diversamente, era Scienza, era Religione, era esperienza quotidiana di tutti, che fosse il sole a girare intorno alla terra. Ma i dati scientifici erano miseri, le riflessioni religiose erano fanatiche e l’esperienza visiva era ingannevole.
Proprio le persone che più si dedicano allo studio devono avere una coscienza più viva che ciò che non si sa è molto di più di quello che si sa, e dunque le porte della conoscenza, più che socchiuse, devono essere spalancate. Dotto o no, Santo o no, bisogna essere aperti e disponibili per capire meglio e per conoscere quello che ancora non si sa.
Definisco fanatico quello scienziato che parla brillantemente di ciò che sa e spaval-damente nega quello che non può dimostrare. Lo definirei normale se semplicemente esponesse le poche cose che sa, come le ha imparate, da chi, con quali esperimenti, guardando cosa; sulle cose che non sa, o che non ha studiato e approfondito, farebbe più figura se non si pronunciasse e se continuasse a studiare. Definisco fanatico quel religioso che cita a memoria i Testi Sacri, fonte della sua fede, come se fossero parole scritte da Dio stesso, e pur riconoscendo che il Pensiero di Dio è imperscrutabile e che lo stesso Gesù non ha lasciato scritto neppure una frase su nessun argomento, propone quelle frasi, scritte da uomini ispirati, staccandole dai contesti in cui sono state scritte e non incarnandole nei contesti che egli vuole illuminare. Definisco normale quel religioso che non vende né svende Dio, con discorsi, ma, sapendo anch’egli che è poco quello che conosce, e di quel poco può dire solamente quello che ha sperimentato e capito nella sua vita, si limita più a fare che a parlare, e se parla, dice solo quello che ha vissuto.
Fanatico è colui che non è capace o teme di uscire da se e dalle sue sicurezze; colui che si sente forte di quello che sa, ma teme che altre esperienze e altre teorie possano fare piazza pulita delle sue idee. Definisco normale l’uomo comune che è attento a ciò che è dentro e fuori di lui, dentro e fuori della sua patria; che sa costruire se stesso, le sue capacità, i rapporti con la sua famiglia e i suoi amici, con curiosità, passione, sincerità, semplicità; che sa capire, comprendere, dialogare con le altre esistenze, siano esse una pianta, un animale, un simile, un diverso, un extraterrestre, un angelo, le leggi della natura, Dio stesso. Senza inventare nulla e senza escludere nulla.
Quanti medici nell’esercizio della loro professione, ascoltano i loro pazienti? Danno più valore scientifico agli esami di laboratorio e strumentali che non a quello che sente e dice il paziente: i suoi sintomi, le sue parole. Succede, e non raramente, che il paziente manifesta di non sentirsi bene, mentre il medico gli dice che non ha niente o che è solo ansioso… però il paziente muore davvero. In alcuni centri più all’avanguardia esistono Pronto Soccorso dove i protocolli di procedura sono dettati oltre che dalla scienza medica anche dall’esperienza dei casi precedenti. Nei Pronto Soccorso comuni, invece, si fanno sempre gli stessi errori, e molti incidentati muoiono per emorragie, scoperte tardi, in zone non sospettate.
Quanti credenti propongono un messaggio che viene dall’alto, come un vestito preconfezionato. La vera spiritualità è Spirito che anima e fa vivere con gli altri e per gli altri. L’auto realizzazione spirituale che esclude gli altri, è possibile, ma alla maniera di colui che chiamiamo Satana. I veri santi o saggi, devono le loro illuminazioni soprattutto al contatto con le necessità reali della gente comune, vissute da loro con animo sensibile, sveglio, propositivo e risolutivo. Se Gandi non fosse stato buttato dal treno perché Indiano, se Madre Teresa non avesse incontrato la disperata povertà dei reietti di Calcutta, avrebbero capito e agito allo stesso modo per il resto della loro vita? La ricerca di una soluzione per migliorare la condizione umana degli altri, è diven-tata, in loro, una fonte di iniziative e di idee nuove.
Nessuna politica, nessuna scienza, nessuna religione può fare a meno di questo atteggiamento fondamentale: stare a contatto con le necessità reali della gente comune. incontrare gli altri per conoscerli a fondo e per camminare insieme. Da questo contatto nasce la conoscenza delle sfide della vita, la verifica delle leggi e lo stimolo per risolvere i problemi.
Ci sono poi tanti comportamenti, tipo controllare l’ira, non covare rancore ecc. che sono considerati, con troppa leggerezza, niente altro che virtù religiose o atteggiamenti civili, ma chi studia le risposte dell’organismo a questi atteggiamenti, scopre che esso funziona meglio in presenza di queste virtù piuttosto che in loro assenza, dove funzionare significa lottare meglio contro le malattie, cicatrizzare prima le ferite, equilibrio mentale, ecc. Vale la pena, oltre a identificare i cibi e i modi di cucinare che possono favorire l’instaurare di problemi di salute che riguardano il cuore, la pressione sanguigna, il fegato ecc, identificare pure quali sono i modi di affrontare le persone e gli avvenimenti che minano la salute.
Dalla natura del corpo, dalla logica del suo funzionamento, da ciò che genera salute o malattia, sia fisica che psichica, si possono, con rigore scientifico, rileggere quei comportamenti umani ottimali, senza classificarli morali, religiosi o altro. Insomma, perdonare non fa bene solo all’anima ma soprattutto al corpo e alla psiche, viceversa, odiare fa male al sistema corpo ed ai suoi processi. Certo le eccezioni ci sono, così come esistono fumatori incalliti che invecchiano senza problemi di salute, nonostante sia stato dimostrato che il fumo faccia male.
Tutto quello che sappiamo lo abbiamo imparato guardando e studiando la na-tura. Come un libro aperto, anche se non sempre facile, abbiamo decifrato il suo linguaggio, i suoi codici, i suoi segreti. Dichiariamo scientifica ogni affermazione che ha riscontro in essa, che sia riproducibile e controllabile. Impariamo dalla Natura e la imitiamo, e in ogni caso ne rispettiamo le leggi, se vogliamo venirne a capo. Ci resta tanto da scoprire, ma soprattutto da capire, perché ogni cosa in natura ha un senso. C’e’ un motivo per cui la natura sia così e non in un altro modo.
8° Lezione
“CHI DI VOI HA PLASMATO LA PROPRIA BELLEZZA? Chi ha scelto la sua salute? Chi può affermare che la sua scienza o scaltrezza è frutto del proprio impegno? Dove andrebbe a finire la vostra bravura di scienziato, di artista, di campione, di politico, di specialista, di operaio, anche di ladro e di assassino se io vi togliessi il cervello o il midollo spinale? Oppure se io tagliassi l’erogazione di ciò che li fa funzionare? Che senso ha vantarsi della propria bellezza, dei propri muscoli, del proprio genio o della propria astuzia? Come se fosse opera vostra! Vantatevi solo di quello che è completamente vostro, cioè niente, invece siate soddisfatti e pieni di gioia quando fate fruttificare quello che avete ricevuto. Gioite senza boria né falsa umiltà, poiché umile non significa nascondere la propria bravura e dire: “non è vero”, ma significa dire la verità di aver messo in pratica, in un modo unico, i propri talenti, sapendo di averli ricevuti. L’umiltà è la verità del vostro essere. Siete più figli miei che dei vostri genitori. Sono pochi quelli che vi hanno generato perché volevano avere un figlio. Molti vi hanno accettato a cose fatte. Io, invece, approfittavo di ogni occasione. Io ho fatto si che i vostri genitori, incontrandosi, si piacessero e desiderassero stare insieme. Io ho inventato la loro attrazione e il desiderio di unirsi. IO HO FATTO DI OGNUNO UN ESSERE UNICO E INSOSTITUIBILE, modellando in segreto ognuno di voi, scegliendo il meglio tra tante possibilità”.
Pensavo che se ognuno è un essere unico, nella vita deve cercare di essere solo se stesso. Non può recitare la parte degli altri, poiché desiderando di essere come loro finirebbe per esserne una caricatura. Che senso avrebbe il desiderio di un ciliegio di diventare un castagno? Non è piuttosto invidia? Che senso avrebbe, pretendere che tutti gli alberi abbiano la stessa zolla di terra per vivere? Non è piuttosto una falsa e ingiusta uguaglianza? La soddisfazione più grande è sapere che ognuno è unico: non ha doppioni né sosia; poiché la somiglianza nell’aspetto non equivale alla somiglianza nei pensieri, nei sentimenti e nel modo di rapportarsi alla vita. Proprio per questo, ognuno deve sviluppare e migliorare la sua bellezza, la sua bravura, la sua intelligenza, le sue doti… saprà che se qualcuno lo ama, lo apprezza, lo cerca, non è perché somiglia a qualche altro, ma perché gli piace così com’è.
“Essere se stesso e sentirsi realizzato, significa essere riuscito a far maturare la propria personalità ed il proprio dono. Sentire di essere sorgente d’acqua e non semplice contenitore, di splendere di luce propria e non di riflesso, di dare e di dire cose che si prendono dalla propria esperienza. Non c’è piccolezza o grandezza che possa modificare il valore di essere se stesso! Ognuno è quello che è grazie al corpo che ha; grazie al suo corpo ha sentimenti, emozioni, pensieri, desideri, ha un modo originale di essere, di muoversi, di relazionarsi; grazie al suo corpo può compiere tante cose e realizzare i suoi sogni”.
La mia esperienza professionale mi aveva messo in evidenza che se siamo rilassati, sereni, soddisfatti… lo siamo con il nostro corpo; se siamo tristi, ansiosi, paurosi… sperimentiamo che gli occhi si chiudono per piangere, lo stomaco rifiuta il cibo o non lo digerisce; dentro il petto, oppresso, il cuore palpita all’impazzata, un nodo stringe la gola, le mascelle stringono i denti, le spalle si alzano; la contrattura muscolare irrigidisce l’una o l’altra parte del corpo.
Quando il malessere è psichico o spirituale, ognuno ha i propri sintomi, ma sono tutti localizzati nel corpo. Sapevo che la nostra realtà mentale, sentimentale, spirituale è vissuta nel corpo. Un insulto, non è percepito solo dalle orecchie, o ragionato solo dalla testa, ma è vissu-to, oltre che dall’animo, anche da tutto il corpo: dal cuore, dal fegato, dallo stoma-co… dai muscoli, dalle vene, dai nervi… cioè da tutta la persona!
“L’essere umano è corpo ed è spirito: materia, energia, elettricità, magnetismo, pensiero, volontà, intelligenza e soprattutto una realtà sconfinata e inaccessibile che definite coscienza e che vi identifica come persone”.
Se siamo un corpo animato o uno spirito incarnato, per funzionare bene dobbiamo conoscere entrambi gli aspetti e soprattutto la relazione che c’è tra di essi. Non possiamo essere felici nel corpo e tristi nell’anima, o viceversa; non c’è tentazione o dolore nel corpo senza che l’anima non ne prenda parte, e viceversa. Si ama o si odia, si soffre o si gioisce con l’anima e con il corpo, cioè, con tutto ciò di cui siamo fatti. Solo coloro che non hanno avuto l’occasione e il coraggio di guardare gli occhi di una persona che soffre e che non può parlare, non ne scoprono l’essenza che le anima e le agita. Anche gli occhi di un innamorato manifestano la stessa realtà.
“Aldilà delle fattezze umane, dei suoi colori e delle sue forme, in ogni volto, in ogni sguardo, in ogni linguaggio che nel corpo si manifesta, c’e una persona capace di pensare, di volere, di intendere, di amare. C’è una persona che, se la lasci manifestare, è capace di interpellarti, di farti sentire importante e di dare senso alla tua vita. Se hai deciso di amare, ama con tutta l’anima e con tutto il corpo; non dividere mai l’una dall’atro; ama tutto il corpo e tutta l’anima dell’altro, solo così potrai essere sicuro di amarlo come persona”.
Pensavo cosa potesse significare amare una persona nella sua TOTALITÀ oltre che nella sua UNICITA’. Ogni persona è unica e irripetibile non solo nell’aspetto e nel fisico che ha, nel suo modo di pensare, di relazionarsi con gli altri, di affrontare la realtà, di vivere i sentimenti e le emozioni, ma anche perché ha un suo modo di vivere la sua sessualità. Regolato da ormoni ogni corpo esprime il suo essere sessuato, non solo esternamente, dal timbro della voce alla peluria, alla corporatura, ma anche col suo modo di essere, per il modo peculiare di sentire e trattare le cose. L’essere maschio o femmina è un modo diverso di essere “umano” con tutto se stesso: corpo e spirito. Se usiamo la parola sesso per distinguere un uomo da una donna, allora esso non può limitarsi agli organi genitali, ma deve comprendere tutta la persona, in tutto quello che è e che fa.
Sapevo che la differenziazione è legata al sesso cromosomico. Ogni cellula di una persona, dai capelli alle unghie dei piedi, è sessuata, cioè è composta da 44 cromosomi + xx nella femmina e 44 cromosomi + xy nel maschio. E’ la presenza di que-sto cromosoma x o y a far evolvere la gonade primitiva, già nella quinta settimana di gestazione, in senso maschile o femminile. Se per mancanza di evoluzione della gonade primitiva non si forma il testicolo, l’apparato genitale esterno si struttura in senso femminile. Avvolte la mancata evoluzione della gonade primitiva può portare ad avere un testicolo da un lato ed una ovaia dall’altro, col risultato di una ambiguità somatica e sessuale.
“Ogni persona ha un suo modo peculiare di pensare, intuire, progettare, ragionare, desiderare, relazionarsi. Come individuo nessuno è uguale a un altro, è unico e irripetibile nelle sue decisioni e nel vivere la sua sessualità. La sessualità fa parte di tutto l’individuo in tutto il corpo e in tutto lo spirito, ma non è solo la sessualità che si esprime in ogni cellula del corpo, anche tutte le altre qualità dell’uomo, compresa l’intelligenza. C’è intelligenza in tutti gli organi del corpo, non solo nel cervello. C’è sessualità in tutti gli organi del corpo, non solo nei genitali. L’esistenza dell’essere umano sarà sempre sessuata e l’intelligenza di ogni sua cellula non ammetterà nessuna contraddizione”.
Ero abituato a identificare l’intelligenza nel cervello, ma studiando ho imparato che se la tiroide non produce ormoni tiroidei, viene compromesso, nel bambino, il suo sviluppo cerebrale, vivendo stati di cretinismo o idiozia o ritardo psichico, e nell’adulto vengono rallentate tutte le funzioni cerebrali: memoria, volontà, riflessi, ideazione, movimenti, dando sonnolenza e letargia. Pensai che l’intelligenza del cervello ha bisogno, per essere se stessa, dell’intelligenza di tutti gli altri organi, che con lui comunichino, nutrendolo dei propri frutti e informandolo di ciò che succede in periferia.
Pensavo, poi, a coloro che in un corpo maschile si sentono donne o viceversa, e mi chiedevo cosa dovesse avere la priorità. In questi casi l’unità corpo-spirito sembra essere contraddittoria, ma piuttosto che emarginarle come errori della natura, bisognerebbe lasciar manifestare la loro personalità. Come persone, hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri di tutti; sono chiamate anche loro a vivere i loro talenti e a capire il loro ruolo nella società.
CHI SONO ? Sono un bambino che ha bisogno di tutto, si, sono come un bambino e sono madre che ama dare la vita. Sono fango nero che non serve, è vero, sono come il fango nero e sono spirito che vola liberamente.
Sono un passero che cerca il suo nido, sono come un passero che cerca e sono casa per chi non ha un tetto. Sono la notte che aspetta l’aurora, si, sono come la notte e sono luce per chi mi è vicino.
Sono mare che è in tempesta, è vero, sono come un mare in tempesta e sono silenzio che apprezza la tua presenza. Sono un povero che chiede pane, sono come un povero che chiede e sono cibo offerto a chi ha fame.
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