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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.
 "I ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità.Quello che faccio davvero io per la povertà,non lo dirò mai."(Ayrton Senna).
La Ayrton Senna Foundation,è nata su idea del compianto Campionissimo di Formula Uno,oggi presieduta dalla sorella Viviane,sta perseguendo diversi obiettivi,atti ad aiutare i piu'poveri,soprattutto i bambini ad avere un futuro migliore.
Era questo il sogno di Ayrton,aiutare i piu'poveri ed oggi questo sogno è realtà. Sono passati dodici anni dalla tragica fine di uno dei più grandi campioni della storia brasiliana, Ayrton Senna, il quale non fu solo grande in pista, ma anche nella vita quotidiana, in cui non era l’idolo delle piste, ma solo un uomo.
Non amò mai fare troppa pubblicità alla sua vita privata, con quella dignità tipica brasiliana, la sua la sentiva come una missione, vincere come aiutare i più poveri, senza bisogno di sentirsi un eroe. Era consapevole di essere stato baciato dalla fortuna, che l’aveva dotato di talento e ricchezza, per questo voleva dividere la sua gloria con la gente che invece non aveva nemmeno una dignità umana.
Il Brasile era il suo orgoglio e la sua ferita, la bandiera alta nel cielo in segno di vittoria, esclusivamente per il suo popolo. Aveva negli occhi quella leggera tristezza che velava il suo volto sorridente e vincente, quel sorriso enigmatico che fu spento per sempre in quel tragico 1° maggio imolese del 1994, dove si chiuse la sua storia per aprirsi nella leggenda.
Viviane Senna faceva la psicologa, era timida e riservata, aveva la sua famiglia e seguiva il fratello Ayrton più in tv che dal vivo. Poi la tragedia di Imola nel ’94 e pochi mesi dopo la morte del marito su una moto l’hanno cambiata. Ora, mentre inizia il processo per quell'incidente senza spiegazioni, Viviane lavora a tempo pieno per la Fondazione Senna, voluta dall’ex pilota per aiutare i ragazzi più sfortunati.
Pochi mesi prima della sua scomparsa Ayrton mi parlò di un progetto che aveva in mente. Voleva aiutare i bambini piu' poveri del Brasile perchè avessero le stesse opportunità di quelli piu' ricchi. Non riusciva a sopportare l'idea che un bambino solo perchè era nato in una condizione sfortunata, non potesse studiare. Lui desiderava che tutti fossero messi nella condizione di esprimere il proprio potenziale. Mi diceva che anche lui aveva sofferto prima di vincere, per non avere avuto le condizioni ideali. Purtroppo non ha potuto mettere a punto i particolari della sua idea, ma mi aveva chiesto di occuparmene».
"Qual'è stato a suo giudizio il suo successo piu' grande? «Quello di amare gli esseri umani e di non vergognarsi di dimostrare i propri sentimenti. I sentimenti sono il combustibile della vita. Io ho il privilegio di piangere, mi diceva, oggi tante persone non lo fanno piu'».
Ha contato molto la fede in voi? «Sapete che Ayrton portava sempre una Bibbia con sè nella valigetta. Aveva sottolineato un verso di Isaia che diceva: "Ma quelli che sperano in Dio cambieranno forza, spunteranno penne come le aquile. Correranno e non si stancheranno, andranno e non avranno affanno". Ecco Dio era la sua forza, il suo ispiratore. Leggendo la Bibbia a lui sembrava di parlargli».
Qual'è la cosa che le ha insegnato di più Ayrton? «Di essere fedeli a se stessi, fedeli a ciò che siamo veramente, senza permettere che altri ci cambino e senza essere noi stessi a mettere una maschera. Per me è questa la grande lezione di Ayrton» risponde con un po' di emozione.
E lei è fedele a se stessa? «Io ci sto provando, da qualche tempo».
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