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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

Il mondo, il lavoro, la professione, gli eventi, le relazioni, sono "il terreno " nel quale il laico ha le sue radici e nel quale deve far maturare i suoi frutti.
L'Incarnazione del Figlio di Dio ha consacrato la materia e la vita umana, dal concepimento fino alla morte.
Importanza della materia e della esperienza. - Sappiamo che il cervello del bambino, sin dai primi mesi di vita, elabora migliaia di connessioni neurologiche e può farlo grazie a stimoli esterni: visivi, attraverso i colori e le forme degli oggetti; tattili, toccando ed essendo toccato, accarezzato, baciato; emotivi, per la presenza di coloro che lo chiamano, lo coccolano, lo nutrono, lo proteggono, gli parlano. Un bambino non arriverebbe a sviluppare neanche il minimo di ciò che lo caratterizza come essere umano, senza la materialità fatta di colori, forme, suoni, presenze.
- Tutto ciò che l’uomo sa fare lo ha imparato attraverso il contatto con la realtà, ripetendo molte volte i gesti del suo lavoro o della sua professione, acquisendo quella esperienza che gli permette di fare le cose più perfettamente e in minor tempo.
- La conoscenza e la comprensione tra le persone, non sono possibili senza le occasioni di stare insieme, parlandosi, condividendo, mettendosi allo stesso livello. Conoscendo gli altri si conosce meglio se stessi, poiché non si finisce di sondare l’animo umano.
- Sappiamo che “Dio si manifesta a chi ama” e che amare vuol dire fare, non solo perché l'amore si dimostra con i fatti, ma perché è proprio dell'amore essere creativo. L'amore creativo è sfidato dalle necessità, dai problemi, dalle ingiustizie, dalle vicende di tutti i giorni. È in tutto ciò che Dio ci chiama a dare il nostro contributo ed è nelle situazioni concrete che egli dà a ciascuno la grazia di saperle vivere e di trovare una soluzione. Nella concretezza dell’istante che viviamo, siamo "collaboratori" di Dio nella costruzione del suo Regno, quello che chiediamo ogni giorno nel Padre Nostro.
Per questo il mondo, il lavoro, la professione, gli eventi, le relazioni, sono "il terreno " nel quale il laico ha le sue radici e nel quale deve far maturare i suoi frutti.

Sappiamo quanto Gesù criticasse l’ipocrisia di chi fuori vuol apparire ciò che dentro non è: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi”. ( Matteo 7,15-17)
Il cristiano non si perde nei meandri di sofisticati ragionamenti per discernere tra persone buone e cattive, d'altronde non è suo compito giudicare l’animo umano, ma riceve da Gesù un metodo pratico per sapere con chi si sta trattando: i fatti, le opere. Non sono le parole, i propositi, i discorsi, e neppure le azioni sporadiche, ma quelle che si fanno spontaneamente tutti i giorni. Come ogni albero si riconosce dai frutti che produce, così ogni persona si riconosce da quello che fa. Ci interessa sapere come sono usati i talenti ricevuti, e “per che cosa stiamo vivendo”. “Quando Gesù vide venire a sè Natanaele, disse di lui: Ecco quì un vero israelita, nel quale non c'è inganno” (Giovanni 1,47). Natanaele era così prima di incontrare Gesù; la sua vita dava già frutti buoni. ... Continua a leggere...

La Spiritualità dell’uomo comune può ispirarsi alla parabola dei talenti.
Dio chiederà ad ognuno come ha fatto fruttificare quello che ha ricevuto nella sua vita: se stesso, la salute, le sue capacità, la famiglia, la formazione, le occasioni (persone, incontri, avvenimenti…). Non c'è dubbio che il primo compito di ogni persona è quello di crescere, conoscersi e realizzarsi, in una parola, essere se stessa, facendo maturare quel dono unico che Dio ha messo in ciascuna.
La parabola dei talenti critica chi conserva sotto terra ciò che ha ricevuto ed elogia chi si dà da fare affinché i talenti ricevuti diano frutto secondo le proprie capacità. A tal proposito Gesù afferma che “Chi è fedele nelle piccole cose è fedele anche nelle grandi… se voi non siete stati fedeli nell’amministrare i beni che sono degli altri,chi vi affiderà i beni che vi spettano?” (Luca 16,10-12)
Tutto quello che siamo, anima e corpo, tutto quello che possediamo, fisicamente e spiritualmente; tutta la creazione che ci circonda con tutte le creature che la popolano; tutti gli affetti, i sentimenti, gli istinti, i desideri, le speranze… tutte queste cose sono “beni che appartengono agli altri”. ... Continua a leggere...

Mi sento come una fontana situata in un luogo poco noto, visitata per lo più dai passeri e dagli insetti che sostano brevemente, per bere, prima di riprendere il loro volo.
Una fontana è fatta per dare acqua, non importa se essa si trovi in una piazza importante, in una stazione ferroviaria, lungo un sentiero di montagna, oppure in un luogo sconosciuto dove passa poca gente. Non importa se è artisticamente attraente, in metallo, in cemento o in pietra.
Una fontana è fatta per dare acqua. L’acqua non viene dalla fontana, ma, attraverso condutture, proviene dalle sorgenti. Ogni fontana dà la sua acqua ed essa è buona se la sorgente è buona e se il suo percorso non è inquinato. ... Continua a leggere...

Si narra che un giorno Francesco d’Assisi vide un muratore e gli chiese: “Padrone mio, che fate?”. Quegli rispose: “Faccio muri da mattina a sera”. Con la sua abituale mansuetudine Francesco chiese ancora: “E perché fate muri tutto il giorno?”. Rispose il muratore: “Per guadagnare quatto soldi”. “E perché volete guadagnare dei soldi, fratello mio?” continuò a dirgli Francesco. “Per vivere” fu la risposta. “E perché vivete voi?” fu la semplicissima domanda di Francesco. Ma il povero muratore non seppe cosa rispondere.
Spiritualità è la capacità di percepire il fatto che corpo umano e vita sulla Terra non sono fatti di sola materia. Nel linguaggio della teologia contemporanea con il termine «spiritualità» si intende uno stile di vita, originato e derivato dall’esperienza religiosa personale, vissuto nel concreto della propria esistenza. I contenuti oggettivi della spiritualità sono quelli della rivelazione cristiana, mentre le modalità soggettive con cui quei contenuti sono vissuti nel concreto dell’esistenza provengono dalla vita interiore del credente, di colui che prega e cerca continuamente la volontà di Dio su di lui.
La spiritualità, intesa come stile di vita, diventa progressivamente una cultura, in altre parole una interpretazione globale del proprio mondo. Infatti, l’esperienza dello Spirito plasma non solo il comportamento individuale e comunitario ma anche tutte le espressioni del credente, come l’arte, la politica, l’ambiente, l’impegno sociale, ecc. Ogni opera umana manifesta infatti la spiritualità, il pensiero e le intenzioni di chi l’ha realizzata.
La parola Laico origina dal greco e significa del popolo, contraddistingue l'appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunità chiusa. Il termine fu poi usato in ambito religioso per indicare colui che, appartenente alla moltitudine dei fedeli, non è appartenente alla gerarchia del suo clero. Il termine laico nell'accezione moderna del termine ha significato di "aconfessionale", ossia slegato da qualsiasi autorità ecclesiastica e da qualsiasi confessione religiosa. Laico, dunque, è semplicemente ogni essere umano, senza titoli di una qualsivoglia classificazione geografica, politica, religiosa, professionale, ecc.
Vogliamo approfondire una spiritualità adatta all’uomo comune, ma fedele all’insegnamento di Gesù.

Qualcuno chiese a Gesù: “Maestro, che devo fare per avere la vita eterna?”, come dire, qual è il comportamento che piace a Dio e che ci rende giusti davanti a lui? Gesù fa capire a chi gli fa la domanda che, in realtà, conosce già la risposta, perché sintetizza tutta la legge e i comandamenti, infatti chi ha fatto la domanda era un dottore della legge: “Ama !”. Ama Dio e ama il prossimo. Ama Dio con tutto te stesso e ama il prossimo come te stesso.
Ciò che non aveva chiaro l’interessato era chi doveva trattare come prossimo. Facile chiamare “compagno”, o “camerata”, o “Fratello”, chi ne condivide il pensiero e l’ideale e chiamare nemici gli altri. E’ una storia vecchia quanto il mondo e ci sono mille motivi per escludere gli altri dalla nostra cerchia, perché di altro colore, di altra politica, di altra religione, di altro ceto sociale, di altra cultura, di altra età, ecc.
Quella domanda apparentemente innocua: “Chi è il mio prossimo?” nasconde l’atteggiamento mentale che esclude tutti quegli altri che non appartengono al proprio gruppo e perciò stesso, spesso, fonte di molte iniquità e ingiustizie, di razzismi e di oppressioni, di schiavitù e servitù, di intolleranze e odi. Il rapporto con chi è fuori dal proprio ovile non è per nulla familiare. ... Continua a leggere...
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