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Di seguito gli interventi pubblicati in questa sezione, in ordine cronologico.

SECONDA PARTE
Anima 1: Chi è costui la cui anima tanto simile alla nostra risplende di bellezza?
Anima 2: Hanno detto che si chiama Gesù; è morto ieri pomeriggio alle tre. Gli hanno chiesto come è morto, perché è molto giovane. Ha detto che lo hanno crocifisso.
Anima 3: Ieri, appena è arrivato, si è avvicinato ai nostri primi genitori.
Adamo: Mai nessuno mi aveva parlato con tanto affetto!
Eva: “Dio ti è vicino, Donna”. Nessuno mai mi aveva salutato così. Nessuno mi aveva più chiamato “donna” da molto tempo.
Adamo: Da quando è arrivato questo nostro figlio, sento una cosa strana in me, qualcosa che mi fa sentire orgoglioso di avere un figlio così. La sua presenza mi dà pace, mi dà sicurezza.
Anima 4: State parlando di Gesù, il Nazareno? Io ho sentito parlare di lui, al mio paese. Molta gente lo seguiva e raccontava i miracoli che lui faceva: sanava gli ammalati, guariva dalla lebbra, faceva camminare gli storpi… io stesso lo vidi guarire un cieco dalla nascita. Dicevano che aveva risuscitato dai morti il figlio di una povera vedova. ... Continua a leggere...
Da TRILUSSA ( scusate se in Italiano )
Libertà di parola ( All'ombra 1932 ) Mentre mi leggo il solito giornale, spaparacchiato all'ombra di un pagliaio, vedo un porco e gli dico: Addio, maiale! vedo un ciuccio e gli dico: Addio, somaro! Forse queste bestie non mi capiranno, ma provo almeno la soddisfazione di poter dire le cose come stanno senza paura di finire in prigione.
Il prepotente ( Adamo e la Pecora ) … Il primo prepotente, disse alla Pecorella: - Mi darai la lana bianca e morbida che fai perché la lana serve tutta a me. Bisogna che mi vesta... Dico bene?...- La Pecorella gli rispose: - Bee... - E l'Uomo si vestì. Dopo tre mesi la Pecorella partorì tre agnelli. L’Uomo gli prese pure quelli e tagliò la gola a tutti e tre. Questi qui me li mangio... Faccio bene?... La Pecorella gli rispose: - Bee... - La bestia s'invecchiò. Dopo quattro anni rimase senza latte e senza lana. Allora l’Uomo disse: - In settimana bisognerà che scanni pure a te; oramai t'ho sfruttata... Faccio bene?... - La Pecorella gli rispose: - Bee... Brava! - gli strillò l'Uomo. - Tu sei nata col sentimento della disciplina: come tutta la massa pecorina conosci il tuo dovere e dici: bee... Ma se per caso non ti andasse bene, eh, allora, figlia, poveretta te!
La legge non è uguale per tutti (Il sorcio di città e il sorcio di campagna) Un Sorcio ricco della capitale invitò a pranzo un Sorcio di campagna. - Vedrai che bel locale, vedrai come si mangia... - gli disse il Sorcio ricco - Sentirai! Altro che le caciotte di montagna! Pasticci, dolci, gnocchi, timballi fatti apposta, un pranzo coi fiocchi! una cuccagna! – La stessa sera, il Sorcio di campagna, nell’attraversare le sale intravide una trappola nascosta; - Collega, - disse - cominciamo male: non ci sarà pericolo che poi...? - Macché, non c'è paura: - gli rispose l'amico - qui da noi ce l'hanno messe tanto per far vedere. In campagna, capisco, non si scappa, ché se pigli un pochetto di farina c’è la tagliola pronta che t'acchiappa; ma qui, se rubi, non avrai rimproveri. Le trappole sono fatte per gli sciocchi: ci vanno dentro li sorcetti poveri, mica ci vanno li sorcetti ricchi!
Ideologie ( Il compagno scompagno ) Un Gatto, che faceva il socialista solo allo scopo di guadagnare un posto, si stava lavorando un pollo arrosto nella cucina di un capitalista. Quando da un finestrino su per aria si affacciò un altro Gatto: - Amico mio, pensa - gli disse - che ci sono pure io che appartengo alla classe proletaria! Io che conosco bene le idee tue sono certo che quel pollo che ti mangi, se vengo giù, sarà diviso in due: mezzo a te, mezzo a me... Siamo compagni! - No, no: - rispose il Gatto senza cuore, io non divido niente con nessuno: faccio il socialista quando sto a digiuno, ma quando mangio sono conservatore!
Pur di valere ( Il Somaro e il Leone ) Un Somaro diceva: - Anticamente, quando non c'era la democrazia, la classe nostra non valeva niente. Mio nonno, infatti, per avere ragione si coprì con la pelle di un Leone e fu trattato rispettosamente. - Sono cambiati i tempi, amico caro: - fece il Leone - ormai la pelle mia non serve più nemmeno da riparo. Oggi, purtroppo, ho perso l'influenza, e ogni tanto sono io che, per prudenza, mi copro con la pelle di somaro!
Seguire la corrente ( Buonsenso pratico ) Quando, di notte, sparsero la voce che un Fantasma girava sul castello, tutta la folla corse e, nel vederlo, cascò in ginocchio con le braccia in croce. Ma un vecchio restò in piedi, e francamente voleva dire che non c'era niente. Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia. Io, senza dubbio, vedo che è un lenzuolo: ma, più che dire la verità da solo, preferisco sbagliarmi in compagnia. Dunque è un Fantasma, senza discussione". E pure lui si mise a pecorone.
Vera pace e vera uguaglianza ( Fra cento anni ) Da qui a cent'anni, quando ritroveranno, zappando la terra, i resti dei poveri soldati morti ammazzati in guerra, pensate un po' che montagna di ossa e di teschi scapperà fuori dalla terra smossa! Saranno eroi tedeschi, francesi, russi, inglesi, di tutti i paesi. O gialla o rossa o nera, ognuno avrà difeso una bandiera; qualunque sia la patria, o brutta o bella, sarà morto per quella.
Ma lì sotto, però, diventeranno tutti compagni, senza nessuna differenza. Nell'occhio vuoto non ci sarà né l'odio né l'amore per le cose del mondo. Nella bocca scarnita non resterà che l'ultima risata alla fregatura della vita. E diranno fra loro: - Solo adesso abbiamo per lo meno la speranza di goderci la pace e l'uguaglianza che ci hanno predicato tanto spesso!
Guerra e affari ( La ninna-nanna della guerra ) Ninna nanna, piglia sonno ché se dormi non vedrai tante infamie e tanti guai che succedono nel mondo fra le spade e i fucili dei popoli civili... Ninna nanna, tu non senti i sospiri e i lamenti della gente che si scanna per un matto che comanda; che si scanna e che si ammazza a vantaggio della razza... o a vantaggio di una fede per un Dio che non si vede, ma che serve da riparo al Sovrano macellaio.
Poiché quel covo d'assassini, che c'insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro di quattrini che prepara le risorse per i ladri delle Borse. Fa' la ninna, cocco bello, finché dura questo macello: fa' la ninna, perché domani rivedremo li sovrani che si scambiano la stima, buoni amici come prima. Son cugini e fra parenti non si fanno complimenti: torneranno più cordiali i rapporti personali. E riuniti fra di loro, senza l'ombra d'un rimorso, ci faranno un bel discorso sulla Pace e sul Lavoro, per quel popolo coglione risparmiato dal cannone! (ottobre 1914 )
L'incontentabilita' Dio prese il fango dal pantano, modellò un pupazzo e gli soffiò sul viso. Il pupazzo si mosse all'improvviso e venne fuori subito l'uomo che aprì gli occhi e si trovò nel mondo come uno che si svegli da un gran sonno. -- Quello che vedi è tuo -- gli disse Dio -- e lo potrai sfruttare come ti pare: ti do tutta la Terra e tutto il Mare, meno che il Cielo, perché quello è mio... --Peccato! -- disse Adamo -- È tanto bello. Perché non mi regali anche quello.
La spada e il coltello Un vecchio coltello diceva alla Spada: -- Ferisco e sbudello la gente di strada, e il sangue che verso da quelle ferite diventa un fattaccio, diventa una lite.. -- Rispose la Spada: -- Io pure sbudello, ma faccio queste cose soltanto in duello, e quando la lama la usa il signore la lite si chiama partita d'onore!
La politica C'è una gran varietà di opinioni: mio padre è democratico cristiano, e poiché è impiegato al Vaticano, tutte le sere recita il rosario; di tre fratelli, Luigi il più anziano è socialista rivoluzionario; io invece sono monarchico, al contrario di Ludovico, che è repubblicano. Prima di cena litighiamo spesso per via di questi benedetti principî: chi vuole qua, chi vuole là... Sembra un congresso ! Facciamo il finimondo ! Ma appena mamma ci dice che sono cotti gli spaghetti siamo tutti d'accordo nel programma. (1915)
Il testamento di un albero Un Albero di un bosco chiamò gli uccelli e fece testamento: -- Lascio i fiori al mare, lascio le foglie al vento, i frutti al sole e poi tutti i semi a voi. A voi, poveri uccelli, perché mi cantavate le canzoni nella bella stagione. E voglio che gli sterpi, quando saranno secchi, facciano il fuoco per i poverelli. Però vi avviso che sul mio tronco c'è un ramo che dev'essere ricordato alla bontà degli uomini e di Dio. Perché quel ramo, semplice e modesto, fu forte e generoso: e lo provò il giorno che sostenne un uomo onesto quando ci si impiccò.
La chiave è ‘n pezzettino de metallo che serve a fa scattà ‘na seratura e te permette, co’ quell’apertura, d’entrà e d’uscì quanno te piace fallo.
Esiste poi la chiave der successo che ner campo dell’arte e della scienza te permette ‘na certa prominenza su quello che nun po’ venitte appresso.
Si ci’hay la voce come Pavarotti, si come Raffaello fai er pittore, la scienza come Fermi e Pacinotti, nun devi vive con orgojo e boria, perché quello è ‘n talento che er Signore ha dato a te, ma sempre Sua è la Gloria.
Orlando Orlandi
Chino sulla tua culla ti guardo mentre dormi, bambino mio, beato e mai sazio di guardarti, mi sento avvolto nella pace che da te e dal tuo volto sereno si diffonde intorno.
Dormi tranquillo e ignaro di tante cose, abbandonato al volere della vita e di coloro che la vita ti hanno dato. Adesso sei così piccolo e indifeso come lo sono stato io un tempo, e guardandoti mi assale l’emozione di vedere me in te di pochi giorni.
Sei così piccolo, ma sai già sorridere, dicono che è perché vedi gli angeli. Se ridi è perché sei contento, e la tua gioia è anche la mia.
Da dove vieni, figlio mio? Dalle viscere più profonde di noi tuoi genitori. Vieni da un “sonno” profondo che con sapienza ti ha modellato e formato.
Vieni da un sonno misterioso che ti ha introdotto in questo modo di essere che sei tu, pieno di vita nuova. Ignaro tu, ignari noi pure, ma sveglia e precisa la vita che fin qui ti ha condotto e continua a condurti lungo il suo cammino… mentre tu dormi.
Un giorno, figlio mio, sarai tu a starmi vicino, mentre io, dormendo, mi abbandonerò ad un altro sonno misterioso. In quei momenti sarai tu a porti delle domande, guardandomi in balia di un destino che chiamiamo morte.
Quel sonno che ogni notte chiude i miei occhi, come li custodiva chiusi all’inizio della mia avventura nell’esistenza, tornerà a chiuderli per un’altra grande avventura… Mi farò avvolgere da quel sonno, abbandonandomi a lui come al letto di ogni sera, come all’amico più fedele, alla madre più amorosa, al Mistero più Buono.
Non ho motivi per chiamare morte una realtà sconosciuta che in quest’avventura mi ha dato tantissime cose. Nel sonno noi siamo inattivi, silenziosi, impotenti. Che motivi ho per non credere una seconda volta nella vita, se essa, senza chiedermi nulla, la prima volta mi si è data tutta e mi ha dato tutto?
Ignaro ma tranquillo, impotente ma fiducioso mi abbandonerò al volere della VITA.

C’era una volta, nel cielo azzurro, una Nube bianca, le piaceva viaggiare intorno al mondo, correndo, danzando e formando disegni con i suoi movimenti. In primavera era incinta di molte gocce d’acqua, ma continuò il suo cammino intorno alla terra, poiché le piaceva guardare i paesaggi che mutavano da un luogo all’altro. Ogni tanto le gocce più mature lasciavano il suo ventre e si lasciavano cadere; fu così per tutte loro, cadendo in diversi luoghi della terra, prima che la Nube sparisse nel cielo infinito che l’aveva vista nascere.
Questa è la storia di alcune Gocce d’acqua di questa nube viaggiatrice; cadute sulla terra, impararono da essa tante cose, con i suoi prati, alberi, fiori, farfalle, uccelli e quel fango che ricorda a tutti la loro parentela creaturale.
Nella campagna avevano visto le instancabili formiche lavorare per vivere, e gli uccelli fare il loro nido e nutrire i loro piccoli. La vita dura della campagna rende più solidali i suoi abitanti, poiché ogni presenza e ogni angolo sono carichi di sentimento.
Avevano visto il timido nascere del sole e il suo rosso tramonto; la sera, quando si alzava la luna, la natura indossava un misterioso vestito, giocando a far loro paura con i suoi misteriosi rumori. La notte spegneva la terra e accendeva il cielo di stelle, invitando tutti a guardare verso l’alto ed ammirare la sua immensità.
Dalla natura avevano ricevuto il dono dei molteplici fiori, il sapore dei diversi frutti, l’ombra delle foglie e il fischio del vento. Avevano respirato l’odore della terra bagnata che si alzava come un canto di lode della moltitudine silenziosa delle cose insignificanti.
Le Goccioline erano cresciute lontane l’una dall’altra; ogni tanto sognavano il cielo azzurro, l’aria libera e altre Goccioline che, come loro, dovevano esistere da qualche parte, ma dopo, risvegliate dalla realtà che le circondava, vivevano come tutti, i cui orizzonti non andavano aldilà di quello che si vedeva. Guardavano tutto quello che la natura offriva: le molte e diverse forme di vita, piene di desideri, come loro; sperimentando entusiasmi e delusioni. Gli anni passavano… alcune Goccioline stavano più a loro agio insieme, si sentivano amiche e trascorrevano il tempo raccontandosi la loro vita.
 Un giorno incontrarono un’altra Gocciolina che portava con sé il ricordo del cielo, del sole, del vento, di tante cose che aveva visto insieme con sua madre: la Nube. Mentre lei parlava, il suo trasparente contenuto rifletteva l’azzurro del cielo, il verde dei prati, il canto degli uccelli, la luce del giorno, il sorriso di chi è felice, la serenità di chi sa che la vita è un dono, la pazienza di chi ha imparato a sperare, la fiducia di chi crede nell’amore, l’ardore di chi vuole realizzare i suoi sogni.
Diceva: “Il mio vero nome è “creatura”, perché sono nato da altri. Non mi vanto di quello che sono, poiché l’ho ricevuto, ed anche tutto quello che so e so fare l’ho imparato da altri. Io sono un regalo, poiché non ho chiesto né meritato né pagato nulla per esistere. Il primo regalo che ho ricevuto è la mia persona, unica e irripetibile, perciò io sono il regalo della Vita a me stesso.
Un regalo che ogni giorno mi sorprende e sembra che non finisca mai di conoscere, perché cresce e si modifica con me, mostrandomi aspetti nuovi del mio modo di essere e dei miei desideri. Un regalo che ha tesori nascosti nelle viscere dei miei geni, del mio carattere e della mia anima, e che pian piano scopro ogni volta che ho il coraggio di cercare e di vivere la solitudine, il silenzio, il vuoto, di superare la noia di un’apparenza squallida e la paura di immergermi nelle profondità del mio essere. ... Continua a leggere...
DIALOGHI TRA ADAMO ED EVA ( prima parte )
Adamo: E’ da tanto tempo, amor mio, che penso alla nostra storia, al nostro stare qui in questo posto dove si sente tanto l’assenza di Lui, il Dio del cielo, della terra e di tutto quello che esiste.
Eva: Io mi sento in esilio, come una che non è fatta per stare in questo posto. Ho una strana nostalgia di qualcosa che non è solo il paradiso perduto. Ho nostalgia di quel progetto di Dio che abbiamo rifiutato.
Adamo: Per molto tempo abbiamo pianto la nostra colpa, ma le nostre lacrime non riempiranno mai l’abisso del nostro peccato.
Eva: Penso spesso a come sarebbe stata la nostra vita e quella dei nostri figli, nell’amicizia di Dio.
Adamo: Amicizia… che ferita si apre in me nell’udire questa parola! Io udivo i suoi passi nel giardino e la mia anima esultava di gioia; era qualcosa che mi prendeva profondamente, dolcemente e totalmente. Era un sentimento misterioso, come quando ti vidi per la prima volta e mi innamorai di te, come quando cercavo il tuo volto e la tua presenza vagando nel giardino. Era qualcosa di simile, ma di più, molto di più…
Eva: Io ti capisco, fratello dell’anima mia; non sentivo anch’io le stesse cose?
Adamo: Prima che tu esistessi, la sua amicizia era la mia felicità e il mio orgoglio. Certo, io desideravo qualcuno, creatura come me, con cui parlare… ma, stando con Lui, sentivo che aveva in mente qualcosa. Io sono sicuro, amor mio, che Dio ti ha pensata ed amata per primo; prima che io potessi desiderarti, o forse … ci ha pensati nello stesso momento.

Eva: Questo non me lo avevi mai detto! Io mi sentivo il frutto della tua solitudine e della tua richiesta, inventata per te che mi desideravi. Adamo: Se tu sei nata per me, per chi sono nato io? Non sono nato per te? Per questo dico che ci ha pensati insieme e ci ha fatti l’uno per l’altra. Eva: Ora so perché una stessa gioia ci ha ricolmati il giorno in cui ci siamo incontrati e ci siamo chiamati fratelli. ... Continua a leggere...
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