«Lavorare dall'alba al tramonto per un anno intero incatenato alla terra dai conti da pagare al magazzino della piantagione, scacciare questi pensieri con cattivo gin, dimenticare nell'estasi del canto e della preghiera... piangere, maledire se stesso per la propria viltà, essere lo zimbello dei giudici e dei poliziotti, finire col credere alla propria indegnità... e infine cedere, inchinarsi, strisciare, sorridere e odiare se stesso per il proprio servilismo e la propria debolezza».
Questo era il tormento del nonno paterno di Martin Luther King, James Albert, e di tutti i neri. Nelle strade e nelle piazze delle città si vedevano dappertutto cartelli con la scritta «solo per bianchi», e la vita dei neri si consumava per lo più nei ghetti sudici e sovrappopolati, privi di strutture e di servizi appena decenti. Qui Martin Luther King nasce, vive e comincia a lottare fin dalla sua fanciullezza. Meno di quaranta anni fa, in America, c'erano fontanelle pubbliche separate per bianchi e neri. A teatro, le balconate erano altrettanto separate e così i posti negli autobus pubblici.
La lotta per cambiare queste condizioni e guadagnare la parità dei diritti di fronte alla legge per i cittadini di qualsiasi razza è stata la scelta di fondo della breve vita di Martin Luther King. La scintilla che dà inizio al Movimento per i Diritti Civili scocca a Montgomery, apparentemente per un banale incidente. Sugli autobus della città le prime tre file di posti sono riservate ai bianchi, le altre possono essere occupate da neri solo se non ci sono bianchi in piedi. Il pomeriggio del 10 dicembre 1955 un'impiegata nera, Rosa Parks, seduta dietro i posti riservati ai bianchi, rifiuta di alzarsi e cedere il posto quando salgono alcuni viaggiatori bianchi: viene arrestata e portata in carcere. La notizia si diffonde rapidamente, gli esponenti e i pastori della comunità nera s'incontrano e decidono subito di boicottare i mezzi pubblici di trasporto: propongono ai neri di non prendere più l'autobus e di recarsi al lavoro a piedi o con altro mezzo. L'esito appare incerto, perché altre volte simili iniziative non avevano avuto successo; intanto Martin Luther King è votato all'unanimità capo del movimento. La mattina del 5 dicembre tutti i neri vanno a lavorare a piedi, a dorso di mulo, su carri. Il boicottaggio è totale fino al dicembre dell'anno successivo; la lotta, tutt'altro che facile, dura 382 giorni e il movimento ottiene la sua prima vittoria: l'abolizione della segregazione sui mezzi pubblici. Le reazioni dei bianchi sono violente: hanno paura. La compagnia degli autobus ha perso 40 milioni di dollari. Martin Luther King diviene il bersaglio di minacce d'ogni genere e viene arrestato. Il 30 giugno, mentre si trova fuori fra la sua gente, un attentato dinamitardo gli distrugge la casa; la moglie e la figlia Yoki sono dentro, ma restano fortunatamente illese. ...
E’ perché sei nato piccolo che proteggi i piccoli e non brami la grandezza. E’ perché sei nato incapace di difenderti che ti prendi cura di chi è indifeso e rifiuti la prepotenza. E’ perché sei nato nudo che ti prendi cura di chi è nudo e non sopravvaluti il lusso. E’ perché sei nato affamato che ti prendi cura di chi ha fame e sete e rifiuti lo spreco. E’ perché sei nato debole che aiuti i deboli e non scegli la violenza. E’ perché non vuoi il tuo male, che non glielo auguri agli altri. E’ perché hai imparato dagli altri che insegni agli altri ciò che sai fare. E’ perché il tuo corpo non ti inganna che non inganni gli altri.
E’ perché respiri gratis che dici no alla speculazione, all’usura, alla truffa, e dici si alla solidarietà, al volontariato, all’altruismo. E’ perché sei creatura che dici no ai privilegi e alle differenze sociali e dici si alla all’uguaglianza e alla fraternità. E’ perché hai bisogno degli altri, che dici no ai razzismi, agli egoismi, all’odio e dici si all’ospitalità, alla condivisione, alla conoscenza. E’ perché quando muori non ti porti via nulla, che dici no alle conquiste, all’accumulo indiscriminato e dici si alla semplicità, alla gratitudine, alla socialità.
Sii come l’acqua: ristora chi ha sete, lava chi è sporco, vivifica chi è arido, leviga ciò che è spigoloso, scendi in basso, sii limpido e semplice. Sii come l’acqua: adattati con morbidezza al contenitore che ognuno possiede, senza perdere la tua identità; se ti contengono, fermati; se ti lasciano, apriti la strada. Fa tutto questo come l’acqua, semplicemente perché è acqua, non perché è supplicata. Sii vita per tutti come l’acqua, ma non uccidere nessuno annegandolo, perché sai bene che anche la tua furia può essere mortale.
Sii come il fuoco: illumina il buio, scalda chi è gelido, cuoci ciò che è crudo. Sii come il fuoco: trasmetti la tua fiamma se non vuoi spegnerti, guarda verso l’alto per trovare nuovo ossigeno ed alimentarti. Fa tutto questo come il fuoco, semplicemente perché è fuoco, non perché è temuto. Accogli e scalda ogni vita come fa il calore del fuoco, ma non uccidere nessuno bruciandolo, perché sai bene che anche il tuo furore può essere letale. ...
Voglio ricordarti per quello che eri, cioè per quello che facevi, per quelo che dicevi, per quello che pensavi. facendo tesoro delle tue parole, frutto della tua esperienza. Voglio ricordarti per la tua passione per l'uomo.
La pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti e porta con sé ancor più gravi violazioni di essi. Se i diritti dell'uomo vengono violati in tempo di pace, ciò diventa particolarmente doloroso e, dal punto di vista del progresso, rappresenta un incomprensibile fenomeno della lotta contro l'uomo, che non può in nessun modo accordarsi con un qualsiasi programma che si autodefinisca «umanistico».
Ora, se malgrado tali premesse, i diritti dell'uomo vengono in vario modo violati, se in pratica siamo testimoni dei campi di concentramento, della violenza, della tortura, del terrorismo e di molteplici discriminazioni, ciò deve essere una conseguenza delle altre premesse.
S'impone allora necessariamente il dovere di sottoporre gli stessi programmi ad una continua revisione dal punto di vista degli oggettivi ed inviolabili diritti dell'uomo. Creare una base per una continua revisione dei programmi, dei sistemi, dei regimi, proprio da quest'unico fondamentale punto di vista, che è il bene dell'uomo. In caso contrario, la vita umana, anche in tempo di pace, è condannata a varie sofferenze e, nello stesso tempo, insieme con esse si sviluppano varie forme di dominio, di totalitarismo, di neocolonialismo, di imperialismo, che minacciano anche la convivenza tra le nazioni.
Consapevole che la sola «lettera» può uccidere, mentre soltanto «lo spirito dà vita», sorgono, infatti, timori fondati che molto spesso siamo ancora lontani da questa realizzazione, e che talvolta lo spirito della vita sociale e pubblica si trova in una dolorosa opposizione con la dichiarata «lettera» dei diritti dell'uomo. Questo stato di cose, gravoso per le rispettive società, renderebbe particolarmente responsabili, di fronte a queste società ed alla storia dell'uomo, coloro che contribuiscono a determinarlo.
Il senso essenziale dello Stato, come comunità politica, consiste nel fatto che il popolo, è sovrano della propria sorte. Questo senso non viene realizzato se assistiamo all'imposizione del potere da parte di un determinato gruppo a tutti gli altri membri di questa società. Queste cose sono essenziali nella nostra epoca, in cui è enormemente aumentata la coscienza sociale degli uomini ed insieme con essa il bisogno di una corretta partecipazione dei cittadini alla vita politica della comunità.
Questi sono, quindi, problemi di primaria importanza dal punto di vista del progresso dell'uomo stesso e dello sviluppo globale della sua umanità. Quel bene comune, che l'autorità serve nello Stato, è pienamente realizzato solo quando tutti i cittadini sono sicuri dei loro diritti. È così che il principio dei diritti dell'uomo diventa metro per la fondamentale verifica degli Organismi politici.
Dall'autobiografia di santa Teresa di GesùBambino.
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi. Senza scoraggiarmi, continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: «Cercate con ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta». E l'Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l'Amore.
La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l'organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d'amore. Capii che l'amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l'amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue...
Capii che l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l'avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io saròl'amore. Così, sarò tutto... e il mio sogno sarà attuato!
Quest'anno, il Signore mi ha concesso la grazia di capire che cosa è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in un modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole di Gesù: «Il secondo comandamento è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso». ...
La Sacra Scrittura rivela che la vocazione all'amore fa parte di quell'autentica immagine di Dio che il Creatore ha voluto imprimere nella sua creatura, chiamandola a diventargli simile proprio nella misura in cui è aperta all'amore.
Illuminare la verità dell'amore come cammino di pienezza in ogni forma di esistenza umana. La grande sfida della nuova evangelizzazione, che Giovanni Paolo II ha proposto con tanto slancio, ha bisogno di essere sostenuta con una riflessione veramente approfondita sull'amore umano, in quanto è proprio questo amore una via privilegiata che Dio ha scelto per rivelare se stesso all'uomo ed è in questo amore che lo chiama a una comunione nella vita trinitaria.
Quest'impostazione ci permette anche di superare una concezione privatistica dell'amore, oggi tanto diffusa. L'autentico amore si trasforma in una luce che guida tutta la vita verso la sua pienezza, generando una società abitabile per l'uomo.
Nella mia recente Enciclica ho inteso sottolineare come proprio mediante l'amore si illumini "l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino" (Deus caritas est, 1). In altre parole Dio si è servito della via dell'amore per rivelare il mistero intimo della sua vita trinitaria. Il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano". Questa indicazione resta ancora in gran parte da esplorare. Inoltre, il rapporto stretto che esiste tra l'immagine di Dio Amore e l'amore umano ci permette di capire che "all'immagine del Dio monoteistico corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano" (ibid., 11).
Questa indicazione resta ancora in gran parte da esplorare. Il rapporto tra Gesù e il Padre e il rapporto tra Gesù e gli uomini a Lui affidati. Entrambi i rapporti vanno proprio insieme, perché gli uomini, in fin dei conti, appartengono al Padre e sono alla ricerca del Creatore, di Dio. Quando si accorgono che uno parla soltanto nel proprio nome e attingendo solo da sé, allora intuiscono che è troppo poco e che egli non può essere ciò che stanno cercando. Laddove però risuona in una persona un'altra voce, la voce del Creatore, del Padre, si apre la porta della relazione che l'uomo aspetta.
Così deve essere quindi nel nostro caso, di seguire gli uomini, di andare a trovarli, di essere aperti per le loro necessità e le loro domande. Ovviamente è fondamentale la conoscenza pratica, concreta delle persone e ovviamente è importante capire questo "conoscere" gli altri nel senso biblico: non c'è una vera conoscenza senza amore, senza un rapporto interiore, senza una profonda accettazione dell'altro, un conoscerlo con il cuore. Questo però è realizzabile in fondo soltanto se il Signore ha aperto il nostro cuore; se il nostro conoscere non lega le persone al nostro piccolo io privato, al nostro proprio piccolo cuore, ma invece fa sentire loro il cuore di Gesù. ...
Giovanni Battista, preparando la gente a ricevere il Messia, diceva: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino”. Cambiare vita significava riconoscere che si stava vivendo in modo sbagliato, chi lo riconosceva, confessava pubblicamente i suoi peccati e veniva battezzato nel fiume. Agli ipocriti Giovanni diceva:”Razza di vipere, fate vedere con i fatti che avete cambiato vita e non fatevi illusioni, poiché ogni albero che non dà frutti buoni sarà tagliato e bruciato”.
A chi gli chiedeva, in pratica, cosa doveva fare, Giovanni diceva: “Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, chi ha dei viveri pensi a chi ha fame”. Agli esattori delle tasse disse: “Non pretendete più di quanto stabilito per legge”, e ai soldati: “Non portate via i soldi a nessuno, né con la violenza né con false accuse, ma accontentatevi con la vostra paga”.
Anche Gesù cominciò a predicare il suo messaggio dicendo: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino!”. Cambiare vita, per scelta, per convinzione, senza mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, ma facendo si che tutto il vestito sia nuovo. Il vestito è la nostra vita, la quale deve cambiare dal di dentro e non solo di facciata, come appunto fanno gli ipocriti solo per farsi vedere, solo per apparire diversi da come realmente sono. Gli ipocriti Gesù li paragonava ai sepolcri imbiancati, belli e lavorati fuori, ma dentro pieni di cadaveri e vermi.
La nostra vita è frutto della nostra mentalità ed è questa che deve cambiare. Un albero buono non dà frutti cattivi e un albero cattivo non dà frutti buoni, infatti, non si raccolgono fichi dalle spine. L’uomo prende il bene o il male dal tesoro del suo cuore, ed esprime con la sua bocca e con le sue azioni ciò che ha nel cuore. E’ dalle azioni che si riconosce la bontà o la malvagità dell’uomo. ...
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