L'acqua bagna, disseta, lava, scorre, perchè è acqua e non per simpatia o per tornaconto.
Il sole scalda, illumina, sostiene il suo sistema perchè è sole è non perchè è stipendiato o adorato da qualcuno.
La storia dei Maya ha inizio intorno al 1500 a.C. nell'area meridionale del Messico. Come il cristiano parte dalla nascita di Gesù, il greco dai primi giochi olimpici, e il romano dalla fondazione di Roma, il calendario Maya viene ancorato a una data, il 3114 a.c, data di una nuova creazione del mondo dopo qualche immane catastrofe. I ritmi dell'eterno fluire di giorni, mesi e stagioni è un miracolo che spinse i Maya ad attribuire ad ogni alba e ogni tramonto una sacralità profonda. Per loro ogni gesto, ogni attività umana si modella sui segni che il giorno porta con sé e sugli umori del sole. L'universo Maya era travagliato dalla perenne lotta fra le potenze del male e del bene. Il bene portava la pioggia, la fertilità e l'abbondanza; il male portava la siccità, gli uragani e le guerre. Anche loro diedero una spiegazione all'origine del mondo.
I Maya per contare gli anni utilizzavano le stelle e i pianeti, in particolare il pianeta venere. Il tempo era diviso in cicli, ogni ciclo durava 1.872.000 giorni, cioè 5.125 anni e finiva con inondazioni, terremoti e incendi. I Maya avevano tre calendari, il più breve era di 52 anni ( l’equivalente del nostro “secolo” ) e si otteneva con l’integrazione di altri due calendari, quello sacro formato da 13 mesi di 20 giorni ciascuno, per un totale di 260 giorni ( durata media di gestazione dell’essere umano ); quello civile era formato da 18 mesi di 20 giorni ciascuno, per un totale di 360 giorni, per giungere all’anno solare di 365 giorni si aggiungeva un mese di 5 giorni. Ogni 52 anni il calendario sacro e quello civile si uniscono, partendo dallo stesso giorno.
Il sistema solare compie un moto di allontanamento e avvicinamento dal centro della galassia ( la via lattea ) che dura 25.625 anni. I Maya chiamavano questo ciclo: “giorno galattico”. Questo ciclo era diviso in 5 sottocicli di 5.125 anni ciascuno, chiamati “ere” o “soli”. Alla fine di ogni sottociclo si manifestava un potente flusso di energia proveniente dal centro della galassia, provocando anomale attività solari con conseguenze funeste. Il giorno galattico ha già avuto 4 sottocicli e questo che stiamo vivendo è il quinto, iniziato il 13 agosto del 3114 avanti Cristo e che terminerà il 21 dicembre 2012, dando inizio a un nuovo ciclo. L’eclisse solare del 19 agosto 1999, era stato calcolato dai Maya 5.000 anni prima con soli 33 secondi di differenza. ...
«Lavorare dall'alba al tramonto per un anno intero incatenato alla terra dai conti da pagare al magazzino della piantagione, scacciare questi pensieri con cattivo gin, dimenticare nell'estasi del canto e della preghiera... piangere, maledire se stesso per la propria viltà, essere lo zimbello dei giudici e dei poliziotti, finire col credere alla propria indegnità... e infine cedere, inchinarsi, strisciare, sorridere e odiare se stesso per il proprio servilismo e la propria debolezza».
Questo era il tormento del nonno paterno di Martin Luther King, James Albert, e di tutti i neri. Nelle strade e nelle piazze delle città si vedevano dappertutto cartelli con la scritta «solo per bianchi», e la vita dei neri si consumava per lo più nei ghetti sudici e sovrappopolati, privi di strutture e di servizi appena decenti. Qui Martin Luther King nasce, vive e comincia a lottare fin dalla sua fanciullezza. Meno di quaranta anni fa, in America, c'erano fontanelle pubbliche separate per bianchi e neri. A teatro, le balconate erano altrettanto separate e così i posti negli autobus pubblici.
La lotta per cambiare queste condizioni e guadagnare la parità dei diritti di fronte alla legge per i cittadini di qualsiasi razza è stata la scelta di fondo della breve vita di Martin Luther King. La scintilla che dà inizio al Movimento per i Diritti Civili scocca a Montgomery, apparentemente per un banale incidente. Sugli autobus della città le prime tre file di posti sono riservate ai bianchi, le altre possono essere occupate da neri solo se non ci sono bianchi in piedi. Il pomeriggio del 10 dicembre 1955 un'impiegata nera, Rosa Parks, seduta dietro i posti riservati ai bianchi, rifiuta di alzarsi e cedere il posto quando salgono alcuni viaggiatori bianchi: viene arrestata e portata in carcere. La notizia si diffonde rapidamente, gli esponenti e i pastori della comunità nera s'incontrano e decidono subito di boicottare i mezzi pubblici di trasporto: propongono ai neri di non prendere più l'autobus e di recarsi al lavoro a piedi o con altro mezzo. L'esito appare incerto, perché altre volte simili iniziative non avevano avuto successo; intanto Martin Luther King è votato all'unanimità capo del movimento. La mattina del 5 dicembre tutti i neri vanno a lavorare a piedi, a dorso di mulo, su carri. Il boicottaggio è totale fino al dicembre dell'anno successivo; la lotta, tutt'altro che facile, dura 382 giorni e il movimento ottiene la sua prima vittoria: l'abolizione della segregazione sui mezzi pubblici. Le reazioni dei bianchi sono violente: hanno paura. La compagnia degli autobus ha perso 40 milioni di dollari. Martin Luther King diviene il bersaglio di minacce d'ogni genere e viene arrestato. Il 30 giugno, mentre si trova fuori fra la sua gente, un attentato dinamitardo gli distrugge la casa; la moglie e la figlia Yoki sono dentro, ma restano fortunatamente illese. ...
Prima di citare alcuni insegnamenti di Gesù, mi piace riportare la Fede di Maria, sua madre, così come lei stessa lo racconta a sua cugina Elisabetta. Per Maria, Dio è Colui che fa grandi cose, che è misericordioso e potente. Dio è Colui che distrugge i superbi ed i loro progetti, Colui che rovescia dal trono i potenti e che rialza da terra gli oppressi, è Colui che ricolma di beni i poveri e che rimanda i ricchi a mani vuote, è Colui che mantiene la sua promessa. (Lc. 1,46-54)
Giovanni Battista, preparando la gente a ricevere il Messia, diceva: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino”. Cambiare vita significava riconoscere che si stava vivendo in modo sbagliato. Agli ipocriti Giovanni diceva: ”Razza di vipere, fate vedere con i fatti che avete cambiato vita e non fatevi illusioni, poiché ogni albero che non dà frutti buoni sarà tagliato e bruciato”. A chi gli chiedeva, in pratica, cosa doveva fare, Giovanni diceva: “Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, chi ha dei viveri pensi a chi ha fame”; agli esattori delle tasse: “Non pretendete più di quanto stabilito per legge”, e ai soldati: “Non portate via i soldi a nessuno, né con la violenza né con false accuse, ma accontentatevi con la vostra paga”. (Lc.3,10.14)
Anche Gesù cominciò a predicare il suo messaggio dicendo: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino!”. Cambiare vita, per scelta, per convinzione, senza mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, ma facendo si che tutto il vestito sia nuovo. Il vestito è la vita di ognuno, la quale deve cambiare dal di dentro e non solo di facciata, come appunto fanno gli ipocriti. La vita è frutto della mentalità ed è questa che deve cambiare.
Cosa ha detto e cosa ha fatto Gesù per essere considerato un pericolo sociale e religioso a tal punto da essere condannato e giustiziato? La scusa dei sommi sacerdoti per farlo condannare dai romani era che Gesù si riteneva “Re dei giudei”, dunque una sfida all’autorità di Cesare. La scusa della condanna religiosa era la dichiarazione di Gesù di essere il “figlio di Dio”, ma il vero motivo che ispirava la sua eliminazione era ben altro. Con le sue scelte ed i suoi insegnamenti egli ha messo in risalto le ipocrisie degli scribi, dei farisei e dei sommi sacerdoti.
Questi “maestri” erano benestanti e molti vivevano nel lusso, avevano piscine personali dove purificarsi e percorsi privati per andare al tempio senza il pericolo di “infettarsi” con i peccatori; questi ultimi erano tenuti a distanza non solo fisica, ma morale, come rivela la preghiera del fariseo che ringrazia Dio di non essere un pubblicano. Le donne e i bambini, come in altre società, erano considerati inferiori, non parliamo dei poveri e soprattutto dei malati che erano messi al margine. Un buon fedele non doveva stare a contatto con i peccatori, né con le donne quando avevano le mestruazioni, né toccare un morto, ecc. altrimenti doveva purificarsi… e la vita diventava un continuo bagno purificatore per le persone e per gli oggetti.
Il fatto che Gesù stesse con i pubblicani, i poveri, gli ammalati; li toccasse per guarirli anche il giorno dedicato al riposo, che andasse a casa dei “peccatori”, parlasse e mangiasse con loro, che non escludesse i nemici: romani e samaritani, né le donne e si facesse toccare da prostitute; il fatto che Gesù dichiarasse che il regno di Dio è dei poveri e non dei ricchi, dei semplici e umili e non degli arroganti e boriosi, dei bambini e non dei sapienti senza opere, tutto ciò era una realtà che scuoteva quel sistema fatto di privilegiati “puri” e benestanti da un lato ed esclusi, poveri, malati, peccatori dall’altra. Quando poi Gesù li attacca direttamente con un “guai a voi scribi e farisei ipocriti”, chiamandoli “guide cieche” , andando al Tempio e rovesciando i tavoli dei cambiavalute, diventa un rompiscatole, un sobillatore, uno da eliminare. Eppure si era messo al servizio della dignità di ogni essere umano, anche piccolo, anche donna, anche peccatore, anche povero, anche malato, anche carcerato, anche infetto da lebbra o da malattie psichiche, anche nemico. Questa fu la sua sovversione! Eppure proponeva la non violenza, la sincerità, l’amore concreto che diventa servizio. ...
Grazie al contributo dato dalla genetica, la biologia considera ormai un dato assodato il fatto che tutti i componenti della specie Homo sapiens costituiscano una sola razza. Anzi, se c'è un aspetto che caratterizza l'Homo sapiens al paragone con le razze animali, è la straordinaria omogeneità genetica, causata dal fatto che tutti gli esseri umani discendono da un numero ristretto di antenati, evolutisi di recente.
Questa premessa non era e non è condivisa dal razzismo. Secondo l'ideologia razzista, le differenze di aspetto rispecchiano la divisione effettiva in razze della specie umana. Il razzismo professa sempre la superiorità di una razza rispetto ad altre, sostenendo che la razza superiore è quella a cui appartiene il sostenitore del razzismo, e giustificando così un'eventuale discriminazione o oppressione delle altre. Usate durante il XIX secolo a sostegno del colonialismo e del diritto alla schiavitù, l'esito politico più vistoso di queste teorie pseudoscientifiche furono le leggi razziali in molte parti del mondo, (USA, Francia, Gran Bretagna, Germania, Spagna, Sudafrica, Svezia, Portogallo, Belgio, Canada) le leggi razziali fasciste in Italia, e infine lo sterminio nazista delle razze "inferiori".
La società antica preferiva stratificare l'umanità in base a concetti di casta più che razziali: il nobile è superiore al plebeo, il plebeo libero è superiore allo schiavo. Inoltre non va dimenticato che la gran parte delle società di ieri e di oggi sono sessiste, ritenendo cioè che tutti i maschi della razza umana siano biologicamente superiori: più forti, più intelligenti, più morali, a tutte le femmine. Per giustificare il genocidio delle popolazioni pellerossa e poter sottrarre le loro terre, gli indiani non erano considerati esseri umani. La conquista del continente americano portò ad un totale di morti indigeni che secondo le stime più recenti oscilla tra i sessanta ed i cento milioni, di cui venti milioni durante le guerre indiane nel Nord America. Queste cifre lo eleggono tristemente come il più grande genocidio nella storia dell'umanità. L'efficienza dello sterminio indiano americano portò Adolf Hitler a citarlo come esempio pratico per la soluzione finale fin nella prima edizione del Mein Kampf (la mia battaglia), manuale e base dell'ideologia Nazionalsocialista.
Nell'America coloniale, ancor prima che la schiavitù coloniale divenisse completamente basata su basi razziali, gli schiavi di origine africana erano usati a fianco degli schiavi bianchi, di solito vincolati alla condizione servile da contratti con una scadenza determinata, in gran parte firmati per pagare le spese di trasferimento nel Nuovo Mondo. Alla scadenza di tali contratti gli europei che erano sopravvissuti recuperavano la libertà, gli africani no. A seguito di una serie di rivolte si arrivò a fare a meno degli schiavi bianchi già nel XVIII secolo, riservando la schiavitù alle persone di origine africana. Subito dopo l'indipendenza, avvenuta nel 1776, le leggi statunitensi del 1790 sulla naturalizzazione garantivano la cittadinanza solo alle "persone bianche libere", cioè solo a chi era di origine anglosassone. Il 1 gennaio 1863 il presidente repubblicano Abraham Lincoln abolì la schiavitù con la Proclamazione di Emancipazione; nonostante ciò, a partire dal 1870, con l'affermarsi delle teorie del «razzismo scientifico», moltissimi stati americani introdussero leggi discriminatorie, dando inizio al fenomeno della segregazione razziale.
Nella maggior parte degli stati segregazionisti le persone che immigravano da Portogallo, Spagna, da una piccola parte della Francia meridionale, dalla Liguria, dall'Italia meridionale, dalla Grecia, dal Nord Africa e dal Medio Oriente, furono classificati diversamente dai «bianchi». «Bianchi» erano principalmente gli anglosassoni, i germanici e gli scandinavi. Ma erano soprattutto gli europei del sud, appartenenti alla presunta razza mediterranea, a sottostare alle condizioni peggiori, e in molti stati essi erano legalmente equiparati ai neri. Gli europei, invece, usavano l'ideologia razzista per conquistare e sottomettere quasi esclusivamente popolazioni non europee.
Qualunque operaio che sia alle dipendenze di un “padrone” ha modo di valutare sulla sua pelle la mentalità e le relative azioni per ciò che riguarda la gestione dell’azienda. Quando una azienda comincia a decollare, facendo buoni profitti, si può notare un cambio comportamentale ne titolare dell’impresa e sorprende che sia verso il peggio: più austero, più tirchio, più preoccupato, più ansioso di far soldi.
Avevo notato che più soldi hanno, i ricchi, e più avari sono, risparmiando sul centesimo e studiandole tutte per pagare meno tasse, meno contributi, meno stipendi. Pensavo che fosse per avarizia, anche nel caso che i soldi siano così tanti che è difficile farsene un’idea, tranne per quelli che bisogna dare. E’ per questo che chi guadagna un mare di soldi è tristissimo, pensando ai molti soldi che deve pagare di tasse: pensa più a questi che non a quelli che gli restano. Strano senso del valore dei soldi che bisogna spendere e strana incapacità di valutare, godere, e far fruttificare quei soldi che sono a giacere in molte banche. Ma ho capito che oltre l’avarizia, incapacità di vedere i problemi degli altri, c’è anche molta invidia.
Ho toccato con mano anche questo! Il “padrone” teme che il suo dipendente migliori le sue condizioni sociali. Conosco casi in cui dei dipendenti capaci offrivano le loro conoscenze, chiedendo una percentuale sugli introiti in più che la ditta avrebbe avuto. Risultato? Io rinuncio a guadagnare un miliardo in più per non farti guadagnare cento milioni in più! Quasi a manifestare quel desiderio che il “dipendente” resti tale il più possibile, così da dare risalto a chi dipendente non è, ma appartiene alla crema della società.
E poi si viene a dire che gli operai, con gli straordinari, possono aumentare la loro busta paga. Il padrone gli straordinari li pretende gratis! Uno perché è padrone, due per il motivo che dicevo prima. Di quali padroni parlo? Della maggior parte. Bisogna essere ciechi per non vederli.
Nel primo Quaderno: “OSSERVA, lezioni della Natura” ho fatto notare come molti dei diritti fondamentali derivino dal modo di essere della natura e, quindi, dalla stessa natura dell’essere umano; non sono una concessione di questo o quel governo o una rivelazione di questa o quella religione. Bisogna essere ciechi per non vedere od ottusi per non capire l’uguaglianza creaturale, la libertà, la semplicità, la collaborazione, l’unità, eppure si è arrivati ad affermare che gli indiani d’America erano senza anima, per poterli uccidere ed im-possessarsi delle loro terre, senza infrangere le norme.
Contraddittoriamente, lungo la storia umana assistiamo ad affermazioni chiare di molti diritti e ciò nonostante al loro misconoscimento pratico, se non alla loro negazione. Ciò dimostra che non bastano le leggi scritte a cambiare la mentalità dei cittadini! Un esempio per tutti: la Costituzione degli Stati Uniti d’America, del 17 settembre 1787, pur recitando nel suo “preambolo” le belle parole: “Noi, il popolo degli Stati Uniti, al fine di perfezionare la nostra Unione, garantire la giustizia, assicurare la tranquillità all'interno, provvedere alla difesa comune, promuovere il benessere generale, salvaguardare per noi e per i nostri posteri il bene della libertà”, non eliminava l'istituto della schiavitù, la quale fu la principale causa di contrasto tra le regioni industriali del nord e quelle agricole meridionali che annoveravano al loro interno oltre quattro milioni di schiavi neri impiegati nelle piantagioni di cotone, tabacco e canna da zucchero. ...
Vien da domandarsi, se il progresso rende la vita umana «più umana», cioè più «degna dell'uomo», se l'uomo diventi veramente migliore, più responsabile, più aperto agli altri, più disponibile a dare e portare aiuto a tutti. Se crescono davvero negli uomini e fra gli uomini, l'amore sociale, il rispetto dei diritti altrui o, al contrario, crescono gli egoismi di varie dimensioni, i nazionalismi esagerati ed anche la tendenza a dominare gli altri al di là dei propri legittimi diritti e la tendenza a sfruttare tutto il progresso materiale e tecnico produttivo esclusivamente allo scopo di dominare sugli altri.
Il progresso odierno non può prescindere dallo sviluppo delle persone. Si tratta non tanto di «avere di più», quanto di «essere di più». L'uomo non può rinunciare a se stesso, né al posto che gli spetta nel mondo visibile; non può diventare schiavo delle cose, schiavo dei sistemi economici, schiavo della produzione, schiavo dei suoi propri prodotti. E’ bene chiedersi che senso hanno le varie iniziative della vita quotidiana e i numerosi programmi di civilizzazione, i programmi politici, economici, sociali, statali.
L'ampiezza del fenomeno chiama in causa i meccanismi finanziari, monetari, produttivi e commerciali, che, poggiando su diverse pressioni politiche, reggono l'economia mondiale. Dilapidando ad un ritmo accelerato le risorse materiali ed energetiche, queste strutture fanno estendere incessantemente le zone di miseria e, con questa, l'angoscia, la frustrazione e l'amarezza. La febbre dell'inflazione e la piaga della disoccupazione sono altri sintomi che richiedono risoluzioni audaci e creative, conformi all'autentica dignità dell'uomo.
Un tale compito non è impossibile da realizzare se il principio di solidarietà, in senso largo, ispirerà la ricerca efficace di istituzioni e di meccanismi appropriati: sia nel settore degli scambi, attraverso una sana competizione, sia nel piano di una più ampia ridistribuzione delle ricchezze e dei controlli su di esse, affinché i popoli che sono in via di sviluppo economico possano appagare le loro esigenze essenziali e progredire.
Il termine globalizzazione, di uso recente, è stato utilizzato dagli economisti, a partire dal 1981, per riferirsi prevalentemente agli aspetti economici delle relazioni fra popoli e grandi aziende. Il fenomeno invece va inquadrato anche nel contesto dei cambiamenti sociali, tecnologici, politici e delle complesse interazioni su scala mondiale. In campo economico la globalizzazione denota la forte integrazione nel commercio mondiale e la crescente dipendenza dei paesi gli uni dagli altri. Secondo i fautori della globalizzazione, questa rappresenterebbe la soluzione alla povertà del terzo mondo. ...
Conterò poco, è vero: - diceva l'Uno ar Zero - ma tu che vali? Gnente: propio gnente. Sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso vôto e inconcrudente. Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore più so' li zeri che je vanno appresso. (Trilussa: Numeri. Da “tutte le poesie”, Ediz. Mondatori, 2004)
I DIRITTI UMANI SONO I DIRITTI DI OGNI ESSERE UMANO, essi sono fondamentali, in quanto corrispondono ai bisogni vitali, spirituali e materiali di cui nessun essere umano può essere privato e a cui nessuno può rinunciare, neppure volontariamente; appartengono ad ogni essere umano, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di nazionalità, di condizione sociale, di nascita o di altra condizione.
Già migliaia di anni fa, molti testi religiosi di diverse civiltà hanno sottolineato l’importanza dell’eguaglianza, della dignità, della responsabilità di aiutare gli altri. Probabilmente, essendo testi religiosi, allora come oggi si pensava che non dovessero avere ingerenze nella vita sociale e politica di tutti i giorni. Alcune categorie di persone, come i Conti, i Nobili, gli Arcivescovi, i Prelati, hanno dovuto spettare fino al 1215 per avere, con la Magna Charta di Enrico III, garantito il diritto alla giustizia e a non essere arrestati senza motivo. Gli altri dovettero accontentarsi delle enunciazioni filosofiche di John Locke del 1690, nelle quali finalmente si arriva all’idea che l’uomo in quanto tale, e non l’uomo in quanto appartenente a certi gruppi o a certi ceti, ha dei diritti naturali, innati, che nessuno, neppure lo Stato, può sottrarre e a cui non è possibile rinunciare.
Per Locke il VERO STATO DELL’UOMO È LO STATO DI NATURA in cui gli uomini sono liberi ed eguali; lo stato civile è solo una creazione artificiale che deve essere finalizzata a permettere la più ampia esplicazione della libertà e della uguaglianza naturali. Successivamente Voltaire, Rousseau, Kant e tutta la corrente dei filosofi illuministi contribuirono in maniera determinante alla elaborazione delle idee di libertà, eguaglianza e fratellanza. Si passò, dunque, dalle idee filosofiche alle prime Costituzioni nazionali, nelle quali però veniva ancora mantenuta la distinzione tra diritti dell’uomo e diritti del cittadino. I diritti riconosciuti nelle Dichiarazioni della fine del 1700 erano diritti dell’uomo solo in quanto erano diritti del cittadino di questo o di quello Stato particolare e valevano solo nell’ambito dello Stato che li riconosceva. Non erano ancora diritti dell’uomo in quanto uomo. ...
“L’Osservatore Romano” del 9 marzo 2008 ha pubblicato un'intervista del giornalista Nicola Gori a monsignor Gianfranco Girotti, Vescovo reggente del tribunale della Penitenzieria Apostolica, all'indomani della conclusione del corso per confessori. Alla domanda: “Quali sono i nuovi peccati secondo lei?” il vescovo risponde:
“(Dal momento che le relazioni sociali si sono indebolite e complicate al tempo stesso a causa della globalizzazione)... Vi sono varie aree all'interno delle quali oggi cogliamo atteggiamenti peccaminosi nei riguardi dei diritti individuali e sociali. Innanzitutto l'area della bioetica, all'interno della quale non possiamo non denunciare alcune violazioni dei fondamentali diritti della natura umana, attraverso esperimenti, manipolazioni genetiche, i cui esiti è difficile intravedere e tenere sotto controllo.
Un'altra area, propriamente sociale, è l'area della droga, attraverso cui si indebolisce la psiche e si oscura l'intelligenza, lasciando molti giovani al di fuori del circuito ecclesiale. Ancora: l'area delle sperequazioni sociali ed economiche: nelle quali i più poveri diventano sempre più poveri e i ricchi sempre più ricchi, alimentando una insostenibile ingiustizia sociale; l'area dell'ecologia, che riveste oggi un rilevante interesse”. ...
VIENNA (Reuters) L'aumento globale dei prezzi del cibo sta conducendo a "un silenzioso omicidio di massa" e i mercati delle commodity hanno portato "orrore" nel mondo. Lo ha detto oggi, 20 aprile 2008, a un giornale austriaco l'inviato delle Nazioni Unite per il cibo.
Jean Ziegler, relatore speciale Onu sul diritto al cibo, ha detto al Kurier am Sonntag che la crescita nei biocarburanti, le speculazioni nel mercati delle commodity e i sussidi all'esportazione dell'Unione Europea, significano che l'Occidente è responsabile per la morte per fame nei paesi più poveri.
Ziegler ha detto di voler sottolineare la "follia" di chi pensa che la fame dipenda dal destino. "E' un omicidio di massa silenzioso", ha detto nell'intervista. Ziegler ha accusato la globalizzazione di "accentrare il monopolio fra i ricchi della Terra" e ha detto che le multinazionali sono responsabili di una sorta di "violenza strutturale".
Ziegler ha detto di ritenere che un giorno la gente che muore di fame potrebbe ribellarsi contro i suoi persecutori. "E' possibile proprio come lo fu la Rivoluzione francese", ha detto.
Ma, gli affamati, ne avranno la forza? Ma, gli straricchi della terra, hanno una coscienza, un cuore, una scala de valori? A GIUDICARE DAI FATTI, SEMBRA DI NO.
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