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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

CAPÍTULO PRIMERO EL MENSAJE DE LA POPULORUM PROGRESSIO
En un mundo en progresiva y expansiva globalización el riesgo de nuestro tiempo es que la interdependencia de hecho entre los hombres y los pueblos no se corresponda con una interacción de la que pueda resultar un desarrollo realmente humano y humanizador. El compartir los bienes y recursos, de lo que proviene el auténtico desarrollo, no se asegura sólo con meras relaciones de conveniencia. El auténtico desarrollo del hombre concierne de manera unitaria a la totalidad de la persona en todas sus dimensiones. Las instituciones por sí solas no bastan, porque el desarrollo humano integral es ante todo vocación y, por tanto, comporta que se asuman libre y solidariamente responsabilidades por parte de todos.
Pablo VI entendió claramente que la cuestión social se había hecho mundial y captó la relación recíproca entre el impulso hacia la unificación de la humanidad y el ideal cristiano de una única familia de los pueblos, solidaria en la común hermandad. Indicó en el desarrollo el corazón del mensaje social cristiano y propuso la caridad cristiana como principal fuerza al servicio del desarrollo según libertad y justicia, en la perspectiva ideal e histórica de una civilización animada por el amor. ... Continua a leggere...

Qualcuno chiese a Gesù: “Maestro, che devo fare per avere la vita eterna?”, come dire, qual è il comportamento che piace a Dio e che ci rende giusti davanti a lui? Gesù fa capire a chi gli fa la domanda che, in realtà, conosce già la risposta, perché sintetizza tutta la legge e i comandamenti, infatti chi ha fatto la domanda era un dottore della legge: “Ama !”. Ama Dio e ama il prossimo. Ama Dio con tutto te stesso e ama il prossimo come te stesso.
Ciò che non aveva chiaro l’interessato era chi doveva trattare come prossimo. Facile chiamare “compagno”, o “camerata”, o “Fratello”, chi ne condivide il pensiero e l’ideale e chiamare nemici gli altri. E’ una storia vecchia quanto il mondo e ci sono mille motivi per escludere gli altri dalla nostra cerchia, perché di altro colore, di altra politica, di altra religione, di altro ceto sociale, di altra cultura, di altra età, ecc.
Quella domanda apparentemente innocua: “Chi è il mio prossimo?” nasconde l’atteggiamento mentale che esclude tutti quegli altri che non appartengono al proprio gruppo e perciò stesso, spesso, fonte di molte iniquità e ingiustizie, di razzismi e di oppressioni, di schiavitù e servitù, di intolleranze e odi. Il rapporto con chi è fuori dal proprio ovile non è per nulla familiare. ... Continua a leggere...

La Espiritualidad de los laicos puede inspirarse a la parábola de los talentos. Dios pedirà a cada uno como hizo fructificar lo que recibiò en su vida: la familia, la salud, la formaciòn, sus capacidades, las ocasiones (personas, encuentros, acontecimientos…).
No hay duda que la primera tarea del laico es desarrollar a si mismo, descubrirse y realizarse, en una palabra, ser uno mismo, haciendo crecer aquel don ùnico que Dios puso en el. Ese don no es para guardarlo bajo tierra, ya que todo don es para los demàs. Esa realidad nos lleva a vivir no sólo CON los demàs, sino PARA los demàs. Esa vida comunitaria y social nos conduce a conocernos mas, a crecer màs y a entender màs. Los cristianos vivimos con y para los demàs no solo por necesidad, sino por amor, y ese amor, sobre todo quando es recìproco, es vertente de paz, de justicia, de verdad. Ese amor nos pone en comuniòn con Dios, puès “Dios se manifesta a quièn ama”. ... Continua a leggere...

EL MUNDO, LAS TAREAS, LA PROFESION, LOS ACONTECIMIENTOS, LAS RELACIONES, SON “EL TERRENO” EN EL QUAL EL LAICO TIENE SUS RAICES Y EN EL QUE TIENE QUE HACER MADURAR SUS FRUTOS.
Pues la Encarnaciòn del Hijo de Dios ha consagrado la materia de la que estamos hechos y el vivir humano desde el concepimento hasta la muerte. IMPORTANCIA DE LA MATERIA Y DE LA EXPERIENCIA.
- Sabemos que el cerebro del nino, ya en los primeros meses de vida, elabora miles y miles de conecciones neurologicas y puede hacer eso gracias a los estìmulos esternos:... Continua a leggere...

L’INVOCAZIONE: “Padre nostro”. L’invito è quello di rivolgersi a Dio, non come estranei ma come figli: “voi siete figli del padre vostro celeste”, “il Padre vi ama e vi concederà ogni cosa”, “chiedete e vi sarà dato”…
LE RICHIESTE: Dacci Il cibo, dacci il perdono, cancella i nostri debiti, non metterci alla prova, liberaci dal male.
LA CONDIZIONE: “Date e vi sarà dato, perdonate e vi sarà perdonato, non giudicate e non sarete giudicati, non condannate e non sarete condannati”… E’ come dire a Dio: trattami come io tratto gli altri, fammi del bene come io faccio del bene agli altri, aiutami come io aiuto gli altri, difendimi come io difendo gli altri.
In questa logica di coerenza hanno senso le invocazioni iniziali: SIA FATTA LA TUA VOLONTA’: “Siate perfetti come il Padre vostro… che fa sorgere il sole su buoni e cattivi…” “Voi trascurate la giustizia e la misericordia per rispettare i vostri precetti…”.
SIA SANTIFICATO IL TUO NOME: Il nome, nell’antichità, descriveva la persona, il suo essere, le sue qualità. Santificare il suo Nome vuol dire riconoscere, accettare, apprezzare, elogiare, ciò che Dio è.
VENGA IL TUO REGNO: Il regno è la vita sociale dei cittadini, regolata dalle norme del regnante. La cittadinanza viene concessa a chi ama il Regnante a tal punto da voler condividere il suo modo di essere e di agire. Dio è amore. Chi ama dimora in Dio e può dire che il Regno di Dio è già dentro di sé.

Dopo un gran terremoto, anche come quello in Indonesia dei giorni scorsi, c’è chi rischia la sua vita per cercare e salvare quella degli altri, rimasti sotto le macerie. Viene definito “volontario”, visto che nessuno gli ha imposto di fare ciò, ma solo la sua libera scelta. C’è chi non fa niente, magari perché chiuso nel suo dolore o perché ha paura. C’è chi approfitta della situazione e va di macerie in macerie cercando oggetti di valore e denaro. Chiamati “sciacalli” queste persone sono più diffuse di quel che si pensa.
Sono coloro che considerano una opportunità la debolezza altrui, poco importa se a generarla sia la fiducia, l’ingenuità, l’inesperienza, i limiti dovuti alla vecchiaia, a un handicap, a una malattia, a una situazione difficile o a una necessità , per loro poco importa: è una occasione da sfruttare e una persona da spolpare. Questo accade tutti i giorni nei vari ambiti lavorativi, nella vita di quartiere, nei rapporti con gli altri, professionali, cercati o fortuiti.
C’è chi usa l’inganno, chi il saperci fare, chi la violenza… l’obiettivo è spremere l’altro a proprio vantaggio. Questa mentalità, usa gli altri come fossero oggetti e li si dissangua come fossero prede. Chi vende una cosa più di quello che vale, chi si fa pagare una prestazione più del dovuto, chi paga gli operai meno di ciò che la legge stabilisce e meno ancora di ciò che una coscienza libera ritiene giusto, chi ruba, chi usa violenza, chi ricatta… altro non fa che “usare” l’altro, spesso fino ad abusare di lui, della sua libertà, del suo tempo, del suo corpo, della sua salute fisica e psichica. Non sono necessarie lunghe analisi per rendersi conto che oggi la dignità umana è sacrificata sull’altare del guadagno, qualunque sia la professione, l’incarico o la carica pubblica che ognuno possiede.
Come l’albero si riconosce dai frutti, la persona si riconosce da quello che fa, specialmente se i fatti si ripetono sistematicamente, ma bisogna stare attenti alle definizioni se non si vuole finire in tribunale, poiché tutti sono persone rispettabili e stando alle dichiarazioni degli avvocati difensori, in questo mondo non esistono né cattivi né colpevoli. Quando Gesù si riferiva a certe persone e alle loro opere li definiva ipocrite, volpi, vipere, sepolcri imbiancati, e pagò caro questo chiamare le persone con il loro vero nome interiore, poiché fu liquidato dopo neanche tre anni di vita pubblica. Ai nostri tempi anche Trilussa già nel 1939 diceva nei suoi versi romaneschi: “Mentre mi leggo il solito giornale, spaparacchiato all'ombra di un pagliaio, vedo un porco e gli dico: Addio, maiale! vedo un ciuccio e gli dico: Addio, somaro! Forse queste bestie non mi capiranno, ma provo almeno la soddisfazione di poter dire le cose come stanno senza paura di finire in prigione”.

Ora che è estate mangiamo fuori, al fresco. Il mio cane segue tutti i preparativi, poi si sdraia, mette la testa a terra e silenzioso ci guarda, aspettando fiducioso che qualcosa di ciò che si trova sulla nostra mensa siamo disposti a dare anche a lui.
Gli occhi del mio cane, il suo sguardo paziente e attento, mi fecero venire in mente le parole del Salmo 115: “Gli occhi di tutti sono rivolti a te e tu dai loro il cibo a suo tempo. Tu apri la tua mano e dai cibo a volontà a tutti i viventi”.
Se lo lascio libero, il mio cane va in giro, ora correndo e saltando, ora fiutando e lasciando il segno del suo passaggio, e soprattutto mangiando ciò che scova.
Il “cibo” per gli uomini a cui si riferisce il salmo 115, non è un precotto disceso dal cielo, ma sono tutte le capacità che ritroviamo in noi e che dobbiamo usare e praticare; sono tutte le opportunità che la vita ci da, che dobbiamo fare nostre per crescere e lasciare il nostro segno per il bene degli altri.

Questo Blog è nato assieme al libro: “GRATUITA': un modo di essere e di vivere”, entrambi nati dal fascino di un'idea semplice dopo un'esperienza illuminante della gratuità dell'aria, del sole, della natura, non può non trovarsi in sintonia, con immensa gioia, con quanto insegnato da Benedetto XVI nella sua Enciclica “Caritas in Veritate”, del 29 giugno 2009. Nel terzo capitolo, dal titolo “Fraternità, sviluppo economico e società civile”, vi si legge:
"La carità nella verità pone l'uomo davanti alla stupefacente esperienza del dono. La gratuità è presente nella sua vita in molteplici forme, spesso non riconosciute a causa di una visione solo produttivistica e utilitaristica dell'esistenza. L'essere umano è fatto per il dono, che ne esprime ed attua la dimensione di trascendenza. Talvolta l'uomo moderno è erroneamente convinto di essere il solo autore di se stesso, della sua vita e della società. È questa una presunzione.
Essendo dono di Dio assolutamente gratuito, irrompe nella nostra vita come qualcosa di non dovuto, che trascende ogni legge di giustizia. Il dono per sua natura oltrepassa il merito, la sua regola è l'eccedenza. ... Continua a leggere...

L’ESSERE UMANO È SOCIALE, è fatto per gli altri e per stare con gli altri. Aldilà del carattere, nessuno è fatto per stare solo, eppure quanta solitudine sperimenta il nostro cuore! anche se è attorniato da tanta gente. In realtà una persona rimane sola finché non trova posto nel cuore di un’altra, poiché la vera casa dell’uomo è l’uomo stesso.
Mi spiego il disagio e l’insoddisfazione che provo stando con alcune persone. Per esempio, parlando o stando con alcune, ho l’impressione che la loro casa è troppo piccola per stare in due: sono egoiste e pensano solo a loro stesse.
Con altre è come se la loro casa ha porte e finestre ben chiuse, o è circondata da un alto muro: sanno già tutto e non si mettono mai in discussione.
Altre persone si presentano bene e mi ricevono con un sorriso, ma è come se mi fanno restare alla porta senza dirmi “entra”: si parla di tutto tranne che di noi.
Altre ancora mi fanno entrare, sembra che stanno parlando con me, ma poi ho l’impressione d'essere lasciato solo, perché loro, più che a me, pensano all’argomento di cui si parla.
Infine ci sono quelle che pensano solo ad apparire bene in se stesse e nei miei riguardi, facendo notare in mille modi che valgono, che sono disponibili o che sono amici fidati, quando in realtà è tutto fumo che si dilegua.
Solo l’amore da la capacità di saper essere presente e attento, e far fare l’esperienza di stare veramente insieme, poiché solo un cuore che ama capisce un altro cuore.
RESUMEN DE LA CARTA ENCÍCLICA CARITAS IN VERITATE DEL SUMO PONTÍFICE BENEDICTO XVI
INTRODUCCIÓN La caridad en la verdad es la principal fuerza impulsora del auténtico desarrollo de cada persona y de toda la humanidad. La caridad es la vía maestra de la doctrina social de la Iglesia. En el ámbito social, jurídico, cultural, político y económico, se afirma fácilmente su irrelevancia para interpretar y orientar las responsabilidades morales. De aquí la necesidad de unir no sólo la caridad con la verdad, sino también en el sentido, inverso y complementario, de «caritas in veritate».
Sin verdad, la caridad cae en mero sentimentalismo. El amor se convierte en un envoltorio vacío que se rellena arbitrariamente. Éste es el riesgo fatal del amor en una cultura sin verdad. Es presa fácil de las emociones y las opiniones contingentes de los sujetos. La verdad libera a la caridad de la estrechez de una emotividad que la priva de contenidos relacionales y sociales, así como de un fideísmo que mutila su horizonte humano y universal.
Un cristianismo de caridad sin verdad se puede confundir fácilmente con una reserva de buenos sentimientos, provechosos para la convivencia social, pero marginales. Sin la verdad, la caridad es relegada a un ámbito de relaciones reducido y privado. Queda excluida de los proyectos y procesos para construir un desarrollo humano de alcance universal, en el diálogo entre saberes y operatividad. La caridad es amor recibido y ofrecido. Es «gracia» (cháris). Su origen es el amor que brota del Padre. Los hombres, destinatarios del amor de Dios, se convierten en sujetos de caridad, llamados a hacerse ellos mismos instrumentos de la gracia para difundir la caridad de Dios y para tejer redes de caridad.
La doctrina social de la Iglesia responde a esta dinámica ... Continua a leggere...
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