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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
 E’ un fatto che tutto ciò cha ha vita nasce piccolo, debole e indifeso. Non basta né la forza genetica né la fortuna per assicurare ad un essere vivente di poter giungere all’età adulta. Senza l’aiuto, la protezione e l’esperienza degli adulti, è pressoché impossibile.
Ricordare gli “ultimi”, anzi, partire dai più deboli, poveri e indifesi ( bambini, malati, anziani, senza lavoro, portatori di handicap, emarginati …), è legge della natura che deve diventare legge primaria di ogni individuo e di ogni Stato civile. Bisogna ricordarlo quando si emanano le leggi. Bisogna ricordarlo quando in noi e attorno a noi c’è tanta voglia di apparire, di primeggiare, di essere più forti e più potenti degli altri, non come semplice competizione sportiva, ma come imposizione di sé che esclude gli altri.
Se tutti i dittatori, i padri e i mariti padroni, i violenti d’ogni età e cultura, sono così per motivi genetici oppure perché hanno avuto un’infanzia difficile e traumatica, lo diranno gli studi medici-scientifici. Sta di fatto che essi sono giunti all’età adulta perché, quando erano piccoli e deboli, nessuno ha inveito su di loro a tal punto da eliminarli dalla faccia della terra, come invece loro fanno con gli altri.
Essere razzisti, egoisti, intolleranti, indifferenti, chiusi in se stessi e disorganizzati equivale a negare le proprie origini e le leggi naturali e sociali che ci mantengono in vita. Rifiutare la protezione, l’aiuto, la partecipazione, la comprensione, la condivisione ai piccoli, ai poveri e ai deboli è come togliere l’aria a chi, per continuare a vivere, deve respirare.
Eppure oggi è così: molti muoiono di sete, di fame, di freddo, di malattie curabili, oltre che di violenza e di solitudine. Succede, e sembrano impotenti le organizzazioni umanitarie, le iniziative di tanti volontari, medici, missionari… Succede, e non solo nel terzo mondo, ma nelle periferie delle grandi città del primo e del secondo mondo. Succede anche in quelle comunità cristiane, che organizzatesi in Diocesi, Parrocchie e Gruppi locali, pur recitando ogni giorno il Padre nostro si sono abituati a che dentro le loro comunità non ci si conosca, non ci si aiuti e gli ultimi restino sempre ultimi.
L’aiuto e la solidarietà sono visti come “buone azioni” sporadiche, non come l’attività quotidiana perenne al servizio di ogni vita, come appunto è il respirare. Smettere di comunicare, di partecipare, di proteggere e di dare è rinnegare la vita come sin qui si è trasmessa ed evoluta.
 Questo Blog porta il nome di un libro: "Gratuità, un modo di essere e di vivere”, ma non è un modo di propagandarlo; anch’esso infatti è stato pubblicato come esigenza di comunicare quello che stava più a cuore, cioè le cose fondamentali della vita, imparate dall’esperienza.
IL SITO VUOLE PARTECIPARE IDEE ED ESPERIENZE: quelle che ci aiutano a capire la realtà, quelle che ci aiutano a liberarci da pregiudizi, da tabù, da credenze, quelle che ci aiutano ad essere noi stessi, a vivere la vita senza contraddizioni e senza ingiustizie.
Un sito che vuole conoscere e far conoscere quanto di buono e giusto si fa oggi nel mondo e per questo è aperto a tutti quelli che vogliono conoscere e vogliono fare.
Questo Blog è nato nel mese di marzo del 2006, e si costruisce ogni giorno, spero con la partecipazione ed il contributo di idee e iniziative di coloro che vi sostano. Sarà un punto di ritrovo, di scambio di idee, indirizzi di siti che, più che parlare, agiscono per costruire una società più giusta, libera, pacifica e quindi fraterna.
Il sito vuole vivere e comunicare dei VALORI, ma prima ancora vuole capire il perché di questi valori. Semplici e poche leggi scritte nella natura, di cui noi facciamo parte e con la quale vogliamo vivere in sintonia, perché abbiamo compreso che facciamo parte di un’unica famiglia con tutte le cose che esistono.
Chi non è credente non può non accettare la logica del funzionamento delle cose create e della relazione e interdipendenza che c’è tra loro. Chi è credente non può non approfondire che le leggi e i precetti religiosi, più che buone azioni, sono coerenti manifestazioni di un modo di essere che, per l’appunto, appartiene Dio.
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C’è un momento nella vita di tutti i bambini, spinti dalla loro curiosità, in cui cominciano a chiedere il “perché” di ogni cosa, e, ottenuta la risposta, domandano ancora il perché di quella risposta… Un po’ per gioco, un po’ sul serio, si arriva al punto in cui neanche i grandi sanno cosa rispondere e dicono: “perché sì”.
Ognuno di noi dovrebbe chiedersi spesso perché fa una cosa, perché dice delle cose o perché le dice in un determinato modo, perché prende quelle decisioni, perché reagisce in quel modo, perché ha delle preferenze e delle simpatie, dei pregiudizi e delle antipatie, perché crede o perché dubita, perché è paziente con alcuni e con altri no… La lista è lunga, poiché il “perché” può essere applicato a tutte le cose che pensiamo e facciamo, dalle più banali alle più importanti.
Chiederci perché, potrebbe aiutarci a capire chi siamo. Se avessimo la semplicità e l’obiettività di rispondere, avremmo l’impressione di guardarci allo specchio, con la differenza che a volte potremmo avere la sorpresa di non riconoscerci; eppure, è ciò che appariamo agli altri, e, cosa più seria, è ciò che, pezzo dopo pezzo, va completando il puzzle della nostra vita e del nostro modo di essere.
Potremmo capire come molti modi di fare e di dire sono ereditati dalla famiglia, o appresi dalla società, o presi dal gruppo che ci piace; che altri modi sono reazioni, a volte esagerate, al modo in cui gli altri ci trattano; come pure che certi modi sono espressioni di paure, di ansie, di pregiudizi. Potremmo prendere coscienza di chi siamo veramente, di cosa vogliamo veramente e di quanto, di quello che diciamo e facciamo, fa parte di noi, è veramente nostro ed è veramente quello che vogliamo. Allora quel “perché?” suggerito dalla curiosità infantile, diventerebbe specchio che riflette la nostra immagine, e la genuinità della risposta potrebbe diventare quella verità che andiamo cercando nella vita. ... Continua a leggere...

Ogni giorno ci sono mille motivi per inveire, gridare, mandare a quel paese molte persone, perché sporcano la casa, mettono in disordine, sono lenti, non fanno il loro dovere… Molte volte abbiamo i nervi a fior di pelle, perché le cose vanno storte, cioè non vanno come noi vorremmo. Ci affanniamo e ci inquietiamo per molte cose, ma veramente ne vale la pena?
Dentro di noi abbiamo una scala di valori dove collochiamo le cose e le persone in ordine di importanza. Nessuno si arrabbia, lotta e si sacrifica per cose a cui non ci tiene. Se ai primi posti mettiamo valori e realtà secondarie, non solo rischiamo di vivere e lottare per quello che non ne vale la pena, ma ci arrabbiamo e buttiamo il sangue per molte sciocchezze.
Per chi viviamo? Per le persone o per le cose? Per i bisogni di coloro che abbiamo davanti o per le idee ed i programmi? Dobbiamo capire che le persone valgono più di tutto il resto e che arrabbiarsi per il resto significa perdere non solo le staffe, ma anche il senso della vita. A ragione, dopo aver vissuto per tutt’altro, ci sentiamo svuotati, avviliti, delusi, stressati, scontenti… Mentre gli altri continuano con il loro modo di essere, e si sentono, a ragione, più lontani da noi.
Ogni persona, anche se ci manda a quel paese, vale più dei motivi che ci fanno andare in bestia. Se, prima di parlare, sintonizzassimo il nostro animo su questa verità, metteremmo a fuoco i giusti sentimenti e, con il tono, cambierebbero le parole con cui ci dirigiamo agli altri.
Se poi questi altri sono le persone a noi più care, abbiamo un motivo in più per non dimenticare che viviamo per loro, per non tradirli, abbassandoli di rango e mettendoli dopo molte cose. Per non arrabbiarci non basta munirci di pazienza, prima di tutto bisogna sgombrare il terreno dai falsi valori: ordine, precisione, programmi, velocità, bellezza, perfezione, uniformità… e mettere al loro posto quello che vale di più: le persone, a cominciare da quelle con cui viviamo ogni giorno, soprattutto quelle a cui siamo uniti da promesse d’amore e da doveri profondi quali l’essere genitori o l’essere figli.

Siamo dono per gli altri. L’essere dono ci fa amare il prossimo come noi stessi, ma in tutto quello che facciamo non deve esserci mai il culto di se stessi. Non siamo macchine che fanno buone azioni senza anima, né accumuliamo buone azioni per vincere una coppa o guadagnarci il Paradiso.
L’amore gratuito dà con gioia. Questo succede quando si dà importanza all’altro a tal punto che la gioia di vederlo, di ascoltarlo, di stare con lui, di aiutarlo, ne sia la logica conseguenza. Quello che uno vive e proclama ogni momento non è il dare, ma il valore dell’altro.
E’ il bene dell’altro l’origine della gioia di chi ama, se questo è vero, l’altro lo percepisce e fa l’esperienza più profonda della sua vita: essere al centro dell’attenzione, trattato con mitezza e con dolcezza, accettato e apprezzato, servito come figlio di Re. Questo modo di comportarsi colloca entrambi nella verità; la verità fa gustare la libertà dei figli di Dio e quindi la gioia; se questa c’è, il nostro volto non può non dirlo.
La nostra vocazione di esseri umani è vivere il culto dell’altro in quanto immagine di Dio, in quanto qualunque cosa abbiamo fatto a uno qualsiasi, l’abbiamo fatto a Dio e qualunque cosa non l’abbiamo fatto…non l’abbiamo fatto a Dio. La nostra vocazione è amare Dio in ogni uomo, a cominciare dagli ultimi e più bisognosi. Ma affinché l’amore sia vero e non sia assistenzialismo, dobbiamo trattare l’altro come se fosse la realtà più importante. ... Continua a leggere...
 Se un Dio c’è, cosa dobbiamo pensare di Lui? Che è di poche parole e di molti fatti, invisibile ma concreto. Allo scienziato, al fisico, al chimico, al medico, allo psicologo, al filosofo, al religioso, al musicista, all’ingegnere, al pittore, al poeta…a chiunque, Egli parla attraverso tutto ciò che esiste, con le regole della materia che ognuno studia e approfondisce.
Sono parole di un unico discorso e di un unico progetto, poiché fra tutto ciò che esiste c’è una interrelazione che non è solo idea filosofica o legge scientifica, dogma religioso o bellezza artistica. Ogni scienza o pensiero, deve evitare di chiudersi in ciò che scopre, per confrontarsi con le altre discipline e le loro verifiche, così eviterà il fanatismo e l’assolutismo, poiché ciò che è vero deve essere verificabile da parte di tutti.

Dice la scienza attuale che circa 14 miliardi di anni fa c’è stato un’immane esplosione che ha dato inizio all’universo. Tutta la materia e l’energia erano in uno spazio infinitamente piccolo, però con infinitamente grande densità, temperatura e potenza… da esplodere! Da quella esplosione sono nate le 12 particelle elementari che comporranno in seguito, attraverso unioni e scissioni, altre coppie di particelle e quindi tutta la materia che conosciamo. Di queste 12 particelle soprattutto 4 compongono la nostra materia: l’elettrone, il neutrino e 2 quark. Queste particelle elementari sono entità senza struttura, cioè senza dimensioni geometriche, senza né su né giù, per questo, a tuttora, non si sa cosa le costituisce. ... Continua a leggere...

Gratuità non significa lavorare gratis, significa non fare della vita un commercio, secondo il quale non si deve fare niente per niente e si deve costruire il proprio guadagno approfittandosene degli altri. Proprio perché non si sfrutta l’altro, chi lavora deve meritarsi il suo salario e chi riceve il lavoro deve pagarlo quanto vale. Colui che lavora offre un servizio ed è libero di non farsi retribuire, chi invece riceve, ha sempre il dovere di essere grato e di pagare, a meno che non sia un vero necessitato e non ha nulla da dare.
La gratuità è negata dal guadagno truffaldino. Gratuità significa non imbrogliare, non sottovalutare né sopravvalutare. Ci sono volute Rivoluzioni per proclamare libertà, uguaglianza, fraternità per tutti. Si parla, finalmente, dei diritti del lavoratore, della donna, del bambino, dell’anziano, dell’ammalato, del carcerato… Ad ogni nazione è lasciato il compito di proclamare questi diritti attraverso le leggi, ma anche di farle rispettare, poiché per tutti è più facile dire che fare.
E’ normale che, dopo mesi di lavoro, il contadino o l’allevatore venda a un prezzo, e chi distribuisce, tolte le spese, guadagni il triplo o di più? Ma la mentalità commerciante è così radicata in tutti, che non è difficile trovarla anche nelle più nobili cariche. Un’impresa può lesinare sui materiali da costruzione per guadagnare di più; chi affitta un appartamento, specialmente nelle grandi città, manda via gli inquilini, senza importagli se sono anziani o famiglie con bambini, semplicemente perchè ne fa mini appartamenti da affittare il triplo o il quadruplo. ... Continua a leggere...
.jpg) Nessuno schema imprigiona l’essere umano, se questi non vuole. In ogni epoca e a qualsiasi età, in ogni cultura e luogo geografico, alcuni soggetti seguono la moda nel vestire, nel pensare e nei sentimenti; altri sono crudeli, approfittando della loro forza, del loro potere, del loro stato sociale, della loro posizione privilegiata; altri ancora sono umani che obbediscono al loro cuore, che trovano normale trattare gli altri come se stessi e versare lacrime dai propri occhi per le disgrazie altrui.
L‘esistenza di questi umani nella stessa società o nella stessa cultura, nello stesso periodo storico o nella stessa fede religiosa, toglie agli altri ogni alibi capace di giustificare la loro crudeltà e meschinità. Proprio perché possiede la libertà ogni persona può: riprogrammarsi la vita, essere diversa, non farsi condizionare, rinnegare le esperienze negative, ricredersi, cambiare, sviluppare le qualità nascoste, coltivare il meglio di se.
Dedicarsi alla fiducia, alla speranza, ai valori che promuovono la fratellanza universale, la giustizia, la pace… (abbattendo i muri di pregiudizi, di ignoranza, di intolleranza, di tutto quello che fa escludere gli altri dalla stessa mensa della vita) è come suonare certe note, sapendo che possono vibrare anche nell’altro e fargli sentire una musica nuova. Già, una musica, perché anche questa, che sia classica o moderna, popolare o jazz, rock o blues, è un linguaggio. Come esistono varie lingue, ed ognuna è buona per esprimere con parole: odio o amore, elogi o insulti, falsità o verità, critiche o proposte, serenità o agitazione, vendetta o perdono, ira o pace… allo stesso modo, attraverso ogni genere musicale, si può esprimere e far venir fuori il meglio o il peggio di noi.
“Ognuno raccoglie quello che semina”, questo vale nella vita privata, ma nella vita sociale ci tocca raccogliere anche quello che altri hanno seminato e noi possiamo amplificare o soffocare la loro musica, a seconda che la accettiamo o no. Noi possiamo e dobbiamo fare le nostre semine.

Scarica il libro in formato pdf http://www.gratuita.org/public/LA%20GRATUITA'.pdf
PRESENTAZIONE
Ogni persona è un dono, per se stesso e per gli altri. Giunge un momento, nella vita, in cui uno sente che il frutto della propria esistenza è maturo ed è buono da offrire: può dire e condividere con gli altri quello che ha capito.
Questi temi sono semplici riflessioni, come quelle che si fanno tra amici quando parlano delle cose che stanno loro a cuore; sono nati, alcuni dalle sfide della vita quotidiana, altri da una esperienza di vita comunitaria, altri ancora dalla fiducia in Colui che ha generato questa meravigliosa avventura della vita e che non cessa di manifestarsi a tutti coloro che amano. Ho cominciato a scrivere queste pagine per me, per ricordarmi di quello che la vita mi ha dato e insegnato, ho poi deciso di farle stampare perché molti mi hanno chiesto una copia.
Un pomeriggio, mentre guardavo un bellissimo panorama, inaspettatamente, una domanda attraversò lo stupore della mia mente: “ che cosa ho fatto io per avere tutto questo? “. Fu come una scintilla, che dalla sua piccolezza è capace di generare un fuoco più grande e poi un incendio. Quella piccola domanda aveva trovato in me il momento adatto per appiccare il fuoco e generare una luce capace di rischiarare il senso della mia esistenza. 
Mi dicevo: “ Io non devo comprare la luce del sole! Non pago l’aria che respiro! Sono qui, attorniato da alberi diversi, che non ho piantato e neppure inventato e sto godendo la vista di un paesaggio incantevole… ” Mentre mi dilungavo nella lista delle cose ricevute nella vita, una Realtà risuonò su tutti i ragionamenti e su tutte le cose conosciute: GRATUITÀ ! nella vita tutto e’GRATIS !
Fu come guardare in faccia una persona che sempre si era vista di spalle. Fu come conoscere una persona di presenza dopo averne sentito parlare solo per bocca altrui. Mi sembrò di stare a guardare negli occhi e nel cuore della Natura e di capirne il modo di essere. Da quel momento desiderai assomigliarle. Tutto è dono: le persone, le idee, le cose che usiamo...
La vita ci da tante cose, basta non farci l’abitudine e pretendere come cose dovute ciò che è puro regalo. Questo libro nasce dalla voglia di comunicare questa esperienza e dal desiderio che questo modo di essere sia conosciuto e fatto proprio a tal punto che diventi un modo di pensare ed agire.
CONTENUTI DEL LIBRO
IL MONDO IN CUI VIVIAMO è il titolo della prima parte del libro. Guardando gli atteggiamenti che si assumono nella vita di tutti i giorni, ogni pagina tratta un argomento, dando spunti per riflettere, proponendo con semplicità e profondità una visione diversa delle cose. “Essere se stessi”, “Sinceri o no”, La divisa”, “Usa e getta”, sono alcuni dei temi proposti per non recitare, nella vita, la parte degli altri ed esserne una caricatura; per non essere condizionati dalle apparenze, per non costruire rapporti solo burocratici o basati sui ruoli, anche dentro la cerchia delle relazioni affettive. Per non essere sfruttatori degli altri è necessario “imparare dai fatti”, essere “prima umano”, non usare “due pesi e due misure”, non essere “fanatici”, ma saper ascoltare e “immedesimarsi”, per “costruire la civiltà” dell’uomo giusto.
LA NATURA E IL SUO MODO DI ESSERE è il cuore del libro. Alla base di un modo di pensare e di agire c’è sempre una visione della vita e degli altri che, spesso, né le leggi civili né i precetti religiosi riescono a modificare, da lì la constatazione che “fatta la legge nasce l’inganno”, ovvero che “l’abito non fa il monaco”. Come affermava il giudice Paolo Borsellino, è necessario che ogni cittadino faccia suo il valore intrinseco delle leggi; detto in altri termini, è necessario che ognuno capisca e faccia suo il perché di quel modo di essere che chiamiamo giusto. Se non si capisce questo, la vita sarà sempre piena di furfanti che fanno anche beneficenza e di credenti che, pur facendo buone azioni, restano egoisti, razzisti, usurai, ecc.

Siamo fatti gli uni per gli altri, per questo motivo solo la logica del reciproco essere a servizio dell’altro fa umano il rapporto tra le persone, ma se il servizio non è disinteressato e non cerca il bene dell’altro, diventa sterile assistenzialismo di chi fa solo buone azioni. L’amore gratuito è la proposta del libro. Gratuità non significa lavorare gratis, significa non imbrogliare, non sottovalutare né sopravvalutare, significa saper dare, significa vedere nelle altre persone altri se stesso, altre versioni di se stesso.
Nella terza parte del libro: GRATUITA’ E RELIGIOSITA’, si affrontano con lo stesso stile, gli atteggiamenti di un sano credere in Dio, frutto di una conoscenza che porta ad una vera amicizia con l’Assoluto. Il Dio presentato da Gesù è un Padre che ama, è Amore che serve. Credere significa condividere il modo di essere di Dio, per divenire “consorti” con Lui. Tra persone non può non essere così, poiché ad unirle può essere solo una libera scelta e un piacersi reciproco.
In APPENDICE si può essere spettatori di un appassionato “Dialogo tra Adamo ed Eva”.
Il libro, 218 pagine formato 17x24, è in vendita a 13 euro nelle edicole e librerie di Capo d'Orlando. Si può richiedere all'autore compilando il Modulo richiesta volume oppure scrivendo a Franco Paparone via S. Filadelfio, 4 .........98071 Capo d'orlando (ME). Verrà inviato per posta con un contributo spese di 2 euro.
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