Non importa quello che PENSI o la fede che professi, il partito politico o il ceto sociale a cui appartieni. Non importa se sei uomo o donna, maggiorenne o minorenne, del nord o del sud, orientale od occidentale. Importa quello che FAI.
Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del sentirti diverso dagli altri, cioè superiore, migliore, meritevole, rispettabile; né dal sentirti inferiore, peggiore, biasimevole, disprezzabile. Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del considerare gli altri come rivali da superare, nemici da sconfiggere, prede da conquistare, colpevoli da condannare, oggetti da sfruttare per realizzare i tuoi piani, come forza lavoro, come piacere sessuale, come pedine del tuo divertimento, come gradini per la tua ascesa sociale. Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del sentirti inadeguato, inutile, trascurato, dimenticato, sfiduciato, non amato, non rispettato, non apprezzato, tradito, deluso…
Non possiamo soffocare i sentimenti che proviamo, anzi, dobbiamo viverli con dignità, ma non è prudente prendere decisioni e decidere azioni, facendoci consigliare e animare dalle delusioni o dagli entusiasmi, dalle minacce o dalle promesse.
Ma soprattutto fa, senza paura di sbagliare, di essere impopolare, di essere criticato… Fa, senza temere di venirne compromesso, di perdere la faccia…
“Un uomo aveva due figli. Chiamò il primo e gli disse: “Figlio mio, oggi va a lavorare nella vigna”. Quello rispose: “No, non ne ho voglia”, ma poi cambiò idea e ci andò. Chiamò anche il secondo figlio e gli disse la stessa cosa. Quello rispose:“Si, padre”, ma poi non ci andò. Ora, ditemi il vostro parere: chi dei due ha fatto la volontà del padre?”.
Se non ci fossero ladri su questa terra, se non ci fossero egoisti, menefreghisti, se non ci fossero coloro che vivono la loro vita disprezzando quella degli altri… sarebbe diverso, vivremmo in un mondo veramente migliore. Ma poiché non è così, c’è bisogno di coloro che si prendano cura delle cose che esistono.
Coloro che portano in sé l’esperienza e l’ideale del bello, del gratuito, del divino, e sanno quanto è preziosa la vita, scoprono che ogni giorno sono chiamati ad essere operatori di pace, di giustizia, di fraternità, di verità… detto in termini biblici, ad essere sale della terra e luce del mondo; detto nello stile di queste pagine, ad essere creature assieme ad altre creature.
Prova a sentirti Angelo della terra, cioè custode e difensore di tutto quello che esiste. Allora vedrai sviluppare in te un tipo di creatività diversa. Il tuo sguardo diventerà attento e le tue mani saranno sempre all’opera. Ti sentirai responsabile della vita e del bene altrui, non per dire agli altri cosa devono fare, ma, rimboccandoti le maniche, per fare tutto quello che è in tuo potere: per non inquinare, per non sporcare, per migliorare l’aspetto di questo mondo, per rendere la vita altrui più serena, più vivibile e più sicura dai pericoli. Fa tutto silenziosamente, proprio come un angelo: senza essere visto, senza prevaricare la libertà degli altri, senza manipolare né le persone né le cose, poiché sai bene che il mondo nuovo non si costruisce con una mente vecchia.
Sono tanti coloro che spendono tutta la loro vita per migliorare questo mondo, in nome dei diritti umani alcuni, in nome degli ideali religiosi altri, eppure per rivendicare un diritto ne calpestano altri, per raggiungere un obiettivo, anche santo, usano le persone come fossero oggetti, e coartano la loro volontà e la loro coscienza. Anche quando si dedicano alle cause sociali o umanitarie lo fanno a modo loro: più che servire, manipolano, più che dialogare, comandano, più che ascoltare e capire, fanno sempre quello che vogliono. Tu sii presente con amore e l’amore diverrà operosità nelle tue mani, potenza nella tua preghiera e lievito in chi, attorno a te, è farina pronta per l’impasto.
Avevo venti anni e da tre seguivo una voce interiore che dialogava con Dio. Il mio essere, che esprimeva le mie più profonde aspirazioni, era alla ricerca di un come e un dove realizzarle. Mai mi sarei aspettato l’invito ad un campeggio nelle dolomiti.
Vallada Agordina, a 1300 metri d’altitudine, tra abeti e larici che cedevano il passo alle vette che volevamo scalare. Esperienza di un camminare a lungo, di un salire cadenzato per non cedere alla fatica, di un incoraggiarci a procedere uniti in cordata, per condividere, infine, la gioia di essere in cima, a godere per poco tempo l’esteso panorama, il cielo limpidissimo, la voce della natura non sopraffatta da nulla.
Valllada, esperienza di gente montanara, semplice e dignitosa, cordiale e sorridente, ospitale e laboriosa: mietendo l’erba, mungendo vacche, spaccando legna… E noi tra di loro a condividere il buon latte, l’aria e l’acqua freschissime, regalando la nostra voglia di aiutarli, di trasmettere amicizia e far vedere giovani di tutta Italia che stavano insieme per dirsi e cantare che credevano nell’amore, nella fraternità, nel servizio, nella condivisione, nello spirito di famiglia, che credevano in Gesù e nel suo messaggio.
Ospitati nella casa di Barba Berto Andrich ed aiutati in cucina da Scolastica e Caterina, a permetterci di vivere quest’esperienza illuminante, profonda e concreta sono stati gli Oblati di Maria Immacolata: P. Marcellino Sgarbossa, P. Angelo dal Bello, P. Marino Merlo, P. Ettore Andrich, P.Giorgio dal Col. Sui loro volti, nel modo di essere e di fare, si rifletteva quello che dicevano.
Tra noi giovani ventenni c’erano quelli che consideravamo “convinti” e radicati in quello che ritenevamo il nostro Ideale: Giorgetto, Bortolo, Biagio e altri che avevano cominciato questa esperienza pochi anni prima: Celso, Fabio, Rino… Il dialogare tra noi era molto costruttivo e le testimonianze convincevano più di tanti discorsi.
Il tempo è passato da quel 1968-75, ognuno di noi ha preso la sua strada, quella che sentiva di dover percorrere e nella quale realizzare l’ideale che avevamo fatto nostro. Il mondo d’amore e d’unità che avevamo cantato e sognato, dovevamo costruirlo con pazienza e attenzione, cucendo rapporti, dialogando con tutti, prendendo iniziative, lavorando con professionalità, disponibilità e sensibilità.
Oggi mi chiedo cosa vuole Dio da noi, da ciascuno nel suo ambiente, e da tutti in questa società Italiana. Vorrei che con me se lo chiedessero anche gli Oblati di Maria Immacolata, che tanto hanno seminato in questi anni. Io invito loro a coltivare le pianticelle che sono cresciute bene; a scoprirne le varietà, molto più di quelle che si immaginavano; a raccoglierne i frutti, poiché molti alberi già sono carichi e pronti per la raccolta; invito loro ad assaggiare i frutti che hanno seminato, e, se li trovano gustosi, a farli mangiare a chi ha fame.
(Vuoi mettere in comune la tua esperienza? Condividere momenti importanti della tua vita? Farci partecipi di quello che ti ha aiutato. Lo puoi fare e sarà pubblicato in questa sezione).
E’ una gradevole sorpresa che in estate, quando la sete aumenta, la natura ci delizia con la dolce varietà dei suoi frutti più acquosi, mentre in autunno ci offre frutti secchi e nutrienti, come le castagne, le noci, le nocciole, per affrontare il freddo inverno.
Mi sarei aspettato di trovare frutti secchi in estate, perché non piove, invece le piante che ci danno i loro preziosi succhi, come le angurie, hanno bisogno di sole per maturare. Felice coincidenza delle nostre necessità e di quelle delle piante! Nelle serre possiamo avere frutti tutto l’anno, creando le condizioni climatiche, ma sono grato alla natura, perché sembra attenta alle nostre necessità, ogni mese. ...
Hai fatto si che mio padre e mia madre si piacessero a tal punto da desiderare di stare insieme. Hai messo nei loro cuori e nei loro corpi il desiderio di unirsi; il resto lo hai fatto tu, e, fra tante possibilità, hai scelto di formare me.
Hai deciso che dovessi avere degli occhi. Per guardare tutte le altre cose che hai modellato? Per sapere dove mi trovavo o dove andavo? Hai deciso che dovessi avere gambe. Per cercare cibo? Che dovessi avere braccia con mani capaci di ogni abilità. Per imitarti? Hai formato i miei organi, rendendoli capaci di imparare quello che dovevano fare. Li hai messi insieme, insegnando loro a collaborare per la salute di tutto il corpo.
Hai scelto una forma per me e, come vestito raffinato, mi hai ricoperto di una pelle sensibile e comunicativa. Hai messo in moto la mia vita e la mantieni, con un cuore che batte affinché il sangue porti nutrimento a tutto, con i polmoni che si muovono per prendere nutrimento dall’aria, con la bocca che cerca cibo e acqua per la vita di tutto il corpo.
Tutto questo sei tu: la fame ed il cibo, la sete e l’acqua, gli occhi e la visione, i piedi e il viaggiare, il desiderio e la meta. Ogni cosa con il suo significato e tutto l’insieme per qualcosa di più. Fai si che ogni cosa nasca da un’altra, ricevendone materia ed energia: quello spirito che è vita e vitalità sapiente, quella vita che non è egoista ed avara, ma che si dona prolificamente, che si comunica e che mette tutto in comunione.
E noi, tutti noi, fatti da te e intrisi della tua natura, siamo creature, siamo affamati in cerca di cibo, di affetto, di felicità; siamo assetati di acqua, di sapere, di significato. Tu, e noi con te, sei in continuo movimento, passando di fame in fame, di sete in sete, di visione in visione, di comprensione in comprensione, formando, trasformando e perfezionando, cercando il significato di tanto miracoloso procedere, desiderando l’incontro con il Padre di questo divino viaggio.
Non sei nemica, né avara, né bugiarda, poiché ci hai dato sempre te stessa, senza chiederci nulla in cambio, poiché ogni giorno affini le nostre percezioni senza ingannarci. Se i nostri sensi si prendessero gioco di noi, non ci sarebbe azione che non dimostrasse la tua malvagità e il tuo non senso: inciamperemmo in ostacoli mal interpretati, mangeremmo una cosa pensando che fosse un’altra…
Essere come te, significa saper tacere e saper agire in silenzio, significa essere sempre all’opera per dar da mangiare a chi ha fame, per dar da bere a chi ha sete, per scaldare chi ha freddo, per dare un tetto a chi non ce l’ha, per proteggere chi è in pericolo, per promuovere la vita, per cercare il meglio, per mantenere le promesse.
Quando noi umani siamo imbroglioni, approfittatori, assassini, quando siamo irresponsabili, apatici, di parte, egoisti… siamo molto diversi da come tu sei e da come tu ci tratti. Pensiamo di rendere agli altri quello che si meritano: occhio per occhio e dente per dente quando sono ingiusti. Pensiamo che siamo baciati dalla fortuna o da Dio stesso, quando tutto ci va bene ed abbiamo nelle nostre mani molti beni, arrivando a sentirci, chissà per quale motivo, privilegiati e meritevoli di onore. Non ci convinciamo che tutto è dono, ogni giorno ed in ogni momento, che la vita nasce e cresce dall’amore, dall’impegno, dal sacrificio, dalla condivisione.
Mi hai insegnato tutto questo, madre natura, e voglio essere come te. Ogni giorno mi chiedi di saper dare, di saper ricevere, di saper perdere, anche di saper morire, con la semplicità che è propria del tuo stile. Con la morte doniamo tutto, e a chiederci tutto sei tu stessa che ci hai dato tutto, ma tu, non vuoi portarci via nulla! Il tuo desiderio è quello di essere ricambiata nell’amore gratuito e totale, e nell’amore non ci può essere costrizione.
Nel seme che cade in terra tu ci mostri come si muore e cosa succede dopo. Colui che ti ha fatto esistere non ingannerà le sue promesse, anzi, le ha deposto in te come leggi della natura e come anelito di vita. Noi, che da te ricevemmo un cuore capace di amare e una mente capace di comprendere ed essere grati, abbiamo ricevuto da Dio l’invito a condividere la sua stessa Vita; insieme a te vogliamo metterci alla sua Scuola, imparando da Lui come figli della sua Famiglia, lasciandoci saziare da Colui che è l’Unica Sorgente di Ogni Bene.
Ti amo, mio Dio. Grazie perché ci sei! Sono felice di poterti parlare, per dirti grazie, senza fine. Grazie perché sei Amore e non smetti mai di amarci. Grazie perché continuamente desideri il nostro bene.
Grazie perché hai fatto buone tutte le cose. Grazie perché tu sei così, grazie perché ci sei. Grazie perché rendi possibile questa relazione con te e con le creature. Grazie perché condividi con noi la tua vita e la tua gioia.
Io voglio cantare questo tuo modo di essere, perché sei Padre, perché sono in te le nostre sorgenti, perché ci hai ammessi a far parte della tua famiglia. Ti amo perché sei così. Ti amo per quello che fai.
Tu che all’alba dei tempi creasti la luce della vita, inviala nei nostri cuori perché diveniamo luce del mondo e figli tuoi nella verità. Tu che pronunciasti al mondo la Parola di Vita, il tuo Figlio che vive in te, fa che essa trasformi le nostre menti e noi diveniamo tuoi collaboratori.
Tu che sei ricco in misericordia, perché non vuoi la morte del peccatore, perdona i nostri errori, liberaci dall’inganno, proteggici dal male. Tu che sei il padre dei poveri e il difensore dei deboli, non farci mancare il cibo né l’amore nella nostra vita.
Spiana il nostro cammino verso i nostri fratelli, affinché costruiamo insieme la pace, nella giustizia e nella concordia. Perdonaci, perché non sappiamo quello che facciamo, perdonaci perché non immaginiamo quanto è grande il male che facciamo.
E come ogni giorno si aprono i nostri occhi quando ci svegliamo, allo stesso modo si apra l’intelligenza per comprendere le cose vere, quelle che veramente valgono, quelle che veramente uniscono, quelle che veramente fanno costruire la civiltà dell’amore.
Facci costruire quella civiltà dove è l’amore gratuito che regna fra le creature, l’unica realtà capace di dirti GRAZIE per sempre. Affinché si faccia in terra come in cielo e in ogni luogo, la tua Volontà, e la morte non ci trovi prigionieri del male.
Affinché venga il tuo tempo, la tua ora, il tuo Regno. E tutti i viventi si rallegrino. E tutti siano uno. E la tua Gloria riempia il creato. Così sia.
Se tu fossi pane, ti mangerei. Se tu fossi acqua, mi tufferei in te. Se tu fossi sole, io sarei abbronzato. Se tu fossi aria, mi riempirei di te.
Se tu fossi terra, metterei radici in te. Se tu fossi pioggia, sarei sempre bagnato. Se tu fossi vento, mi lascerei portare da te. Se tu fossi fuoco, io sarei la tua fiamma.
Se tu fossi il tempo, io il desiderio d’eterno. Se tu fossi lo spazio, io il desiderio d’infinito.
Non pensavo che io dovessi essere come l’aria: non si vede, però può essere respirata da tutti. Non pensavo che io dovessi essere come l’acqua: prende la forma del vaso in cui si mette, per essere bevuta.
Ora so perché bisogna essere trasparenti come l’aria: solamente così potrà passare liberamente la luce del giorno. Ora so perché bisogna essere come l’acqua che si versa: solamente così gli assetati potranno bere liberamente, e sarà acqua per tutti nel bicchiere che ognuno possiede.
“Lascia tutto e seguimi”, ogni giorno mi chiedi, perché questa mia vita ritrovi la libertà. “Lascia la tua vita e tutto ciò che sei, rendi la tua croce e seguimi! Segui me!”.
E ho visto un mondo nuovo aprirsi davanti a me, dove ogni uomo con gli altri costruiva una nuova umanità. Ti seguirò, Signore, ovunque andrai.
Quante cose ancora non ho saputo lasciare e quante cose ancora ho paura di perdere, ma tu, o mio Signore, guardami di nuovo, ripetimi ancora: “Seguimi! Segui me!”.
E questo mondo nuovo cresce davanti a me, dove ogni uomo con gli altri costruisce una nuova umanità. Ti seguirò, Signore, ovunque andrai.
Pilato les preguntó: «¿y qué hago con Jesús, llamado el Mesías?» Contestaron todos: «¡que lo crucifiquen!» Pilato insistió: «pues ¿qué mal ha hecho?» Pero ellos gritaban más fuerte: «¡que lo crucifiquen!» Entonces les soltó a Barrabás; y a Jesús, después de azotarlo, lo entregó para que lo crucificaran. ( Lectura del Evangelio según San Mateo 27, 22-23.26 )
Conocemos bien esta escena de condena: ¡es la crónica de todos los días¡ Pero nos quema en el alma una pregunta: ¿por qué es posible condenar a Dios? ¿Por qué Dios, que es Omnipotente, se presenta revestido de debilidad? ¿Por qué Dios se deja avasallar por el orgullo y la prepotencia de la arrogancia humana? ¿Por qué Dios calla?
Nuestro tormento es el silencio de Dios, es nuestra prueba. Pero es también la purificación de nuestra prisa, es la cura de nuestro deseo de venganza. El silencio de Dios es la tierra donde muere nuestro orgullo y brota la verdadera fe, la fe humilde, la fe que no hace preguntas a Dios, sino que se entrega a él con la confianza de un niño.
ORACIÓN: Señor, ¡qué fácil es condenar! Qué fácil es tirar piedras: las piedras del juicio y la calumnia, las piedras de la indiferencia y del abandono. Señor, tú has decidido ponerte de parte de los vencidos, de parte de los humillados y condenados. Ayúdanos a no convertirnos jamás en verdugos de los hermanos indefensos, ayúdanos a tomar posturas valientes para defender a los débiles, ayúdanos a rechazar el agua de Pilato porque no limpia las manos, sino que las mancha de sangre inocente.
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