Maria è presente ai piedi della croce, bevendo un calice amaro assieme al Figlio; amaro, non solo per il dolore immenso di Madre che lo vede torturato ed ucciso, ma perché vive doppiamente e infinitamente il tradimento, il fallimento, la tortura, la povertà, l’impotenza, l’incomprensione, il buio cosmico e il buio della fede in Dio.
Doppiamente, perché vive nello stesso momento il suo dramma e quello del Figlio. Infinitamente, perché vive l’impotenza del Figlio e quella del Padre assieme alla sua. L’ora di Gesù è stata anche la sua ora.
Chi misurerà il dolore di una madre che ha il figlio morto assassinato tra le braccia? Chi misurerà il dolore di una credente che ha il Figlio di Dio morto fra le braccia?
Questo misterioso avvenimento fece vivere a Maria tutto il dolore di Dio Padre. Maria ha vissuto nella carne e nell’anima l’Amore che ha Redento il mondo: L’amore del Padre che tanto amò il mondo da sacrificare il proprio Figlio. L’amore del Figlio che tanto amò il Padre e il mondo da morire crocifisso. ...
Di fronte al dolore, specialmente quello che non lascia un attimo di tregua, specialmente quello che cade addosso all’innocente senza dargli scampo, specialmente quello che non solo fa vivere soffrendo, ma fa morire soffrendo, non c’è spiegazione. Nessuno ha diritto di parlare.
Oltre alle forze della natura, che a volte distruggono con potenza, esiste l’ingiustizia, la cattiveria, lo sfruttamento, un potere malefico che genera fatti di sangue, di tortura, di terrore.
Di fronte a tutto questo, la legge dell’amore gratuito sembra un’illusione. La realtà oppressa di tante creature grida, grida: PERCHÉ? Questo "perché" è altrettanto misterioso come quello dell’origine della vita.
Lo scenario di questa vita non ci ha dato solo prove di terrore, ma anche prove di amore gratuito e disinteressato. Abbiamo di fronte a noi il dolore e l’amore, la morte e l’amore. Abbiamo dentro di noi il dolore e l’amore, la morte e l’amore. Al dolore e alla morte noi non possiamo comandare, ma all’amore si. ...
In questi giorni siamo rimasti scossi dall’uccisione del piccolo Tommaso, diciotto mesi appena, da parte di Mario Alessi. Un’atrocità che gli stessi detenuti per vari crimini, rifiutano di accettare e vorrebbero a loro modo vendicare.
Voglio soffermarmi soprattutto sulle interviste rese da Alessi, insieme con la nuova compagna, nei giorni precedenti al ritrovamento del corpicino. Recitava la parte di un padre normale, pieno d’affetto per i bambini, pieno di frasi che spontaneamente chiunque sente in quelle circostanze.
Belle parole, appunto, che hanno mostrato l’enorme divario fra il suo dire e il suo fare. Quanto è facile recitare una parte, un ruolo, una scena esteriore per commuovere o convincere gli altri, mentre le vere intenzioni sono ben altre!
Purtroppo di recite ce ne sono tante nella vita! Penso, per esempio, in questi giorni di campagna elettorale, a tanti politici: alle loro parole, alle loro foto sui muri con slogan accattivanti, alle loro promesse. Mi chiedo quanta coincidenza ci sia tra le loro parole e le loro vere intenzioni. Quanta arte di saper parlare ci sia, solo per convincere, invece di essere, le parole, espressioni di un loro convincimento personale. ...
Giovanni Battista, preparando la gente a ricevere il Messia, diceva: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino”. Cambiare vita significava riconoscere che si stava vivendo in modo sbagliato, chi lo riconosceva, confessava pubblicamente i suoi peccati e veniva battezzato nel fiume. Agli ipocriti Giovanni diceva:”Razza di vipere, fate vedere con i fatti che avete cambiato vita e non fatevi illusioni, poiché ogni albero che non dà frutti buoni sarà tagliato e bruciato”.
A chi gli chiedeva, in pratica, cosa doveva fare, Giovanni diceva: “Chi possiede due abiti ne dia uno a chi non ne ha, chi ha dei viveri pensi a chi ha fame”. Agli esattori delle tasse disse: “Non pretendete più di quanto stabilito per legge”, e ai soldati: “Non portate via i soldi a nessuno, né con la violenza né con false accuse, ma accontentatevi con la vostra paga”.
Anche Gesù cominciò a predicare il suo messaggio dicendo: “Cambiate vita, perché il regno di Dio è vicino!”. Cambiare vita, per scelta, per convinzione, senza mettere un pezzo di stoffa nuova sopra un vestito vecchio, ma facendo si che tutto il vestito sia nuovo. Il vestito è la nostra vita, la quale deve cambiare dal di dentro e non solo di facciata, come appunto fanno gli ipocriti solo per farsi vedere, solo per apparire diversi da come realmente sono. Gli ipocriti Gesù li paragonava ai sepolcri imbiancati, belli e lavorati fuori, ma dentro pieni di cadaveri e vermi.
La nostra vita è frutto della nostra mentalità ed è questa che deve cambiare. Un albero buono non dà frutti cattivi e un albero cattivo non dà frutti buoni, infatti, non si raccolgono fichi dalle spine. L’uomo prende il bene o il male dal tesoro del suo cuore, ed esprime con la sua bocca e con le sue azioni ciò che ha nel cuore. E’ dalle azioni che si riconosce la bontà o la malvagità dell’uomo. ...
Ci hai cercato, sei venuto a visitarci in ogni nazione e in ogni città. Per anni ci hai parlato, spronato, consigliato. Per anni hai pregato per noi, hai sofferto per noi, hai avuto fiducia in noi. Hai vissuto per noi e non ti sei mai stancato, tornando a visitarci e a cercarci.
Quando ci hanno detto che eri tornato alla Casa del Padre, ci ha preso una profonda tristezza unita ad una strana sensazione: quella di sentire la tua presenza in noi. Dovevamo sentire la tua assenza, sentirci soli, e invece percepivamo, tutti noi sparsi per il mondo intero, la tua presenza. Eri con noi, eri ancora lì che visitavi ciascuno di noi, senza più limiti temporali né spaziali.
Ora siamo noi che veniamo da te, per dirti: Grazie. Siamo noi che ti cerchiamo, per dirti che abbiamo bisogno ancora di te: della tua parola, della tua preghiera, della tua fiducia. Fa che continuiamo a sentirti vicino, poiché la tua presenza ci affratella e ci fa camminare uniti.
Noi tutti, che abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, abbiamo l’arduo compito di costruire la civiltà dell’amore, affinché ci sia pace e giustizia per tutti i popoli. E tu, Papa Giovanni Paolo, continua a condurci e a camminare con noi.
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Come facciamo a sapere se amiamo la verità oppure no? Spesso amiamo la verità quando dobbiamo dirla agli altri, mentre abbiamo molti alibi per non amarla quando sono gli altri che ce la proclamano. Non la accettiamo perché non tutto quello che ci dicono è vero, oppure perché il modo in cui ce lo dicono non è delicato, oppure perché le cose dette vengono da un pulpito sbagliato.
La verità può trovarsi in un sola pagina di un libro, può essere contenuta in una frase di un lungo discorso, può celarsi in una sola tra le molte critiche che ci fanno… Se amiamo la verità la cerchiamo, la riconosciamo e l’abbracciamo dappertutto. Non la rifiutiamo perché otto cose su dieci non sono vere. Non la rifiutiamo perché proviene da chi è nemico o peccatore, di un’altra religione o di un’altra cultura. Non la rifiutiamo perché viene detta gridando o insultando. Se la rifiutiamo, alla nostra vita mancherà sempre quella luce. E noi abbiamo bisogno di conoscere la verità tutta intera. ...
Adamo: E’ da tanto tempo, amor mio, che penso alla nostra storia, al nostro stare qui in questo posto dove si sente tanto l’assenza di Lui, il Dio del cielo, della terra e di tutto quello che esiste.
Eva: Io mi sento in esilio, come una che non è fatta per stare in questo posto. Ho una strana nostalgia di qualcosa che non è solo il paradiso perduto. Ho nostalgia di quel progetto di Dio che abbiamo rifiutato.
Adamo: Per molto tempo abbiamo pianto la nostra colpa, ma le nostre lacrime non riempiranno mai l’abisso del nostro peccato.
Eva: Penso spesso a come sarebbe stata la nostra vita e quella dei nostri figli, nell’amicizia di Dio.
Adamo: Amicizia… che ferita si apre in me nell’udire questa parola! Io udivo i suoi passi nel giardino e la mia anima esultava di gioia; era qualcosa che mi prendeva profondamente, dolcemente e totalmente. Era un sentimento misterioso, come quando ti vidi per la prima volta e mi innamorai di te, come quando cercavo il tuo volto e la tua presenza vagando nel giardino. Era qualcosa di simile, ma di più, molto di più…
Eva: Io ti capisco, fratello dell’anima mia; non sentivo anch’io le stesse cose?
Adamo: Prima che tu esistessi, la sua amicizia era la mia felicità e il mio orgoglio. Certo, io desideravo qualcuno, creatura come me, con cui parlare… ma, stando con Lui, sentivo che aveva in mente qualcosa. Io sono sicuro, amor mio, che Dio ti ha pensata ed amata per primo; prima che io potessi desiderarti, o forse … ci ha pensati nello stesso momento.
Eva: Questo non me lo avevi mai detto! Io mi sentivo il frutto della tua solitudine e della tua richiesta, inventata per te che mi desideravi. Adamo: Se tu sei nata per me, per chi sono nato io? Non sono nato per te? Per questo dico che ci ha pensati insieme e ci ha fatti l’uno per l’altra. Eva: Ora so perché una stessa gioia ci ha ricolmati il giorno in cui ci siamo incontrati e ci siamo chiamati fratelli. ...
La luce si è allontanata e le tenebre stanno scendendo sulla terra. Tu, Dio, sei la mia luce! Ti chiamo perché le tenebre non sono solo fuori di me, ma anche dentro di me.
Voglio dimenticare il male che oggi ho visto e quello che ho ricevuto. Voglio perdonare e mettere tutto nelle tue mani, non per chiedere giustizia, non per chiedere vendetta, ma per chiedere il tuo Spirito, Amico fedele e intimo, l’unico capace di consolarmi, di illuminarmi, di indicarmi il cammino e di rinnovare la mia vita nel riposo della notte.
Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, perdona le mie colpe, affinché esse non mi separino da te. Rischiara i lati oscuri della mia anima, affinché io non sia falso e non mi illuda.
La tua grazia penetri in me come medicina e come cibo, per poter essere la tua gioia e poterti dire con la mia vita tutto quello che ti meriti… e poi, solo grazie. Grazie per questo giorno che è passato, grazie per questa notte che chiuderà i miei occhi per regalarmi il riposo.
Veglia su di noi, e mentre noi dormiamo fa crescere tutti i semi di bene, seminati oggi nel mondo e nei cuori da tutti gli uomini di buona volontà. Che tu sia benedetto, Padre nostro.
Tu che sei il vero riposo, concedici di viverlo come piace a te, affinché possiamo sperimentare che sempre apparteniamo a te e viviamo di te. Così sia.
Prova a vivere una giornata, una qualsiasi, in modo diverso dalle altre. Prova a imitare la natura come l’abbiamo osservata insieme. Per un giorno, solo per un giorno, risplenda il sorriso per tutti, anche per gli antipatici, anche per chi non apprezzi.
Prova, per esempio, a vivere “date e vi sarà dato”, senza interessi, senza aspettarti niente, senza essere ringraziato, senza scegliere a chi, senza che chi riceve se ne accorga, solamente a chi la vita ti mette davanti. Dai quello che ognuno ti chiede; può essere un’elemosina, il tuo tempo, un tuo parere, la tua pazienza, il tuo perdono o un passaggio. Non è solo questione di dare soldi, vestiti o cibo… Può essere che ti venga chiesto di dare un sorriso, di dare fiducia o rispetto…
Tu darai a uno, ma riceverai da un altro, riceverai da chi meno te lo aspetti, anche sconosciuto. Riceverai quando meno te lo aspetti, a volte lo stesso giorno, a volte anche dopo anni; riceverai più di quello che avrai dato.
Prova per un giorno, la tua prima ricompensa sarà il sentirti vibrare all’unisono con la Vita; farai l’esperienza di sentirti liberato dalla logica comune di tutti i giorni, dove nessuno fa niente per niente; sarà un’emozione appagante. Non resterai deluso.
Se poi questo modo di essere diventerà tuo, vedrai che le risposte non saranno “coincidenze”; sarà sempre così e non ti mancherà nulla nella vita, soprattutto quelle cose che non sono in vendita: l’ottimismo, la fiducia, la fortezza, il sentirsi protetti…
La Benedizione ti avvolgerà e ti proteggerà, perché tu entrerai in casa con la chiave della porta della vita. La chiave è il dare, la porta è l’amore, la casa è l’esistenza. Colui che entra, comprenderà tutto, conoscerà tutti e sarà in comunione con tutti.
Quando capii che l’amore era l’anima del cristianesimo, prendevo nota di tutte quelle parole che lo descrivevano; erano frasi molto pratiche, facili da ricordare e con un certo effetto, tuttavia constatavo la loro inefficacia a cambiare la mia vita.
Poi un giorno vidi e capii. Quella comprensione fu come la luce di un lampo nella notte che in un istante illumina tutto quello che prima non si vedeva, ma soprattutto, quella comprensione, portava con sé un’anima, una vitalità e una convinzione che erano capaci di dare l’energia necessaria per vivere ciò che prima era solamente una frase.
Vidi una persona accogliermi con gioia e ascoltarmi con attenzione, come se le cose che dicevo fossero molto importanti, come se io fossi, per lui, importante. Vidi e capii. Vidi una persona servirmi a tavola; no, non per galateo o gentilezza, era gioioso servizio, un modo spontaneo di pensare a me. Vidi e capii. Vidi una persona prendersi cura dei miei pensieri, delle mie esperienze, senza darmi le sue risposte, ma insegnandomi a prendere sul serio la vita, quello che avevo dentro, quello che sentivo. Vidi e capii.
E con tante altre persone capii che l’amore, è estremamente concreto, perché ha sempre come obiettivo il bene dell’altro, vicino o lontano. Perciò, chi ama, se non fuma è perché sa che all’altro da fastidio; se va in bagno, pulisce pensando a chi viene dopo; se fa il letto, lava i piatti o mette in ordine anche se non è un tipo ordinato, è perché pensa a diminuire la fatica della mamma; se, andando in macchina, si mostra comprensivo degli errori altrui, è perché pensa che anch’essi hanno i loro limiti o i loro problemi.
Vidi e capii allorché mi sentii amato nelle diverse circostanze; sperimentai su di me l’amore degli altri e l’amore vero illuminò il mio vivere. Fu come avvicinarsi a un fuoco e sentirsi fiaccola. Accesi la mia fiaccola e la riaccesi ogni volta che si spegneva, compresi che la sua luce era l’amore, compresi che quando si ama si accende la luce sia in colui che ama che in colui che è amato. Quella luce da senso alla vita, fa capire le difficoltà, risolve i problemi, abbatte le barriere, unisce le persone.
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