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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Il commercio e gli affari aguzzano l’ingegno meglio della necessità. Oggi sono di moda le indagini che scandagliano i “gusti” della gente, per sapere quale prodotto vendere o quale trasmissione proporre… Aldilà di queste convenienze, l’opinione della gente conta poco in tutti i settori della società.
Quali contatti ha un partito politico con la base? Prima delle votazioni molti candidati passano di casa in casa, facendosi accompagnare da chi conosce i singoli cittadini, si presentano e promettono… poi non si vedono più e diventano inaccessibili.
La gente ha una sua sapienza basata, al di là degli studi fatti, sull’esperienza quotidiana degli altri, delle leggi e delle loro applicazioni. Coloro che governano e coloro ce vogliono mettersi al suo servizio, non possono non conoscere da vicino questa esperienza. Attraverso il contatto con la base la politica può essere attenta ai reali bisogni dei cittadini, può dar loro soddisfazione spiegando il suo operato, mentre da essi potrà ascoltare giudizi e proposte.
Quante notti insonni, quanti viaggi, incontri, dibattiti, comizi, anche digiuni… una dedizione così è difficile trovarla persino nei più zelanti uomini di fede, che per il bene degli altri sacrificano la loro vita… Se veramente fosse così, bisognerebbe fare un nuovo calendario dei santi, e ogni giorno dell’anno ricordare, per la sua dedizione, un uomo politico.
Lasciamo la politica e prendiamo la medicina. ... Continua a leggere...
Non ti sei mai sentito prima usato e poi messo da parte? a volte molto elegantemente, a volte sfacciatamente: dal compagno di scuola che, incontrandoti, faceva finta di non conoscerti, dal datore di lavoro che ti apprezzava finché ne aveva un utile, dall’amico che, da quando frequenti altre persone, non ti saluta più, dal conoscente bisognoso, solo finché ne aveva bisogno, dal coniuge che ti ha lasciato per un altro migliore, o perché le cose si sono fatte difficili da portare avanti, dai figli, così affaccendati da non avere tempo da dedicarti, neppure quando, vecchio, non avevi nessuno su cui contare
Il rapporto che una persona ha con gli oggetti che usa nella vita è distratto, banale, passeggero, superficiale, e quando non gli servono, semplicemente se ne disfa. La società dei consumi, basata su “compra, usa, getta, compra…” ci invita e ci convince a comprare nuovi prodotti, e se già li abbiamo, a comprare l’ultimo modello; esistono poi tanti oggetti, pratici, che si buttano dopo l’uso. Tutto questo va bene a condizione che l’uomo cresca in umanità e non diventi una cosa in più da usare e gettare, o una macchina che serve per produrre.
L’uomo umanizza tutto ciò che fa e che tocca allorquando le cose diventano espressione della sua interiorità. Un semplice oggetto può divenire importante, perché gli ricorda tutto quello che ha vissuto con una persona. Il mondo in cui vive e le cose che egli usa possono diventare carichi di significato, come le parole, i gesti e le emozioni che grazie ad essi ha sperimentato. ... Continua a leggere...

"Ripeto il tuo nome mille volte al giorno. Ti cerco dappertutto e in ogni cosa ti incontro. Cammino per il mondo e lo guardo con te, in ogni cosa che vedo ci sei sempre tu.
Non mi sento più solo perché tu sei con me, sei in me più di me. Io mi cerco in te e ti incontro in me, come un dono immenso che non merito mai. Se ti lascio un istante non capisco più nulla, allora cerco il tuo volto, la tua presenza, e questo mi basta.
Questo amore mi riempie e non mi lascia mai, questo amore mi trasforma e ogni istante mi fa nuovo. Sono innamorato e non riesco più a dire quello che sento dentro di me".
Nella vita abbiamo bisogno di molte cose: aria, acqua, luce, cibo, vestiti… sentirci considerati, apprezzati, voluti, desiderati, amati… Quando ci si innamora veramente, cioè quando si è capaci di uscire da sé per incontrare l’altro, quando si è capaci di comprendere l’altro e di desiderare il suo bene, quando si è capaci di fare qualsiasi sacrificio per stare con l’altro, per condividere l’esistenza con l’altro… si fa l’esperienza più travolgente e spirituale della vita.
Si vive per l’altro. Si vive l’altro dentro di sé. Si guarda, si ascolta, si tocca, si sente …sempre con l’altro e per l’altro e la natura diventa linguaggio per esprimere i sentimenti, con le sue scenografie, con i suoi colori, con le sue forme…
Il cielo infinito, lo splendore del sole, la nebbia avvolgente, la pioggia incantatrice, la luna amica silenziosa, il canto delle cascate, il fischio dei venti, la voce degli animali. I colori e le note che insieme danzano, cambiando vestito ogni momento.
Tutto diventa dialogo d’amore, espressione d’amore, mentre la persona amata diventa per chi ama: aria, acqua, luce, cibo, sorriso, canzone… gioia di vivere
Ogni materia che studiamo a scuola, ogni professione che impariamo dagli altri sono il risultato di indagini, di verifiche, di esperimenti nei quali la passione, lo studio, l’attenzione danno come risultato l’esperienza, basata sempre sulla realtà dei fatti.
Si impara solo da ciò che succede. Questo atteggiamento deve essere costante in ogni persona, ecco perché ci vuole sempre attenzione e apertura mentale verso quello che sta succedendo e la capacità di staccarsi, se fosse necessario, da ciò che è acquisito.
Sappiamo che la realtà ha vari aspetti e molti di essi sono in evoluzione. Sono molte le persone che, nell’esercizio della loro professione e nei giudizi, si basano solo sull’esperienza passata, senza farsi interpellare dalle nuove istanze.
E’ necessario verificare personalmente, quando si può, se le cose dette dagli altri siano o no rispondenti alla realtà. Un atteggiamento di fondo che dia la capacità di confrontare l’esperienza propria con quella degli altri o l’esperienza acquisita con le novità, può dare alla ragione e al cuore più elementi per valutare e per decidere.
Quante persone hanno fatto scelte, solo per salvare la faccia, l’onore, gli interessi. Quante non hanno fatto ciò che sentivano e non hanno seguito il loro istinto, le loro capacità, i loro desideri, per non affrontare il parere degli altri o per non dispiacere alle persone care. “Che dirà la gente” era più importante di tutto il resto, a tal punto che era meglio abortire, o non sposarsi con quella persona, o non opinare diversamente, perché altrimenti…
Quante persone hanno assunto come modello di vita quello di un’altra: il suo modo di vestire, di parlare, di gesticolare, di scegliere… Quante persone hanno fatto quello che altri volevano, senza ascoltare la propria coscienza e la propria responsabilità. E d'altronde, quanti possiamo dire di avere sempre fatto delle scelte libere da condizionamenti?
La saggezza si costruisce a poco a poco, ed è composta non solo dall’esperienza, ma dalla capacità di saper mettere insieme i vari aspetti della realtà.
Ognuno impara ciò che vuole, impara perché vuole; se vuole, impara da tutti e da tutto, anche dagli errori, anche dai nemici, da un bambino o da un anziano, da chi ha studiato e da chi parla solamente di quello che gli è successo nella sua vita.
Tu hai detto: “Io sto in mezzo a voi come colui che serve”. Noi ti preghiamo per tutti quelli che amano farsi servire. Ti preghiamo per chi ritiene che le donne siano al servizio degli uomini.
Ti preghiamo per coloro che trattano come schiavi gli operai e per quelli che fanno lavorare i bambini. Ti preghiamo per coloro che, pur avendo un lavoro o una missione, si comportano come scansafatiche, fannulloni, pigri, irresponsabili.
Ti preghiamo per quelli che abbandonano nel bisogno i loro cari, perché non hanno tempo, non hanno voglia, non si abbassano a pulire chi è sporco, a sopportare chi è molesto o monotono.
Perdonaci, Padre nostro, perché, tutti noi che amiamo farci servire, non siamo come te, che sei sempre all’opera e che ami vederci carichi di frutti.
Tutti noi che amiamo schivare un impegno, un lavoro faticoso, noioso, umile, non visto: non siamo come te, neppure quando, facendo le cose, vorremmo che tutti sapessero; vorremmo ricevere elogi o ringraziamenti.

Immaginiamo che la Natura sia costretta a trattarci come noi trattiamo gli altri, e ad usare con noi la nostra stessa logica, il nostro modo di comportarci, di giudicare e di valutare le cose. Nel caso in cui la gratuità non fosse la legge che regola la nostra vita, prima di qualunque altra intesa, la Natura potrebbe chiederci di saldare il debito esistenziale.
Ogni essere umano, infatti, nasce con un debito, anzitutto quello del proprio essere e poi quello del proprio esistere, poiché non ha potuto comprare i singoli pezzi che lo costituiscono, né il brevetto del loro funzionamento in armonia. Questo debito è impagabile perché non abbiamo nulla di veramente nostro con cui pagare. Miniere d’oro, giacimenti di petrolio, ettari di proprietà…sono della Natura! Con che cosa pagheremo le nostre cellule e i vari organi?
E se la Natura tagliasse l’erogazione per il funzionamento del cervello, del fegato, del cuore, del midollo spinale? Dove andrebbe a finire la bravura dello scienziato, dell’artista, del campione, del politico, dell’operaio, anche del ladro e dell’assassino?
Ci potrà essere gratuità verso chi non ha capito e vissuto la gratuità? Impostare la vita sul profitto e farne di essa un commercio porta l’uomo a usare gli altri per il proprio tornaconto, ma lo mette nella condizione di un creditore senza scampo, che dovrà pagare fino all’ultimo spicciolo quanto meno l’affitto di tutto quello che ha ricevuto e goduto.
La Vita ci ha preceduto e ogni giorno ci tratta con gratuità, affinché anche noi impariamo a fare altrettanto. Nessuno paga l’aria che respira, senza la quale avrebbe pochi minuti di vita. Nessuno paga l’acqua che viene dal cielo e che alimenta ogni sorgente della terra, senza la quale il mantenersi in vita sarebbe questione di giorni. Nessuno paga la luce, il calore del sole e un’infinità di altre cose…
La Legge che genera la vita è una e unica, nella libertà ognuno può scegliere il modo di relazionarsi agli altri, e sarà giudicato, misurato, valutato, trattato con lo stesso metro e nel medesimo modo che egli ha scelto.
L’homo sapiens è la perla della creazione, è la crema delle cose che esistono, almeno tra quelle che conosciamo; la sua peculiarità è nella parte frontale del cervello, che lo fa pensare, ragionare, ricordare, creare linguaggi, creare musica, che gli da la capacità di cercare, indagare, scoprire, capire, verificare, inventare, ipotizzare, immaginare…
In realtà l’uomo deve ancora meritarsi il titolo di sapiente, poiché alla conoscenza deve unire quella saggezza che lo rende giusto. Come ci sono regole, leggi, teoremi, che l’uomo scopre, ragiona e sviluppa in ogni materia che studia, ce ne sono altrettante che regolano la sua vita sociale, a partire dai diritti di ogni singolo bambino, uomo, donna, lavoratore, malato, anziano, portatore di handicap, carcerato… di qualunque razza o nazione.
Che due più due fa quattro è matematica in tutto il mondo, che l’uomo e la donna hanno pari dignità, possibilità e diritti, dipende dalla cultura, dalla tradizione, dalle convenienze sociali locali. Che la donna sia venduta al marito e poi sia sua proprietà, dipende in quale popolo nasce, come pure che un operaio lavori venti ore al giorno per pochi spiccioli.
Si sono fatti passi da gigante per ciò che riguarda il progresso scientifico e tecnologico, ma si va molto più lenti nel progresso sociale, se poi teniamo conto che fra teoria e pratica c’è una bella differenza, allora, in certe situazioni non controllate, siamo ancora fermi a millenni indietro.
Se una società civile persegue il crimine o i ladri, o vieta di farsi vendetta da sé, non è perché nei testi sacri c’è scritto “non uccidere” e “non rubare”, ma perché ritiene che in una vita sociale dove tutti i cittadini sono uguali, non possono coesistere certi comportamenti che seminano vittime.
Chiamare civili certe azioni suppone l’accettazione del loro valore intrinseco. Imparare a conoscere e ad accettare se stessi, i propri talenti e i propri limiti; imparare a saper perdere, a saper accettare le differenze, ad essere ragionevoli… sono argomenti lasciati ai gruppi e ai movimenti, ma non tutti ne fanno parte.
Occorre pensare a tutti, affinché ciascuno giunga a comprendere quel valore.

Non basta avere in mano uno strumento musicale ben costruito per saperlo suonare. Non perché uno sappia suonare bene un pianoforte, vuol dire che sappia fare altrettanto con un violino o con una tromba.
Chi ama fare giardinaggio sa che le piante hanno esigenze diverse; alcune preferiscono l’ombra e al sole le loro foglie si brucerebbero, altre aprono la loro bellezza solo in pieno sole; alcune marciscono se sono innaffiate spesso, altre hanno bisogno di molta acqua per crescere bene.
Così è con le persone, diverse per età, temperamento, cultura, sensibilità ed anche per salute, ognuna reagisce in modo diverso allo stesso trattamento e, per esprimere il meglio di sé, ha bisogno di condizioni particolari. Conoscere bene l’altro e comprenderlo è un’arte, come la musica, il giardinaggio, la cucina, ecc. Non tutti sono intonati quando cantano, non a tutti piace cucinare e questo basta per scoraggiare qualunque intenzione di “dedicarsi”.
Senza passione non c’è dedizione e non ci sarà comprensione profonda. Nel rapporto con gli altri, sia persone che animali o piante, c’è bisogno di molta passione se non si vogliono sfruttare e specialmente se si vuole entrare in comunione con loro.
Quante persone dicono di amare gli animali e questo amore consiste nel tenere un cane legato nella cuccia o un gatto dentro casa, o un pappagallo in una gabbia… e magari sanno poco o niente della loro natura, del loro linguaggio, di ciò che li farebbe felici. Per non parlare del fatto che, prendendosi cura di una pianta o di un animale, si viene a instaurare un rapporto di dipendenza reciproca, un legame che deve avere gesti concreti e seri per non finire in una delusione o nell’abbandono.
La passione per gli altri è la base per costruire dei veri rapporti, delle vere conoscenze, delle vere amicizie. Vere perché uniche, perché tengono conto della natura e della situazione del singolo. Il discorso, così come si sta sviluppando porta a “vivere per l’altro”, senza altro scopo che di conoscerlo e di entrare in reale incontro con lui.

Dall'autobiografia di santa Teresa di Gesù Bambino.
Siccome le mie immense aspirazioni erano per me un martirio, mi rivolsi alle lettere di san Paolo, per trovarvi finalmente una risposta. Gli occhi mi caddero per caso sui capitoli 12 e 13 della prima lettera ai Corinzi. Senza scoraggiarmi, continuai la lettura, e trovai sollievo in questa frase: «Cercate con ardore i doni più perfetti, ma vi mostrerò una via ancor più perfetta». E l'Apostolo spiega come i doni più perfetti sono nulla senza l'Amore.
La Carità è la via per eccellenza che conduce sicuramente a Dio. Capii che, se la Chiesa ha un corpo composto da diverse membra, l'organo più necessario, più nobile di tutti non le manca, capii che la Chiesa ha un cuore, e che questo cuore arde d'amore. Capii che l'amore solo fa agire le membra della Chiesa, che, se l'amore si spegnesse, gli apostoli non annuncerebbero più il Vangelo, i martiri rifiuterebbero di versare il loro sangue...
Capii che l'amore racchiude tutte le vocazioni, che l'amore è tutto, che abbraccia tutti i tempi e tutti i luoghi, in una parola che è eterno. Allora, nell'eccesso della mia gioia delirante, esclamai: Gesù, Amore mio, la mia vocazione l'ho trovata finalmente, la mia vocazione è l'amore! Sì, ho trovato il mio posto nella Chiesa, e questo posto, Dio mio, me l'avete dato voi! Nel cuore della Chiesa mia Madre, io sarò l'amore. Così, sarò tutto... e il mio sogno sarà attuato!
Quest'anno, il Signore mi ha concesso la grazia di capire che cosa è la carità; prima lo capivo, è vero, ma in un modo imperfetto, non avevo approfondito queste parole di Gesù: «Il secondo comandamento è simile al primo: amerai il prossimo tuo come te stesso». ... Continua a leggere...

La Sacra Scrittura rivela che la vocazione all'amore fa parte di quell'autentica immagine di Dio che il Creatore ha voluto imprimere nella sua creatura, chiamandola a diventargli simile proprio nella misura in cui è aperta all'amore.
Illuminare la verità dell'amore come cammino di pienezza in ogni forma di esistenza umana. La grande sfida della nuova evangelizzazione, che Giovanni Paolo II ha proposto con tanto slancio, ha bisogno di essere sostenuta con una riflessione veramente approfondita sull'amore umano, in quanto è proprio questo amore una via privilegiata che Dio ha scelto per rivelare se stesso all'uomo ed è in questo amore che lo chiama a una comunione nella vita trinitaria.
Quest'impostazione ci permette anche di superare una concezione privatistica dell'amore, oggi tanto diffusa. L'autentico amore si trasforma in una luce che guida tutta la vita verso la sua pienezza, generando una società abitabile per l'uomo.
Nella mia recente Enciclica ho inteso sottolineare come proprio mediante l'amore si illumini "l'immagine cristiana di Dio e anche la conseguente immagine dell'uomo e del suo cammino" (Deus caritas est, 1). In altre parole Dio si è servito della via dell'amore per rivelare il mistero intimo della sua vita trinitaria. Il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano". Questa indicazione resta ancora in gran parte da esplorare. Inoltre, il rapporto stretto che esiste tra l'immagine di Dio Amore e l'amore umano ci permette di capire che "all'immagine del Dio monoteistico corrisponde il matrimonio monogamico. Il matrimonio basato su un amore esclusivo e definitivo diventa l'icona del rapporto di Dio con il suo popolo e viceversa: il modo di amare di Dio diventa la misura dell'amore umano" (ibid., 11).
Questa indicazione resta ancora in gran parte da esplorare. Il rapporto tra Gesù e il Padre e il rapporto tra Gesù e gli uomini a Lui affidati. Entrambi i rapporti vanno proprio insieme, perché gli uomini, in fin dei conti, appartengono al Padre e sono alla ricerca del Creatore, di Dio. Quando si accorgono che uno parla soltanto nel proprio nome e attingendo solo da sé, allora intuiscono che è troppo poco e che egli non può essere ciò che stanno cercando. Laddove però risuona in una persona un'altra voce, la voce del Creatore, del Padre, si apre la porta della relazione che l'uomo aspetta.
Così deve essere quindi nel nostro caso, di seguire gli uomini, di andare a trovarli, di essere aperti per le loro necessità e le loro domande. Ovviamente è fondamentale la conoscenza pratica, concreta delle persone e ovviamente è importante capire questo "conoscere" gli altri nel senso biblico: non c'è una vera conoscenza senza amore, senza un rapporto interiore, senza una profonda accettazione dell'altro, un conoscerlo con il cuore. Questo però è realizzabile in fondo soltanto se il Signore ha aperto il nostro cuore; se il nostro conoscere non lega le persone al nostro piccolo io privato, al nostro proprio piccolo cuore, ma invece fa sentire loro il cuore di Gesù. ... Continua a leggere...
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10/09/2010 @ 7.02.59
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