Leggevo in un sito il titolo del libro di una scrittrice americana: “Cercasi uomo comprensivo, il marito già ce l’ho”. E mi domandavo: quando lo trovi, che ci fai; ci passi un po’ di tempo ogni tanto o ti piacerà a tal punto da preferirlo a tuo marito?
Certo il titolo voleva intendere: “cerco un amico non per fare sesso, poiché per quello ho il marito, non per fare sesso poiché alla fine tutti cercano quello o vanno a finire in quello”; cerco un amico perché è difficile trovarne di veri, anche se il primo amico dovrebbe essere il coniuge, ma…” Ma non sempre è così, avvolte il marito tutto è tranne che un amico che ha la pazienza di ascoltarti e di capirti; ma si sa che, a 20 o a 40 anni, il “meglio” esiste e allora potremmo stare sempre a cambiare: di bene in meglio, tanto più se il coniuge ci sta deludendo.
Ognuno ha diritto d’essere se stesso, ha diritto di realizzarsi e di essere felice. La comprensione, la delicatezza, il condividere, la stima, sostengono le giornate meglio dell’apatia, della routine, della distrazione… Ma tutto quello che si fa, lo si decide per ottenere che cosa?
Coppie realizzate nel matrimonio ne esistono poche, ciò non vuol dire che sono un disastro. In realtà i motivi della mediocrità o della delusione sono da ricercare nel fatto che ognuno, chi più chi meno, pensa ad autorealizzarsi, quindi senza l’altro. I gusti diversi, i temperamenti, le diversità in genere, piano piano finiscono per creare distanze ed alibi affinché ognuno si costruisca il suo mondo ed i suoi spazi ove realizzarsi: sport, arte, religione, politica, mestiere a tempo pieno… ...
Amico d’infanzia, era il tempo delle elementari, anche se dopo un anno sei partito ti ricordo come amico, piuttosto che tanti altri con cui giocavo; stavo bene con te e tu con me.
Amico di adolescenza, era il tempo delle prime classi di geometra, quando la personalità voleva venir fuori, senza saper come né come era, avvertendo solo le differenze. Io ascoltavo te e tu ascoltavi me: ci apprezzavamo. Poi anche tu sei andato lontano.
Amico di gioventù, era il tempo in cui frequentavamo dei gruppi, condividendo la nostra fede. Si stava tanto tempo insieme e si parlava di noi, dei genitori, della gente. Mi fa piacere che continui a vivere la tua fede, anche se non ci siamo più fermati a parlare.
Amica di cui mi ero innamorato, il tuo viso mi ammaliava, poi un altro prese tutte le tue attenzioni e posso dirgli solo grazie, perché con il tempo ho capito che la tua personalità non aveva nulla a che fare con la tua bellezza e il tuo modo di essere nulla a che fare con il mio.
Tanti compagni si ricordano di me con simpatia, eppure io no; viceversa, di tanti mi ricordo io, mentre loro no. Spesso ci considerano meglio quelle persone che noi non consideriamo.
Prima che ti fidanzassi, ricordo la tua vivacità, la tua libertà di dialogo, di curiosare, di prendermi sotto il braccio per passeggiare o per mostrarmi qualcosa, di guardarmi negli occhi e scambiarci la gioia. Dopo, eri sua e vivevi per lui, eri più riguardata, inaccessibile, meno spontanea.
Grazie, amore mio, per avermi fatto sentire amato: con i tuoi occhi innamorati che mi cercavano fra tanta gente; erano così vivaci, così complici, così pieni di tutto l’indescrivibile mondo dell’anima, che non mi stancavo mai di guardarli! con la tua voce piena di gioia… non importava quello che diceva, per entrambi l’importante era stare insieme e dissetarci da quella sorgente che ci rendeva vivi e felici.
Non capiremmo mai nulla della vita, senza sperimentare la vera amicizia, il vero amore, la vera famiglia, rapporti veramente disinteressati.
La chiave è ‘n pezzettino de metallo che serve a fa scattà ‘na seratura e te permette, co’ quell’apertura, d’entrà e d’uscì quanno te piace fallo.
Esiste poi la chiave der successo che ner campo dell’arte e della scienza te permette ‘na certa prominenza su quello che nun po’ venitte appresso.
Si ci’hay la voce come Pavarotti, si come Raffaello fai er pittore, la scienza come Fermi e Pacinotti, nun devi vive con orgojo e boria, perché quello è ‘n talento che er Signore ha dato a te, ma sempre Sua è la Gloria.
Se ti ami, osservati. Veglia durante una parte della notte.
Prima di mostrare il cammino ad altri consolidalo in te, se vuoi evitare la sofferenza.
Pratica ciò che predichi. Prima di cercare di correggere gli altri fa una cosa più difficile: correggi te stesso.
Tu sei il tuo solo maestro. Chi altro può guidarti? Diventa padrone di te stesso e scopri il tuo maestro interno.
L'inconsapevole è spezzato dal male che lui stesso fa, come una pietra è spezzata da un diamante.
È soffocato dal male che lui stesso fa come un albero è soffocato da un rampicante Da sé si riduce in uno stato che solo il suo peggior nemico potrebbe augurargli.
È difficile fare ciò che ci è veramente d'aiuto. È facile fare del male, fare ciò che ci nuoce.
L'inconsapevole si fa beffe della saggezza, deride coloro che seguono la via della consapevolezza e si perde in false dottrine. Il frutto delle sue azioni è la sua rovina, come avviene per la canna di khattaka, che muore dopo aver fruttificato.
Facendo del male, tu stesso ti corrompi. Ma facendo del bene, tu stesso ti purifichi. Tu sei la fonte di ogni purezza e di ogni impurità. Nessuno può purificare un'altra persona.
Non trascurare il tuo compito per intraprenderne un altro, per quanto grande possa essere. Scopri i1 tuo compito e dedicati a esso con tutto il cuore
(Passi scelti dal Dhammapada)
Intruglio di osservazioni...
Se ti ami osservati…..
La vita è legata ad un filo così sottile da non permettere, anche volendo, il distanziarsi da se stessi.
Spinti dalla frenesia del mondo moderno, sempre di più l’essere umano si lascia travolgere dal male del secolo: l’apparenza.
Non è importante capire ciò che si prova ma è essenziale mostrare agli altri che ciò che si prova è giusto… perfetto per la società in cui si vive.
Non importa se si dovrà vestire una maschera rinchiusi nella prigione dell’opportunismo.
Si rincorre il tempo trattenendolo con forza per non lasciarlo sfuggire.
Forse in quest’epoca di materiale superficialità abbiamo paura di noi stessi?
Scorrono avanti ai miei occhi centinaia di persone inseguite da quello che intravedono come acerrimo nemico: il tempo.
Così affaccendate ad impegnare ogni singolo istante della propria vita in qualsivoglia insulsa attività da dimenticare che attorno a loro ci sono altri esseri umani, e con essi una molteplicità di emozioni e sentimenti, sofferenza… gioia… disperazione…amicizia... si perfino quell’”odiato” amore.
Il dubbio…
Non è che questo rincorrere il tempo, sia una fuga dai propri pensieri, perché essi sarebbero così spaventosi da catapultare l’uomo nel vuoto più assoluto.
Pensare significa riflettere.
Riflessione è introspezione.
Introspezione è inoltrarsi nel profondo dell’anima cercando di noi stessi l’essenza.
Infine…
L’ozio spaventa non perché simbolo del dolce far niente, ma molto più perché apre la strada all’analisi del pensiero…
Questo inconsciamente terrorizza l’uomo moderno?!?
Osservo con i tuoi occhi
la mia anima
ricercando l’essenza
di me stessa
.Eleonora.
E’ più facile sopportare la morte senza pensarci
Che pensarci senza averne paura.
Le belle parole di chi non mette in pratica ciò che predica sono come fiori colorati, ma senza profumo.
Ma le parole sincere di chi vive la propria verità sono come fiori colorati e profumati.
E’ degno di ammirazione chi per fedeltà al suo pensiero, ai suoi valori, alla sua fede, è disposto a tutto: incomprensioni, persecuzioni, emarginazione, carcere, tortura, morte, ma sulla sua pelle. Quando invece si vuole convincere gli altri a pensare diversamente, e, con la scusa che quello che si propone è giusto, lo si impone con la forza fino al punto che, chi non lo accetta, lo si punisce anche con la morte, allora questo è fanatismo e dittatura.
In nome di Dio si sono fatte crociate, si sono torturati e uccisi i propri simili, chiamati “infedeli” e “barbari”, ma anche oggi si continuano a fare “guerre sante” e si continuano a torturare ed uccidere coloro che la pensano diversamente. Chi in nome del suo Dio, chi in nome di una Ideologia, chi in nome di nuovi Valori o Diritti o di una nuova Cultura, sono tanti i singoli, i movimenti e le nazioni che si muovono alla “conquista”.
A volte è più facile eliminare i diversi, piuttosto che convincerli. E' quello che succede nei molti focolai di guerre sparsi per il mondo, fomentati da generali dittatori che hanno soldati al loro seguito. Mettono in atto l’odio razziale, lo scontro di culture, le guerre di interesse strategico.
Ma ci sono anche coloro che vanno di casa in casa annunciando un messaggio; vanno per annunciare più che per dialogare, per dire quello che hanno imparato più che per ascoltare, per invitare alle loro riunioni più che per partecipare a quelle degli altri… Fanno e dicono quello che “è scritto”. Una fede regolata da parole, frasi, sermoni, precetti… dentro i quali sentirsi protetti e sicuri di appartenere agli “eletti”, è una fede che facilmente può trasformarsi in fanatismo ed arrivare anche ad uccidere, qualora fosse “scritto”. Tutto questo mi fa pensare a quei soldati o comandanti che sono stati capaci di sterminare un’intera popolazione, semplicemente per “obbedire a un ordine superiore”.
Le persone che mi fanno più paura sono quelle che non dubitano mai, che non si interrogano mai, che non sono aperte al nuovo, che sono incapaci di guardare fuori del loro ghetto, partito, gruppo, squadra, movimento, religione, scuola di pensiero… ...
Professione?: Massoterapista. Alcuni amici mi invidiano perché pensano al fatto che posso “toccare” le donne che vengono per farsi curare. Già, il punto è questo, il massaggio che siamo abituati a vedere in televisione o nei film, è quello che un massaggiatore fa a una giovane donna o a un manager. È il massaggio rilassante a scopi di performance.
Voglio parlare di tutt’altra esperienza: il massaggio teraupetico, cioè quello che serve per fare stare meglio in salute e possibilmente di risolvere un problema. Ma il guarire malattie, come il fare le diagnosi, è compito solo dei medici. Nella cura dei dolori muscolari il massaggio è proibito, perché infiammerebbe di più, meglio prima un antinfiammatorio, e quando la situazione migliora ecco che si può massaggiare cautamente. Insomma, secondo la maggior parte dei medici, il massaggio non serve per curare, ma solo per rilassare.
Vi parlerò della mia esperienza con il corpo, fatto di muscoli contratti, di tendini stressati, di fasce ( sono quelle che contengono i muscoli e gli organi ) stirate. Non sono medico e non vi parlerò di malattie, ma come per gonfiare la ruota sgonfia di una macchina non occorre andare dal meccanico, allo stesso modo per sciogliere i nostri muscoli non serve andare da un medico.
Prova a guidare una macchina nuova, ma con le ruote sgonfie… sbandi, consumi benzina e non vai lontano, eppure la macchina è a posto! Vi confiderò una cosa, il nostro corpo non è come la macchina, se qualcosa non va, sia a livello di un organo, sia a livello psichico, il corpo lo rivela: in lui si accende una luce, ops, un “dolore” che vuole catturare la nostra attenzione sul problema.
E’ facile chiedere dove sente il dolore, dopo un torcicollo o dopo una caduta, ma se andiamo su cose che si chiamano: ansia, panico, claustrofobia… quale medico chiede DOVE senti il problema nel tuo corpo? E se prendiamo noi l’iniziativa e diciamo: ho tachicardia, sento oppressione al petto, oppure: mi fa male la pancia, in, oppure: mi fanno male le mascelle e non posso aprire la bocca, quale medico dà così tanta importanza al corpo da prestare attenzione e cura alle “parti” doloranti?. Dopo che constatano che non ci sono “malattie”, ti dicono: “non è nulla è ansia, e ti danno un ansiolitico o antidepressivo, più o meno leggero.
Cosa faccio io? Dopo che mi sono sincerato che non esistono “malattie”, perché lo dichiara il medico, prendo in considerazione quel “DOVE”, e vado in soccorso del corpo per sciogliere ciò che trovo in “quel” posto, dialogando con quello che sento sotto le mani, per sapere se devo essere delicato o deciso, superficiale o profondo, senza avere paura del dolore, ma entrando in casa, non senza aver chiesto “permesso”, a lui, il corpo, e dandogli quello che mi chiede.
Cosa succede? Il corpo non mente mai. Il punto dove lui chiede aiuto è anche la chiave della soluzione del problema.
Cioè? Per esempio: tratti il petto, là dove senti le palpitazioni e ti passa l’ansia. Curi il fisico e il psichico tace.
(Fine prima puntata. Non è una propaganda al proprio mestiere, ma un modo di vedere le cose, anche qui, e soprattutto di verificarle. Se a qualcuno interessa, continuerò su questo tema con cose concrete… e se no… vi aspetto al varco eh eh eh… sfido chiunque a stare accanto alla persona amata, bellissima, buonissima, intelligentissima… ma piena, non esageriamo, ma con un poco di ansie e paure, da condizionare continuamente la tua vita).
Piuttosto che dividere gli uomini in credenti e atei, credo sia meglio classificarli in umani e disumani, giusti e ingiusti, in coloro che costruiscono la loro vita e la loro felicità assieme agli altri e senza sfruttarli, e in coloro che pensano solo ai cavoli loro e spolpano tutto, fino al punto da lasciare poco anche ai posteri.
Molte ingiustizie, molte tensioni, molte guerre, non sono altro che la conseguenza dell’atteggiamento di coloro che sfruttano ogni mestiere, ogni scienza, ogni possibilità per raggiungere il potere economico e decisionale e per mantenere la certezza di questo dominio.
Non perché uno va in chiesa non possa essere ipocrita, violento, irresponsabile, razzista, usuraio, egoista… Non perché uno è un ottimo avvocato e conosce tutte le leggi, significa che le rispetti, anzi, può conoscere meglio i modi per evaderla. Non perché uno eccelle in una scienza ed ha titoli da appendere alla parete, significa che sappia trattare la gente, o sappia comprendere il loro animo.
Le intenzioni non si vedono, ma le azioni si; la fede non si vede, ma le opere si. Scienza e coscienza non si insegnano alla stessa scuola e non hanno pari opportunità per sviluppare le loro potenzialità. Ecco perché uno scienziato può essere scontroso, o un bravo chirurgo può essere inumano. Però almeno sulla carta, chiamiamo “civiltà” quella che esclude il farsi vendetta, il mettere al rogo i cattivi, la tortura, la pena di morte…
I valori religiosi e gli atteggiamenti spirituali, non attecchiscono se non in una coscienza profondamente civile ed umana. Un egoista, usuraio, ladro, violento, razzista, prepotente… Non serve né alla società civile né a quella religiosa. La società civile ha le sue leggi per valutarlo e giudicarlo, la religione può dire: “dalle loro opere li riconoscerete”, poiché se è facile apparire diversi, ognuno rivela chi è in quello che pensa e in quello che fa tutti i giorni.
Lo sforzo di una società o di una religione deve mirare a che ogni persona faccia suo il valore intrinseco di ogni azione che si meriti il nome di “umana”.
Mi piace suonare la chitarra e comporre canzoni, ciò nonostante o forse proprio per questo, mi chiedo come fa un cantante a cantare per anni, per decenni, le stesse canzoni senza annoiarsi. Belle per quanto siano… mestiere per quanto sia… dire le stesse cose per anni e anni…
Amo la musica, certe melodie mi fanno venire la pelle d’oca, altre quasi le lacrime; la voce di certe interpreti mi suscita ammirazione e non mi stanco di ascoltarli.
“Ogni santo ha i suoi devoti” e ogni cantante ha i suoi fans. E’ la voce, sono le parole della canzone, è l’espressione, è lui o lei a diventare IDOLO. Una canzone può esprimere la nostra vita, la nostra esperienza, i nostri desideri. Una musica, un ritmo, ci possono piacere e basta.
Ma un cantante è solo un “interprete” di una canzone, spesso scritta da altri, spesso musicata da altri ancora, eppure se ne prende tutti gli elogi. Ad essere obiettivi dovremmo elogiare la sua voce, ma di quello che dice dovremmo elogiare l’autore, e della melodia dovremmo applaudire il musicista. Invece si prende tutto lui, a tal punto che lo identifichiamo con la canzone, come se fosse tutta sua, anzi come se lui vivesse quello che canta.
Qui si apre un altro capitolo: I cantanti come gli oratori, come i politici, come i preti, sono tutti bravi a parlare, ma tra il dire e il fare… Lasciatemi dire la mia: Voi musicisti, scrittori, cantanti, poeti, politici, predicatori… fatemi vedere le vostre opere ( non pretendo cose grandi né difficili ), voglio vedervi un minimo di coerenza, o se no, fatemi vedere quello che fate coi vostri quattrini ( visto che quando si va al sodo, si scrosta la vernice superficiale e appare la sostanza ).
“Santa subito” a Madonna. Per quali delle cose che ha fatto con i soldi dei suoi ammiratori? Preferisco fare santi, subito, per esempio i tanti medici senza frontiere che, nei diversi focolai di guerra del mondo, rischiando la pelle, senza che nessuno conosca i loro volti e nessuno li applauda, che dico, senza che nessuno li incoraggi, sono al servizio dei più indifesi. Loro si, parlano poco e fanno molto.
Io non so come posso fare, come posso spiegare, se basta parlare, se basta gridare… io canterò, io canterò …
Canto la notte senza luce e il cielo in tempesta Canto le foglie cadute dall’albero e i fiori appassiti. Canto il silenzio e il vuoto, canto tutte le cose brutte.
Canto la sfortuna e il corpo malato. Canto il volto brutto che nessuno guarda, quel modo di essere che disprezzano, Canto la solitudine, il dolore e le cose che nessuno vuole.
Io non so come posso fare, come posso spiegare, se basta parlare, se basta gridare… Io canterò, io canterò quello che ho visto Canterò la dignità di ogni cosa che esiste.
Apprezzare anche ciò che non ha "apparenza", anche chi non è un "big" o una "star", anche chi che non è una "miss" o un "campione". Apprezzare anche chi che non è bello perchè deforme, malato, diverso...
Per capire le ragioni di chi fa la guerra per difendersi e di chi la fa per gridare le proprie ragioni... Per capire che anche un gesto folle non nasce senza motivo...
Finchè ci trattiamo come nemici, faremo le guerre per odio o per paura, con lo scopo di eliminare l'avversario e poter stare finalmente in "pace". Ma il seme della pace non è l'eliminazione del nemico, è l'inimicizia.
Gli occhi socchiusi dall’infrangersi del sole lasciavano la mia mente vagare in pensierilontani… vicini… sfuggenti.
Camminavo ininterrottamente senza nemmeno guardare il lungo viottolo che costeggia questo angolo di paradiso, questo mio fiume, che suscita in me l’eco di un lontano tormento.. l’acqua… fulcro della mia vita, un inseguirmi o forse un essere inseguita.
Inconsapevolmente alla fine mi ritrovo sempre ad osservarla.
Il sussurro di un richiamo interiore m’invita a fermarmi, a non correre con la mente offuscata, liberarmi dell’oppressione del tempo, per poter dedicare qualche istante ad osservare.
Osservare questa natura che così tanto ci regala e nulla ci chiede in cambio.
Seduta in dirupo sul fiume la tentazione è così forte da diventare un logorio indescrivibile, la voglia di toccare la freschezza del suo scorrere, togliermi le scarpe ed immergere parte di me nella genuinità della sua purezza.
Un istinto irrefrenabile… a piedi nudi nell’acqua … la osservo….
L’Acqua ….Questo movimento d’onda perpetua, leggera, quasi impercettibile che accompagna in una danza d’illusione ogni ombra che in essa si specchia cercandosi nel suo mutare.
Improvvisamente mi accorgo di esser circondata da luminose libellule, vestite di un blu così iridescente da sentirmi quasi in una di quelle favole, che raccontava la nonna, quando da piccola m’impegnava il tempo; mi circondano, in uno sbatter d’ali così impercettibile da sembrare quasi ferme, incuriosite da questa umana presenza, forse un po’ fuori posto come una nota stonata in uno spartito melodico.
Non sembrano esser infastidite dal mio osservarle e continuano a tenermi compagnia nel mio tempo di riflessione, quasi a cercare di carpire i miei pensieri… sempre più vicine…
Una goccia piomba nell’acqua lasciando una scia di cerchi nel suo amalgamarsi con il fiume… poi un'altra … poi un'altra ancora… ma loro stanno ancora lì, ora depositate sui rami che mi circondano, come a non volermi abbandonare. ...
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