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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
“Nel nostro mondo l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: chi è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca” (Milan Kundera, “la lentezza”)
Oggi mentre per qualche ora OZIAVO dedicandomi alle attività da me preferite: osservare, percepire ed elaborare, pensavo al significato di questa parola e a quanto sia cambiato nel corso degli anni.
Aristotele sosteneva che dobbiamo lavorare per poter poi oziare, e quindi dedicarci alle cose che più ci gratificano nella mente e nello spirito.
Less is more.
Per un attimo rallentare.
Chiedere di meno alle nostre forze.
O forse chiedere di meglio. In questa società di concorrenza sleale, falso moralismo, iperattività.
Potersi ritagliare uno spicchio di tempo in cui niente possa interferire; ascoltarsi e valutare la nostra esistenza magari per scoprire che si sta barattando la vita e il tempo con il denaro. Il correre occupa gran parte del tempo a disposizione, ma davvero vorremmo poter ritagliare dei momenti di pura libertà?
O forse vorremmo occupare ad ogni costo quelli che abbiamo, per non trovarci a dover riflettere sulla precarietà della vita e su ciò che popola il pensiero. In movimento perpetuo per non sentire quell’abisso di depressione che guardare l’involuzione- evoluzione della nostra società ci procura. E il circolo diventa vizioso… come si dice “stando con lo zoppo s’impara a zoppicare”.
Vorremmo poterci riprendere il tempo ma il sistema in cui viviamo, ove le scelte sociali influenzano quelle personali non ci lascia sbocco per poter riprendere i fili che ci guidano come burattini di una collettività omologata. Si cerca di riconquistare la libertà attraverso soluzioni materiali quali la tecnologia, le macchine , l’automazzione, senza pensare che la soluzione è semplicemente mentale.
PRIORITA’.
Per chi è essenziale il denaro , gli affari, l’apparire; il riflettere è una perdita di tempo.
Il prendere coscienza di sé e riflettere sulle cose semplici ma preziose che ci circondano, ascoltarsi per poter ascoltare gli altri, il condividere le nostre ricchezze interiori e scoprire quelle degli altri è forse una perdita di tempo?
Perché aver paura di fermarsi ad osservare un tramonto, a guardare le onde del mare, una rondine volare tra le nuvole, a sentire il respiro di chi amiamo se dov’è il nostro cuore c’è il nostro tesoro.
Un istante vale quanto una vita , mi scrisse un giorno un anima, e la vita è solo un viale sterrato ove noi siamo solo ospiti di passaggio, aggiunsi io.
Io vivo.
"Il tempo che abbiamo quotidianamente a nostra disposizione è elastico: le passioni che sentiamo lo espandono, quelle che ispiriamo lo contraggono; e l’abitudine riempie quello che rimane". (Marcel Proust)
Felicità
C'è un'ape che se posa
su un bottone de rosa:
lo succhia e se ne va...
Tutto sommato, la felicità
è una piccola cosa.
(Trilussa )

La scienza è sempre più capace di conoscere e quindi di spiegare come funzionano le cose che esistono: come sono composte, come si sono formate, come interagiscono.
Ciò che la scienza non sa spiegare è il PERCHE’ le cose siano così e non in un altro modo. Perchè da pochi elementi si sono formate tutte le cose? Perchè la loro capacità di aggregarsi in quel modo?
Perché? Non c’è un senso?
Ditelo a chi si innamora, a chi cerca gli amici, a chi lotta per ideali, a chi affronta le sfide, a chi indaga e si lancia in nuove avventure, a chi lega la sua vita a quella di altre persone, a chi ragiona, pensa, ama...
Perché la vita, l’esistenza delle cose, la loro interdipendenza? Perché così? Tanto spreco di energia per nulla? Tanta varietà di forme e di modi di essere senza che esista un PERCHE’? Tanta evoluzione di un cervello capace di pensare, ragionare, capire… per capire che un senso non c’è? Che un perché non c’è?
E se c’è, può non essere all’altezza di tanta vitalità e di tanta vastità?

LE COSE CHE HO LETTE: “Vi erano due uomini nella stessa città, uno ricco e l`altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero; ma il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina che egli aveva comprata e allevata; essa gli era cresciuta in casa insieme con i figli, mangiando il suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno; era per lui come una figlia. Un ospite di passaggio arrivò dall`uomo ricco e questi, risparmiando di prendere dal suo bestiame per preparare una vivanda al viaggiatore, portò via la pecora dell`uomo povero e ne preparò una vivanda per l`ospite venuto da lui”.
“Non vi basta pascolare in buone pasture, volete calpestare con i piedi il resto dell’erba; non vi basta bere acqua chiara, volete intorbidare con i piedi quella che resta. Le altre pecore devono brucare ciò che i vostri piedi hanno calpestato e bere ciò che i vostri piedi hanno intorbidato. Avete spinto con il fianco e con le spalle e cozzato con le corna le più deboli fino a cacciarle e disperderle”.
”La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia”.
“C`era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco. Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe”.
LE COSE CHE HO UDITE: “Ho fatto un lavoro ( montare zanzariere e tende ) a uno che mi conosceva sin da piccolo, si era fatta una casa nuova e mi ha fatto fare le finestre. Finito il lavoro,non mi paga, mi dice di aver pazienza e di aspettare un mese, alla scadenza del quale ancora un poco e poi ancora, quasi seccato per le richieste. Infine l’assegno postdatato”.
“Dove lavoro sono messo in regola, ma lavoriamo più ore di quelle che risultano in busta paga. Se si lavora meno ore esse vengono detratte, se si fanno ore in più esse non vengono pagate. Ferie poche e quelle non godute non sono pagate”. Noi non arriviamo a fine mese, ma loro costruiscono case e le vendono. Si sentono benedetti da Dio o dalla sorte”.
Pagare male, pagare tardi, non pagare affatto, truffare… tanto, il sole sorge anche per loro ogni mattina, anzi, soprattutto per loro, e se piove, l’acqua non bagna le loro teste. Tanto, la benedizione la ricevono anche loro in Chiesa, assieme agli altri. Tanto, leggi dello Stato e Comandamenti religiosi sono tutte lettere morte, la pratica e tutt’altra cosa. La vera storia è questa!
Scrivo questo un Venerdì Santo, nel giorno dedicato all’unico Essere che ha dato la sua vita ( non pochi spiccioli, non il superfluo, neppure tutti i suoi beni ) PER GLI ALTRI.
La sua è tutta un’altra logica rispetto a quella che da sempre, i furbi ed i ricchi, sono orgogliosi di seguire. Le due logiche non hanno niente in comune!
PASQUA: VITA NUOVA. Se c’è si vede! Nel pascolare insieme e bere la stessa acqua, nel condividere fortune e sfortune, nel condividere il viaggio della vita… IL SENSO DELLA VITA. BUONA PASQUA!!!
COSI’ LA BIBBIA
Chi offre a Dio ciò che ha rubato ai poveri, è come chi uccide un ragazzo sotto gli occhi di suo padre… Chi rifiuta il salario all’operaio è un assassino. ( Sir. 34,24-27 ) Sia egli un vostro connazionale o uno straniero, ogni giorno gli darete la sua paga prima che tramonti il sole. ( Dt. 24,14-15 ). Non tenerti fino all’indomani la paga di quelli che hanno lavorato per te. Non far aspettare a nessuno i suoi soldi. ( Tb. 4,14 ) Il Signore dell’universo annunzia: Verrò in mezzo a voi per il giudizio, a testimoniare contro quelli che diminuiscono ingiustamente il salario del lavoratore. ( Ml. 3,5 ) Se presti denaro al povero, non devi fare l’usuraio: non puoi imporgli interesse. ( Es. 22,24-25. Dt. 24,13 ) Perché ad alcuni di voi non basta pascolare nel pascolo migliore? Perché calpestate l’erba che ancora rimane? Non vi basta bere un’acqua limpida? Perché sporcate con le vostre zampe quella rimasta? Il resto del gregge è costretto a mangiare l’erba calpestata da voi e a bere l’acqua che avete sporcato. ( Ez. 34,18-20 ) Non molesterai il forestiero né lo opprimerai, perché voi siete stati forestieri nel paese d’Egitto. Non maltratterai la vedova o l’orfano. Se tu presti denaro a qualcu-no del mio popolo, all’indigente che sta con te, non ti comporterai con lui da usuraio: voi non dovete imporgli alcun interesse. Se prendi in pegno il mantello del tuo prossimo, glielo renderai al tramonto del sole, perché è la sua sola coperta, è il mantello per la sua pelle; come potrebbe coprirsi dormendo. ( Es. 22,20-26)
"Beati voi poveri, perché vostro è il regno di Dio. Beati voi che ora avete fame, perché sarete saziati. Beati voi che ora piangete, perché riderete… Ma guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra consolazione. Guai a voi che ora siete sazi, perché avrete fame. Guai a voi che ora ridete, perché sarete afflitti e piangerete. Se amate quelli che vi amano, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se fate del bene a coloro che vi fanno del bene, che merito ne avrete? Anche i peccatori fanno lo stesso. E se prestate a coloro da cui sperate ricevere, che merito ne avrete? Anche i peccatori concedono prestiti ai peccatori per riceverne altrettanto. Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e il vostro premio sarà grande e sarete figli dell’Altissimo; perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi. Siate misericordiosi, come è misericordioso il Padre vostro. Non giudicate e non sarete giudicati; non condannate e non sarete condannati; per-donate e vi sarà perdonato; date e vi sarà dato; una buona misura, pigiata, scossa e traboccante vi sarà versata nel grembo, perché con la misura con cui misurate, sarà misurato a voi in cambio.
Perché guardi la pagliuzza che è nell’occhio del tuo fratello, e non t’accorgi della trave che è nel tuo? Come puoi dire al tuo fratello: Permetti che tolga la pagliuzza che è nel tuo occhio, mentre tu non vedi la trave che è nel tuo? Ipocrita, togli prima la trave dal tuo occhio e allora potrai vederci bene nel togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello. Avete inteso che fu detto agli antichi: Non uccidere; chi avrà ucciso sarà sottoposto a giudizio. Ma io vi dico: chiunque si adira con il proprio fratello, sarà sottoposto a giudizio. Chi poi dice al fratello: stupido, sarà sottoposto al sinedrio; e chi gli dice: pazzo, sarà sottoposto al fuoco della Geenna. Se dunque presenti la tua offerta sull’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare e và prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna ad offrire il tuo dono… Avete inteso che fu detto: Non commettere adulterio; ma io vi dico: chiunque guarda una donna per desiderarla, ha già commesso adulterio con lei nel suo cuo-re”. ( Lc. 6, 20-49)
“Avete inteso che fu detto: Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. Infatti se amate quelli che vi amano, quale merito ne avete? Siate voi dunque come il Padre vostro celeste”. (Mt. 5, 43-48)
“Alcuni farisei gli dissero: "Perché i tuoi discepoli trasgrediscono la tradizione de-gli antichi? Poiché non si lavano le mani quando prendono cibo!". Ed egli rispose loro: "Perché voi trasgredite il comandamento di Dio in nome della vostra tradizione? Dio ha detto: Onora il padre e la madre. Invece voi asserite: Chiunque dice al padre o alla madre: Ciò con cui ti dovrei aiutare è offerto a Dio, non è più tenuto a onorare suo padre o sua madre. Così avete annullato la parola di Dio in nome della vostra tradizione. Ipocriti!” (Mt. 15, 1-7)
"Voi farisei purificate l’esterno della coppa e del piatto, ma il vostro interno è pie-no di rapina e di iniquità. Stolti! Colui che ha fatto l’esterno non ha forse fatto anche l’interno? Ma guai a voi, farisei, che pagate la decima della menta, della ruta e di ogni erbaggio, e poi trasgredite la giustizia e l’amore. Queste cose bisognava cu-rare senza trascurare le altre. Guai a voi, farisei, che avete cari i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo". Uno dei dottori della legge intervenne: "Maestro, dicendo questo, offendi anche noi". Egli rispose: "Guai anche a voi, dottori della legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito! … Guai a voi, dottori della legge, che avete tolto la chiave della scien-za. Voi non siete entrati, e a quelli che volevano entrare l’avete impedito". (Lc. 11, 39-52)
"La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio". (Lc. 12, 15-31) “A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richie-sto molto di più”. (Lc. 12, 48) “Chi è fedele nel poco, è fedele anche nel molto; e chi è disonesto nel poco, è disonesto anche nel molto. Se dunque non siete stati fedeli nella iniqua ricchezza, chi vi affiderà quella vera? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra? “. (Lc. 16,10-12)
“Un re volle fare i conti con i suoi servi. Incominciati i conti, gli fu presentato uno che gli era debitore di diecimila talenti. Non avendo però costui il denaro da restituire, il padrone ordinò che fosse venduto lui con la moglie, con i figli e con quanto possedeva, e saldasse così il debito. Allora quel servo, gettatosi a terra, lo suppli-cava: Signore, abbi pazienza con me e ti restituirò ogni cosa. Impietositosi del servo, il padrone lo lasciò andare e gli condonò il debito. Appena uscito, quel servo trovò un altro servo come lui che gli doveva cento denari e, afferratolo, lo soffocava e diceva: Paga quel che devi! Il suo compagno, gettatosi a terra, lo supplicava dicendo: Abbi pazienza con me e ti rifonderò il debito. Ma egli non volle esaudirlo, andò e lo fece gettare in carcere, fino a che non avesse pagato il debito. Visto quel che accadeva, gli altri servi furono addolorati e andarono a riferire al loro padrone tutto l’accaduto. Allora il padrone fece chiamare quell’uomo e gli disse: Servo malvagio, io ti ho condonato tutto il debito perché mi hai pregato. Non dovevi forse anche tu aver pietà del tuo compagno, così come io ho avuto pietà di te? E, sdegnato, il padrone lo diede in mano agli aguzzini, finché non gli avesse restituito tutto il dovuto. Così anche il mio Padre celeste farà a ciascuno di voi, se non perdonerete di cuore al vostro fratello". (Mt. 18, 23-35)
"Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: O Dio, ti ringrazio che non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adulteri, e neppure come questo pubblicano. Digiu-no due volte la settimana e pago le decime di quanto possiedo. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: O Dio, abbi pietà di me peccatore. Io vi dico: questi tornò a casa sua giustificato, a differenza dell’altro”. (Lc. 18, 9-14)
“Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria con tutti i suoi angeli, si siederà sul trono della sua gloria. E saranno riunite davanti a lui tutte le genti, ed egli sepa-rerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dai capri, e porrà le pecore alla sua destra e i capri alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che stanno alla sua destra: Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla fondazione del mondo. Perché io ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere; ero forestiero e mi avete ospitato, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, carcerato e siete venuti a trovarmi. Allora i giusti gli risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo veduto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando ti abbiamo visto forestiero e ti abbiamo ospitato, o nudo e ti abbiamo vestito? E quando ti abbiamo visto ammalato o in carcere e siamo venuti a visitarti? Rispondendo, il re dirà loro: In verità vi dico: ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me. Poi dirà a quelli posti alla sua si-nistra: Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli. Perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare; ho avuto sete e non mi avete dato da bere; ero forestiero e non mi avete ospitato, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato. Anch’essi allora risponderanno: Signore, quando mai ti abbiamo visto affamato o assetato o forestiero o nudo o malato o in carcere e non ti abbiamo assistito? Ma egli risponderà: In verità vi dico: ogni volta che non avete fatto queste cose a uno di questi miei fratelli più piccoli, non l’avete fatto a me. E se ne andranno, questi al supplizio eterno, e i giusti alla vita eterna". (Mt. 25 ,31-46)
MANDAMI QUALCUNO DA AMARE Signore, quando ho fame, dammi qualcuno che ha bisogno di cibo; quando ho un dispiacere, offrimi qualcuno da consolare; quando la mia croce è pesante, fammi condividere la croce di un altro; quando non ho tempo, dammi qualcuno che io possa aiutare; quando sono umiliato, fa che io abbia qualcuno da lodare; quando sono scoraggiato, mandami qualcuno da incoraggiare; quando ho bisogno della comprensione degli altri, dammi qualcuno che ha bisogno della mia; quando ho bisogno che ci si occupi di me, mandami qualcuno di cui occuparmi; quando penso solo a me stesso, attira la mia attenzione su un’altra persona. Madre Teresa di Calcutta
Da TRILUSSA ( scusate se in Italiano )
Libertà di parola ( All'ombra 1932 ) Mentre mi leggo il solito giornale, spaparacchiato all'ombra di un pagliaio, vedo un porco e gli dico: Addio, maiale! vedo un ciuccio e gli dico: Addio, somaro! Forse queste bestie non mi capiranno, ma provo almeno la soddisfazione di poter dire le cose come stanno senza paura di finire in prigione.
Il prepotente ( Adamo e la Pecora ) … Il primo prepotente, disse alla Pecorella: - Mi darai la lana bianca e morbida che fai perché la lana serve tutta a me. Bisogna che mi vesta... Dico bene?...- La Pecorella gli rispose: - Bee... - E l'Uomo si vestì. Dopo tre mesi la Pecorella partorì tre agnelli. L’Uomo gli prese pure quelli e tagliò la gola a tutti e tre. Questi qui me li mangio... Faccio bene?... La Pecorella gli rispose: - Bee... - La bestia s'invecchiò. Dopo quattro anni rimase senza latte e senza lana. Allora l’Uomo disse: - In settimana bisognerà che scanni pure a te; oramai t'ho sfruttata... Faccio bene?... - La Pecorella gli rispose: - Bee... Brava! - gli strillò l'Uomo. - Tu sei nata col sentimento della disciplina: come tutta la massa pecorina conosci il tuo dovere e dici: bee... Ma se per caso non ti andasse bene, eh, allora, figlia, poveretta te!
La legge non è uguale per tutti (Il sorcio di città e il sorcio di campagna) Un Sorcio ricco della capitale invitò a pranzo un Sorcio di campagna. - Vedrai che bel locale, vedrai come si mangia... - gli disse il Sorcio ricco - Sentirai! Altro che le caciotte di montagna! Pasticci, dolci, gnocchi, timballi fatti apposta, un pranzo coi fiocchi! una cuccagna! – La stessa sera, il Sorcio di campagna, nell’attraversare le sale intravide una trappola nascosta; - Collega, - disse - cominciamo male: non ci sarà pericolo che poi...? - Macché, non c'è paura: - gli rispose l'amico - qui da noi ce l'hanno messe tanto per far vedere. In campagna, capisco, non si scappa, ché se pigli un pochetto di farina c’è la tagliola pronta che t'acchiappa; ma qui, se rubi, non avrai rimproveri. Le trappole sono fatte per gli sciocchi: ci vanno dentro li sorcetti poveri, mica ci vanno li sorcetti ricchi!
Ideologie ( Il compagno scompagno ) Un Gatto, che faceva il socialista solo allo scopo di guadagnare un posto, si stava lavorando un pollo arrosto nella cucina di un capitalista. Quando da un finestrino su per aria si affacciò un altro Gatto: - Amico mio, pensa - gli disse - che ci sono pure io che appartengo alla classe proletaria! Io che conosco bene le idee tue sono certo che quel pollo che ti mangi, se vengo giù, sarà diviso in due: mezzo a te, mezzo a me... Siamo compagni! - No, no: - rispose il Gatto senza cuore, io non divido niente con nessuno: faccio il socialista quando sto a digiuno, ma quando mangio sono conservatore!
Pur di valere ( Il Somaro e il Leone ) Un Somaro diceva: - Anticamente, quando non c'era la democrazia, la classe nostra non valeva niente. Mio nonno, infatti, per avere ragione si coprì con la pelle di un Leone e fu trattato rispettosamente. - Sono cambiati i tempi, amico caro: - fece il Leone - ormai la pelle mia non serve più nemmeno da riparo. Oggi, purtroppo, ho perso l'influenza, e ogni tanto sono io che, per prudenza, mi copro con la pelle di somaro!
Seguire la corrente ( Buonsenso pratico ) Quando, di notte, sparsero la voce che un Fantasma girava sul castello, tutta la folla corse e, nel vederlo, cascò in ginocchio con le braccia in croce. Ma un vecchio restò in piedi, e francamente voleva dire che non c'era niente. Poi ripensò: "Sarebbe una pazzia. Io, senza dubbio, vedo che è un lenzuolo: ma, più che dire la verità da solo, preferisco sbagliarmi in compagnia. Dunque è un Fantasma, senza discussione". E pure lui si mise a pecorone.
Vera pace e vera uguaglianza ( Fra cento anni ) Da qui a cent'anni, quando ritroveranno, zappando la terra, i resti dei poveri soldati morti ammazzati in guerra, pensate un po' che montagna di ossa e di teschi scapperà fuori dalla terra smossa! Saranno eroi tedeschi, francesi, russi, inglesi, di tutti i paesi. O gialla o rossa o nera, ognuno avrà difeso una bandiera; qualunque sia la patria, o brutta o bella, sarà morto per quella.
Ma lì sotto, però, diventeranno tutti compagni, senza nessuna differenza. Nell'occhio vuoto non ci sarà né l'odio né l'amore per le cose del mondo. Nella bocca scarnita non resterà che l'ultima risata alla fregatura della vita. E diranno fra loro: - Solo adesso abbiamo per lo meno la speranza di goderci la pace e l'uguaglianza che ci hanno predicato tanto spesso!
Guerra e affari ( La ninna-nanna della guerra ) Ninna nanna, piglia sonno ché se dormi non vedrai tante infamie e tanti guai che succedono nel mondo fra le spade e i fucili dei popoli civili... Ninna nanna, tu non senti i sospiri e i lamenti della gente che si scanna per un matto che comanda; che si scanna e che si ammazza a vantaggio della razza... o a vantaggio di una fede per un Dio che non si vede, ma che serve da riparo al Sovrano macellaio.
Poiché quel covo d'assassini, che c'insanguina la terra sa benone che la guerra è un gran giro di quattrini che prepara le risorse per i ladri delle Borse. Fa' la ninna, cocco bello, finché dura questo macello: fa' la ninna, perché domani rivedremo li sovrani che si scambiano la stima, buoni amici come prima. Son cugini e fra parenti non si fanno complimenti: torneranno più cordiali i rapporti personali. E riuniti fra di loro, senza l'ombra d'un rimorso, ci faranno un bel discorso sulla Pace e sul Lavoro, per quel popolo coglione risparmiato dal cannone! (ottobre 1914 )
L'incontentabilita' Dio prese il fango dal pantano, modellò un pupazzo e gli soffiò sul viso. Il pupazzo si mosse all'improvviso e venne fuori subito l'uomo che aprì gli occhi e si trovò nel mondo come uno che si svegli da un gran sonno. -- Quello che vedi è tuo -- gli disse Dio -- e lo potrai sfruttare come ti pare: ti do tutta la Terra e tutto il Mare, meno che il Cielo, perché quello è mio... --Peccato! -- disse Adamo -- È tanto bello. Perché non mi regali anche quello.
La spada e il coltello Un vecchio coltello diceva alla Spada: -- Ferisco e sbudello la gente di strada, e il sangue che verso da quelle ferite diventa un fattaccio, diventa una lite.. -- Rispose la Spada: -- Io pure sbudello, ma faccio queste cose soltanto in duello, e quando la lama la usa il signore la lite si chiama partita d'onore!
La politica C'è una gran varietà di opinioni: mio padre è democratico cristiano, e poiché è impiegato al Vaticano, tutte le sere recita il rosario; di tre fratelli, Luigi il più anziano è socialista rivoluzionario; io invece sono monarchico, al contrario di Ludovico, che è repubblicano. Prima di cena litighiamo spesso per via di questi benedetti principî: chi vuole qua, chi vuole là... Sembra un congresso ! Facciamo il finimondo ! Ma appena mamma ci dice che sono cotti gli spaghetti siamo tutti d'accordo nel programma. (1915)
Il testamento di un albero Un Albero di un bosco chiamò gli uccelli e fece testamento: -- Lascio i fiori al mare, lascio le foglie al vento, i frutti al sole e poi tutti i semi a voi. A voi, poveri uccelli, perché mi cantavate le canzoni nella bella stagione. E voglio che gli sterpi, quando saranno secchi, facciano il fuoco per i poverelli. Però vi avviso che sul mio tronco c'è un ramo che dev'essere ricordato alla bontà degli uomini e di Dio. Perché quel ramo, semplice e modesto, fu forte e generoso: e lo provò il giorno che sostenne un uomo onesto quando ci si impiccò.
4 ) CONOSCERE LA REALTA'
ABBIAMO UN MODO LIMITATO DI CONOSCERE LA REALTÀ. Con le persone il primo limite è considerarle per il loro “ruolo”. Già da piccoli “mamma” significa chi si prende cura di noi, ci prepara da mangiare, pulisce la casa, lava e stira i panni; “papà” è chi lavora per noi e per la famiglia. Tardi e raramente si arriva a considerarli come persone che hanno idee, sentimenti, difficoltà, limiti, desideri e un loro vissuto. Nella famiglia, dopo molti anni che si sta insieme, spesso succede che non ci si comprende, o peggio, non ci si conosce.
Sembra strano a dirsi, ma nella stessa cop-pia avvolte il rapporto passa più attraverso il “ruolo” di marito e di moglie, che attraverso la conoscenza dell’unicità delle persone che essi sono. Riguardo ai figli, c’è la tentazione che siano usati dalle aspirazioni dei genitori, invece di realizzare i loro. Pure i fidanzati hanno i loro ruoli e può succedere che il rapporto sia costruito su questi invece che sulla persona.
L’innamorato fa della persona amata l’idolo della sua vita, ma nei mesi o negli anni che stanno insieme, viene fuori il modo di vivere, di affrontare la vita e di costruire il futuro, che può essere uguale a quello dell’altro e quindi facilmente condivisibile, oppure diverso ed ha bisogno di molto dialogo per integrarsi o non essere accettato.
La conoscenza tra persone si alimenta di continuo dialogo, di ascolto, di apertura mentale che i singoli componenti devono avere immancabilmente. Non ci si può rinchiudere in se stessi, aspettando che l’altro capisca quello che non si dice. Il dialogo deve avere il suo aggiornamento perché con il tempo e gli avvenimenti le persone cambiano o comunque sentono di avere una più profonda identità. Ecco perché specialmente le persone che si amano devono sempre aggiornarsi tra di loro, per non correre il rischio di convivere con una persona che non esiste più e quindi di non riconoscere più.
Nonostante la differenza di età, di esperienza, di cultura, di mentalità, la vita potrebbe essere più umana; basterebbe non pretendere; basterebbe non essere falsi, né recitare ruoli, né vestirsi di autorità; basterebbe ascoltarsi fino in fondo e comprendersi con tutto il cuore.
Nei vari anni che andiamo a scuola ci insegnano grammatica, storia, geografia, matematica, geometria, lingue straniere. Conoscere il proprio corpo e la sua manutenzione non è utile? Eppure farebbe pure risparmiare soldi alla Sanità. Conoscere la propria psicologia e quella degli altri non è utile? Aiuterebbe nelle relazioni sociali. Conoscere le regole della comunicazione e del dialogo è una materia solo per appassionati, meno importante del disegno e della musica? Il risultato? Professionisti, esperti nella loro specializzazione, che trattano senza delicatezza, senza comprensione, senza tatto, senza umanità i loro clienti, pazienti, dipendenti, cittadini.
hissà perché non serve una scuola per imparare a conoscersi e ad essere se stessi; non serve una scuola per imparare ad essere genitori, a capire e saper gestire il matrimonio ed i figli; non serve una scuola per imparare ad amministrare un paese. Saper dialogare in coppia, saper educare i figli, saper amministrare una città, non sono cose che si debbano imparare da qualche parte? Da che mondo e mondo si imparano sulla strada, si imparano facendole.
L’embrione che è ancora nel grembo materno potrebbe chiedersi a cosa gli servono due occhi se non ha nulla da guardare, oppure a cosa gli servono due gambe se non ha dove andare. Come la natura plasma una nuova creatura preparandola non alla vita che può fare nel grembo materno, ma a quella che inizia dopo il parto, allo stesso modo la vita dopo la nascita serve a sviluppare tutto ciò che rende possibile l’attuazione di quella civiltà a misura d’uomo dove non ci sono privilegiati ed esclusi, ricchi e poveri, amati ed odiati, amici e nemici.
Come, prima di nascere, la natura sviluppa l’occhio per vedere, l’olfatto per odorare, l’orecchio per udire, il polmoni per respirare, ecc. così dopo la nascita occorre continuare a sviluppare ciò che rende ogni individuo completo. Potremmo dire che è necessario che ognuno sappia vedere la realtà delle cose e delle persone, senza falsità, senza inganno, senza miti e senza idoli, senza pregiudizi e preconcetti. E’ necessario che ognuno sappia ascoltare non solo i suoni e le melodie, non solo le parole e i linguaggi, ma le intenzioni, il cuore e la mente del suo simile, le sue aspirazioni, le sue paure, i suoi dubbi.
Se veramente desideriamo un mondo migliore, più giusto, più sano, più libero, più fraterno, più pacifico, occorre una mentalità nuova, veramente umana, veramente genuina. E’ necessario costruire questa mentalità ogni giorno per poterne raccogliere i frutti nel domani del futuro evolutivo.
Queste condizioni noi possiamo riscontrarle, capirle e copiarle dal funzionamento del nostro corpo, in esso noi abbiamo non solo il modello vivente di organizzazione, collaborazione, informazione, lotta contro le malattie, ma anche indicazioni chiare sui comportamenti e sugli atteggiamenti che lo vivificano e su quelli che lo mortificano. Penso per esempio a ciò che alcuni ricercatori hanno scoperto a proposito di chi ha l’abitudine di arrabbiarsi e gridare, il loro organismo fa molta più fatica a far cicatrizzare le ferite. Insomma, l’ira non cuce né i rapporti fuori né le ferite dentro.
3 ) Trattare gli altri come se stesso
“I bambini devono crescere, e così è necessario che imparino dalla storia come la sobillazione e l’intolleranza possano trasformare facilmente gli esseri umani in inumani. Quando qualcuno dice di sé "io sono il più intelligente, il più forte, il più coraggioso e più talentuoso uomo al mondo" si rende ridicolo e imbarazzante, ma se al posto di "io" dice "noi", e sostiene che "noi" siamo i più intelligenti, i più forti, i più coraggiosi e i più talentuosi al mondo nella sua patria lo applaudono entusiasti e lo definiscono un patriota. Mentre tutto ciò non ha nulla a che vedere con il patriottismo. Si può infatti essere attaccati al proprio paese senza per questo dover sostenere che al di fuori di esso vive solo gentaglia inferiore. E invece più persone caddero in questa insensatezza, più la pace fu in pericolo". (da: Breve storia del mondo di E. H. Gombrich)
Ogni nazione dovrebbe chiedersi quali frutti produce la sua civiltà, tra uomini e donne, sani e ammalati, regioni del nord e del sud, dell’est e dell’ovest, della città e della campagna. Inoltre, come in una nazione non ci dovrebbe essere un nord più ricco ed un sud più povero, leggi che privilegiano alcune classi escludendone altre, allo stesso modo, nel mondo, non ci dovrebbero essere nazioni che costruiscono se stesse sfruttando o distruggendo le risorse delle altre. A livello individuale, nazionale e mondiale il copione però è sempre lo stesso: ognuno pensa per se, sfrutta gli altri e ogni tanto da qualche spicciolo in elemosina.
Se ci fosse una nazione plurietnica che al suo interno avesse il divario sociale al minimo, che non avesse classi sociali o caste privilegiate, che non avesse poveri ed esclusi, che non avesse pena di morte, ma processi giusti e rapidi; insomma una nazione dove i diritti scritti sulla carta fossero una coerente realtà, allora la prenderemmo, questa nazione, a modello per creare gli Stati Uniti del Mondo, come proponeva Gustavo Roll; ma finché chi fa soldi in una nazione li tiene in banca altrove e chi ha fabbriche cerca manodopera a basso costo nei paesi dove i salari sono da fame; finché ci sono nazioni dove i cittadini sono carne da macello senza diritti; finché le nazioni ricche da un lato prestano soccorso umanitario e dall’altro vendono armi alle nazioni in guerra; finché fanno finta di non conoscere le violazioni criminose dei governi solo per mantenere buoni rapporti commerciali, noi non possiamo che constatare la loro IPOCRISIA, ovvero la CONTRADDIZIONE nel mettere la giustizia dopo gli affari economici.
LA CIVILTÀ SI COSTRUISCE TRATTANDO GLI ALTRI COME SE STESSI E GOVERNANDO PER SERVIRE. L’uomo moderno ha a sua disposizione scienza e tecnica sufficienti per risolvere la fame, la sete e molte malattie dei paesi di tutto il mondo. Ha a sua disposizione i principi acquisiti dei diritti umani e della giustizia sociale, nonché molte spiritualità religiose che lo aprono agli altri. Eppure tutto ciò non basta, a vergogna delle Religioni il cui impegno non è sufficiente per entrare nella vita dei singoli e creare cultura “giusta”, anzi, i sacerdoti di ogni nazione benedicono i loro figli che vanno ad ammazzare gli altri; a vergogna degli Stati che si definiscono “civili” grazie a leggi che sono più sulla carta che nella vita e nella mentalità dei governanti, a vergogna degli Scienziati che hanno creduto di sconfiggere le miserie umane, sottovalutando il fatto che le conoscenze scientifiche fanno gola a chi ha potere e denaro per impadronirsene, sfruttando ogni scoperta e indirizzando la ricerca verso ciò che soddisfa i loro fini. Infatti, nonostante le Religioni, le Rivoluzioni, le conquiste Scientifiche, i poveri, i deboli, i sottosviluppati sono alla mercé di coloro che hanno di più, vogliono arricchirsi di più e, in uno Stato democratico, fanno o fanno fare leggi a loro favore, in modo da arricchirsi “legalmente”. Il progresso scientifico e tecnologico, senza il progresso umano e spirituale, è il mezzo moderno per realizzare l’antico istinto a dominare.
Il difficile non è comprendere che siamo tutti umani, il difficile è liberarci dall’istinto a prevalere sull’altro, che, politicamente, socialmente, culturalmente, sessualmente ed anche religiosamente ci spinge ad essere migliori, più forti, superiori; specialmente quando l’altro non piace per il colore che ha, per la mentalità che ha, per la fama che ha; specialmente quando l’altro è presentato o rappresentato come nemico molto pericoloso.
Oggi come ieri, l’uomo può essere il più crudele criminale, oppure può essere capace di avere sentimenti di comprensione verso i suoi simili. Anche oggi ogni nuo-vo nato può ricevere dalla società, quell’insensato modo di costruirsi la vita, fatto di privilegi, truffe, furbizie, clientelismo, raccomandazioni, calunnie, menzogne, razzismo, per dominare sugli altri.
Come nessun nuovo nato, senza abbeverasi alla cultura scientifica, sfuggirebbe all’ignoranza di tutti quei beni che il progresso ha acquisito, allo stesso modo la cultura dei valori e dei diritti sociali, conquistati a caro prezzo, devono poter essere insegnati e praticati con più convinzione, sia in ogni nazione che fra di esse, poiché i pregiudizi, le paure, i razzismi, i fanatismi, possono crollare più facilmente di fronte alla realtà di amicizia, che può nascere con le occasioni di incontro, di inter-scambio e di conoscenza. A scuola, però si insegna tutto tranne quei valori e quei diritti che rendono umani.
Nella realtà assistiamo a molte IPOCRISIE. Siamo bravi, come singoli e come istituzioni, ad elogiare chi ha sacrificato la vita per salvare quella degli altri, siamo bravi a ricordare chi ha lottato contro l’ingiustizia e a dedicare piazze e strade a chi è stato un modello di pace, di cultura, di progresso, di arte, ma nella vita di tutti i giorni, spesso, pensiamo e facciamo ben altro! Se dovessimo essere coerenti dovremmo dedicare piazze e strade a personaggi poco raccomandabili, quelli a cui somigliamo di più con il nostro modo di pensare e di fare.
Che lo Stato dia il buon esempio di giustizia e di buona amministrazione. Bisogna che spieghi ai cittadini la logica delle differenze di salari tra i funzionari del Quirinale e quelli che hanno le stesse mansioni nel resto d’Italia. Bisogna che spieghi lo sperpero di soldi nell’eccesso di dipendenti. Bisogna che spieghi perché bastano pochi anni di legislatura per assicurare la pensione ai parlamentari mentre un normale cittadino deve avere trentacinque anni di lavoro alle spalle. Bisogna che spieghi come mai i cittadini sono morosi se non pagano entro le scadenze prestabilite, mentre lo Stato, per rimborsare delle somme, può farlo coi suoi tempi lunghi. Bisogna che spieghi la sensatezza di tanta burocrazia. Bisogna che spieghi perché, fatta una legge, non ne preveda gli inganni. Bisogna che spieghi come mai non c’è chi controlli ciò che deve essere controllato in tutti gli ambiti della gestione pubblica, affinché le norme siano messe in pratica, affinché si verifichino che fine fanno i finanziamenti. Temo che i governanti non possano dare queste spiegazioni, perché la maggior parte di coloro che si dedicano alla politica, lo fanno con la vocazione degli “affari”. La Politica è un GRANDE AFFARE.
Riguardo al tema dei salari, gli esempi possono essere presi dalle varie epoche. Ri-porto ciò che don Primo Mazzolari scrisse, nel 1957, sul quindicinale “Adesso” nella “lettera ai vescovi della Val Padana”, specificando le condizioni di vita dei salariati.
“Questi i fatti: Esclusi i coltivatori diretti e i pochi mezzadri, che con l'assistenza dello Stato e delle loro forti organizzazioni stanno provvedendo a se stessi in modo equo e ragionevole, i salariati e i braccianti, nonostante il patrocinio dei Sindacati e dell'Acli-terra, vivono tuttora in condizione di notevole inferiorità, rispetto anche agli altri lavoratori non qualificati. L'esodo dei rurali, specialmente dei giovani, che sono i peggio trattati é in continuo aumento. Più che rivoltosi, i salariati e i braccianti son gente avvilita, in cerca di un bene familiare più che di classe, disposti a qualsiasi dimissione, pur di sistemarsi. Nel loro avvilimento, di origine economica, morale e politica, c'é parecchio risentimento e parecchia avversione verso il " padrone " che non li tratta sempre bene: verso il Governo che li trascura e facilita invece le migliorie di altre categorie: verso i " preti " che non li tutelano ab-bastanza e che " sono di là ".
Queste le considerazioni: Non ci siamo attardati sul problema delle cause e dei rimedi, ben oltre le nostre possibilità. Per la stessa ragione, non ci siamo occupati della " riforma agraria in Val Padana " argomento assai delicato e complesso: né delle " case coloniche " tuttora poco salubri ed ancor meno ospitali, in gran parte delle cascine, né sostiamo a deplorare le relazioni ancor poco umane tra padrone e contadino, né il vivere disagiato delle cascine, né il lavoro duro, anche se all'aria e al sole, né su tante altre pene di una condizione che ben conosciamo. Perché la nostra povera voce possa venire ascoltata, limitiamo le nostre osservazioni sulla disparità di trattamento da parte degli Istituti previdenziali e assistenziali dello Stato nei confronti dei lavoratori dell'industria, come se il contadino fosse un lavoratore di scarso rendimento, un cittadino di secondo bando, un uomo minore.
Il salario di un contadino, casa compresa e le altre aggiunte‚ inferiore alla paga dell'ultimo manovale dell'industria. Esso comporta poche variazioni in meglio, poiché‚ le qualifiche in agricoltura riguardano piuttosto la pesantezza del lavoro che la qualità del lavoratore. La paga del bracciante é di circa L. 163 all'ora (120 sul Veneto). Il caropane, in ragione di L. 30 al lavoratore, L. 20 per la moglie L. 20 per ogni figlio sotto gli anni 14 e per ogni genitore a carico, in relazione ad ogni giornata di lavoro, non viene corrisposto dal 90% circa dei datori di lavoro. Circa il 75 % di essi segnano sul Libretto di Lavoro del bracciante un numero di giornate diffalcato del 30 % rispetto a quelle effettivamente eseguite. Nel caso poi di lavoratori celibi, il numero delle giornate subisce una falcidia del 70% . Per ogni giornata segnata in meno al lavoratore, il datore di lavoro risparmia Lire 229.07, ed il bracciante perde gli assegni famigliari, che in agricoltura sono la metà di quelli dell'industria.
Per i lavoratori dell'industria le malattia professionali riconosciute e per le quali‚ previsto un trattamento di favore sotto ogni aspetto, sono circa quaranta. Per i lavoratori dei campi, ancora niente: come se l'aria e il sole bastassero a tener lontano dal contadino ogni inconveniente del mestiere. La sperequazione delle paghe, degli assegni famigliari, di malattia, disoccupazione ecc. tra il lavoratori della terra e quelli dell'industria, più che ingiusta è umiliante.
Le madri, le spose, i figli dei lavoratori dei campi, son forse meno meritevoli e non hanno bisogni eguali delle madri, spose e figli dei lavoratori dell'industria e del commercio? Questo discorso è antieconomico, ma siccome queste diseguaglianze sono antiumane e antipolitiche, a lungo andare ne soffre anche l'economia, perché l'uomo‚ è il centro dell'economia. Il governo ora vede, ora non vede. E quando mostra di vedere, gli legano le mani con la produttività e con gli altri miti, che mettono in soggezione persino dei ministri, che si dicono gli assertori della dottrina sociale della Chiesa. E poi, fan questione di bilancio: non ci stan dentro, e intanto si buttano via 32 miliardi annui per la gente del Cinema e del Teatro, che vien pagata a milioni.”
Ed oggi? “Una stagione all’inferno” è il titolo del rapporto che pubblica nel 2008 Medici Senza Frontiere sulle condizioni di salute, vita e lavoro degli stranieri impiegati in agricoltura nelle regioni del Sud Italia. Una stagione all’inferno è quella che vivono regolarmente migliaia di immigrati nel nostro paese. I risultati dell’inchiesta sono allarmanti: gli stranieri si ammalano a causa delle durissime condizioni di vita e lavoro cui sono costretti. Già nel 2004 Medici Senza Frontiere aveva visitato le campagne del Sud Italia per portare assistenza sanitaria agli stranieri impiegati come stagionali e per indagare questa scomoda realtà. Nonostante le reiterate promesse da parte di autorità locali e nazionali, a distanza di tre anni, Me-dici Senza Frontiere ha potuto constatare che nulla è cambiato.
Oggi il potere di acquisto è la metà di quando c’era la lira, perché il salario è rimasto sempre quello, ma i prezzi di qualsiasi cosa sono più che raddoppiati. Logicamente chi ha potuto, per stare al passo si è raddoppiata la parcella. Il divario tra ricchi e poveri è molto più netto perché le fasce medie scompaiono. La soluzione che propongono gli impresari e i politici è: “meno tasse alle imprese, più soldi al lavoratore se lavora di più, così si mette in moto l’economia”. Nessuno parla di riportare il rapporto tra salari e prezzi com’era con la lira. Riguardo alla globalizzazione del mercato, ha senso se prima è una realtà la globalizzazione dei salari!
IL MODELLO DI EVOLUZIONE CHE LA NATURA CI DA È ALL’INSEGNA DELLA GRATUITA’. Gratuità non significa lavorare gratis, significa non fare della vita un commercio, dove alcuni guadagnano a discapito di altri. La gratuità non condanna il guadagno, ma nella scala dei valori dove l’uomo è al primo posto e con l’uomo i suoi diritti, esso viene dopo. Chi lavora deve meritarsi il suo salario e chi riceve il lavoro deve pagarlo quanto vale. Gratuità significa non imbrogliare, non sottovalutare né sopravvalutare. Gratuità significa non fare soldi sulla pelle degli altri; significa non costruire la propria felicità sulle macerie degli altri; significa coniugare le proprie aspirazioni con quelle degli altri. Gratuità non significa irresponsabile ricevere dall’alto, ma significa dare il meglio di sé, senza truffare; significa saper dare, per essere grati nei riguardi della vita che ci ha riempito le mani. Coloro che sono straricchi, sarebbero semplicemente ricchi, ma ci sarebbe anche meno ingiustizia e meno divario tra le classi sociali. La gratuità non è una utopia, né un lusso spirituale per pochi addetti, essa ci colloca in quella fratellanza universale che fa vedere nelle altre persone altre versioni di se stesso e nelle altre creature altri modi che condividono l’esistenza con noi.
Questo modo di considerare le cose è la base di una comprensione diversa di tutto quello che esiste e soprattutto del significato di ogni cosa rispetto alle altre. VIVERE LA PROPRIA VITA TENENDO CONTO ANCHE DI QUELLA DEGLI ALTRI.
Se un autista pensasse anche agli altri non metterebbe in pericolo la loro vita con una guida spericolata, non parcheggerebbe la macchina prendendo-si due posti, non schizzerebbe l’acqua delle pozzanghere sui pedoni, quando piove. Se pensasse che anche gli altri possono avere dei problemi o dei motivi validi per il loro comportamento, sarebbe più paziente, più tollerante, più comprensivo.
Quando ero piccolo, raccogliendo i limoni li mettevamo in casse di legno che pesa-vano 35 Chili, mi raccontavano che molti anni prima pesavano molto di più. Chi costruiva sacchi di farina di 80 chili o di cemento di 50 chili, o pentole da cucina da 30 litri, pensava a chi, ogni giorno, doveva prenderle? Già, basta penderle in due, ma non sempre è possibile e permesso.
In qualunque mestiere, in qualunque situazione, in qualunque posto di responsabilità, ognuno, quando progetta, agisce, parla, decide: prende in considerazione anche gli altri? prende in considerazione i loro diritti, le loro necessità, i loro desideri, il loro parere, la loro situazione? per essere con gli altri, proprio come la vita sociale suggerisce; per essere umano e non un predatore o un approfittatore; per essere umano e non una macchina o un burocrate.
La tecnologia inventa macchinari, ma questi fanno risparmiare tempo e fatica all’operaio, oppure li soppianta, facendone restare a casa di più? Il progresso tecnologico dovrebbe migliorare la vita di tutti, distribuendo a tutti l’utilità. Il vantaggio delle macchine riguardo agli operai dovrebbe farli lavorare di meno e con meno fatica, sempre a parità di salario, mentre l’azienda produce di più per l’utilità della macchina e per il suo uso continuo. Invece servono meno operai, si instaurano i turni di notte e li si lascia stressare dalla macchina. Usata in questo modo la tecnologia fa arricchire chi ha la macchina, fa a meno degli operai che stanno a casa senza lavoro e perciò più ricattabili.
Oggi si lavora di giorno e di notte, domenica e feste comandate, visto che più si vende e meglio è, ma dubito che chi più lavora più guadagna, ho la mala fede che se al lavoratore non gli sta bene così, perde il lavoro. Guadagnare sfruttando gli operai o guadagnare rispettando sia il loro impegno che il loro riposo? Questo è il dilemma. Anzi, il dilemma non si pone!
”Vivere la propria vita tenendo conto anche di quella degli altri” mi fece pen-sare alla regola “occhio per occhio, dente per dente”; essa mi sembrava simile a quella che diceva “non fare all’altro ciò che non vuoi che egli faccia a te”, come dire, altrimenti egli ti tratterà allo stesso modo. Occhio per occhio, dente per dente, non era una regola che fomentava l’odio, ma al contrario cercava di frenarlo, se pur nell’ansia di giustizia. Se uno, dando un pugno, faceva cadere un dente, il mal capitato aveva diritto a fargli cadere un dente al suo aggressore, ma non due, ma non provocargli un danno maggiore. In qualche modo, anche nel danno, si imponeva di trattare l’altro come si era stati trattati. E se si uccideva? Vita per vita! Pur nella sua crudezza questa norma è migliore di tante pene di morte date per altri motivi, basti pensare alle uccisioni per le idee po-litiche o per le convinzioni religiose, basti pensare alla lapidazione delle adultere o all’uccisione per futili motivi. I morti non tornano indietro e il danno fatto a chi è privato di un genitore, di un figlio, di un coniuge, di un presidente, è incalcolabile. Pena di morte, dunque? Se la vita è sacra e la regola suddetta si deve fermare di fronte al dare la morte, questo vale anche per lo Stato.
Resta, però, la gravità del danno, cui deve corrispondere la gravità della pena. Mentre alcuni Stati adottano ancora la pena di morte, vantandosi di essere civili, altri mettono in libertà chi ha provocato la morte, come se il morire per colpa di un ubriaco al volante fosse diverso dal morire per colpa di un omicidio premeditato. In natura, l’intenzione non conta e il risultato è sempre un cadavere. Qualunque sia l’intenzione quando ci si butta giù da un palazzo, il risultato è sempre lo stesso.
Ci sono fabbriche e luoghi di lavoro dove la sicurezza degli operai è trascurata, per risparmiare. Anche queste morti non sono volute, e per chi è stato responsabile erano solo probabilità; tanto la macchina della giustizia è lenta e i diritti dei vivi, specialmente quando hanno soldi, si fanno sentire meglio di quelli delle vittime.
E le innumerevoli morti per mala sanità? Dovuta all’incuria, alla superficialità e spesso anche all’ignoranza, nonostante le lauree. Rientrano nelle statistiche! La Medicina ha salvato tante vite da morte sicura, ma Dio solo sa quanti muoiono per mala sanità. Temo che i casi che fanno scalpore siano solo la punta di un iceberg. Ma a chi interessa indagare? Chi vuol sapere la verità, per migliorare la situazione? Basterebbe un questionario da inviare a tutte la famiglie, per tastare il polso alla realtà. Basterebbe un numero verde che rispetti l’anonimato. La finalità non è quella di raccogliere denunce, ma di avere una idea di com’è la realtà delle cose, se la si vuole migliorare.
Non fare all’altro ciò che non vuoi che egli faccia a te è la regola per evitare l’occhio per occhio, ma la civiltà non va avanti semplicemente perché si evita il negativo, serve seminare per raccogliere. TRATTA L’ALTRO COME VORRESTI ESSERE TRATTATO! FAI!
Funziona il “date e vi sarà dato” con i ladri? Con gli speculatori? Con le banche? Con chi è dedito ad accumulare? Con gli usurai? Probabilmente no, poiché per loro è una vera arte quella di raggirare la massa, promettendo alti interessi e un ritorno economico; insomma: “dammi e io ti darò”, ma il più delle volte i fatti dicono che il risultato è: “dammi e i tuoi risparmi spariranno”. Mi rendo conto che tra persone occorre parlare la stessa lingua, o quella del bene comune o quella del bene personale, non che le due cose siano antagoniste e non possano andare insieme, come abbiamo visto nell’esempio del sentirsi corpo, ma di fatto, mentre a parole si proclamano i diritti, a fatti ci si dedica solo ai propri inte-ressi, e per giunta si pretende essere trattati come persone per bene. L’ipocrisia è la qualità più sviluppata da chi vuole sembrare un uomo giusto e rispettabile, mentre è esperto solo nell’arte di trarre profitto da tutto.
LA COERENZA è l’invito di queste pagine alle persone che fanno le leggi, a co-loro che governano, a chi è responsabile di un qualunque ambito pubblico, ma anche ad ognuno nel suo privato. A chi mette il guadagno in prima fila nella scala dei suoi valori io non chiedo di cambiare idea, ma di non lamentarsi se, andando in un supermercato, qualunque prodotto compera è contraffatto; di non protestare se, ricoverato in ospedale, a tutto si pensa tranne che alla sua salute, perché anche gli altri hanno diritto di mettere il guadagno al primo posto e poi tutto il resto.
Similmente, alle persone che governano, finché prediligono alcune categorie di persone, io non chiedo di cambiare, ma di non dare medaglie al valore a chi muore per salvare gli altri, se chi muore non fa parte delle categorie privilegiate; chiedo di non parlare di progresso quando a pro-gredire sono solo alcune categorie. Passare per uomo giusto, onesto, rispettabile, quando si è di parte, è una ipocrisia. Che ognuno porti l’acqua al suo mulino, ma non dica che ha a cuore il bene della Nazione.
Quanto a me, per quello che ho imparato dalla Natura, dico che ce ne vuole ancora di strada per meritarci il nome di “UMANI”.

Voglio ricordarti per quello che eri, cioè per quello che facevi, per quelo che dicevi, per quello che pensavi. facendo tesoro delle tue parole, frutto della tua esperienza. Voglio ricordarti per la tua passione per l'uomo.La pace si riduce al rispetto dei diritti inviolabili dell'uomo, mentre la guerra nasce dalla violazione di questi diritti e porta con sé ancor più gravi violazioni di essi. Se i diritti dell'uomo vengono violati in tempo di pace, ciò diventa particolarmente doloroso e, dal punto di vista del progresso, rappresenta un incomprensibile fenomeno della lotta contro l'uomo, che non può in nessun modo accordarsi con un qualsiasi programma che si autodefinisca «umanistico».
Ora, se malgrado tali premesse, i diritti dell'uomo vengono in vario modo violati, se in pratica siamo testimoni dei campi di concentramento, della violenza, della tortura, del terrorismo e di molteplici discriminazioni, ciò deve essere una conseguenza delle altre premesse.
S'impone allora necessariamente il dovere di sottoporre gli stessi programmi ad una continua revisione dal punto di vista degli oggettivi ed inviolabili diritti dell'uomo. Creare una base per una continua revisione dei programmi, dei sistemi, dei regimi, proprio da quest'unico fondamentale punto di vista, che è il bene dell'uomo. In caso contrario, la vita umana, anche in tempo di pace, è condannata a varie sofferenze e, nello stesso tempo, insieme con esse si sviluppano varie forme di dominio, di totalitarismo, di neocolonialismo, di imperialismo, che minacciano anche la convivenza tra le nazioni.
Consapevole che la sola «lettera» può uccidere, mentre soltanto «lo spirito dà vita», sorgono, infatti, timori fondati che molto spesso siamo ancora lontani da questa realizzazione, e che talvolta lo spirito della vita sociale e pubblica si trova in una dolorosa opposizione con la dichiarata «lettera» dei diritti dell'uomo. Questo stato di cose, gravoso per le rispettive società, renderebbe particolarmente responsabili, di fronte a queste società ed alla storia dell'uomo, coloro che contribuiscono a determinarlo.
Il senso essenziale dello Stato, come comunità politica, consiste nel fatto che il popolo, è sovrano della propria sorte. Questo senso non viene realizzato se assistiamo all'imposizione del potere da parte di un determinato gruppo a tutti gli altri membri di questa società. Queste cose sono essenziali nella nostra epoca, in cui è enormemente aumentata la coscienza sociale degli uomini ed insieme con essa il bisogno di una corretta partecipazione dei cittadini alla vita politica della comunità.
Questi sono, quindi, problemi di primaria importanza dal punto di vista del progresso dell'uomo stesso e dello sviluppo globale della sua umanità. Quel bene comune, che l'autorità serve nello Stato, è pienamente realizzato solo quando tutti i cittadini sono sicuri dei loro diritti. È così che il principio dei diritti dell'uomo diventa metro per la fondamentale verifica degli Organismi politici.
1) I DIRITTI UMANI
Conterò poco, è vero: / - diceva l'Uno ar Zero - ma tu che vali? Gnente: propio gnente. / sia ne l'azzione come ner pensiero rimani un coso vôto e inconcrudente. / Io, invece, se me metto a capofila de cinque zeri tale e quale a te, / lo sai quanto divento? Centomila. È questione de nummeri. A un dipresso / è quello che succede ar dittatore che cresce de potenza e de valore / più so' li zeri che je vanno appresso. (Trilussa: Nummeri)
I DIRITTI UMANI SONO I DIRITTI DI OGNI ESSERE UMANO, essi sono fondamentali, in quanto corrispondono ai bisogni vitali, spirituali e materiali di cui nessun essere umano può essere privato e a cui nessuno può rinunciare, neppure volontariamente; appartengono ad ogni essere umano, senza distinzione di razza, di sesso, di lingua, di religione, di opinione politica, di nazionalità, di condizione sociale, di nascita o di altra condizione.
Già migliaia di anni fa, molti testi religiosi di diverse civiltà hanno sottolineato l’importanza dell’eguaglianza, della dignità, della responsabilità di aiutare gli altri. Probabilmente, essendo testi religiosi, allora come oggi si pensava che non dovessero avere ingerenze nella vita sociale e politica di tutti i giorni.
Alcune categorie di persone come gli Arcivescovi, i Prelati, i Conti, i Nobili, hanno dovuto spettare fino al 1215 per avere una Magna Charta, di Enrico III, nella quale si garantisse il diritto alla giustizia e a non essere arrestati senza motivo. Gli altri dovettero accontentarsi di qualche enunciazione filosofica di John Locke del 1690, nella quale finalmente si arriva all’idea che l’uomo in quanto tale, e non l’uomo in quanto appartenente a certi gruppi o a certi ceti, ha dei diritti naturali, innati, che nessuno, neppure lo Stato, può sottrarre e a cui non è possibile rinunciare.
Per Locke il VERO STATO DELL’UOMO È LO STATO DI NATURA in cui gli uomini sono liberi ed eguali, lo stato civile è solo una creazione artificiale che deve essere finalizzata a permettere la più ampia esplicazione della libertà e dell’eguaglianza naturali. Successivamente Voltaire, Rousseau, Kant e tutta la corrente dei filosofi illuministi contribuirono in maniera determinante all’elaborazione delle idee di libertà, eguaglianza e fratellanza. Si passò, dunque, dalle idee filosofiche alle prime Costituzioni nazionali, nelle quali però veniva ancora mantenuta la distinzione tra diritti dell’uomo e diritti del cittadino. I diritti riconosciuti nelle Dichiarazioni della fine del 1700 erano diritti dell’uomo solo in quanto erano diritti del cittadino di questo o di quello Stato particolare e valevano solo nell’ambito dello Stato che li riconosceva. Non erano ancora diritti dell’uomo in quanto uomo.
È necessario giungere alla seconda metà del Novecento e, in particolare, agli anni successivi alla tragedia della Seconda Guerra Mondiale, per arrivare al riconoscimento internazionale dei diritti umani con la DICHIARAZIONE UNIVERSALE DEI DIRITTI DELL’UOMO, redatta dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 10 dicembre 1948.
I diritti civili e politici riconosciuti dalla Dichiarazione Universale sono: il diritto alla vita, alla libertà e alla sicurezza della propria persona; la libertà dalla schiavitù, dalla tortura e da ogni trattamento o punizione crudele, inumana o degradante; l’uguaglianza davanti alla legge; la protezione contro l’arresto, la detenzione o l’esilio arbitrari; il diritto ad un’equa e pubblica udienza davanti ad un tribunale indipendente ed imparziale; il diritto alla presunzione di innocenza sino a che la colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo; il diritto a non essere condannato per un comportamento che nel momento in cui sia stato commesso non costituisse reato secondo il diritto interno o internazionale; il diritto alla libertà di movimento e di residenza entro i confini di ogni stato; il diritto di chiedere e godere dell’asilo dalle persecuzioni in altri Paesi; il diritto alla cittadinanza; il diritto al matrimonio; il diritto a non essere privato arbitrariamente della proprietà; il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione; il diritto alla libertà di riunione e associazione pacifica; il diritto di partecipare al governo del proprio Paese, sia direttamente, sia attraverso rappresentanti liberamente scelti.
I diritti economici sociali e culturali riconosciuti dalla Dichiarazione Universale sono: il diritto al lavoro e alla protezione contro la disoccupazione; il diritto ad eguale retribuzione per eguale lavoro; il diritto ad una remunerazione equa e soddi-sfacente che assicuri al lavoratore e alla sua famiglia una esistenza conforme alla dignità umana ed integrata, se necessario, da altri mezzi di protezione sociale; il diritto a fondare sindacati o ad aderirvi per la difesa dei propri interessi; il diritto al riposo, a una ragionevole limitazione delle ore di lavoro e a ferie periodiche retribuite; il diritto alla sicurezza sociale e alla realizzazione, attraverso lo sforzo nazionale e la cooperazione internazionale ed in rapporto con l’organizzazione e le risorse di ogni stato, dei diritti economici sociali e culturali indispensabili alla sua dignità ed al libero sviluppo della sua personalità; il diritto all’istruzione.
Ai diritti civili e politici corrisponde un non fare da parte dello Stato, mentre ai di-ritti economici, sociali e culturali corrisponde un fare da parte dello Stato. Gli Stati hanno utilizzato tale distinzione tra diritti civili e diritti economici, per accampare facili giustificazioni ad una mancata attuazione di tutti i diritti umani, proprio perché comportavano un obbligo a un fare con la previsione specifica di risorse eco-nomiche. I diritti civili, politici, economici, sociali e culturali sono tutti ugualmente necessari per la libertà e la dignità di ogni essere umano. I diritti civili e politici senza i diritti economici e sociali sono contraddittori. Se una persona è stremata dalla fame e analfabeta a cosa le serve che le sia garantito il diritto di libera manifestazione del pensiero? Allo stesso modo se una persona può essere incarcerata o torturata dai pubblici ufficiali a cosa le serve che le sia garantito il diritto alla sicurezza alimentare? Parimenti non è possibile cancellare alcuni diritti allo scopo di promuo-verne altri. Non è possibile pertanto violare i diritti civili e politici per promuovere i diritti economici e sociali o viceversa. Tutti i diritti umani devono essere per tutti.
I diritti delle donne Le donne subiscono degli svantaggi anche nel mondo del lavoro e anche nei Paesi più ricchi e industrializzati. Spesso devono lavorare in cambio di un salario mini-mo, dovendo rispettare un orario più pesante rispetto agli uomini e spesso in condizioni igieniche precarie. Il rischio costante è quello di venire licenziate su due piedi in caso di gravidanza. Nei Paesi molto poveri, poi, le donne sono considerate un peso fino a quando non si saranno sposate, gravando anche in questo caso sulla fa-miglia a causa della dote. Purtroppo l’infanticidio nei confronti delle bambine è una realtà. Non è bastato dichiarare i diritti umani a prescindere dal sesso, ci sono voluti dei documenti specificamente rivolti alle donne, in particolare la Convenzione sui Diritti Politici della Donna del 1952, la Convenzione sull'Eliminazione di Ogni Forma di Discriminazione contro le Donne del 1979. Questi due documenti obbligano gli Stati a fare in modo che nei singoli Paesi ci siano le stesse garanzie di poter godere dei diritti umani a prescindere dal fatto di essere uomo o donna, in tutti i settori: partecipazione politica, lavoro, accesso all’istruzione.
L’evoluzione del sistema internazionale dei diritti umani dopo l’approvazione della Dichiarazione Universale è andata crescendo. Gli Stati europei, americani, africani hanno adottato sia Convenzioni regionali per il riconoscimento dei diritti umani sia Commissioni per promuoverli e proteggerli all’interno dei loro continenti. Ma tutto ciò ancora non basta. Ogni donna e ogni uomo della terra deve poter godere dei propri diritti. Nell’era della "globalizzazione" imprese multinazionali e organizzazioni globali sono in grado di avere un impatto immenso sui diritti umani degli individui. È allora necessario costruire un sistema internazionale di responsabilità per la promozione e la protezione dei diritti umani che coinvolga, non solo gli Stati, ma anche le imprese, le organizzazioni internazionali economiche, i media, le scuole, le comunità, le famiglie, gli individui.
9° Lezione
“Osserva: CHI VUOLE IMPARA DA CIÒ CHE SUCCEDE. E’ nella pratica di un lavoro o di una manualità che scoprite come evitare errori, come risparmiare fatica, come fare prima e, infine, come farlo meglio. La vita di tutti i giorni ti propone sfide e tu sei spronato a cercare soluzioni, ma le une e le altre nascono astretto contatto. L’esperienza si fa sul campo. La saggezza si costruisce a poco a poco, ed è composta dall’esperienza e dalla riflessione, cioè dalla capacità di saper mettere insieme i vari aspetti della realtà.”
Più analizzavo la mia vita e più mi rendevo conto che davvero si impara solo da ciò che succede. Ecco perché ci vuole sempre attenzione e apertura mentale verso quello che sta succedendo e la capacità di staccarsi, se fosse necessario, da ciò che è acquisito, poiché la realtà ha vari aspetti e molti di essi sono in evoluzione. Sono molte le persone che, nell’esercizio della loro professione e nei giudizi, si basano solo sull’esperienza passata, senza farsi interpellare dalle nuove istanze. E’ necessario verificare personalmente, quando si può, se le cose dette e sperimentate dagli altri siano o no rispondenti alla realtà. E’ necessario confrontare l’esperienza propria con quella degli altri e l’esperienza acquisita con le novità.
OGNUNO IMPARA CIÒ CHE VUOLE, IMPARA PERCHÉ VUOLE; se vuole, impara da tutti e da tutto, anche dagli errori, anche dai nemici, da un bambino o da un anziano, da chi ha studiato e da chi parla solamente di quello che gli è successo nella sua vita. Conosco medici che ritengono verità scientifica solo quello che hanno studiato e solo quello che leggono nelle loro riviste specializzate. Conosco uomini di fede che ritengono vere solo le affermazioni che trovano nei loro testi sacri e nei libri approvati dalla loro religione. Conosco tante persone che ritengono vere solo le cose che leggono nel giornale di partito. Anche gli adolescenti prendono per vero quello che si discute tra amici piuttosto che quello udito o affermato in casa, dai genitori.
Aldilà della simpatia e della fiducia posta in una persona o una scienza o un partito politico o una religione, o un gruppo, che fanno accettare con facilità quello che essi dicono, è più facile assolutizzare quello che si sa, piuttosto che uscire allo sco-perto. Eppure è molto di più quello che non si conosce!
Da sempre si riteneva che il sole girasse intorno alla terra, poi dal 1543, grazie a Nicolò Copernico, si capì che era la terra che girava intorno al sole. Prima di quella data, anche se qualcuno aveva ipotizzato diversamente, era Scienza, era Religione, era esperienza quotidiana di tutti, che fosse il sole a girare intorno alla terra. Ma i dati scientifici erano miseri, le riflessioni religiose erano fanatiche e l’esperienza visiva era ingannevole.
Proprio le persone che più si dedicano allo studio devono avere una coscienza più viva che ciò che non si sa è molto di più di quello che si sa, e dunque le porte della conoscenza, più che socchiuse, devono essere spalancate. Dotto o no, Santo o no, bisogna essere aperti e disponibili per capire meglio e per conoscere quello che ancora non si sa.
Definisco fanatico quello scienziato che parla brillantemente di ciò che sa e spaval-damente nega quello che non può dimostrare. Lo definirei normale se semplicemente esponesse le poche cose che sa, come le ha imparate, da chi, con quali esperimenti, guardando cosa; sulle cose che non sa, o che non ha studiato e approfondito, farebbe più figura se non si pronunciasse e se continuasse a studiare. Definisco fanatico quel religioso che cita a memoria i Testi Sacri, fonte della sua fede, come se fossero parole scritte da Dio stesso, e pur riconoscendo che il Pensiero di Dio è imperscrutabile e che lo stesso Gesù non ha lasciato scritto neppure una frase su nessun argomento, propone quelle frasi, scritte da uomini ispirati, staccandole dai contesti in cui sono state scritte e non incarnandole nei contesti che egli vuole illuminare. Definisco normale quel religioso che non vende né svende Dio, con discorsi, ma, sapendo anch’egli che è poco quello che conosce, e di quel poco può dire solamente quello che ha sperimentato e capito nella sua vita, si limita più a fare che a parlare, e se parla, dice solo quello che ha vissuto.
Fanatico è colui che non è capace o teme di uscire da se e dalle sue sicurezze; colui che si sente forte di quello che sa, ma teme che altre esperienze e altre teorie possano fare piazza pulita delle sue idee. Definisco normale l’uomo comune che è attento a ciò che è dentro e fuori di lui, dentro e fuori della sua patria; che sa costruire se stesso, le sue capacità, i rapporti con la sua famiglia e i suoi amici, con curiosità, passione, sincerità, semplicità; che sa capire, comprendere, dialogare con le altre esistenze, siano esse una pianta, un animale, un simile, un diverso, un extraterrestre, un angelo, le leggi della natura, Dio stesso. Senza inventare nulla e senza escludere nulla.
Quanti medici nell’esercizio della loro professione, ascoltano i loro pazienti? Danno più valore scientifico agli esami di laboratorio e strumentali che non a quello che sente e dice il paziente: i suoi sintomi, le sue parole. Succede, e non raramente, che il paziente manifesta di non sentirsi bene, mentre il medico gli dice che non ha niente o che è solo ansioso… però il paziente muore davvero. In alcuni centri più all’avanguardia esistono Pronto Soccorso dove i protocolli di procedura sono dettati oltre che dalla scienza medica anche dall’esperienza dei casi precedenti. Nei Pronto Soccorso comuni, invece, si fanno sempre gli stessi errori, e molti incidentati muoiono per emorragie, scoperte tardi, in zone non sospettate.
Quanti credenti propongono un messaggio che viene dall’alto, come un vestito preconfezionato. La vera spiritualità è Spirito che anima e fa vivere con gli altri e per gli altri. L’auto realizzazione spirituale che esclude gli altri, è possibile, ma alla maniera di colui che chiamiamo Satana. I veri santi o saggi, devono le loro illuminazioni soprattutto al contatto con le necessità reali della gente comune, vissute da loro con animo sensibile, sveglio, propositivo e risolutivo. Se Gandi non fosse stato buttato dal treno perché Indiano, se Madre Teresa non avesse incontrato la disperata povertà dei reietti di Calcutta, avrebbero capito e agito allo stesso modo per il resto della loro vita? La ricerca di una soluzione per migliorare la condizione umana degli altri, è diven-tata, in loro, una fonte di iniziative e di idee nuove.
Nessuna politica, nessuna scienza, nessuna religione può fare a meno di questo atteggiamento fondamentale: stare a contatto con le necessità reali della gente comune. incontrare gli altri per conoscerli a fondo e per camminare insieme. Da questo contatto nasce la conoscenza delle sfide della vita, la verifica delle leggi e lo stimolo per risolvere i problemi.
Ci sono poi tanti comportamenti, tipo controllare l’ira, non covare rancore ecc. che sono considerati, con troppa leggerezza, niente altro che virtù religiose o atteggiamenti civili, ma chi studia le risposte dell’organismo a questi atteggiamenti, scopre che esso funziona meglio in presenza di queste virtù piuttosto che in loro assenza, dove funzionare significa lottare meglio contro le malattie, cicatrizzare prima le ferite, equilibrio mentale, ecc. Vale la pena, oltre a identificare i cibi e i modi di cucinare che possono favorire l’instaurare di problemi di salute che riguardano il cuore, la pressione sanguigna, il fegato ecc, identificare pure quali sono i modi di affrontare le persone e gli avvenimenti che minano la salute.
Dalla natura del corpo, dalla logica del suo funzionamento, da ciò che genera salute o malattia, sia fisica che psichica, si possono, con rigore scientifico, rileggere quei comportamenti umani ottimali, senza classificarli morali, religiosi o altro. Insomma, perdonare non fa bene solo all’anima ma soprattutto al corpo e alla psiche, viceversa, odiare fa male al sistema corpo ed ai suoi processi. Certo le eccezioni ci sono, così come esistono fumatori incalliti che invecchiano senza problemi di salute, nonostante sia stato dimostrato che il fumo faccia male.
Tutto quello che sappiamo lo abbiamo imparato guardando e studiando la na-tura. Come un libro aperto, anche se non sempre facile, abbiamo decifrato il suo linguaggio, i suoi codici, i suoi segreti. Dichiariamo scientifica ogni affermazione che ha riscontro in essa, che sia riproducibile e controllabile. Impariamo dalla Natura e la imitiamo, e in ogni caso ne rispettiamo le leggi, se vogliamo venirne a capo. Ci resta tanto da scoprire, ma soprattutto da capire, perché ogni cosa in natura ha un senso. C’e’ un motivo per cui la natura sia così e non in un altro modo.
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