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Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.
A tante persone non piace il loro corpo perché è grasso, corto, brutto… specialmente se è la moda a suggerire un “modello”; se potessero costruirsene uno secondo i loro gusti, lo farebbero subito! ma avere un corpo non è come avere un vestito o un bagaglio.
Da bambini ci è capitato di chiederci come saremmo stati, se la mamma o il papà fosse stata un’altra persona, per poi renderci conto che, in realtà, non saremmo nati noi. Ognuno è quello che è grazie al corpo che ha; un corpo diverso significa anche una persona diversa, perciò rifiutare il proprio corpo significa rifiutare se stesso.
Ogni corpo ha la sua perfezione e le sue proporzioni. Ognuno è unico e può vantarsene; grazie al suo corpo ha sentimenti, emozioni, pensieri, desideri, ha un modo originale di essere, di muoversi, di relazionarsi; grazie al suo corpo può compiere tante cose e realizzare i suoi sogni.
Il nostro modo di essere è corporale. Se siamo rilassati, sereni, soddisfatti… lo siamo con il nostro corpo; se siamo tristi, ansiosi, paurosi… sperimentiamo che gli occhi si chiudono per piangere, lo stomaco rifiuta il cibo o non lo digerisce, dentro il petto, oppresso, il cuore palpita all’impazzata, un nodo stringe la gola, le mascelle stringono i denti, le spalle si alzano; la contrattura muscolare irrigidisce l’una o l’altra parte del corpo. Ognuno avrà i propri sintomi, ma saranno tutti localizzati nel corpo, anche quando il malessere è psichico o spirituale.
Anche la nostra realtà mentale, sentimentale, spirituale è vissuta nel corpo. Un insulto, non è percepito solo dalle orecchie, o ragionato solo dalla testa, ma è vissuto, oltre che dall’animo, da tutto il corpo: dal cuore, dal fegato, dallo stomaco… dai muscoli, dalle vene, dai nervi… cioè da tutta la persona!
L’essere umano è corpo ed è spirito. Non esiste e non si realizza un’anima senza un corpo. Non esiste e non vive un corpo che non sia animato da uno spirito umano.
Non violenti, perché? Ogni essere umano nasce piccolo: incapace di difendersi, di procurarsi cibo, di coprirsi dal freddo. Nessuno sopravvivrebbe se qualcuno non si prendesse cura di lui.
Se ad animare la natura fosse la logica della forza e della violenza, se essa volesse assistere alle sfide per la sopravvivenza e premiare il più forte, modellerebbe esseri agguerriti sin dalla nascita.
Invece, la natura, ha inventato l’istinto materno a cui affidare ogni suo capolavoro, per nutrirlo, difenderlo, trasmettergli esperienza finché può cavarsela da solo.
La scelta della non violenza da parte dell’uomo, nasce come atteggiamento di coerenza con le proprie origini, viceversa, scegliendo la forza e la violenza, egli ripudia il modo in cui è venuto al mondo: indifeso, debole, piccolo, tenero.

Quando ci relazioniamo con gli altri, siamo abituati a considerarli per il titolo che possiedono, o per il posto che occupano nella società. Così noi trattiamo con il Dottore, con l’Avvocato, con l’Onorevole, col Monsignore, con sua Eccellenza reverendissima…
Anche nella vita di tutti i giorni parliamo con l’impiegato, con il cameriere, con il barista, con il vicino di casa… Difficilmente siamo capaci di andare al di là degli incarichi per incontrare la persona e comprenderla come tale.
D’altra parte, chi ha un titolo, una responsabilità o un posto, difficilmente si fa trattare più da persona che da titolare. Ha fatto tanti sacrifici ed ha chiesto buone raccomandazioni per arrivare a conquistare una posizione, raggiunta la quale finalmente può dire agli altri cosa fare, è degno di ammirazione e di rispetto a tal punto che in certe occasioni ammonisce: “lei non sa chi sono io!”.
Anche nella famiglia, dopo molti anni che si sta insieme, spesso succede che non ci si comprende, o peggio, non ci si conosce. Anche lì, infatti, la relazione con il papà e la mamma è con il loro ruolo: lavorare, mantenere la famiglia, pulire, far da mangiare… Stessa cosa può avvenire tra marito e moglie, che hanno i loro doveri coniugali e con i figli, quando sono usati dalle aspirazioni dei genitori. Pure nella cerchia più intima i fidanzati hanno i loro ruoli e gli amici, se sono tali, devono comportarsi in un certo modo.
Raramente si vede nell’altra persona una creatura che ha idee, sentimenti e un vissuto che sentirebbe più leggero se avesse la possibilità di essere compresa come amica.
Nonostante la differenza di età, di esperienza, di cultura, di mentalità, la vita potrebbe essere più umana; basterebbe non pretendere; basterebbe non essere falsi, né recitare ruoli, né vestirsi di autorità; basterebbe ascoltarsi fino in fondo e comprendersi con tutto il cuore; basterebbe vedere, aldilà dei titoli e delle mansioni, quello che uno è: una creatura che ha un corpo con i suoi limiti, imperfezioni e capacità, un’anima con la sua sensibilità, un suo travaglio interiore e le sue qualità, un vissuto con le sue difficoltà e necessità, con i suoi momenti belli e brutti.

Leggevo in un sito il titolo del libro di una scrittrice americana: “Cercasi uomo comprensivo, il marito già ce l’ho”. E mi domandavo: quando lo trovi, che ci fai; ci passi un po’ di tempo ogni tanto o ti piacerà a tal punto da preferirlo a tuo marito?
Certo il titolo voleva intendere: “cerco un amico non per fare sesso, poiché per quello ho il marito, non per fare sesso poiché alla fine tutti cercano quello o vanno a finire in quello”; cerco un amico perché è difficile trovarne di veri, anche se il primo amico dovrebbe essere il coniuge, ma…” Ma non sempre è così, avvolte il marito tutto è tranne che un amico che ha la pazienza di ascoltarti e di capirti; ma si sa che, a 20 o a 40 anni, il “meglio” esiste e allora potremmo stare sempre a cambiare: di bene in meglio, tanto più se il coniuge ci sta deludendo.
Ognuno ha diritto d’essere se stesso, ha diritto di realizzarsi e di essere felice. La comprensione, la delicatezza, il condividere, la stima, sostengono le giornate meglio dell’apatia, della routine, della distrazione… Ma tutto quello che si fa, lo si decide per ottenere che cosa?
Coppie realizzate nel matrimonio ne esistono poche, ciò non vuol dire che sono un disastro. In realtà i motivi della mediocrità o della delusione sono da ricercare nel fatto che ognuno, chi più chi meno, pensa ad autorealizzarsi, quindi senza l’altro. I gusti diversi, i temperamenti, le diversità in genere, piano piano finiscono per creare distanze ed alibi affinché ognuno si costruisca il suo mondo ed i suoi spazi ove realizzarsi: sport, arte, religione, politica, mestiere a tempo pieno… ... Continua a leggere...
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08/09/2010 @ 2.58.54
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