Gli occhi socchiusi dall’infrangersi del sole lasciavano la mia mente vagare in pensierilontani… vicini… sfuggenti.
Camminavo ininterrottamente senza nemmeno guardare il lungo viottolo che costeggia questo angolo di paradiso, questo mio fiume, che suscita in me l’eco di un lontano tormento.. l’acqua… fulcro della mia vita, un inseguirmi o forse un essere inseguita.
Inconsapevolmente alla fine mi ritrovo sempre ad osservarla.
Il sussurro di un richiamo interiore m’invita a fermarmi, a non correre con la mente offuscata, liberarmi dell’oppressione del tempo, per poter dedicare qualche istante ad osservare.
Osservare questa natura che così tanto ci regala e nulla ci chiede in cambio.
Seduta in dirupo sul fiume la tentazione è così forte da diventare un logorio indescrivibile, la voglia di toccare la freschezza del suo scorrere, togliermi le scarpe ed immergere parte di me nella genuinità della sua purezza.
Un istinto irrefrenabile… a piedi nudi nell’acqua … la osservo….
L’Acqua ….Questo movimento d’onda perpetua, leggera, quasi impercettibile che accompagna in una danza d’illusione ogni ombra che in essa si specchia cercandosi nel suo mutare.
Improvvisamente mi accorgo di esser circondata da luminose libellule, vestite di un blu così iridescente da sentirmi quasi in una di quelle favole, che raccontava la nonna, quando da piccola m’impegnava il tempo; mi circondano, in uno sbatter d’ali così impercettibile da sembrare quasi ferme, incuriosite da questa umana presenza, forse un po’ fuori posto come una nota stonata in uno spartito melodico.
Non sembrano esser infastidite dal mio osservarle e continuano a tenermi compagnia nel mio tempo di riflessione, quasi a cercare di carpire i miei pensieri… sempre più vicine…
Una goccia piomba nell’acqua lasciando una scia di cerchi nel suo amalgamarsi con il fiume… poi un'altra … poi un'altra ancora… ma loro stanno ancora lì, ora depositate sui rami che mi circondano, come a non volermi abbandonare. ...
Oggi sono andato al mare ( dista solo un chilometro da casa ),l’acqua era calda e non volevo più venirne fuori, il mare calmo e limpido.
Mi sono chiesto cosa potesse insegnarmi l’acqua, o come potevo imitarla. Essere cedevole e non duro come una pietra, permette agli altri di entrare. Anche se non ha una sua forma, come le montagne, essa rimane sempre se stessa,mi avvolge senza cambiarmi e senza cambiare, mi fa posto e mi fa sentire com’è.
Troppo calda mi brucia, ma troppo fredda mi congela, in entrambi i casi la rifiuterei. Mi lava e ristora la mia sete, ma è capace di uccidermi se la usassi per respirare o se sfidassi la sua forza.
Penso al mio rapporto con gli altri e ho voglia di essere cedevole come l’acqua, pur rimanendo fedele a me stesso, per poterli accogliere in me senza cercare di cambiarli, ma offrendo quello che sono, senza troppa “freddezza” né troppo “calore”, per dar loro momenti di serenità, di vera amicizia, di genuinità.
Dopo essermi asciugato ai raggi di un sole caldissimo, sono tornato a casa in bicicletta, sicuro di tornare il pomeriggio, e di trovarlo lì, il mare, libero di essere se stesso e di donarmi quello che è.
Non pensavo che io dovessi essere come l’acqua: prende la forma del vaso in cui si mette, per essere bevuta.
Ora so perché bisogna essere come l’acqua che si versa: solamente così gli assetati potranno bere liberamente e sarà acqua per tutti nel bicchiere che ognuno possiede.
PERCHE’ TU MI AMAVI ( Una canzone di celine Dion )
Per tutte le volte che mi sei stato vicino Per tutta la verità che mi hai fatto vedere Per tutta la gioia che hai portato nella mia vita Per tutte le cose sbagliate che hai fatto diventare giuste
Per ogni sogno che hai fatto diventare realtà Per tutto l'amore che ho trovato in te Ti sarò grata per sempre, amore Sei quello che mi ha tirata su Sei stato quello che mi ha assistito in tutto
Coro: Sei stato la mia forza quando ero debole Sei stato la mia voce quando non potevo parlare Sei stato i miei occhi quando non potevo vedere
Hai visto il meglio che c'era in me Mi hai sollevata quando non potevo farcela Mi hai dato fiducia perché credevi Sono ciò che sono perché tu mi amavi
Mi hai dato ali e mi hai fatto volare Mi hai toccato la mano e ho potuto toccare il cielo Avevo perso la mia fede, tu me l'hai ridata Hai detto che non c'era stella che non potevo raggiungere Mi sei stato vicino e mi hai dato fiducia
Ho avuto il tuo amore, l'ho avuto tutto Ti sono grata per ogni giorno che mi hai dato Forse non so molto ma so che questo molto è vero Sono stata benedetta perché tu mi amavi
Coro: Mi sei sempre stato vicino Il vento tenero che mi ha sospinto Una luce nell'oscurità che ha fatto brillare l'amore nella mia vita Sei stato la mia ispirazione Tra le bugie tu eri la verità Il mio mondo è un posto migliore grazie a te
Non c’è vita senza Condivisione. Niente e nessuno nasce senza il contributo di altri. Non ci sarebbe vita fisica, né spirituale; non ci sarebbe esperienza umana, progresso, evoluzione, senza un dare e un ricevere.
Proprio perché si nasce da altri, è a livello strutturale che portiamo in noi ciò che gli altri ci hanno dato. Noi siamo la condivisione vivente, essendo fatti di materiale altrui. E’ nelle nostre cellule che portiamo tutti quelli che ci hanno preceduto.
Anche per crescere e maturare dobbiamo condividere la stessa casa, le parole di un linguaggio, i pasti, gli affetti, i sentimenti, gli ideali… Insomma non è solo per nascere, ma è soprattutto per vivere e per crescere che c’è bisogno di condividere.
Se la vita è un dono e vivere pienamente significa donarsi, Il condividere è la concretizzazione di questo donarsi.
Condividere ciò che si ha, non come un gesto matematico di dividere in parti uguali, (difatti non funziona neppure quando un genitore lascia i suoi beni ai figli), ma come azione che nasce dalla libertà del dare e dal voler rispondere alle necessità dell’altro. C’è chi ha pensato ad una uguaglianza matematica tra gli esseri umani, ma chi l’ha attuato nella sua nazione (per gli altri), li ha assoggettati e uniformati.
Condividere ciò che si è, non come un’imposizione per portare tutti allo stesso livello, ma come azione che nasce dal dialogo, dalla comprensione, dalla comunione, dal voler conoscere, dal voler capire. C’è chi ha pensato ad esportare i propri valori, scritti più sulla carta che nella vita, colonizzando, imponendo una fede o una democrazia, ad altri popoli, senza sforzarsi di capire la loro cultura e rispettare i loro ritmi di adattamento.
Il condividere ci fa uscire dal guscio del nostro io, della nostra famiglia, della nostra patria, della nostra cultura… e ci rende aperti e disponibili non solamente a dare, ma anche a ricevere e ad accettare quello che è diverso. Il condividere non solo ci libera dalle catene dell’egoismo, ma anche da quelle del razzismo, del campanilismo, del settarismo.
CHE SENSO HA LA VITA? ESSO APPARE ALL'ORIZZONTE QUANDO LA SI CONDIVIDE!
Ebbi il coraggio d’essere me stesso perché deciso, come altre volte, a perdere la faccia. Quando la scelta si fece difficile e tra le mani il mio futuro, ascoltai tutti ma seguii me stesso.
Oggi, come ieri e gli anni passati, sono sempre io, ma gli “amici” migliori e le confidenze vissute sono già delusioni di un rapporto banale.
VERO AMICO, CHI E'? Quante idee fasulle son finite in macerie! Poi scoprire incantato che là sotto, con me, c’era chi non pensavo, chi io stesso non valutavo.
Le cose vere rimangono. Ma quanti se ne sono andati, portati dal vento! Quanti diventarono “sciacalli”, quando un terremoto fece crollare le mie mura!
Solo e senza niente da mostrare, rimasi con l’essenziale: il cuore, la mente, l’anima, l’esistenza che vuole realizzarsi. AMICO E' CHI VEDE TE OLTRE LE APPARENZE!
(Chiedo scusa per la frase finale, so che la vita non si definisce e non si offre come un cibo precotto. Ognuno mangia ciò che si cucina e capisce quello che vive nella sua pelle. Prendetela come un fiore, che vi offre il suo profumo finché è fresco).
Siamo come siamo o siamo come gli altri ci vorrebbero…
In un mondo dove ormai tutti sono uguali a tutti, dove l’esteriorità si accompagna all’indifferenza …dove “voglio anch’io” è ormai un obbligo nei confronti della società …macchine, vestiti, sport, cibo, pensieri, desideri e poi ancora desideri, sogni, ideali.. lo stesso per tutti.
Difficile da dirsi, quanto l’essenzialità di un individuo cambia in funzione di ciò che lo circonda, dell’esigenza di sentirsi accettato e quindi omologarsi a coloro che gli sono vicini.
E dunque? Si nascondese stessi, non si considera più ciò che la natura ci ha donato quando siamo venuti al mondo: la nostra personalità.
Non si è più in grado di guardare al nostro cuore cercando il sogno di quando si era bambini, cercando il desiderio chiuso nel cassetto, quello che era solo nostro e ci differenziava per questo dagli altri.
Quando si incontra un estraneo gli occhi hanno il ruolo principale, per vedere ciò che c’è di evidente, ciò che si presenta al primo sguardo, le sensazioni (se ci sono) vengono solo dopo… l’osservare i movimenti, lo scrutare attraverso gli occhi e la voce per giungere al cuore … l’essenziale non si cerca più, soprattutto se al primo impatto l’apparenza corrisponde con ciò che ci si aspetta...
Perché?
E’ giusto o sbagliato seguire la scia… arrivare a modellarsi affinché il nostro essere sia completamente accettato da coloro che ci guardano e spesso giudicano senzariflettere su ciò che vi è nel cuore di una persona, senza a volte nemmeno cercare di capire il perché siamo fatti così…cambiare perché non si è come gli altri si aspettano.
Franco parlava nel post precedente di due pesi e due misure… quanto spesso gli occhi non vedono oltre l’apparenza lasciandosi fuorviare da piccoli particolari così evidenti quanto insignificanti, forse siamo noi stessi ad impedirci di osservare con più attenzione l'animo altrui per paura di restare delusi?
Per timore di trovare una persona che non sia disposta a cambiare ma sia “solo” intenzionata a donare se stessa in tutte le sue particolarità aspettandosi di venire accettata comunque.
E siamo in grado nel nostro millennio di accettare gli altri per ciò che sono… senza compromessi?
Nasce il luogo comune… per amore si cambia… davvero?
Ed io che pensavo che per amore si accettano le persone per come sono cercando di capire i lati che non combaciano con noi stessi e godere di ciò che invece si accomuna, in fondo proprio la diversità stimola la curiosità e allontana la banalità, ti lascia scoprire ogni giorno qualcosa di nuovo piano piano si conquista un granello dell’altro si scopre un nuovo orizzonte nascosto.
Sarò sognatrice… chissà…nel frattempo sono me stessa con tutti i difetti e forse qualche pregio che la natura mi ha concesso, chi mi sta vicino se lo fa con amore mi ama anche per questa contraddizione.
Un po’ come questa viola purpurea e candida nella sua essenza esprimo me stessa nel bene e nel male ciò che si vede è solo il colore ciò che si sente è un profumo inebriante Di Vita… Di Passione… D’Amore… Semplicemente me stessa
Nel rapporto con gli altri possiamo conoscere meglio noi stessi, non per quello che essi fanno nei nostri riguardi, ma per quello che ognuno di noi fa verso di loro. Già da bambini impariamo a difenderci dicendo bugie: “non sono stato io”, un modo semplice per non essere giudicati e rimproverati, poi alla bugia aggiungiamo la falsa accusa: “è stato lui”.
Si comincia ad usare due pesi e due misure, cioè due modi di giudicare e trattare, una verso gli altri, tendente a calunniare, a condannare e trattare male, l’altra verso di noi, tendente a giustificare, a minimizzare ed assolvere.
Nella vita di tutti i giorni, l’unica norma che racchiude in sé tutte le leggi sensate, è: “Ama il tuo prossimo come te stesso”. Se sembra troppo “amare”, è sufficiente trattare gli altri come vorremo essere trattati, se noi fossimo nella loro situazione e loro nella nostra. Si tratta di non fare male agli altri perché nessuno se lo augura a se stesso. E’ questione di coerenza!
Invece siamo bravi a filtrare il moscerino, o a cercare il pelo nell’uovo, quando si tratta degli altri, mentre ingoiamo il cammello o il rospo e preferiamo soprassedere quando si tratta di noi o delle persone a noi care. Il male, piccolo o grande, ha la stessa natura.
Che differenza c’è tra uno che uccide e un altro che fa un’omissione di soccorso? La stessa che c’è tra una gallina ed un pulcino! Chi dice “scemo” a uno, vuol dire che lo disprezza, proprio come colui che uccide. Che certe parole feriscano più di un pugnale, è esperienza comune, come pure che certi giudizi schiaccino una persona fino a farla deprimere e morire. ...
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