|
Di seguito tutti gli interventi pubblicati sul sito, in ordine cronologico.

Sono andato a trovare una ex vicina di casa che ora sta con la figlia. Compiva 102 anni, portati bene fino ad alcuni mesi fa, da quando, come si dice, le “arterie” la fanno sparlare.
Fra le tante persone che chiama spesso ci sono io, cosa insolita, se si tiene conto che in questi ultimi venti anni ci siamo visti poche volte e che negli anni precedenti io abitavo a Roma e andavo in Sicilia 3 volte l’anno. Le chiedevano: “Ma cosa ti deve fare Franco”. “Lui lo sa” era la risposta.
Lei aveva 60 anni quando io ne avevo 12, eppure sono rimasto nel cuore di questa signora, e ciò ha commosso me quanto ha stupito le figlie. Quando la visitavo, negli anni scorsi, lei mi diceva che non si dimenticava del fatto che io andassi al negozio di alimentari per comprarle ciò di cui aveva bisogno, anche se quando mi chiedeva se dovevo andarci, c’ero già stato e le dicevo che dovevo ancora andare.
Penso che non sono stati i servizi, ma la delicatezza e un modo di trattarsi che mi hanno permesso di entrare nella vita di una persona a tal punto che quando la testa non ragiona più, il cuore è ancora pieno della tua presenza, sentita e chiamata per istinto, come quella della madre.
Questa esperienza non è la prima volta che la faccio, e non solo nei miei riguardi; mi ha fatto pensare che i veri rapporti durano per sempre. Il rapporto con una persona che ti capisce prima che tu parli, che è al tuo servizio senza fartelo pesare, che ti tratta con il cuore piuttosto che usarti, è un rapporto che incide positivamente nella tua vita, poiché più che la quantità del tempo condiviso è la qualità: istanti in cui si è dono reciproco disinteressato,e quel dono, silenziosamente rimane dentro per sempre e produce frutto per sempre.
Ho visto il mondo con gli occhi di bambino, tutto era grande: le montagne, gli alberi, le strade, i luoghi in cui giocavo… Sono tornato anni dopo e tutto mi è sembrato più piccolo.
Ho visto padri e madri severi, ho visto uomini virili e forti… Li ho rivisti anni dopo: erano come agnellini e deboli sotto il peso degli anni.
Ho visto la varietà delle età umane e le persone passare da un gioco all’altro, da un intrattenimento all’altro, da un fanatismo all’altro. Ho visto poveri non chiedere niente, ho visto famiglie vivere con poco, dai loro occhi traspariva la semplicità e l’innocenza dei bambini.
Ho visto compagni della mia infanzia morire nel fiore della loro età, i loro volti sono ancora davanti a me. Ho visto un vedovo sposarsi più volte, ne ho visto un altro morire di dolore e seguire la moglie.
Ho visto persone che hanno vissuto dolori fortissimi, senza disperarsi. Ho visto persone incuranti degli altri e capaci solo di pensare a se stessi.
Ho visto persone aver paura del sesso, ed ho visto quelle che se n’erano fatto un idolo: entrambe non erano felici. Ho visto persone parlare molto bene e poi in pratica non fare niente, ho visto quelle che in silenzio e nell’ombra erano al servizio della vita.
Ho visto persone fanatiche di perfezione, di moralismi, di leggi più giuste, fanatiche della loro religione e del loro Dio, fino ad odiare gli altri.
Ho visto persone uccidere e maledire, imbrogliare e rubare, fare della vita un commercio e un guadagno, anche se la merce era un bambino, una donna, un lavoratore, un anziano.
Ho visto persone dare il loro tempo per stare con gli altri, dare il loro sapere per venire incontro agli altri, sacrificare la loro vita per salvare dal pericolo quella degli altri.

Ogni persona, per il solo fatto che esiste, è un evento straordinario. Ciascuno ha iniziato la sua vita con una vittoria strepitosa: tra milioni di spermatozoi in gara è arrivato primo quello che conteneva lo sviluppo della nostra individualità; inoltre poteva arrivare primo, ma non trovare nessun ovulo ad aspettarlo. Abbiamo avuto fortuna! Siamo il risultato di una vittoria e di un felice e fortunato incontro.
Per questo motivo tutti i nati siamo dei campioni. Ma fra coloro che sono vissuti in epoche passate o sono morti di recente, voglio ricordare con particolare simpatia e affetto: tutte quelle persone che sono state trattate come “schiave” o costrette a turni massacranti di lavoro: nelle miniere, nelle cave di pietra, nei campi, nelle fabbriche…
Tutte quelle persone che sono state abbandonate alla loro malattia: lebbrosi, paralitici, menomati, mutilati, ciechi, muti, anziani, malati infettivi… Tutte quelle persone che sono state sfruttate, violentate, vendute: bambini, donne, madri, operai…
Tutte quelle persone che sono state torturate e uccise: vittime di odi, di razzismi, di riti propiziatori, di sette religiose, di mafie, di integralismi, di totalitarismi, di despoti, di interessi politici, di interessi economici.
Chi è più organizzato e chi ha di più vince ed è destinato a vivere, ma io faccio il tifo per tutti i perdenti della storia: vittime dell’usurpazione altrui e della sfortuna. Se l’evoluzione cosmica, fra miliardi di tentativi, sceglie il migliore, io non voglio dimenticare i piccoli , i poveri, gli ammalati, gli esclusi, i servi, i carcerati, gli ultimi…
Ho imparato da Dio e dalla natura, Il modo di essere secondo il quale chi più ha, più dà, e chi è piccolo è importante quanto il grande.
 "I ricchi non possono vivere su un'isola circondata da un oceano di povertà. Noi respiriamo tutti la stessa aria. Bisogna dare a tutti una possibilità.Quello che faccio davvero io per la povertà,non lo dirò mai."(Ayrton Senna).
La Ayrton Senna Foundation,è nata su idea del compianto Campionissimo di Formula Uno,oggi presieduta dalla sorella Viviane,sta perseguendo diversi obiettivi,atti ad aiutare i piu'poveri,soprattutto i bambini ad avere un futuro migliore.
Era questo il sogno di Ayrton,aiutare i piu'poveri ed oggi questo sogno è realtà. Sono passati dodici anni dalla tragica fine di uno dei più grandi campioni della storia brasiliana, Ayrton Senna, il quale non fu solo grande in pista, ma anche nella vita quotidiana, in cui non era l’idolo delle piste, ma solo un uomo.
Non amò mai fare troppa pubblicità alla sua vita privata, con quella dignità tipica brasiliana, la sua la sentiva come una missione, vincere come aiutare i più poveri, senza bisogno di sentirsi un eroe. Era consapevole di essere stato baciato dalla fortuna, che l’aveva dotato di talento e ricchezza, per questo voleva dividere la sua gloria con la gente che invece non aveva nemmeno una dignità umana.
Il Brasile era il suo orgoglio e la sua ferita, la bandiera alta nel cielo in segno di vittoria, esclusivamente per il suo popolo. Aveva negli occhi quella leggera tristezza che velava il suo volto sorridente e vincente, quel sorriso enigmatico che fu spento per sempre in quel tragico 1° maggio imolese del 1994, dove si chiuse la sua storia per aprirsi nella leggenda.
Viviane Senna faceva la psicologa, era timida e riservata, aveva la sua famiglia e seguiva il fratello Ayrton più in tv che dal vivo. Poi la tragedia di Imola nel ’94 e pochi mesi dopo la morte del marito su una moto l’hanno cambiata. Ora, mentre inizia il processo per quell'incidente senza spiegazioni, Viviane lavora a tempo pieno per la Fondazione Senna, voluta dall’ex pilota per aiutare i ragazzi più sfortunati.
Pochi mesi prima della sua scomparsa Ayrton mi parlò di un progetto che aveva in mente. Voleva aiutare i bambini piu' poveri del Brasile perchè avessero le stesse opportunità di quelli piu' ricchi. Non riusciva a sopportare l'idea che un bambino solo perchè era nato in una condizione sfortunata, non potesse studiare. Lui desiderava che tutti fossero messi nella condizione di esprimere il proprio potenziale. Mi diceva che anche lui aveva sofferto prima di vincere, per non avere avuto le condizioni ideali. Purtroppo non ha potuto mettere a punto i particolari della sua idea, ma mi aveva chiesto di occuparmene».
"Qual'è stato a suo giudizio il suo successo piu' grande? «Quello di amare gli esseri umani e di non vergognarsi di dimostrare i propri sentimenti. I sentimenti sono il combustibile della vita. Io ho il privilegio di piangere, mi diceva, oggi tante persone non lo fanno piu'».
Ha contato molto la fede in voi? «Sapete che Ayrton portava sempre una Bibbia con sè nella valigetta. Aveva sottolineato un verso di Isaia che diceva: "Ma quelli che sperano in Dio cambieranno forza, spunteranno penne come le aquile. Correranno e non si stancheranno, andranno e non avranno affanno". Ecco Dio era la sua forza, il suo ispiratore. Leggendo la Bibbia a lui sembrava di parlargli».
Qual'è la cosa che le ha insegnato di più Ayrton? «Di essere fedeli a se stessi, fedeli a ciò che siamo veramente, senza permettere che altri ci cambino e senza essere noi stessi a mettere una maschera. Per me è questa la grande lezione di Ayrton» risponde con un po' di emozione.
E lei è fedele a se stessa? «Io ci sto provando, da qualche tempo».
www.senna.com.br
Nessuna delle cose che esistono ha potuto scegliersi. Tutto ciò che esiste ha un genitore o una causa che lo ha prodotto. Si nasce da altri, perciò siamo tutti “creature”.
Il fatto che tutti siamo creature non solo esclude che ci siano “divinità” fra le cose che esistono, ma le mette tutte sullo stesso piano in quanto a dignità e valore, escludendo privilegi di classe, di razza, di casta, di cultura, di religione.
Per questo motivo nessuno ha diritto di sentirsi superiore agli altri perché è più grande, più forte, più ricco, più intelligente… o per volontà di Dio! per lo stesso motivo nessuno deve sentirsi inferiore perché povero o senza titoli.
Tutti facciamo parte dello stesso universo e siamo costituiti da elementi chimici come tutte le altre cose. Chi dalla vita e dal destino ha ricevuto doni speciali rispetto agli altri, ha un motivo in più per dare quello che ha, non per sentirsi privilegiato. In verità nessuno dovrebbe vantarsi di quello che è, poiché lo ha ricevuto, ed anche tutto quello che sa e sa fare lo ha imparato da altri.
( Gli specialisti di una scienza o di un’arte o di uno sport possono essere soddisfatti dei loro risultati e farsi pagare grandi cifre per le loro prestazioni, giacché hanno dedicato molti anni della loro vita per raggiungere quei risultati, ma spesso dimenticano che questo è stato possibile sia grazie ad un corpo umano efficiente che hanno ricevuto, sia grazie all’esperienza dei maestri dai quali hanno potuto imparare ).
Nessuno dovrebbe arrogarsi privilegi per il semplice fatto che è nato in una nazione o in una famiglia dove le condizioni economiche, sociali e culturali gli hanno dato più possibilità di altri. Riconoscere che tutti siamo creature significa ammettere che tutti siamo limitati, che tutti abbiamo uguale dignità e che nessuno è speciale rispetto agli altri. Ci sono le diversità, ma c’è anche una unità di fondo che ci apparenta. Quello che ci lega, prima di essere un sentimento o un pensiero manifesto in noi, è la stessa materia di cui siamo fatti, è la stessa Fornace da cui proveniamo.
Il campione, lo scienziato, l’intellettuale, l’artista, l’astuto, non dovranno mai dimenticare che quello che sono lo hanno ricevuto dalla stessa mensa della vita alla quale siamo seduti tutti con un uguale Invito e Diritto.
 Dando uno sguardo al modo di comportarsi della natura, notiamo questa gratuità nel sole che sorge per i buoni e i cattivi, nella pioggia che scende sui giusti e sugli ingiusti, nell’albero che dà la sua ombra e i suoi frutti a chiunque voglia goderne, nella vita che continua dopo un incendio o dopo un disastro o una guerra.
Notiamo altresì questa gratuità nel fatto che ogni creatura dà i suoi frutti semplicemente perché è se stessa, semmai qualcosa esige, è il rispetto di quelle condizioni che fanno sì che essa sia e cresca secondo la sua natura. Dopo di che, l’acqua bagna, disseta, lava, scorre, perché è acqua e non per simpatia o per tornaconto. Il sole scalda, illumina, sostiene il suo sistema perché è sole e non perché è stipendiato o adorato da qualcuno.
Dando uno sguardo al modo di comportarsi degli uomini, vediamo troppo spesso che il ricco sfrutta il povero, che il più forte schiaccia il più debole e chi ha studiato prevale sull’ignorante. Le persone usano quello che sono e quello che hanno come un potere per dominare sugli altri. Laddove ci sono privilegiati ci sono anche esclusi, laddove ci sono padroni ci sono anche schiavi. Il risultato è l’uso degli altri come se fossero oggetti da sfruttare al massimo e poi buttare.
Le due logiche, quella della “natura” e quella dell’”homo sapiens”, sono in netto contrasto. Mentre la natura si mette al servizio della vita, l’homo sapiens vuole tutto al suo servizio e fa poche cose senza averne un tornaconto. Anche la sua “buona azione” spesso nasce dal soddisfare se stesso, per averne un interesse, un utile, un motivo di convenienza, fosse anche il conquistarsi un posto in paradiso, come se anche quello fosse in vendita o da meritare. ... Continua a leggere...

Il commercio e gli affari aguzzano l’ingegno meglio della necessità. Oggi sono di moda le indagini che scandagliano i “gusti” della gente, per sapere quale prodotto vendere o quale trasmissione proporre… Aldilà di queste convenienze, l’opinione della gente conta poco in tutti i settori della società.
Quali contatti ha un partito politico con la base? Prima delle votazioni molti candidati passano di casa in casa, facendosi accompagnare da chi conosce i singoli cittadini, si presentano e promettono… poi non si vedono più e diventano inaccessibili.
La gente ha una sua sapienza basata, al di là degli studi fatti, sull’esperienza quotidiana degli altri, delle leggi e delle loro applicazioni. Coloro che governano e coloro ce vogliono mettersi al suo servizio, non possono non conoscere da vicino questa esperienza. Attraverso il contatto con la base la politica può essere attenta ai reali bisogni dei cittadini, può dar loro soddisfazione spiegando il suo operato, mentre da essi potrà ascoltare giudizi e proposte.
Quante notti insonni, quanti viaggi, incontri, dibattiti, comizi, anche digiuni… una dedizione così è difficile trovarla persino nei più zelanti uomini di fede, che per il bene degli altri sacrificano la loro vita… Se veramente fosse così, bisognerebbe fare un nuovo calendario dei santi, e ogni giorno dell’anno ricordare, per la sua dedizione, un uomo politico.
Lasciamo la politica e prendiamo la medicina. ... Continua a leggere...
Non ti sei mai sentito prima usato e poi messo da parte? a volte molto elegantemente, a volte sfacciatamente: dal compagno di scuola che, incontrandoti, faceva finta di non conoscerti, dal datore di lavoro che ti apprezzava finché ne aveva un utile, dall’amico che, da quando frequenti altre persone, non ti saluta più, dal conoscente bisognoso, solo finché ne aveva bisogno, dal coniuge che ti ha lasciato per un altro migliore, o perché le cose si sono fatte difficili da portare avanti, dai figli, così affaccendati da non avere tempo da dedicarti, neppure quando, vecchio, non avevi nessuno su cui contare
Il rapporto che una persona ha con gli oggetti che usa nella vita è distratto, banale, passeggero, superficiale, e quando non gli servono, semplicemente se ne disfa. La società dei consumi, basata su “compra, usa, getta, compra…” ci invita e ci convince a comprare nuovi prodotti, e se già li abbiamo, a comprare l’ultimo modello; esistono poi tanti oggetti, pratici, che si buttano dopo l’uso. Tutto questo va bene a condizione che l’uomo cresca in umanità e non diventi una cosa in più da usare e gettare, o una macchina che serve per produrre.
L’uomo umanizza tutto ciò che fa e che tocca allorquando le cose diventano espressione della sua interiorità. Un semplice oggetto può divenire importante, perché gli ricorda tutto quello che ha vissuto con una persona. Il mondo in cui vive e le cose che egli usa possono diventare carichi di significato, come le parole, i gesti e le emozioni che grazie ad essi ha sperimentato. ... Continua a leggere...

"Ripeto il tuo nome mille volte al giorno. Ti cerco dappertutto e in ogni cosa ti incontro. Cammino per il mondo e lo guardo con te, in ogni cosa che vedo ci sei sempre tu.
Non mi sento più solo perché tu sei con me, sei in me più di me. Io mi cerco in te e ti incontro in me, come un dono immenso che non merito mai. Se ti lascio un istante non capisco più nulla, allora cerco il tuo volto, la tua presenza, e questo mi basta.
Questo amore mi riempie e non mi lascia mai, questo amore mi trasforma e ogni istante mi fa nuovo. Sono innamorato e non riesco più a dire quello che sento dentro di me".
Nella vita abbiamo bisogno di molte cose: aria, acqua, luce, cibo, vestiti… sentirci considerati, apprezzati, voluti, desiderati, amati… Quando ci si innamora veramente, cioè quando si è capaci di uscire da sé per incontrare l’altro, quando si è capaci di comprendere l’altro e di desiderare il suo bene, quando si è capaci di fare qualsiasi sacrificio per stare con l’altro, per condividere l’esistenza con l’altro… si fa l’esperienza più travolgente e spirituale della vita.
Si vive per l’altro. Si vive l’altro dentro di sé. Si guarda, si ascolta, si tocca, si sente …sempre con l’altro e per l’altro e la natura diventa linguaggio per esprimere i sentimenti, con le sue scenografie, con i suoi colori, con le sue forme…
Il cielo infinito, lo splendore del sole, la nebbia avvolgente, la pioggia incantatrice, la luna amica silenziosa, il canto delle cascate, il fischio dei venti, la voce degli animali. I colori e le note che insieme danzano, cambiando vestito ogni momento.
Tutto diventa dialogo d’amore, espressione d’amore, mentre la persona amata diventa per chi ama: aria, acqua, luce, cibo, sorriso, canzone… gioia di vivere
Ogni materia che studiamo a scuola, ogni professione che impariamo dagli altri sono il risultato di indagini, di verifiche, di esperimenti nei quali la passione, lo studio, l’attenzione danno come risultato l’esperienza, basata sempre sulla realtà dei fatti.
Si impara solo da ciò che succede. Questo atteggiamento deve essere costante in ogni persona, ecco perché ci vuole sempre attenzione e apertura mentale verso quello che sta succedendo e la capacità di staccarsi, se fosse necessario, da ciò che è acquisito.
Sappiamo che la realtà ha vari aspetti e molti di essi sono in evoluzione. Sono molte le persone che, nell’esercizio della loro professione e nei giudizi, si basano solo sull’esperienza passata, senza farsi interpellare dalle nuove istanze.
E’ necessario verificare personalmente, quando si può, se le cose dette dagli altri siano o no rispondenti alla realtà. Un atteggiamento di fondo che dia la capacità di confrontare l’esperienza propria con quella degli altri o l’esperienza acquisita con le novità, può dare alla ragione e al cuore più elementi per valutare e per decidere.
Quante persone hanno fatto scelte, solo per salvare la faccia, l’onore, gli interessi. Quante non hanno fatto ciò che sentivano e non hanno seguito il loro istinto, le loro capacità, i loro desideri, per non affrontare il parere degli altri o per non dispiacere alle persone care. “Che dirà la gente” era più importante di tutto il resto, a tal punto che era meglio abortire, o non sposarsi con quella persona, o non opinare diversamente, perché altrimenti…
Quante persone hanno assunto come modello di vita quello di un’altra: il suo modo di vestire, di parlare, di gesticolare, di scegliere… Quante persone hanno fatto quello che altri volevano, senza ascoltare la propria coscienza e la propria responsabilità. E d'altronde, quanti possiamo dire di avere sempre fatto delle scelte libere da condizionamenti?
La saggezza si costruisce a poco a poco, ed è composta non solo dall’esperienza, ma dalla capacità di saper mettere insieme i vari aspetti della realtà.
Ognuno impara ciò che vuole, impara perché vuole; se vuole, impara da tutti e da tutto, anche dagli errori, anche dai nemici, da un bambino o da un anziano, da chi ha studiato e da chi parla solamente di quello che gli è successo nella sua vita.
|
|
Ci sono 9 persone collegate
|
<
|
settembre 2010
|
>
|
L |
M |
M |
G |
V |
S |
D |
| | | 1 |
2 |
3 |
4 |
5 |
6 |
7 |
8 |
9 |
10 |
11 |
12 |
13 |
14 |
15 |
16 |
17 |
18 |
19 |
20 |
21 |
22 |
23 |
24 |
25 |
26 |
27 |
28 |
29 |
30 |
|
|
|
| |
|
|
|
|
|
|
08/09/2010 @ 3.09.55
script eseguito in 234 ms
|