Ci hai cercato, sei venuto a visitarci in ogni nazione e in ogni città. Per anni ci hai parlato, spronato, consigliato. Per anni hai pregato per noi, hai sofferto per noi, hai avuto fiducia in noi. Hai vissuto per noi e non ti sei mai stancato, tornando a visitarci e a cercarci.
Quando ci hanno detto che eri tornato alla Casa del Padre, ci ha preso una profonda tristezza unita ad una strana sensazione: quella di sentire la tua presenza in noi. Dovevamo sentire la tua assenza, sentirci soli, e invece percepivamo, tutti noi sparsi per il mondo intero, la tua presenza. Eri con noi, eri ancora lì che visitavi ciascuno di noi, senza più limiti temporali né spaziali.
Ora siamo noi che veniamo da te, per dirti: Grazie. Siamo noi che ti cerchiamo, per dirti che abbiamo bisogno ancora di te: della tua parola, della tua preghiera, della tua fiducia. Fa che continuiamo a sentirti vicino, poiché la tua presenza ci affratella e ci fa camminare uniti.
Noi tutti, che abbiamo oltrepassato la soglia del terzo millennio, abbiamo l’arduo compito di costruire la civiltà dell’amore, affinché ci sia pace e giustizia per tutti i popoli. E tu, Papa Giovanni Paolo, continua a condurci e a camminare con noi.
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Come facciamo a sapere se amiamo la verità oppure no? Spesso amiamo la verità quando dobbiamo dirla agli altri, mentre abbiamo molti alibi per non amarla quando sono gli altri che ce la proclamano. Non la accettiamo perché non tutto quello che ci dicono è vero, oppure perché il modo in cui ce lo dicono non è delicato, oppure perché le cose dette vengono da un pulpito sbagliato.
La verità può trovarsi in un sola pagina di un libro, può essere contenuta in una frase di un lungo discorso, può celarsi in una sola tra le molte critiche che ci fanno… Se amiamo la verità la cerchiamo, la riconosciamo e l’abbracciamo dappertutto. Non la rifiutiamo perché otto cose su dieci non sono vere. Non la rifiutiamo perché proviene da chi è nemico o peccatore, di un’altra religione o di un’altra cultura. Non la rifiutiamo perché viene detta gridando o insultando. Se la rifiutiamo, alla nostra vita mancherà sempre quella luce. E noi abbiamo bisogno di conoscere la verità tutta intera. ...
Adamo: E’ da tanto tempo, amor mio, che penso alla nostra storia, al nostro stare qui in questo posto dove si sente tanto l’assenza di Lui, il Dio del cielo, della terra e di tutto quello che esiste.
Eva: Io mi sento in esilio, come una che non è fatta per stare in questo posto. Ho una strana nostalgia di qualcosa che non è solo il paradiso perduto. Ho nostalgia di quel progetto di Dio che abbiamo rifiutato.
Adamo: Per molto tempo abbiamo pianto la nostra colpa, ma le nostre lacrime non riempiranno mai l’abisso del nostro peccato.
Eva: Penso spesso a come sarebbe stata la nostra vita e quella dei nostri figli, nell’amicizia di Dio.
Adamo: Amicizia… che ferita si apre in me nell’udire questa parola! Io udivo i suoi passi nel giardino e la mia anima esultava di gioia; era qualcosa che mi prendeva profondamente, dolcemente e totalmente. Era un sentimento misterioso, come quando ti vidi per la prima volta e mi innamorai di te, come quando cercavo il tuo volto e la tua presenza vagando nel giardino. Era qualcosa di simile, ma di più, molto di più…
Eva: Io ti capisco, fratello dell’anima mia; non sentivo anch’io le stesse cose?
Adamo: Prima che tu esistessi, la sua amicizia era la mia felicità e il mio orgoglio. Certo, io desideravo qualcuno, creatura come me, con cui parlare… ma, stando con Lui, sentivo che aveva in mente qualcosa. Io sono sicuro, amor mio, che Dio ti ha pensata ed amata per primo; prima che io potessi desiderarti, o forse … ci ha pensati nello stesso momento.
Eva: Questo non me lo avevi mai detto! Io mi sentivo il frutto della tua solitudine e della tua richiesta, inventata per te che mi desideravi. Adamo: Se tu sei nata per me, per chi sono nato io? Non sono nato per te? Per questo dico che ci ha pensati insieme e ci ha fatti l’uno per l’altra. Eva: Ora so perché una stessa gioia ci ha ricolmati il giorno in cui ci siamo incontrati e ci siamo chiamati fratelli. ...
La luce si è allontanata e le tenebre stanno scendendo sulla terra. Tu, Dio, sei la mia luce! Ti chiamo perché le tenebre non sono solo fuori di me, ma anche dentro di me.
Voglio dimenticare il male che oggi ho visto e quello che ho ricevuto. Voglio perdonare e mettere tutto nelle tue mani, non per chiedere giustizia, non per chiedere vendetta, ma per chiedere il tuo Spirito, Amico fedele e intimo, l’unico capace di consolarmi, di illuminarmi, di indicarmi il cammino e di rinnovare la mia vita nel riposo della notte.
Padre, nelle tue mani affido il mio spirito, perdona le mie colpe, affinché esse non mi separino da te. Rischiara i lati oscuri della mia anima, affinché io non sia falso e non mi illuda.
La tua grazia penetri in me come medicina e come cibo, per poter essere la tua gioia e poterti dire con la mia vita tutto quello che ti meriti… e poi, solo grazie. Grazie per questo giorno che è passato, grazie per questa notte che chiuderà i miei occhi per regalarmi il riposo.
Veglia su di noi, e mentre noi dormiamo fa crescere tutti i semi di bene, seminati oggi nel mondo e nei cuori da tutti gli uomini di buona volontà. Che tu sia benedetto, Padre nostro.
Tu che sei il vero riposo, concedici di viverlo come piace a te, affinché possiamo sperimentare che sempre apparteniamo a te e viviamo di te. Così sia.
Prova a vivere una giornata, una qualsiasi, in modo diverso dalle altre. Prova a imitare la natura come l’abbiamo osservata insieme. Per un giorno, solo per un giorno, risplenda il sorriso per tutti, anche per gli antipatici, anche per chi non apprezzi.
Prova, per esempio, a vivere “date e vi sarà dato”, senza interessi, senza aspettarti niente, senza essere ringraziato, senza scegliere a chi, senza che chi riceve se ne accorga, solamente a chi la vita ti mette davanti. Dai quello che ognuno ti chiede; può essere un’elemosina, il tuo tempo, un tuo parere, la tua pazienza, il tuo perdono o un passaggio. Non è solo questione di dare soldi, vestiti o cibo… Può essere che ti venga chiesto di dare un sorriso, di dare fiducia o rispetto…
Tu darai a uno, ma riceverai da un altro, riceverai da chi meno te lo aspetti, anche sconosciuto. Riceverai quando meno te lo aspetti, a volte lo stesso giorno, a volte anche dopo anni; riceverai più di quello che avrai dato.
Prova per un giorno, la tua prima ricompensa sarà il sentirti vibrare all’unisono con la Vita; farai l’esperienza di sentirti liberato dalla logica comune di tutti i giorni, dove nessuno fa niente per niente; sarà un’emozione appagante. Non resterai deluso.
Se poi questo modo di essere diventerà tuo, vedrai che le risposte non saranno “coincidenze”; sarà sempre così e non ti mancherà nulla nella vita, soprattutto quelle cose che non sono in vendita: l’ottimismo, la fiducia, la fortezza, il sentirsi protetti…
La Benedizione ti avvolgerà e ti proteggerà, perché tu entrerai in casa con la chiave della porta della vita. La chiave è il dare, la porta è l’amore, la casa è l’esistenza. Colui che entra, comprenderà tutto, conoscerà tutti e sarà in comunione con tutti.
Quando capii che l’amore era l’anima del cristianesimo, prendevo nota di tutte quelle parole che lo descrivevano; erano frasi molto pratiche, facili da ricordare e con un certo effetto, tuttavia constatavo la loro inefficacia a cambiare la mia vita.
Poi un giorno vidi e capii. Quella comprensione fu come la luce di un lampo nella notte che in un istante illumina tutto quello che prima non si vedeva, ma soprattutto, quella comprensione, portava con sé un’anima, una vitalità e una convinzione che erano capaci di dare l’energia necessaria per vivere ciò che prima era solamente una frase.
Vidi una persona accogliermi con gioia e ascoltarmi con attenzione, come se le cose che dicevo fossero molto importanti, come se io fossi, per lui, importante. Vidi e capii. Vidi una persona servirmi a tavola; no, non per galateo o gentilezza, era gioioso servizio, un modo spontaneo di pensare a me. Vidi e capii. Vidi una persona prendersi cura dei miei pensieri, delle mie esperienze, senza darmi le sue risposte, ma insegnandomi a prendere sul serio la vita, quello che avevo dentro, quello che sentivo. Vidi e capii.
E con tante altre persone capii che l’amore, è estremamente concreto, perché ha sempre come obiettivo il bene dell’altro, vicino o lontano. Perciò, chi ama, se non fuma è perché sa che all’altro da fastidio; se va in bagno, pulisce pensando a chi viene dopo; se fa il letto, lava i piatti o mette in ordine anche se non è un tipo ordinato, è perché pensa a diminuire la fatica della mamma; se, andando in macchina, si mostra comprensivo degli errori altrui, è perché pensa che anch’essi hanno i loro limiti o i loro problemi.
Vidi e capii allorché mi sentii amato nelle diverse circostanze; sperimentai su di me l’amore degli altri e l’amore vero illuminò il mio vivere. Fu come avvicinarsi a un fuoco e sentirsi fiaccola. Accesi la mia fiaccola e la riaccesi ogni volta che si spegneva, compresi che la sua luce era l’amore, compresi che quando si ama si accende la luce sia in colui che ama che in colui che è amato. Quella luce da senso alla vita, fa capire le difficoltà, risolve i problemi, abbatte le barriere, unisce le persone.
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Non importa quello che PENSI o la fede che professi, il partito politico o il ceto sociale a cui appartieni. Non importa se sei uomo o donna, maggiorenne o minorenne, del nord o del sud, orientale od occidentale. Importa quello che FAI.
Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del sentirti diverso dagli altri, cioè superiore, migliore, meritevole, rispettabile; né dal sentirti inferiore, peggiore, biasimevole, disprezzabile. Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del considerare gli altri come rivali da superare, nemici da sconfiggere, prede da conquistare, colpevoli da condannare, oggetti da sfruttare per realizzare i tuoi piani, come forza lavoro, come piacere sessuale, come pedine del tuo divertimento, come gradini per la tua ascesa sociale. Fa quello che vuoi, purché quello che fai non sia conseguenza del sentirti inadeguato, inutile, trascurato, dimenticato, sfiduciato, non amato, non rispettato, non apprezzato, tradito, deluso…
Non possiamo soffocare i sentimenti che proviamo, anzi, dobbiamo viverli con dignità, ma non è prudente prendere decisioni e decidere azioni, facendoci consigliare e animare dalle delusioni o dagli entusiasmi, dalle minacce o dalle promesse.
Ma soprattutto fa, senza paura di sbagliare, di essere impopolare, di essere criticato… Fa, senza temere di venirne compromesso, di perdere la faccia…
“Un uomo aveva due figli. Chiamò il primo e gli disse: “Figlio mio, oggi va a lavorare nella vigna”. Quello rispose: “No, non ne ho voglia”, ma poi cambiò idea e ci andò. Chiamò anche il secondo figlio e gli disse la stessa cosa. Quello rispose:“Si, padre”, ma poi non ci andò. Ora, ditemi il vostro parere: chi dei due ha fatto la volontà del padre?”.
Se non ci fossero ladri su questa terra, se non ci fossero egoisti, menefreghisti, se non ci fossero coloro che vivono la loro vita disprezzando quella degli altri… sarebbe diverso, vivremmo in un mondo veramente migliore. Ma poiché non è così, c’è bisogno di coloro che si prendano cura delle cose che esistono.
Coloro che portano in sé l’esperienza e l’ideale del bello, del gratuito, del divino, e sanno quanto è preziosa la vita, scoprono che ogni giorno sono chiamati ad essere operatori di pace, di giustizia, di fraternità, di verità… detto in termini biblici, ad essere sale della terra e luce del mondo; detto nello stile di queste pagine, ad essere creature assieme ad altre creature.
Prova a sentirti Angelo della terra, cioè custode e difensore di tutto quello che esiste. Allora vedrai sviluppare in te un tipo di creatività diversa. Il tuo sguardo diventerà attento e le tue mani saranno sempre all’opera. Ti sentirai responsabile della vita e del bene altrui, non per dire agli altri cosa devono fare, ma, rimboccandoti le maniche, per fare tutto quello che è in tuo potere: per non inquinare, per non sporcare, per migliorare l’aspetto di questo mondo, per rendere la vita altrui più serena, più vivibile e più sicura dai pericoli. Fa tutto silenziosamente, proprio come un angelo: senza essere visto, senza prevaricare la libertà degli altri, senza manipolare né le persone né le cose, poiché sai bene che il mondo nuovo non si costruisce con una mente vecchia.
Sono tanti coloro che spendono tutta la loro vita per migliorare questo mondo, in nome dei diritti umani alcuni, in nome degli ideali religiosi altri, eppure per rivendicare un diritto ne calpestano altri, per raggiungere un obiettivo, anche santo, usano le persone come fossero oggetti, e coartano la loro volontà e la loro coscienza. Anche quando si dedicano alle cause sociali o umanitarie lo fanno a modo loro: più che servire, manipolano, più che dialogare, comandano, più che ascoltare e capire, fanno sempre quello che vogliono. Tu sii presente con amore e l’amore diverrà operosità nelle tue mani, potenza nella tua preghiera e lievito in chi, attorno a te, è farina pronta per l’impasto.
Avevo venti anni e da tre seguivo una voce interiore che dialogava con Dio. Il mio essere, che esprimeva le mie più profonde aspirazioni, era alla ricerca di un come e un dove realizzarle. Mai mi sarei aspettato l’invito ad un campeggio nelle dolomiti.
Vallada Agordina, a 1300 metri d’altitudine, tra abeti e larici che cedevano il passo alle vette che volevamo scalare. Esperienza di un camminare a lungo, di un salire cadenzato per non cedere alla fatica, di un incoraggiarci a procedere uniti in cordata, per condividere, infine, la gioia di essere in cima, a godere per poco tempo l’esteso panorama, il cielo limpidissimo, la voce della natura non sopraffatta da nulla.
Valllada, esperienza di gente montanara, semplice e dignitosa, cordiale e sorridente, ospitale e laboriosa: mietendo l’erba, mungendo vacche, spaccando legna… E noi tra di loro a condividere il buon latte, l’aria e l’acqua freschissime, regalando la nostra voglia di aiutarli, di trasmettere amicizia e far vedere giovani di tutta Italia che stavano insieme per dirsi e cantare che credevano nell’amore, nella fraternità, nel servizio, nella condivisione, nello spirito di famiglia, che credevano in Gesù e nel suo messaggio.
Ospitati nella casa di Barba Berto Andrich ed aiutati in cucina da Scolastica e Caterina, a permetterci di vivere quest’esperienza illuminante, profonda e concreta sono stati gli Oblati di Maria Immacolata: P. Marcellino Sgarbossa, P. Angelo dal Bello, P. Marino Merlo, P. Ettore Andrich, P.Giorgio dal Col. Sui loro volti, nel modo di essere e di fare, si rifletteva quello che dicevano.
Tra noi giovani ventenni c’erano quelli che consideravamo “convinti” e radicati in quello che ritenevamo il nostro Ideale: Giorgetto, Bortolo, Biagio e altri che avevano cominciato questa esperienza pochi anni prima: Celso, Fabio, Rino… Il dialogare tra noi era molto costruttivo e le testimonianze convincevano più di tanti discorsi.
Il tempo è passato da quel 1968-75, ognuno di noi ha preso la sua strada, quella che sentiva di dover percorrere e nella quale realizzare l’ideale che avevamo fatto nostro. Il mondo d’amore e d’unità che avevamo cantato e sognato, dovevamo costruirlo con pazienza e attenzione, cucendo rapporti, dialogando con tutti, prendendo iniziative, lavorando con professionalità, disponibilità e sensibilità.
Oggi mi chiedo cosa vuole Dio da noi, da ciascuno nel suo ambiente, e da tutti in questa società Italiana. Vorrei che con me se lo chiedessero anche gli Oblati di Maria Immacolata, che tanto hanno seminato in questi anni. Io invito loro a coltivare le pianticelle che sono cresciute bene; a scoprirne le varietà, molto più di quelle che si immaginavano; a raccoglierne i frutti, poiché molti alberi già sono carichi e pronti per la raccolta; invito loro ad assaggiare i frutti che hanno seminato, e, se li trovano gustosi, a farli mangiare a chi ha fame.
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E’ una gradevole sorpresa che in estate, quando la sete aumenta, la natura ci delizia con la dolce varietà dei suoi frutti più acquosi, mentre in autunno ci offre frutti secchi e nutrienti, come le castagne, le noci, le nocciole, per affrontare il freddo inverno.
Mi sarei aspettato di trovare frutti secchi in estate, perché non piove, invece le piante che ci danno i loro preziosi succhi, come le angurie, hanno bisogno di sole per maturare. Felice coincidenza delle nostre necessità e di quelle delle piante! Nelle serre possiamo avere frutti tutto l’anno, creando le condizioni climatiche, ma sono grato alla natura, perché sembra attenta alle nostre necessità, ogni mese. ...
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