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Cercando ispirazioni (OGNI ALBERO DA' I SUOI FRUTTI)
Di Franco Paparone (del 28/02/2010 @ 22:06:22, in Spiritualitą dell'uomo comune, linkato 209 volte)

Sappiamo quanto Gesù criticasse l’ipocrisia di chi fuori vuol apparire ciò che dentro non è: “Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Così, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi”. ( Matteo 7,15-17)

Il cristiano non si perde nei meandri di sofisticati ragionamenti per discernere tra persone buone e cattive, d'altronde non è suo compito giudicare l’animo umano, ma riceve da Gesù un metodo pratico per sapere con chi si sta trattando: i fatti, le opere. Non sono le parole, i propositi, i discorsi, e neppure le azioni sporadiche, ma quelle che si fanno spontaneamente tutti i giorni. Come ogni albero si riconosce dai frutti che produce, così ogni persona si riconosce da quello che fa. Ci interessa sapere come sono usati i talenti ricevuti, e “per che cosa stiamo vivendo”. “Quando Gesù vide venire a sè Natanaele, disse di lui: Ecco quì un vero israelita, nel quale non c'è inganno” (Giovanni 1,47). Natanaele era così prima di incontrare Gesù; la sua vita dava già frutti buoni.

Che ci siano due attitudini fondamentali Gesù lo fece capire quando parlò del giorno in cui avrebbe giudicato tutti gli uomini. Metterà ad un lato quelli che diedero da mangiare a chi aveva fame, che diedero acqua a chi aveva sete, che vestirono chi non aveva vestiti, che visitarono i soli,i malati, i carcerati, dichiarando che tutte le volte che fecero quelle cose ad uno qualunque, le fecero a lui. Questi benedetti ed amati dal Padre, non hanno fatto cose difficili, ma fondamentali, naturali, umane; si sono comportati come amici, solidali, attenti, disponibili; non hanno detto come Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?” ma come Giobbe: “Io liberavo il povero che chiedeva e l'orfano che non aveva protettore. La benedizione del moribondo saliva verso me, il cuore della vedova io rallegravo. Io ero gli occhi del cieco e i piedi dello zoppo. Ero il padre dei poveri ed esaminavo la causa dello sconosciuto” (Giobbe 29,12-16).
Ma all'altro lato Gesù farà mettere quelli che chiamerà maledetti per il semplice fatto che non diedero da mangiare, non hanno dissetato, non hanno vestito, non hanno visitato… sono chiamati cattivi perché nella loro vita non ci fu posto per gli altri e si mantennero lontano dai bisognosi.

A questo punto è lecito chiedersi “per chi viviamo?”, se per le persone o per le cose. Se viviamo usando persone e cose per noi e per i nostri progetti e ideali o se viviamo usando noi stessi per il bene comune. L’incontro con Gesù ci colloca nella VOCAZIONE fondamentale che ogni essere umano ha ricevuto dal Creatore nel momento stesso che ha cominciato a vivere. Seguire Gesù equivale a permettere che il divino si innesti nell’umano, poiché l’essere umano è stato creato a immagine di Dio, cioè con delle capacità che poi sono quelle che lo distinguono da tutte le altre forme di esseri viventi e che gli permettono di ragionare, scegliere, amare.

Sappiamo che gli innesti non si fanno in qualunque periodo dell’anno, ma si fanno quando la corteccia del portinnesto si stacca con facilità e l'albero è in vegetazione. Affinché l'innesto abbia successo è fondamentale che il portinnesto sia compatibile con la varietà da innestare, se no, non si uniranno. Le specie dello stesso genere botanico possono essere innestate tra esse perfettamente. Le specie di generi botanici distinti normalmente non funzionano, benché ci siano eccezioni. Allo stesso modo, lo Spirito del Vangelo, salvo eccezioni ed il fatto che a Dio niente è impossibile, non attecchisce su qualunque modo di pensare e di essere. Come non può innestarsi un pero su un limone perché l'innesto si seccherebbe e dai nuovi germogli la pianta continuerebbe a produrre limoni, così è impossibile essere razzista ed intollerante, essere violento ed optare per la pena di morte, essere imbroglione e approfittarsene degli altri… e contemporaneamente ricevere lo Spirito di Dio.

Gesù è venuto a portare la “buona notizia” che Dio non è l’Inaccessibile, il Prepotente, il Dittatore, ma piuttosto il Padre di cui ne spiega il modo di essere: che ama la misericordia piuttosto che la giustizia, che ama il piccolo come il grande, il malato come il sano, la donna come l’uomo… anzi, ben conoscendo le disparità create dalla cultura umana, ama riempire le mani dei poveri, ama mettere ai primi posti gli ultimi, ama intrattenersi con gli umili e i poco dotati, guarda il cuore e non le apparenze. L’antica esortazione “Siate santi perché Io sono Santo”, ripresa da Gesù quando invita ad essere perfetti come il Padre, altro non è che la proposta a scoprire e mettere in pratica il divino che c’è in noi.

Sottolineiamo ancora che un albero, anche se buono, non dà frutti se non è attecchito nella terra, allo stesso modo i talenti di ogni persona devono essere radicati nelle realtà nelle quali ella vive: nel suo lavoro, nella sua famiglia, nella sua comunità. Quello che bisogna fare (per migliorare, per umanizzare, per riempire dello Spirito Evangelico ogni posto ed in ogni situazione) è una Grazia che i cristiani ricevono e capiscono in quei momenti e in quelle situazioni nelle quali sono radicati. I loro frutti sono: una scuola più umana, un ospedale più umano, un'officina più umana, una professione più umana, una impresa più umana, ecc. dove "umana" contiene ogni realtà di carità e di verità, di giustizia e di generosità.

E’ l’invito di Papa Benedetto XVI nella sua prima Enciclica: “La società giusta non può essere opera della chiesa ma della politica. Il compito di realizzare una società più giusta è proprio dei laici, essi, come cittadini dello Stato, sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Pertanto non possono abdicare alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, per il bene comune. Il laico, animato in tutta la sua vita dalla carità, costruisce la società con responsabilità e competenza, cooperando con gli altri”.