
La Spiritualità dell’uomo comune può ispirarsi alla parabola dei talenti.
Dio chiederà ad ognuno come ha fatto fruttificare quello che ha ricevuto nella sua vita: se stesso, la salute, le sue capacità, la famiglia, la formazione, le occasioni (persone, incontri, avvenimenti…). Non c'è dubbio che il primo compito di ogni persona è quello di crescere, conoscersi e realizzarsi, in una parola, essere se stessa, facendo maturare quel dono unico che Dio ha messo in ciascuna.
La parabola dei talenti critica chi conserva sotto terra ciò che ha ricevuto ed elogia chi si dà da fare affinché i talenti ricevuti diano frutto secondo le proprie capacità. A tal proposito Gesù afferma che “Chi è fedele nelle piccole cose è fedele anche nelle grandi… se voi non siete stati fedeli nell’amministrare i beni che sono degli altri,chi vi affiderà i beni che vi spettano?” (Luca 16,10-12)
Tutto quello che siamo, anima e corpo, tutto quello che possediamo, fisicamente e spiritualmente; tutta la creazione che ci circonda con tutte le creature che la popolano; tutti gli affetti, i sentimenti, gli istinti, i desideri, le speranze… tutte queste cose sono “beni che appartengono agli altri”.
C’è un modo iniquo di gestire la nostra vita, quella degli altri ed i beni che passano tra le nostre mani, questo modo tende sempre ad usare le persone per i nostri fini, a difendere coi denti il nostro patrimonio e ad accrescerlo. Alle persone che scelgono questo modo di essere Gesù dice:“Guai a voi, ricchi, perché avete già la vostra ricompensa… Guai a voi che siete sazi…Guai a voi che ridete…(Luca 6,24)
Ogni ricchezza puzza di ingiustizia, usatela per farvi degli amici…(Luca 16,9) C’è un modo di essere che piace a Gesù:“Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio: Dio darà loro il suo regno”(Matteo 5,3) Povero di spirito non è chi non ha beni né affetti, ma colui che sa che tutte le cose sono beni altrui, dunque li gestisce perché tutto sia ben fatto, faccia bene e fruttifichi il massimo. Povero di spirito non è colui che non volendo possedere niente, per scelta, o non potendo possedere nulla, per cattiva sorte, si tira fuori dalla responsabilità di impegnarsi nelle cose di questo mondo, come se esse fossero affari degli altri, ma colui che, visto l’andazzo delle cose, ha molto da fare e da inventare per essere costruttore di pace e di giustizia non solo per alcune classi sociali, ma per tutti.
Chi affiderà beni sconfinati, poteri inimmaginabili, vita eterna, e quant’altro solo Dio sa, da far perdere la testa, a colui che essendo “disonesto nelle piccole cose sarà disonesto anche in quelle più importanti”? A noi ci basta sapere che dobbiamo amministrare Beni altrui.
Ogni cosa, dai talenti che riceviamo geneticamente, dall’essere nati in una nazione a tutto ciò che in un modo o nell’altro riceviamo nella nostra vita, tutto è un DONO continuo e multiforme che, mentre ci fa essere noi stessi ci chiama a vivere per gli altri.
I cristiani viviamo con e per gli altri spinti non solo dalla necessità, ma soprattutto da questa coscienza profonda: Ogni dono è PER GLI ALTRI.