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Anche a Natale Dio parla con i fatti
Di Franco Paparone (del 25/12/2009 @ 12:18:35, in n: Fede e vita, linkato 138 volte)

Quando Dio si avvicina all’uomo, diventando egli stesso uomo, diventa palese il suo modo di essere e dalle cose che fa, che sceglie, che vive, sconvolge il nostro modo di essere, la nostra scala di valori, ciò per cui viviamo e lottiamo nella vita.

Egli sceglie di nascere da una famiglia comune, che si guadagna il pane lavorando, che non vive nel lusso, che non è famosa e non ha privilegi di casta.
Egli scelse di nascere, certo, perché non c’era posto altrove, in una mangiatoia, non in una casa, ma dove alloggiano quelli che noi chiamiamo animali.
Sceglie di nascere nel più piccolo paese della Galilea e andrà a vivere a Nazareth da dove, a detta dei suoi contemporanei: “non viene niente di buono”.
Egli scelse di nascere, e dunque di presentarsi piccolo, debole, indifeso, in una regione dove i potenti lo avrebbero subito perseguitato e cercato per ucciderlo.
Egli scelse l’esperienza del rifugiato, dello straniero, dell’emarginato in terra straniera.
Egli, pur non disdegnando nessuno, scelse di avvisare la classe sociale dei pastori di gregge.

Non è per commuovere i cuori e strapparci qualche lacrima, che ha fatto queste scelte, che difatti, anche crescendo, conferma non solo nel suo comportamento: sceglie gente comune per apostoli, mangia con i peccatori, si fa toccare dai malati ed emarginati, si intrattiene con bambini e donne ritenuti non socialmente importanti.
Lo conferma anche nell’insegnamento: non incita alla violenza, ma soccorre i deboli; condanna la ricchezza che non diventa condivisione, toglie la maschera a tutti quelli che, ipocritamente, vogliono essere onorati e rispettati, mentre sono solo imbroglioni, ingiusti, egoisti.
Non è venuto a fare lotte di classe di nessun tipo, ma a invitare chiaramente a non rispondere al male col male, alla violenza con la violenza, ai giudizi con altri giudizi, ma a vincere il male col bene, le tenebre con la luce, l’insensatezza con la giustizia, l’emarginazione con la fratellanza.

E’ bene sottolinearlo in un mondo dove il guadagno è il primo valore sia per le nazioni che per ogni individuo, dove ognuno cerca più di apparire che di essere, cerca di essere qualcuno più che di essere se stesso, pensa insensatamente di costruirsi il futuro, discriminando gli altri e inquinando l’ambiente.

Con il suo Natale, il Dio della Vita ci mostra cosa fare e da dove cominciare, mentre noi continuiamo a curare le apparenze, con addobbi di luci, abiti da festa, pranzi speciali e regali per abitudine. Un solo pensiero:

DIO SI FA UOMO e noi? Facciamoci l’altro, mettendoci nei suoi panni! AUGURI!