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<title>Gratuità, un modo di essere e di vivere</title><link>http://www.gratuita.org/dblog/</link>
<description>Gratuità, un modo di essere e di vivere</description><language>it</language>
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	<title><![CDATA[Cercando ispirazioni (OGNI ALBERO DA' I SUOI FRUTTI)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#003300" size="3" face="Comic Sans MS"><img src="/public/Banano.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#003300" size="3" face="Comic Sans MS">Sappiamo quanto Ges&ugrave; criticasse l&rsquo;ipocrisia di chi fuori vuol apparire ci&ograve; che dentro non &egrave;: &ldquo;<em>Guardatevi dai falsi profeti i quali vengono verso di voi in vesti da pecore, ma dentro sono lupi rapaci. Li riconoscerete dai loro frutti. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? Cos&igrave;, ogni albero buono fa frutti buoni, ma l'albero cattivo fa frutti cattivi</em>&rdquo;. ( Matteo 7,15-17) <br /><br />Il cristiano non si perde nei meandri di sofisticati ragionamenti per discernere tra persone buone e cattive, d'altronde non &egrave; suo compito giudicare l&rsquo;animo umano, ma riceve da Ges&ugrave; un metodo pratico per sapere con chi si sta trattando: i fatti, le opere. Non sono le parole, i propositi, i discorsi, e neppure le azioni sporadiche, ma quelle che si fanno spontaneamente tutti i giorni. Come ogni albero si riconosce dai frutti che produce, cos&igrave; ogni persona si riconosce da quello che fa. Ci interessa sapere come sono usati i talenti ricevuti, e &ldquo;per che cosa stiamo vivendo&rdquo;. &ldquo;<em>Quando Ges&ugrave; vide venire a s&egrave; Natanaele, disse di lui: Ecco qu&igrave; un vero israelita, nel quale non c'&egrave; inganno</em>&rdquo; (Giovanni 1,47). Natanaele era cos&igrave; prima di incontrare Ges&ugrave;; la sua vita dava gi&agrave; frutti buoni. <br /><br />Che ci siano due attitudini fondamentali Ges&ugrave; lo fece capire quando parl&ograve; del giorno in cui avrebbe giudicato tutti gli uomini. Metter&agrave; ad un lato quelli che diedero da mangiare a chi aveva fame, che diedero acqua a chi aveva sete, che vestirono chi non aveva vestiti, che visitarono i soli,i malati, i carcerati, dichiarando che tutte le volte che fecero quelle cose ad uno qualunque, le fecero a lui. Questi benedetti ed amati dal Padre, non hanno fatto cose difficili, ma fondamentali, naturali, umane; si sono comportati come amici, solidali, attenti, disponibili; non hanno detto come Caino: &ldquo;<em>Sono forse io il custode di mio fratello</em>?&rdquo; ma come Giobbe: &ldquo;<em>Io liberavo il povero che chiedeva e l'orfano che non aveva protettore. La benedizione del moribondo saliva verso me, il cuore della vedova io rallegravo. Io ero gli occhi del cieco e i piedi dello zoppo. Ero il padre dei poveri ed esaminavo la causa dello sconosciuto</em>&rdquo; (Giobbe 29,12-16). <br />Ma all'altro lato Ges&ugrave; far&agrave; mettere quelli che chiamer&agrave; maledetti per il semplice fatto che non diedero da mangiare, non hanno dissetato, non hanno vestito, non hanno visitato&hellip; sono chiamati cattivi perch&eacute; nella loro vita non ci fu posto per gli altri e si mantennero lontano dai bisognosi. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3" face="Comic Sans MS">A questo punto &egrave; lecito chiedersi &ldquo;per chi viviamo?&rdquo;, se per le persone o per le cose. Se viviamo usando persone e cose per noi e per i nostri progetti e ideali o se viviamo usando noi stessi per il bene comune. L&rsquo;incontro con Ges&ugrave; ci colloca nella VOCAZIONE fondamentale che ogni essere umano ha ricevuto dal Creatore nel momento stesso che ha cominciato a vivere. Seguire Ges&ugrave; equivale a permettere che <strong>il divino si innesti nell&rsquo;umano</strong>, poich&eacute; l&rsquo;essere umano &egrave; stato creato a immagine di Dio, cio&egrave; con delle capacit&agrave; che poi sono quelle che lo distinguono da tutte le altre forme di esseri viventi e che gli permettono di ragionare, scegliere, amare. <br /><br />Sappiamo che gli innesti non si fanno in qualunque periodo dell&rsquo;anno, ma si fanno quando la corteccia del portinnesto si stacca con facilit&agrave; e l'albero &egrave; in vegetazione. Affinch&eacute; l'innesto abbia successo &egrave; fondamentale che il portinnesto sia compatibile con la variet&agrave; da innestare, se no, non si uniranno. Le specie dello stesso genere botanico possono essere innestate tra esse perfettamente. Le specie di generi botanici distinti normalmente non funzionano, bench&eacute; ci siano eccezioni. Allo stesso modo, lo Spirito del Vangelo, salvo eccezioni ed il fatto che a Dio niente &egrave; impossibile, non attecchisce su qualunque modo di pensare e di essere. Come non pu&ograve; innestarsi un pero su un limone perch&eacute; l'innesto si seccherebbe e dai nuovi germogli la pianta continuerebbe a produrre limoni, cos&igrave; &egrave; impossibile essere razzista ed intollerante, essere violento ed optare per la pena di morte, essere imbroglione e approfittarsene degli altri&hellip; e contemporaneamente ricevere lo Spirito di Dio. <br /><br />Ges&ugrave; &egrave; venuto a portare la &ldquo;buona notizia&rdquo; che Dio non &egrave; l&rsquo;Inaccessibile, il Prepotente, il Dittatore, ma piuttosto il Padre di cui ne spiega il modo di essere: che ama la misericordia piuttosto che la giustizia, che ama il piccolo come il grande, il malato come il sano, la donna come l&rsquo;uomo&hellip; anzi, ben conoscendo le disparit&agrave; create dalla cultura umana, ama riempire le mani dei poveri, ama mettere ai primi posti gli ultimi, ama intrattenersi con gli umili e i poco dotati, guarda il cuore e non le apparenze. L&rsquo;antica esortazione &ldquo;<em>Siate santi perch&eacute; Io sono Santo</em>&rdquo;, ripresa da Ges&ugrave; quando invita ad essere perfetti come il Padre, altro non &egrave; che la proposta a scoprire e mettere in pratica il divino che c&rsquo;&egrave; in noi. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3" face="Comic Sans MS">Sottolineiamo ancora che un albero, anche se buono, non d&agrave; frutti se non &egrave; attecchito nella terra, allo stesso modo i talenti di ogni persona devono essere radicati nelle realt&agrave; nelle quali ella vive: nel suo lavoro, nella sua famiglia, nella sua comunit&agrave;. Quello che bisogna fare (per migliorare, per umanizzare, per riempire dello Spirito Evangelico ogni posto ed in ogni situazione) &egrave; una Grazia che i cristiani ricevono e capiscono in quei momenti e in quelle situazioni nelle quali sono radicati. I loro frutti sono: una scuola pi&ugrave; umana, un ospedale pi&ugrave; umano, un'officina pi&ugrave; umana, una professione pi&ugrave; umana, una impresa pi&ugrave; umana, ecc. dove &quot;umana&quot; contiene ogni realt&agrave; di carit&agrave; e di verit&agrave;, di giustizia e di generosit&agrave;. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3" face="Comic Sans MS">E&rsquo; l&rsquo;invito di Papa Benedetto XVI nella sua prima Enciclica: &ldquo;<strong>La societ&agrave; giusta non pu&ograve; essere opera della chiesa ma della politica. Il compito di realizzare una societ&agrave; pi&ugrave; giusta &egrave; proprio dei laici, essi, come cittadini dello Stato, sono chiamati a partecipare in prima persona alla vita pubblica. Pertanto non possono abdicare alla molteplice e svariata azione economica, sociale, legislativa, amministrativa e culturale, per il bene comune. Il laico, animato in tutta la sua vita dalla carit&agrave;, costruisce la societ&agrave; con responsabilit&agrave; e competenza, cooperando con gli altri</strong>&rdquo;. </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=234]]></link>
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	<dc:date>2010-02-28T22:06:22+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[RESUMEN DE LA ENCÍCLICA CARITAS IN VERITATE (6)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#000080" size="3"><img src="/public/van-gogh-i-mangiatori-di-patate.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#000080" size="3">CAP&Iacute;TULO QUINTO LA COLABORACI&Oacute;N DE LA FAMILIA HUMANA </font></p>
<p><font color="#000080" size="3"><strong>Una de las pobrezas m&aacute;s hondas que el hombre puede experimentar es la soledad</strong>. <br />Hoy la humanidad aparece mucho m&aacute;s interactiva que antes: esa mayor vecindad debe transformarse en verdadera comuni&oacute;n. <br />El desarrollo de los pueblos depende sobre todo de que se reconozcan como parte de una sola familia, que colabora con verdadera comuni&oacute;n y est&aacute; integrada por seres que no viven simplemente uno junto al otro. <br />Es preciso un nuevo impulso del pensamiento para comprender mejor lo que implica ser una famiglia. Dicho pensamiento obliga a una profundizaci&oacute;n cr&iacute;tica y valorativa de la categor&iacute;a de la relaci&oacute;n. <br /><br /><strong>La criatura humana, en cuanto de naturaleza espiritual, se realiza en las relaciones interpersonales</strong>. Cuanto m&aacute;s las vive de manera aut&eacute;ntica, tanto m&aacute;s madura tambi&eacute;n en la propia identidad personal. El hombre se valoriza no aisl&aacute;ndose sino poni&eacute;ndose en relaci&oacute;n con los otros y con Dios. Por tanto, la importancia de dichas relaciones es fundamental. Esto vale tambi&eacute;n para los pueblos. De la misma manera que la comunidad familiar no anula en su seno a las personas que la componen, as&iacute; tambi&eacute;n la unidad de la familia humana no anula de por s&iacute; a las personas, los pueblos o las culturas, sino que los hace m&aacute;s transparentes los unos con los otros, m&aacute;s unidos en su leg&iacute;tima diversidad. <br /><br /><u>El tema del desarrollo coincide con el de la inclusi&oacute;n relacional de todas las personas y de todos los pueblos en la &uacute;nica comunidad de la familia humana, que se construye en la solidaridad sobre la base de los valores fundamentales de la justicia y la paz</u>. <br />La Trinidad es absoluta unidad, en cuanto las tres Personas divinas son relacionalidad pura. Dios nos quiere tambi&eacute;n asociar a esa realidad de comuni&oacute;n: &laquo;para que sean uno, como nosotros somos uno&raquo; (Jn 17,22).&nbsp;<br />A la luz del misterio revelado de la Trinidad, se comprende que la verdadera apertura no significa dispersi&oacute;n centr&iacute;fuga, sino compenetraci&oacute;n profunda. Esto se manifiesta tambi&eacute;n en las experiencias humanas comunes del amor y de la verdad. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3"><strong>Como el amor une a los esposos en &laquo;una sola carne&raquo;, de manera an&aacute;loga la verdad une los esp&iacute;ritus entre s&iacute; y los hace pensar al un&iacute;sono</strong>, atray&eacute;ndolos y uni&eacute;ndolos en ella. La revelaci&oacute;n cristiana sobre la unidad del g&eacute;nero humano presupone una interpretaci&oacute;n en la que la relacionalidad es elemento esencial. <br /><u>El mundo de hoy est&aacute; siendo atravesado por algunas culturas que no llevan al hombre a la comuni&oacute;n, sino que lo a&iacute;slan en la b&uacute;squeda del bienestar individual</u>. Un posible efecto negativo del proceso de globalizaci&oacute;n es la tendencia a favorecer formas de &laquo;religi&oacute;n&raquo; que alejan a las personas unas de otras, en vez de hacer que se encuentren, y las apartan de la realidad. Al mismo tiempo, persisten a veces parcelas culturales y religiosas que encasillan la sociedad en castas sociales est&aacute;ticas, en creencias m&aacute;gicas que no respetan la dignidad de la persona, en actitudes de sumisi&oacute;n a fuerzas ocultas. En esos contextos se perjudica el aut&eacute;ntico desarrollo. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3"><strong>El criterio para evaluar las culturas y las religiones es tambi&eacute;n &laquo;<font size="4">todo el hombre y todos los hombres</font>&raquo;.</strong> El cristianismo, religi&oacute;n del &laquo;Dios que tiene un rostro humano&raquo;, lleva en s&iacute; mismo un criterio similar. &laquo;Seg&uacute;n la opini&oacute;n casi un&aacute;nime de creyentes y no creyentes, <u>todo lo que existe en la tierra debe ordenarse al hombre como su centro y su culminaci&oacute;n</u>&raquo;. Para los creyentes, el mundo es fruto de un proyecto de Dios. <br /><u>De ah&iacute; nace el deber de los creyentes de aunar sus esfuerzos con todos los hombres y mujeres de buena voluntad de otras religiones, o no creyentes, para que nuestro mundo responda efectivamente al proyecto divino: vivir como una familia</u>. La cooperaci&oacute;n para el desarrollo no debe contemplar solamente la dimensi&oacute;n econ&oacute;mica; ha de ser una gran ocasi&oacute;n para el encuentro cultural y humano. En todas las culturas se dan singulares y m&uacute;ltiples convergencias &eacute;ticas, expresiones de una misma naturaleza humana, que la sabidur&iacute;a de la humanidad llama ley natural. Por tanto, la adhesi&oacute;n a esa ley escrita en los corazones es la base de toda colaboraci&oacute;n social constructiva.</font></p>
<p><font color="#000080" size="3">&nbsp;Al considerar los problemas del desarrollo, se ha de resaltar la relaci&oacute;n entre pobreza y desocupaci&oacute;n. <strong>Los pobres son en muchos casos el resultado de la violaci&oacute;n de la dignidad del trabajo humano,</strong><u> bien porque se limitan sus posibilidades (desocupaci&oacute;n, subocupaci&oacute;n), bien porque se deval&uacute;an &laquo;los derechos que fluyen del mismo, especialmente el derecho al justo salario, a la seguridad de la persona del trabajador y de su familia&raquo;.</u> <br />Por esto, ya el 1 de mayo de 2000, mi predecesor <em><u>Juan Pablo II, con ocasi&oacute;n del Jubileo de los Trabajadores, lanz&oacute; un llamamiento para &laquo;una coalici&oacute;n mundial a favor del trabajo decente&raquo;. Pero &iquest;qu&eacute; significa la palabra &laquo;decente&raquo; aplicada al trabajo? Significa un trabajo que, en cualquier sociedad, sea expresi&oacute;n de la dignidad esencial de todo hombre o mujer: un trabajo libremente elegido, que asocie efectivamente a los trabajadores, hombres y mujeres, al desarrollo de su comunidad; un trabajo que, de este modo, haga que los trabajadores sean respetados, evitando toda discriminaci&oacute;n; un trabajo que permita satisfacer las necesidades de las familias y escolarizar a los hijos sin que se vean obligados a trabajar; un trabajo que consienta a los trabajadores organizarse libremente y hacer o&iacute;r su voz; un trabajo que deje espacio para reencontrarse adecuadamente con las propias ra&iacute;ces en el &aacute;mbito personal, familiar y espiritual; un trabajo que asegure una condici&oacute;n digna a los trabajadores que llegan a la jubilaci&oacute;n.</u></em> </font></p>
<p><font color="#000080" size="3">Las organizaciones sindicales est&aacute;n llamadas a hacerse cargo de los nuevos problemas de nuestra sociedad, superando las limitaciones propias de los sindicatos de clase. Sigue siendo v&aacute;lida la tradicional ense&ntilde;anza de la Iglesia, que propone la distinci&oacute;n de papeles y funciones entre sindicato y pol&iacute;tica. Esta distinci&oacute;n permitir&aacute; a las organizaciones sindicales encontrar en la sociedad civil el &aacute;mbito m&aacute;s adecuado para su necesaria actuaci&oacute;n en defensa y promoci&oacute;n del mundo del trabajo, sobre todo en favor de los trabajadores explotados y no representados, cuya amarga condici&oacute;n pasa desapercibida tantas veces ante los ojos distra&iacute;dos de la sociedad. <br /><br /><strong>El desarrollo es imposible sin hombres rectos, sin operadores econ&oacute;micos y agentes pol&iacute;ticos que sientan fuertemente en su conciencia la llamada al bien com&uacute;n.</strong> El desarrollo necesita cristianos con los brazos levantados hacia Dios en oraci&oacute;n, cristianos conscientes de que el amor lleno de verdad, caritas in veritate, del que procede el aut&eacute;ntico desarrollo, no es el resultado de nuestro esfuerzo sino un don. Por ello, tambi&eacute;n en los momentos m&aacute;s dif&iacute;ciles y complejos, adem&aacute;s de actuar con sensatez, hemos de volvernos ante todo a su amor. El desarrollo conlleva atenci&oacute;n a la vida espiritual, tener en cuenta seriamente la experiencia de fe en Dios, de fraternidad espiritual en Cristo, de confianza en la Providencia y en la Misericordia divina, de amor y perd&oacute;n, de renuncia a uno mismo, de acogida del pr&oacute;jimo, de justicia y de paz. Todo esto es indispensable para transformar los &laquo;corazones de piedra&raquo; en &laquo;corazones de carne&raquo; (Ez 36,26), y hacer as&iacute; la vida terrena m&aacute;s &laquo;divina&raquo; y por tanto m&aacute;s digna del hombre. Todo esto es del hombre, porque el hombre es sujeto de su existencia; y a la vez es de Dios, porque Dios es el principio y el fin de todo lo que tiene valor y nos redime: &laquo;el mundo, la vida, la muerte, lo presente, lo futuro. Todo es vuestro, vosotros de Cristo, y Cristo de Dios&raquo; (1 Co 3,22-23). </font></p>
<p><font color="#000080" size="3">El anhelo del cristiano es que toda la familia humana pueda invocar a Dios como &laquo;Padre nuestro&raquo;. Que junto al Hijo unig&eacute;nito, todos los hombres puedan aprender a rezar al Padre y a suplicarle con las palabras que el mismo Jes&uacute;s nos ha ense&ntilde;ado, que sepamos santificarlo viviendo seg&uacute;n su voluntad, y tengamos tambi&eacute;n el pan necesario de cada d&iacute;a, comprensi&oacute;n y generosidad con los que nos ofenden, que no se nos someta excesivamente a las pruebas y se nos libre del mal (cf. Mt 6,9-13). </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=235]]></link>
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	<dc:date>2010-02-27T22:22:26+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Cercando Ispirazioni (I TALENTI)]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS"><img src="/public/occhio al talento.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">La Spiritualit&agrave; dell&rsquo;uomo comune pu&ograve; ispirarsi alla parabola dei talenti. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">Dio chieder&agrave; ad ognuno come ha fatto fruttificare quello che ha ricevuto nella sua vita: se stesso, la salute, le sue capacit&agrave;, la famiglia, la formazione, le occasioni (persone, incontri, avvenimenti&hellip;). Non c'&egrave; dubbio che il primo compito di ogni persona &egrave; quello di crescere, conoscersi e realizzarsi, in una parola, essere se stessa, facendo maturare quel dono unico che Dio ha messo in ciascuna. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">La parabola dei talenti critica chi conserva sotto terra ci&ograve; che ha ricevuto ed elogia chi si d&agrave; da fare affinch&eacute; i talenti ricevuti diano frutto secondo le proprie capacit&agrave;. A tal proposito Ges&ugrave; afferma che &ldquo;Chi &egrave; fedele nelle piccole cose &egrave; fedele anche nelle grandi&hellip; se voi non siete stati fedeli nell&rsquo;amministrare i beni che sono degli altri,chi vi affider&agrave; i beni che vi spettano?&rdquo; (Luca 16,10-12) </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">Tutto quello che siamo, anima e corpo, tutto quello che possediamo, fisicamente e spiritualmente; tutta la creazione che ci circonda con tutte le creature che la popolano; tutti gli affetti, i sentimenti, gli istinti, i desideri, le speranze&hellip; tutte queste cose sono &ldquo;beni che appartengono agli altri&rdquo;. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">C&rsquo;&egrave; un modo iniquo di gestire la nostra vita, quella degli altri ed i beni che passano tra le nostre mani, questo modo tende sempre ad usare le persone per i nostri fini, a difendere coi denti il nostro patrimonio e ad accrescerlo. Alle persone che scelgono questo modo di essere Ges&ugrave; dice:&ldquo;Guai a voi, ricchi, perch&eacute; avete gi&agrave; la vostra ricompensa&hellip; Guai a voi che siete sazi&hellip;Guai a voi che ridete&hellip;(Luca 6,24) </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">Ogni ricchezza puzza di ingiustizia, usatela per farvi degli amici&hellip;(Luca 16,9) C&rsquo;&egrave; un modo di essere che piace a Ges&ugrave;:&ldquo;Beati quelli che sono poveri di fronte a Dio: Dio dar&agrave; loro il suo regno&rdquo;(Matteo 5,3) Povero di spirito non &egrave; chi non ha beni n&eacute; affetti, ma colui che sa che tutte le cose sono beni altrui, dunque li gestisce perch&eacute; tutto sia ben fatto, faccia bene e fruttifichi il massimo. Povero di spirito non &egrave; colui che non volendo possedere niente, per scelta, o non potendo possedere nulla, per cattiva sorte, si tira fuori dalla responsabilit&agrave; di impegnarsi nelle cose di questo mondo, come se esse fossero affari degli altri, ma colui che, visto l&rsquo;andazzo delle cose, ha molto da fare e da inventare per essere costruttore di pace e di giustizia non solo per alcune classi sociali, ma per tutti. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">Chi affider&agrave; beni sconfinati, poteri inimmaginabili, vita eterna, e quant&rsquo;altro solo Dio sa, da far perdere la testa, a colui che essendo &ldquo;disonesto nelle piccole cose sar&agrave; disonesto anche in quelle pi&ugrave; importanti&rdquo;? A noi ci basta sapere che dobbiamo amministrare Beni altrui. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">Ogni cosa, dai talenti che riceviamo geneticamente, dall&rsquo;essere nati in una nazione a tutto ci&ograve; che in un modo o nell&rsquo;altro riceviamo nella nostra vita, tutto &egrave; un DONO continuo e multiforme che, mentre ci fa essere noi stessi ci chiama a vivere per gli altri. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3" face="Comic Sans MS">I cristiani viviamo con e per gli altri spinti non solo dalla necessit&agrave;, ma soprattutto da questa coscienza profonda: Ogni dono &egrave; PER GLI ALTRI. </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=228]]></link>
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	<dc:date>2010-02-11T00:05:18+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La fontana]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#000000" size="3" face="Comic Sans MS"><img src="/public/fontanella.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#000000" size="3" face="Comic Sans MS">Mi sento come una fontana situata in un luogo poco noto, <br />visitata per lo pi&ugrave; dai passeri e dagli insetti <br />che sostano brevemente, per bere, <br />prima di riprendere il loro volo. <br /><br />Una fontana &egrave; fatta per dare acqua, <br />non importa se essa si trovi in una piazza importante, <br />in una stazione ferroviaria, lungo un sentiero di montagna, <br />oppure in un luogo sconosciuto dove passa poca gente. <br />Non importa se &egrave; artisticamente attraente, <br />in metallo, in cemento o in pietra. <br /><br />Una fontana &egrave; fatta per dare acqua. <br />L&rsquo;acqua non viene dalla fontana, ma, <br />attraverso condutture, proviene dalle sorgenti. <br />Ogni fontana d&agrave; la sua acqua ed essa &egrave; buona <br />se la sorgente &egrave; buona e se il suo percorso non &egrave; inquinato. <br /><br />Come una stessa acqua, se &egrave; buona, <br />&egrave; capace di dissetare tutti gli uomini della terra <br />senza arrecare loro nessun danno, <br />cos&igrave; i pensieri genuini, che generano azioni genuine, <br />sono capaci di essere accettati da tutti gli uomini della terra, <br />senza che questi possano sperimentare frustrazione e inganno. <br />Solo la chiusura mentale, il fanatismo, <br />o il sentirsi l&rsquo;acqua della verit&agrave;, <br />possono far puzzare l&rsquo;acqua, divenuta non pi&ugrave; sorgiva, <br />ma stagnante. <br /><br />Ogni uomo &egrave; una fontana <br />dalla quale esce un&rsquo;acqua per il mondo. <br />&ldquo;<em>Se rompi le catene dell&rsquo;ingiustizia, <br />se rimuovi ci&ograve; che opprime gli uomini, se liberi gli oppressi, <br />se apri la tua casa ai poveri e senza tetto, <br />se vesti gli ignudi, se smetti di parlare male degli altri, <br />se dividi il tuo cibo con chi ha fame, <br />allora per te sorger&agrave; l&rsquo;alba di un nuovo giorno, <br />la luce ti illuminer&agrave;. <br />Sarai come una sorgente che non si prosciuga&rdquo;. <br />( Isaia 58,6-11 )</em> <br />Il compito di ogni uomo &egrave; dare l&rsquo;acqua buona che ha ricevuto <br />senza fermarsi mai; <br />senza permettere che lungo il percorso dalla Sorgente a lei, <br />l&rsquo;acqua possa venire inquinata dai rifiuti <br />di ogni terreno in cui passa. <br /><br />Lascer&ograve; che l&rsquo;acqua esca da me e, silenziosamente, <br />scorra nel suolo seguendo pendenze, <br />dandosi a ci&ograve; che incontra prima di entrare nella terra, <br />l&agrave; dar&agrave; ristoro alle radici dell&rsquo;erba e degli alberi <br />e realizzer&agrave; il sogno per cui &egrave; nata: <br /><strong>non permettere che la vita muoia.</strong> </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=225]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=225</guid>
	<dc:date>2010-02-07T10:59:05+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Verso una spiritualità dell'uomo (appunti) 1]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#000080" size="3"><img src="/public/La persona o i suoi titoli.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#000080" size="3">Si narra che un giorno Francesco d&rsquo;Assisi vide un muratore e gli chiese: &ldquo;Padrone mio, che fate?&rdquo;. Quegli rispose: &ldquo;Faccio muri da mattina a sera&rdquo;. Con la sua abituale mansuetudine Francesco chiese ancora: &ldquo;E perch&eacute; fate muri tutto il giorno?&rdquo;. Rispose il muratore: &ldquo;Per guadagnare quatto soldi&rdquo;. &ldquo;E perch&eacute; volete guadagnare dei soldi, fratello mio?&rdquo; continu&ograve; a dirgli Francesco. &ldquo;Per vivere&rdquo; fu la risposta. &ldquo;E perch&eacute; vivete voi?&rdquo; fu la semplicissima domanda di Francesco. Ma il povero muratore non seppe cosa rispondere. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3"><strong>Spiritualit&agrave;</strong> &egrave; la capacit&agrave; di percepire il fatto che corpo umano e vita sulla Terra non sono fatti di sola materia. Nel linguaggio della teologia contemporanea con il termine &laquo;spiritualit&agrave;&raquo; si intende uno stile di vita, originato e derivato dall&rsquo;esperienza religiosa personale, vissuto nel concreto della propria esistenza. I contenuti oggettivi della spiritualit&agrave; sono quelli della rivelazione cristiana, mentre le modalit&agrave; soggettive con cui quei contenuti sono vissuti nel concreto dell&rsquo;esistenza provengono dalla vita interiore del credente, di colui che prega e cerca continuamente la volont&agrave; di Dio su di lui. <br /><br />La spiritualit&agrave;, intesa come stile di vita, diventa progressivamente una cultura, in altre parole una interpretazione globale del proprio mondo. Infatti, l&rsquo;esperienza dello Spirito plasma non solo il comportamento individuale e comunitario ma anche tutte le espressioni del credente, come l&rsquo;arte, la politica, l&rsquo;ambiente, l&rsquo;impegno sociale, ecc. Ogni opera umana manifesta infatti la spiritualit&agrave;, il pensiero e le intenzioni di chi l&rsquo;ha realizzata. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3">La parola <strong>Laico</strong> origina dal greco e significa del popolo, contraddistingue l'appartenente alla moltitudine degli uomini in contrapposizione agli appartenenti a una comunit&agrave; chiusa. Il termine fu poi usato in ambito religioso per indicare colui che, appartenente alla moltitudine dei fedeli, non &egrave; appartenente alla gerarchia del suo clero. <br />Il termine laico nell'accezione moderna del termine ha significato di &quot;aconfessionale&quot;, ossia slegato da qualsiasi autorit&agrave; ecclesiastica e da qualsiasi confessione religiosa. </font><font color="#000080" size="3">Laico, dunque, &egrave; semplicemente ogni essere umano, senza titoli di una qualsivoglia classificazione geografica, politica, religiosa, professionale, ecc. </font></p>
<p><font color="#000080" size="3"><font size="4">Vogliamo approfondire una spiritualit&agrave; adatta all&rsquo;uomo comune, ma fedele all&rsquo;insegnamento di Ges&ugrave;.</font> </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=226]]></link>
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	<dc:date>2010-02-06T11:39:40+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Universi isola]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#333333" size="3"><img alt="" src="/public/Andromeda.jpg" /></font></p>
<p><font color="#333333" size="3"></font></p>
<p><font color="#333333" size="3">Il pi&ugrave; lontano oggetto facilmente visibile ad occhio &egrave; M31, la grande Galassia di Andromeda a circa due milioni e mezzo di anni luce di distanza.&nbsp;<br />Anche senza un telescopio, questa immensa galassia a spirale - che si estende per oltre 200.000 anni luce - appare come una debole nube nebulosa nella costellazione di Andromeda. Le ricerche ora sono ispirate dalla consapevolezza che ci sono molte lontane galassie come M31:</font></p>
<p><font color="#333333" size="3">Gli astronomi hanno dibattuto sul serio questo concetto fondamentale nel 20&deg; secolo. Queste nebulose &quot;a spirale&quot; erano componenti periferiche della nostra Via Lattea o erano invece &quot;universi isola&quot; &ndash; cio&egrave; sistemi di stelle paragonabili alla Via Lattea stessa?&nbsp;Il problema fu risolto con le osservazioni di M31 in favore di Andromeda, universo isola. </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=224]]></link>
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	<dc:date>2010-01-10T17:42:28+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[Anche a Natale Dio parla con i fatti]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#003300" size="3"><img src="/public/A Natale.jpg" alt="" /></font></p>
<p><font color="#003300" size="3">Quando Dio si avvicina all&rsquo;uomo, diventando egli stesso uomo, diventa palese il suo modo di essere e dalle cose che fa, che sceglie, che vive, sconvolge il nostro modo di essere, la nostra scala di valori, ci&ograve; per cui viviamo e lottiamo nella vita. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3">Egli sceglie di nascere da una famiglia comune, che si guadagna il pane lavorando, che non vive nel lusso, che non &egrave; famosa e non ha privilegi di casta. <br />Egli scelse di nascere, certo, perch&eacute; non c&rsquo;era posto altrove, in una mangiatoia, non in una casa, ma dove alloggiano quelli che noi chiamiamo animali. <br />Sceglie di nascere nel pi&ugrave; piccolo paese della Galilea e andr&agrave; a vivere a Nazareth da dove, a detta dei suoi contemporanei: &ldquo;non viene niente di buono&rdquo;. <br />Egli scelse di nascere, e dunque di presentarsi piccolo, debole, indifeso, in una regione dove i potenti lo avrebbero subito perseguitato e cercato per ucciderlo. <br />Egli scelse l&rsquo;esperienza del rifugiato, dello straniero, dell&rsquo;emarginato in terra straniera. <br />Egli, pur non disdegnando nessuno, scelse di avvisare la classe sociale dei pastori di gregge. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3">Non &egrave; per commuovere i cuori e strapparci qualche lacrima, che ha fatto queste scelte, che difatti, anche crescendo, conferma non solo nel suo comportamento: sceglie gente comune per apostoli, mangia con i peccatori, si fa toccare dai malati ed emarginati, si intrattiene con bambini e donne ritenuti non socialmente importanti. <br />Lo conferma anche nell&rsquo;insegnamento: non incita alla violenza, ma soccorre i deboli; condanna la ricchezza che non diventa condivisione, toglie la maschera a tutti quelli che, ipocritamente, vogliono essere onorati e rispettati, mentre sono solo imbroglioni, ingiusti, egoisti. <br />Non &egrave; venuto a fare lotte di classe di nessun tipo, ma a invitare chiaramente a non rispondere al male col male, alla violenza con la violenza, ai giudizi con altri giudizi, ma a vincere il male col bene, le tenebre con la luce, l&rsquo;insensatezza con la giustizia, l&rsquo;emarginazione con la fratellanza. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3">E&rsquo; bene sottolinearlo in un mondo dove il guadagno &egrave; il primo valore sia per le nazioni che per ogni individuo, dove ognuno cerca pi&ugrave; di apparire che di essere, cerca di essere qualcuno pi&ugrave; che di essere se stesso, pensa insensatamente di costruirsi il futuro, discriminando gli altri e inquinando l&rsquo;ambiente. </font></p>
<p><font color="#003300" size="3">Con il suo Natale, il Dio della Vita ci mostra cosa fare e da dove cominciare, mentre noi continuiamo a curare le apparenze, con addobbi di luci, abiti da festa, pranzi speciali e regali per abitudine. Un solo pensiero: </font></p>
<p><font color="#003300" size="3">DIO SI FA UOMO e noi? Facciamoci l&rsquo;altro, mettendoci nei suoi panni! <strong>AUGURI!</strong></font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=223]]></link>
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	<dc:date>2009-12-25T12:18:35+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
</item>
<item>
	<title><![CDATA[La nascita di Gesù]]></title>
	<description><![CDATA[<p><font color="#003366" size="3"><img src="/public/nativita.JPG" alt="" /></font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Molti si interrogano se Ges&ugrave; sia nato veramente il 25 dicembre. <br />I Vangeli, come &egrave; noto, non precisano in che giorno &egrave; nato il fondatore del cristianesimo. E allora, come mai la Chiesa ha fissato proprio al 25 dicembre il suo Natale? Alcuni pensano che questa festa cristiana &egrave; stata posta al 25 dicembre per sostituire il culto pagano del dio Sole, celebrato in tutto il Mediterraneo anche prima della nascita di Ges&ugrave;. In realt&agrave; il solstizio d&rsquo;inverno &ndash; data in cui si festeggiava nelle culture politeiste il Sol Invictus - cade il 21 dicembre e non il 25. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">E&rsquo; bene precisare che la Chiesa primitiva, soprattutto d&rsquo;Oriente, aveva fissato la data di nascita di Ges&ugrave; al 25 dicembre gi&agrave; nei primissimi anni successivi alla sua morte. Dato che &egrave; stato ricavato dallo studio della primitiva tradizione di matrice giudeo-cristiana - risultata fedelissima al vaglio degli storici contemporanei - e che ha avuto origine dalla originaria Chiesa di Gerusalemme e di Palestina. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">E allora, se la Chiesa ha subito fissato al 25 dicembre la nascita di Ges&ugrave;, abbiamo oggi prove documentali e archeologiche che possono confermare la veneranda tradizione ecclesiale? <br />La risposta &egrave; si. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Nel 1947 un pastorello palestinese trova casualmente una giara, semisepolta in una grotta del deserto di Qumran, un&rsquo;arida regione a pochi chilometri da Gerusalemme. La localit&agrave; era stata sede della comunit&agrave; monastica degli esseni, che oltre all&rsquo;ascetismo praticava la copiatura dei testi sacri appartenuti ai loro antenati israeliti. I monaci del Mar Morto produssero in pochi decenni una grande quantit&agrave; di testi, poi nascosti in grandi anfore per salvarli dall&rsquo;occupazione romana del 70 d.C. <br />All&rsquo;indomani della fortunata scoperta, archeologi di tutto il mondo avviarono una grande campagna di scavi nell&rsquo;intera zona desertica, rinvenendo ben 11 grotte, che custodivano, da quasi venti secoli, numerosi vasi e migliaia di manoscritti delle Sacre Scritture israelitiche, arrotolati e ben conservati. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Tra questi importanti documenti, uno ci interessa particolarmente: &egrave; il Libro dei Giubilei, un testo del II secolo a.C. <br />La fonte giudaica ci ha permesso di conoscere le date in cui le classi sacerdotali di Israele officiavano al Tempio di Gerusalemme, ciclicamente da sabato a sabato, quindi sempre nello stesso periodo dell&rsquo;anno. Il testo in questione riferisce poi che la classe di Abia - classe sacerdotale cui apparteneva il sacerdote Zaccaria, il padre di Giovanni Battista - entrava nel Tempio nella settimana compresa tra il 23 e il 30 settembre. La notizia apparentemente secondaria si &egrave; rivelata invece una vera bomba per gli studiosi del cristianesimo antico. Infatti, se Zaccaria &egrave; entrato nel Tempio il 23 settembre, ( giorno in cui secondo il vangelo di Luca ha ricevuto l&rsquo;annuncio dell&rsquo;Arcangelo Gabriele, che gli ha comunicato - nonostante la sua vecchia et&agrave; e la sterilit&agrave; della moglie Elisabetta - che avrebbe avuto un figlio, il cui nome sarebbe stato Giovanni ) questo vuol dire che Giovanni battista potrebbe essere nato intorno al 24 giugno, nove mesi circa dopo l&rsquo;Annuncio dell&rsquo;angelo. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Quando Maria si reca da sua cugina Elisabetta, per comunicare la notizia del concepimento di Ges&ugrave;, l&rsquo;evangelista Luca annota: &ldquo;Elisabetta era al sesto mese di gravidanza&rdquo;, dunque Maria potrebbe avere avuto l&rsquo; Annunciazione, intorno al 25 marzo. Se la differenza di concepimento tra Giovanni e Ges&ugrave; e di sei mesi, nascendo il primo intorno al 25 giugno la nascita di Ges&ugrave; pu&ograve; essere ragionevolmente commemorata il 25 dicembre, giorno pi&ugrave;, giorno meno. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Ma l&rsquo;indagine non &egrave; ancora terminata! Alcuni detrattori della storicit&agrave; della data del Natale al 25 dicembre hanno, infatti, osservato che in quel mese - cio&egrave; in pieno inverno - gli angeli non potevano incontrare in aperta campagna e di notte greggi e pastori a cui dare la lieta notizia della nascita del Salvatore dell&rsquo;umanit&agrave;. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Secondo non pochi antichi trattati ebraici, i giudei distinguono tre tipi di greggi. Il primo, composto da sole pecore dalla lana bianca: considerate pure, possono rientrare, dopo i pascoli, nell&rsquo;ovile del centro abitato. Un secondo gruppo &egrave;, invece, formato da pecore la cui lana &egrave; in parte bianca, in parte nera: questi ovini possono entrare a sera nell&rsquo;ovile, ma il luogo del ricovero deve essere obbligatoriamente al di fuori del centro abitato. Un terzo gruppo, infine, &egrave; formato da pecore la cui lana &egrave; nera: questi animali, ritenuti impuri, non possono entrare n&eacute; in citt&agrave; n&eacute; nell&rsquo;ovile, neppure dopo il tramonto, quindi costretti a permanere all&rsquo;aperto con i loro pastori sempre, giorno e notte, inverno e estate. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3">Non dimentichiamo, poi, che il testo evangelico riferisce che i pastori facevano turni di guardia: fatto che appare comprensibile solo se la notte &egrave; lunga e fredda, proprio come quelle d&rsquo;inverno. Ricordo che Betlemme &egrave; ubicata a 800 metri sul livello del mare. Alla luce di queste considerazioni, possiamo ritenere risolto il mistero: i pastori e le greggi incontrati dagli angeli in quella santa notte a Betlemme appartengono al terzo gruppo, formato da sole pecore nere. Prefigurazione, se vogliamo, di quella parte della societ&agrave;, composta da emarginati, esclusi, derelitti e peccatori che tanto piacer&agrave; avvicinare al Ges&ugrave; predicatore. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3"><strong>In conclusione, possiamo dunque affermare che la data del 25 dicembre sa pi&ugrave; di storia che di simbolo</strong>. </font></p>
<p><font color="#003366" size="3"><em><strong><font color="#000000">Coloriamo di nero le bianche pecorelle dei nostri presepi e saremo pi&ugrave; fedeli non solo alla storia quanto al cuore dell&rsquo;insegnamento del Nazareno.</font></strong></em> </font></p>
<p><font color="#003366" size="3"><font size="2"><em>di Michele Lo console ROMA, luned&igrave;, 21 dicembre 2009 (ZENIT.org). (Il prof. Michele Loconsole &egrave; dottore in Sacra Teologia ecumenica)</em></font> </font></p>]]></description>
	<link><![CDATA[http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=222]]></link>
	<guid isPermaLink="true">http://www.gratuita.org/dblog/articolo.asp?articolo=222</guid>
	<dc:date>2009-12-21T22:13:59+01:00</dc:date>
	<dc:creator>Franco Paparone</dc:creator>
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	</channel></rss>