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QUESTO BLOG TI PROPONE L’ESSENZIALE: - Per essere in sintonia con la NATURA. - Per essere COERENTE. - Per costruire TE STESSO. - Per scoprire il VALORE DELL’ALTRO.
LA NATURA è la prima Maestra di vita: concreta, scientifica, utile. Il suo MODO DI ESSERE è un costante esame e un giudizio per valutare idee politiche, esperienze religiose, leggi civili, programmi economici.
Come ogni affermazione scientifica deve essere riproducibile e confermata dalla natura, così il nostro comportamento non può prescindere dal capire perché la vita è così e non in un altro modo.
I temi sono politici, religiosi, sociali, banali, ma tutti visti dalla prospettiva naturale.
ARTICOLI

Sentado en el suelo, a los pies de un gran árbol que me ofrecía la frescura de su sombra, estaba absorto en mis pensamientos que vagaban en los recuerdos de mi infancia. Los pájaros gorjeaban jugando a atraparse, los mosquitos bailaban ligeros, puestos en evidencia por los rayos del sol, las hormigas, una tras otra, estaban atareadas buscando algo… estaba rodeado de Naturaleza, y ella parecía confortar todos mis sentidos, con sus olores, sus sonidos, sus colores y las formas de todas sus criaturas. De pronto, pareciera que ella misma, entrando dulcemente en mis pensamientos, me empezaba a hablar:
"Observa: CADA COSA NACE PEQUEÑA, FRÁGIL, INDEFENSA. Todo lo que tiene vida nace pequeño, débil, incapaz de defenderse y de alimentarse por sí mismo. Persona, animal, árbol, nadie llega a ser adulto si alguien, ya siendo grande y más fuerte se aprovecha de su pequeñez, para destruirla, o si alguien no cuida de ella para protegerla. Sin la ayuda, la protección y la experiencia de los adultos, casi es imposible que un ser viviente llegue a la edad mayor."
Era primavera y levantándome, no me fue difícil constatar la ternura y la fragilidad de los nuevos brotes en muchos árboles. Los miraba con la misma maravilla que se mira a un niño de pocos días y al mismo tiempo con la conciencia de saber cuán fácil sería despegarlos, pisarlos y destruirlos. En aquel entonces entendí que, no proteger lo que es pequeño, débil e indefenso, es renegar de nuestros propios orígenes, es contradecir cómo hasta aquí la vida se ha transmitido y desarrollado, es como avergonzarse de los mismos padres y de la humilde casa donde se ha nacido.
Inmediatamente vinieron a mi pensamiento todos aquellos “adultos” débiles e indefensos , personas que a lo largo de la historia humana han sido despreciados, burlados, ignorados, desechados, explotados, oprimidos por quien fue más fuerte, más potente, más rico, más dichoso. He pensado en los dictadores, en los padres autoritarios, en los maridos prepotentes, en los violentos de cada clase social y cultura, en los listos y en los embrollones que han llegado a la edad adulta porque, cuando fueron pequeños y débiles nadie ha despotricado sobre ellos hasta eliminarlos de la faz de la tierra. ¡Su comportamiento contradice sus orígenes! Ahora usan la fuerza, sin embargo han nacido débiles. Hoy, adultos, se jactan del poder que tienen de exterminar a otros, sin embargo también su vida ha estado en manos de otros. Es contradictorio proclamar la fuerza cuando se ha nacido débil, jactarse de su potencia cuando se ha nacido frágil; sobre todo nosotros, humanos, que hemos tenido necesidad de cuidados, de afectos por varios años, antes de ser seres autónomos. ¡Es renegar de cómo se ha nacido! ¡Es renegar de cómo se ha crecido! ... Continua a leggere...

“In cielo brillano le stelle, si chiudono gli occhi degli innamorati. Ogni donna innamorata è sola col suo amato. E io sono sola, qui, con te, mio Signore”.
Così pregava Rabi'a al-Adawiyya, la famosa mistica musulmana, di Bassora, Iraq, del secolo VIII. E ancora:
“Ti amo con due amori, l’uno interessato, l’altro degno di te. Il primo sta nel dedicare i miei pensieri a Te solo, ogni altro escluso. L’altro amore, che vuol darti quello di cui sei degno, sta nel desiderio che i tuoi veli cadano e che io Ti veda. Nessuna lode a me per l’uno e per l’altro, a te la lode per ambedue”.
Così pregava San Francesco:
“Concedimi che io muoia per amore dell’Amor tuo, come Tu ti sei degnato di morire per Amore dell’amor mio”.
Spesso la fede dei comuni mortali è come una lotteria: chissà se si vince il premio. Il premio lo chiamano paradiso, e qualche buona azione è utile come biglietto d’ingresso. E' la fede dell’uomo che commercia anche sul divino, ma l'amore non fa calcoli e non compra, piuttosto si spende. Ancora Rabia:
"O Dio se ti adoro per paura dell'inferno, bruciami all'inferno! e se ti adoro nella speranza del Paradiso, escludimi dal Paradiso. Ma se ti adoro perché ti amo, mostrami la tua Bellezza eterna ".
L’amore non fa speculazioni, né calcoli vantaggiosi. Chi ama davvero si invaghisce dell’altro e si spende per l’altro. L’amore non si vede, ma si vede benissimo cosa fa.

Una notte feci un sogno. Sognai un processo. La Natura processava l’Homo sapiens.
“Entrino gli usurai, gli speculatori, gli sfruttatori, ma anche i banchieri, i professionisti, gli specialisti, tutti quelli che hanno fatto del denaro il loro idolo ed hanno vissuto per accumulare ricchezze, vendendo la loro merce e le loro prestazioni a un prezzo più caro del dovuto e comprando ciò che serviva a un prezzo più basso del suo valore. Entrino gli industriali, i proprietari di imprese, i datori di lavoro, i principi, i baroni, i duchi i regnanti, i proprietari terrieri, tutti quelli che hanno pagato poco e il più tardi possibile le persone al loro servizio, pretendendo il massimo delle ore”.
Sentii la Natura parlare così:
“Tutte le mattine il sole è sorto per voi, dandovi luce e calore senza chiedervi nulla in cambio; vi ha scaldato e illuminato non perché era sti-pendiato o adorato da qualcuno, ma perché era sole. L’acqua vi ha lavato e dissetato, non per simpatia o tornaconto, ma semplicemente perché era acqua. Come ogni albero dava la sua ombra e i suoi frutti a chiunque volesse raccoglierli, così ogni altra esistenza vi ha dato se stessa. La Vita vi ha preceduto e ogni giorno vi ha trattato con gratuità, affinché anche voi faceste altrettanto.
Chi di voi ha pagato l’aria che respirava, senza la quale avrebbe avuto solo pochi minuti di vita? Chi di voi ha pagato l’acqua che veniva dal cielo e che alimentava ogni sorgente della terra, senza la quale il mantenersi in vita sarebbe stato solo questione di giorni? Chi di voi ha pagato la luce, il calore del sole e un’infinità di altre cose? Voi, invece, avete speculato sui debiti e sulle necessità altrui, senza nessuna comprensione e senza nessuna compassione. Quanto più guadagnavate, tanto più avari diventavate.
Voi proprietari di terre sconfinate rubavate l’orticello del povero. Voi proprietari di molte case distruggevate la capanna del contadino. Voi che non vi stancavate di accumulare ricchezze con le vostre multinazionali vi lamentavate davanti all’indigente che non potevate dargli di più, eppure non vi auguravate il suo tenore di vita. Voi vi siete fatti pagare profumatamente le vostre consultazioni specialistiche, senza distinguere minimamente fra chi poteva e chi no.
Ora io, per amore di coerenza, sono costretta a trattarvi come voi avete trattato gli altri e ad usare con voi la vostra stessa logica. Sono costretta a non regalarvi nulla, ma a chiedervi di pagare ogni cosa che avete ricevuto. Anzitutto vi chiedo di saldare il vostro debito esistenziale! Ogni essere umano, infatti, non ha potuto comprare i singoli pezzi che lo costituiscono, ogni organo e ogni cellula, né il brevetto del loro funzionamento”.
Timidamente si udì una voce: “Io posseggo molti ettari di proprietà”. E un altro, con voce più sicura: “Io ho giacimenti di petrolio”. Un’altra voce prese il sopravvento: “ Io sono padrone di molte miniere d’oro”. Molti altri volevano parlare, possedendo diamanti e riserve auree; altri ancora si domandavano se fosse sufficiente il loro capitale e preferirono anch’essi aspettare che si pronunciasse la Natura. Essa, dopo un interminabile silenzio, disse con e-strema calma e chiarezza.
“Ma tutte queste cose sono mie! Avete fatto voi la terra? Avete preparato e custodito voi, per millenni, il petrolio? Avete scelto voi gli atomi con cui formare l’oro o i diamanti? Non potete pagarmi con ciò che è mio! Con che cosa, dunque, pagherete gli organi che possedete e la vita che vi anima, così da riscattarvi ed essere autosufficienti? Datemi qualcosa di veramente vostro, almeno per pagare l’affitto di tutto quello che avete ricevuto e goduto!”
Essi però non trovarono nulla con cui riscattarsi e sentirono d’un colpo come se tutti i loro averi fossero una non moneta, o, più precisamente, fossero beni non propri. Sentirono che essi stessi non si appartenevano, poiché nessuno di loro poteva dire: “Ecco io mi sono fatto da me”. Il debito di ciascuno nei riguardi della natura era tanto più grande quanto più egli aveva ricevuto e goduto! Alcuni pensarono allora di offrire il frutto del loro genio e delle loro mani: le loro invenzioni o le loro opere. Dissero i Faraoni: “Ti offriamo le Piramidi. Anche se il materiale è tuo, non puoi negare che è un’opera dell’ingegno umano che noi abbiamo voluto e realizzato”.
”Voi ? – disse la Natura – Non siete stati voi a progettarle e non siete stati voi a costruirle. Figli di dei vi facevate chiamare, volendo per voi un luogo sicuro e sacro per le vostre spoglie, ma le piramidi portano im-presse il sudore di chi ha lavorato, il sangue di chi è caduto morto o non ha retto alla fatica, l’umiliazione di chi era considerato solo un manovale. I progetti dei vostri ingegneri e il lavoro degli scalpellini per me valgono più di tutte le vostre idee. In verità voi non avete nulla di veramente vostro da offrirmi, che non sia ingiustizia, oppressione, vanità, falsità e illusione”.
Nessuno più osò parlare, il silenzio si fece interminabile e con esso la sensazione di aver sbagliato tutto, percependo la propria vita come un grande ed irreparabile fallimento.
“Voi vi siete comportati non come siete stati trattati da me che vi ho dato tutto senza chiedervi nulla in cambio. Poiché voi avete ricevuto molto ma avete dato poco. Poiché avete accumulato invece di condividere.
Poiché vi siete arricchiti rubando e imbrogliando ai poveri. Poiché avete escluso dalla vostra fortuna gli indigenti e i disperati. Poiché vi siete fatti pagare profumatamente e non avete fatto nulla senza riceverne prima un guadagno, vi trovo colpevoli di incoerenza, ma la vostra pena sarà coerente con il vostro comportamento: D’ora in poi vi sarà tolto ciò che non potete pagare!
Questa sarà la vostra condanna: Avrete gli occhi ma non la visione; avrete orecchie, ma non l’udito; avrete un cervello, ma non capirete; avrete la sessualità, ma non la voglia; avrete lo stomaco, ma non la fame; avrete la vita, ma non la voglia di vivere, avrete tanta gente attorno, ma vi sentirete soli; avrete l’universo davanti a voi, ma il non senso dentro di voi”.

Dio si rivela come Amore gratuito in se stesso e in quello che fa. Tutto ciò che esiste, essendo frutto della creatività di Dio, porta in se, come un marchio di fabbrica che diventa la sua ragion d’essere, l’immagine di questo amore gratuito.
Ogni cosa che esiste è dono. E’ nella natura del dono esprimersi e realizzarsi a sua volta nel dono, perciò ogni cosa che esiste è chiamata ad essere dono. Ogni dono, come un tesoro prezioso o come un talento unico, non esiste per essere conservato o contemplato, ma per essere dato, in questo modo sviluppa le sue potenzialità e peculiarità. Solo così ogni dono genera la vita e diventa, anche in questo, “immagine di Dio”.
Dio che è Amore gratuito genera la vita come dono, questo dono si realizza donandosi a sua volta, così facendo genera la vita. Viceversa, impossessarsi del dono ricevuto equivale a rompere il flusso vitale, a fermare lo scorrere di un ruscello tramite una diga che fa godere l’acqua accumulata solo all’interessato.
Chi ama Dio ha coscienza che tutto è dono ed ha sviluppato il senso del gratuito. Il non possesso è frutto della coscienza allorquando sa che tutto è dono. “Chi è fedele nelle piccole cose è fedele anche nelle grandi… se voi non siete stati fedeli nell’amministrare i beni che sono degli altri, chi vi affiderà i beni che vi spettano? E se non siete stati fedeli nella ricchezza altrui, chi vi darà la vostra?” (Lc. 16,10-12) ... Continua a leggere...

All'inizio dell'essere cristiano non c'è una decisione etica o una grande idea, bensì l'incontro con un avvenimento, con una Persona. Giovanni ci offre per così dire una formula sintetica dell'esistenza cristiana: « Noi abbiamo riconosciuto l'amore che Dio ha per noi e vi abbiamo creduto ».
Abbiamo creduto all'amore di Dio, così il cristiano può esprimere la scelta fondamentale della sua vita. Siccome Dio ci ha amati per primo, l'amore adesso non è più solo un « comandamento », ma è la risposta al dono dell'amore, col quale Dio ci viene incontro. Così scrive il Papa benedetto XVI nell’introduzione all’enciclica Deus caritas est.
La fede è una scelta, non di una idea e di una visione del mondo, non di una religione in quanto un insieme di precetti, di pratiche e di riti, ma di una persona. Scegliere una persona suppone la conoscenza di questa persona.
La fede, prima di essere una scelta è una conoscenza. Per conoscersi occorre incontrarsi. A prendere l’iniziativa è Dio, che viene incontro a ciascuno, servendosi di avvenimenti, di persone, e soprattutto del nostro cuore. Ma, come avviene tra persone, non basta stare vicini, neppure lavorare assieme, avvolte non basta neppure la simpatia, occorre la disponibilità, l’apertura, la voglia, l’interesse per l’altro, poiché la vita non è fatta solo di “colpi di fulmine”. ... Continua a leggere...

Festa della donna e del femminile che c'è in ognuno
Maschile è il dare, il fare, il decidere, l'andare; è il pieno, la luce, il contenuto, la parola...
Femminile è il ricevere, l'attesa, il riflettere, lo stare; il vuoto, l'ombra, il contenitore, il silenzio...
A che serve parlare se nessuno ascolta? A che serve dare se nessuno accetta? A che serve andare se non c'è una meta?
Triste è la fame se non c'è da mangiare. Triste è la sete se non c'è da bere. Triste è il desiderio se non esiste nulla.
Ma è pur triste la fame di chi divora tutto e la sete di chi prosciuga tutto e il desiderio di chi usa tutto.
Se il dare è preteso, nasce la schiavitù. Se l'ascolto è preteso, nasce la dittatura. Se l'amore è preteso, nasce lo sfruttamento.
E così non s'incontrano il dare e il ricevere, l'andare e la meta, il contenuto e il contenitore, il messaggio e la ricezione, l'emozione e la comprensione.
Il pieno ha bisogno del vuoto, il suono del silenzio, la luce dello sfondo, la parola dell'ascolto; così il vuoto e il pieno si realizzano, il silenzio dà risalto al suono, lo sfondo si riempie di luce e l'ascolto diventa sapienza.
La realtà è maschile e femminile e chi vuole comprenderla deve saper vivere entrambi gli aspetti.

«Un uomo aveva due figli. Il più giovane dei due disse al padre: «Padre, dammi la parte di patrimonio che mi spetta». Ed egli divise tra loro le sue sostanze. Pochi giorni dopo, il figlio più giovane, raccolte tutte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò il suo patrimonio vivendo in modo dissoluto.
Quando ebbe speso tutto, sopraggiunse in quel paese una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò a mettersi al servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei suoi campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube di cui si nutrivano i porci; ma nessuno gli dava nulla.
Allora ritornò in sé e disse: «Quanti salariati di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi alzerò, andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato verso il Cielo e davanti a te; non sono più degno di essere chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi salariati».
Si alzò e tornò da suo padre.
Quando era ancora lontano, suo padre lo vide, ebbe compassione, gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. ... Continua a leggere...

La traducción en español la encuentras en el fondo del artìculo
Ti benediciamo, Padre nostro Creatore, noi che da te fummo benedetti quando ci hai pensato e voluto fra le tue creature buone da te fummo scelte con predilezione.
Tutto ciò che esiste è opera tua e ogni cosa chiamasti per nome affinché ogni cosa avesse una sua identità e una sua bontà. Pensata bene e creata buona, di ognuna ti sei compiaciuto dandole il sigillo della tua benedizione.
Ti benediciamo Padre nostro Creatore perché siamo tue creature. Noi che da te fummo benedetti, benedizione tua vogliamo essere per tutti. Benediciamo il tuo Nome che è Amore. Benediciamo il tuo Amore che è Gratuità. Benediciamo con te ciò che hai creato. Amiamo con te tutto ciò che esiste. ... Continua a leggere...
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